Scegliamo insieme: le vostre preferenze


Carissime/i,
dopo due mesi, siamo in grado di stilare la classifica finale delle vostre preferenze sui temi da trattare nei due prossimi numeri della rivista.
1 Invecchiare e morire da cristiani 10 voti
2 Maschile, femminile e * (neutro) 10 voti
3 Ripensare i sacramenti 4 voti
4 Il dono come caratteristica del cristianesimo 3 voti
5 Rileggere il simbolo apostolico 2 voti
Di conseguenza, i temi della rivista per il 2022 saranno:
n. 110, marzo: E’ ancora di moda la santità (come già anticipato)
n. 111, luglio: Invecchiare e morire da cristiani in cui tratteremo di:
il cristiano e la morte, imparare ad invecchiare bene, fare amicizia con la morte, figli e genitori anziani (invalidità, Alzheimer, dipendenza, ecc.), eutanasia e cure palliative, pregare con gli infermi, la vita dopo la morte.
n. 112, novembre: Maschile, femminile e * in cui tratteremo di:
oltre il binarismo sessuale, il genere e l’ideologia gender, la fluidità sessuale e gli adolescenti, l’accoglienza della diversità, nuove relazioni uomo-donna, la donna nella Chiesa.
Purtroppo, gli altri temi proposti non hanno suscitato abbastanza interesse. Quindi segnalateci pure nuovi argomenti da affrontare nel 2023.
Noris e Franco
formazionefamiglia@libero.it

Nuove ministerialità laicali?


Non riesco a immaginare nuove ministerialità laicali. Non so, ma non lo auspico. La missione della Chiesa nel mondo di oggi e l’autenticità stessa della Chiesa non ha bisogno di laici che smettano di essere tali per essere parte attiva di essa.
La Chiesa ha bisogno di laici “laici”, sostantivo e aggettivo! Gente che conosca e viva con passione la professione, la famiglia, gli impegni civili e sociali. Ciò che realmente auspico è un cambio di impostazione delle comunità e della Chiesa tutta, per affrontare la vera grande sfida di oggi, che è la reinterpretazione del cristianesimo nella cultura attuale. E questo lo si fa non stando sulla soglia della sagrestia, ma stando dentro le situazioni reali della vita di tutti.
I laici sono “la Chiesa che è già uscita”, ma che hanno bisogno di poter far giungere la loro voce là dove la Chiesa pensa se stessa e il proprio rapporto con la vita e con il mondo.
Questo è il vero, grande, coraggioso contributo che i laici sono chiamati a dare oggi; ma perché questo accada, occorre da parte della Chiesa istituzionale il coraggio di ascoltarli, di mettersi con loro in un dialogo reale, e di tener conto delle loro intuizioni e sensibilità. Forse il sensus fidei percorre anche questa strada.
Paola Bignardi
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Per un Sinodo diffuso


L’inerzia sembra essere la caratteristica della Chiesa italiana nell’ultimo decennio. Spaesata nei confronti dei processi di trasformazione che non riguardano solo la società civile, ma anche le forme del credere contemporaneo. Processi che sono in atto da più di mezzo secolo, a dire il vero.
Rispetto alla mentalità media che gira nel cattolicesimo di casa nostra il mondo del vivere quotidiano è oramai tutt’altra cosa.
Abbiamo passato decenni a cercare di produrre in laboratorio un cattolicesimo che non esisteva più nella realtà. Salvo poi sorprenderci per l’afasia tra le pratiche ecclesiali e quelle del vivere comune della gente.
Nonostante questo, il cattolicesimo di casa nostra conosce ancora delle vivacità significative che rendono la fede contemporanea ai vissuti della gente. Comunità, parrocchie, gruppi, associazioni, esperimenti, diffusi sul territorio del paese – che però non si conoscono vicendevolmente e non si frequentano reciprocamente. Per molte ragioni. Questo sparpagliamento insulare del meglio che il cattolicesimo italiano sa oggi offrire, potrebbe essere un buon punto di partenza per il Sinodo della nostra Chiesa.
Marcello Neri
Fonte: http://www.settimananews.it/sinodo/sinodo-chiesa-affaticata/

 

Famiglie inter-confessionali


“Abbiamo visto apparire la sua stella in Oriente”.
Guidati da queste parole del Vangelo di Matteo, nel gennaio 2022 donne, uomini e bambini cristiani si riuniscono in preghiera per una settimana intera, denominata appunto “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”.
Non sono poche le famiglie in cui, in modo assai profondo, l’unità dei cristiani è già una realtà visibile e tangibile. Sono quelle famiglie in cui i genitori fanno parte di due diverse confessioni cristiane.
Nel linguaggio delle chiese, queste famiglie si chiamano “inter-confessionali”. Questo termine significa, in senso positivo, che tali famiglie collegano le confessioni cristiane in un modo molto forte…
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Meno figli, più cani e gatti


Non basta mettere al mondo un figlio per dire di esserne anche padri o madri. «Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti» (Lett. ap. Patris corde).
Penso in modo particolare a tutti coloro che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione, che è un atteggiamento così generoso e bello. San Giuseppe ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego.
Questo tipo di scelta è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità. Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro! E quanti coniugi desiderano essere padri e madri ma non riescono per motivi biologici; o, pur avendo già dei figli, vogliono condividere l’affetto familiare con chi ne è rimasto privo.
Non bisogna avere paura di scegliere la via dell’adozione, di assumere il «rischio» dell’accoglienza. E oggi, anche, con l’orfanezza, c’è un certo egoismo.
Tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti …
Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli. Sì, fa ridere, capisco, ma è la realtà.
E questo rinnegare la paternità e la maternità ci sminuisce, ci toglie umanità.
Papa Francesco, 5 gennaio 2022

Un augurio per il 2022


In questo nuovo anno, “San Giuseppe ispiri in tutte le famiglie il coraggio creativo, tanto necessario in questo cambiamento di epoca che stiamo vivendo, e la Madonna accompagni nella vostra vita coniugale la gestazione della cultura dell’incontro, così urgente per superare le avversità e i contrasti che oscurano il nostro tempo.
Le tante sfide non possono rubare la gioia di quanti sanno che stanno camminando con il Signore. Vivete intensamente la vostra vocazione.
Non lasciate che la tristezza trasformi i vostri volti. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. I vostri figli hanno bisogno dei vostri sguardi che li incoraggino. I pastori e le altre famiglie hanno bisogno della vostra presenza e della vostra gioia: la gioia che viene dal Signore!”.
Dalla lettera del santo padre Francesco agli sposi in occasione