Eutanasia o hospice?


Prendersi cura del malato che soffre e sa di non poter guarire vuol dire farsi carico di tutta la persona custodendone e accompagnandone la vita, nella sua sacralità e inviolabilità, fino al suo compimento naturale.
Vuol dire fare i conti con la nostra fragilità e l’umanità che accomuna tutti noi. Vuol dire offrire una risposta competente e amorevole alle paure e al senso di solitudine e angoscia di chi sente avvicinarsi la morte.
Ed è proprio questa la mission degli hospice cattolici: 22 nel nostro Paese – 17 al Nord, 3 al centro e 2 al Sud. Realtà che costituiscono il 10% dei circa 200 hospice presenti in tutta Italia, ma concentrati soprattutto al Nord, centri specialistici per le cure palliative introdotte con la legge n. 38 del 15 marzo 2010.
Non è casuale che il primo di tutta la rete sia stato fondato a Brescia nel 1987 dalle Ancelle della Carità.
“Mai come in prossimità della morte occorre celebrare la vita che deve essere pienamente rispettata, protetta e assistita anche in chi ne vive il naturale concludersi”.
“Una presenza competente e amorevole è la prima cura accanto al morente”.
Un prezioso aiuto per “non subire la morte e per trovare speranza nella possibilità di vivere fino all’ultimo istante”.
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Vedi anche: http://www.gruppifamiglia.it/anno2013/80_giugno_2013.html#9

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Mal d’Africa


Domenica 7 luglio un summit di ministri e capi di stato dell’Unione Africana – 54 nazioni su 55 (manca l’Eritrea) ha lanciato ufficialmente la Zona di libero scambio continentale africana.
Dietro l’ottimismo che pervade i corridoi del Radisson Blu a Niamey ci sono ancora da affrontare negoziati complessi e la realtà di un continente in trasformazione rapidissima ma ancora marginale nell’economia mondiale, con una crescente classe media e sacche persistenti di povertà estrema.
Il commissario agli affari economici dell’Unione, Victor Harison, ha puntato il dito sulla necessità di creare impiego: “12 milioni di persone entrano nel mercato del lavoro africano ogni anno, ma solo in quattro trovano un’occupazione”. Servono investimenti in agricoltura, infrastrutture e industria per ridurre la dipendenza dall’export di un continente che ha “il 60 per cento di terre arabili non trasformate e il 30 per cento delle risorse mondiali, ma non riesce a capitalizzarle”.
L’Africa deve superare i paradossi di un sistema commerciale che privilegia i partner esterni su quelli interni. Si va dal riso importato dall’Asia alla pasta di cacao lavorata per la produzione dolciaria in Egitto e Sud Africa e proveniente dalla Svizzera, nonostante la materia prima sia coltivata in Costa d’Avorio e Ghana, fino allo zucchero brasiliano, venduto in passato come prodotto del Malawi, per aggirare barriere interne.
La Zona di libero scambio – anche con l’aiuto di una cooperazione internazionale “intelligente” – sarà in prospettiva in grado di fermare le migrazioni e di fornire a centinaia di milioni di persone la possibilità di una vita serena e tranquilla.
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La comunicazione politica


Il mondo è impregnato di metafore, anche se non se ne ha sempre piena consapevolezza.
Il linguaggio è metaforico e può essere utilizzato nella comunicazione politica in modo positivo o negativo.
In quest’ultimo caso, si hanno manipolazione e inquinamento del consenso. L’effetto manipolatorio e inquinante delle metafore non si combatte negandolo, perché in questo modo lo si rafforza.
L’alternativa è costruire metafore diverse, in grado di evocare cornici interiori, i cosiddetti frame, e indicare diversi quadri di riferimento ideali.
I frame infatti sono cornici mentali che determinano la visione del mondo e di conseguenza obiettivi, progetti, azioni e i loro risultati (negativi o positivi). Costituiscono quello che gli scienziati chiamano «inconscio cognitivo», cioè quelle cornici mentali che non si percepiscono mediante una riflessione cosciente, ma tramite gli effetti che causano.
Il linguaggio è l’indicatore delle cornici mentali inconsce, ogni parola ne attiva una. I frame sono attivati anche dalla loro negazione e più li si nega, più li si rafforza. La conseguenza nel discorso politico è evidente: se si discute con un esponente del partito politico opposto usando il suo linguaggio, si mettono in azione i frame di quel partito, rendendoli più forti a discapito di quelli del proprio orientamento politico.
Trato da: George Lakoff, Non pensare all’elefante! Come riprendersi il discorso politico. Chiarelettere, pp. 268, euro 14

Culle vuote


Culle vuote e migrazioni mal gestite sono una bomba a orologeria per il Vecchio Continente. L’Europa ha bisogno disperatamente di più bambini e di più persone al lavoro che possano sostenere gli anziani a riposo o bisognosi di cure. Crudamente, ha bisogno di far venire alla luce nuove risorse e di attrarne di già disponibili. Spendere e investire per favorire le nascite purtroppo è una scelta che non piace ai governi in virtù di un banale calcolo statistico, considerato che proprio la tendenza demografica declinante richiede sempre maggiori risorse a favore della parte elettoralmente più rilevante della popolazione. Ma la tentazione della rendita è di per sé un indicatore evidente di declino e sconfitta.
Massimo Calvi
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Reddito di cittadinanza


Il 28% dei lavoratori in Italia guadagna meno di quanto previsto dal reddito di cittadinanza. Infatti, se consideriamo che il reddito di cittadinanza consente di arrivare a 780 euro al mese, per un anno si raggiungono i 9.360 euro netti, che corrispondono a un importo lordo di poco superiore ai 10mila euro.
Forse, più che il reddito di cittadinanza, sarebbe meglio alzare il livello del salario minimo!
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L’amore coniugale secondo Dio


Nel matrimonio c’è la presenza di Dio – ciò che Dio ha congiunto – ma ci sono anche le le tracce, profonde ed ambigua, della presenza, e dunque del peccato, degli uomini.
Il peccato è origine di quella durezza di cuore che Gesù denuncia (Cfr Mt 19,8a) e che ci impedisce di vedere la presenza di una realtà divina nella congiunzione del maschio/uomo con la femmina/donna; nel non vedervi una realtà che viene dall’archetipo e quindi da Dio stesso, che li ha tratti dal proprio principio, fino a pervenire a ritenere tale realtà come qualcosa che l’uomo e la donna intendono gestire da soli e a proprio piacere, sganciati da quell’archetipo che li sostiene.
La durezza del cuore umano, non vede o non vuole vedere la bontà originaria della congiunzione uomo-donna né la considera partecipativa della vita e della realtà di Dio stesso. Non conosce e non ammette la bontà della relazione: né tra uomo e donna né tra loro e Dio.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Solo cose belle: da vedere!


Raccontare la paura del “diverso”, del disabile, dell’immigrato, ma anche le risorse che possono scaturire dal superamento di timori e pregiudizi: è questa la sfida di Kristian Gianfreda, regista di Solo cose belle, il film in uscita nelle sale di tutta Italia il prossimo 9 maggio. Presentato in anteprima come visione straordinaria davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 7 dicembre, la pellicola si appresta ora al battesimo del grande pubblico. «Il film – spiega il regista – è un manifesto dedicato al valore delle differenze, alla lotta contro l’emarginazione e alla bellezza racchiusa nel superare la paura della diversità, specialmente in un momento storico e politico come quello che stiamo vivendo». Questioni cruciali del nostro tempo, dunque, raccontate attraverso una commedia corale e brillante che prende le mosse dall’incontro-scontro di due mondi solo apparentemente lontani. Da una parte, infatti, c’è un paesino dell’entroterra romagnolo alle prese con le prossime elezioni comunali; dall’altra c’è una casa famiglia in cui si muovono personaggi differenti: una mamma e un papà, un richiedente asilo appena sbarcato, un’ex-prostituta, un giovanissimo ex carcerato e due ragazzi con gravi disabilità.
Per il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=f93Y_So8QDI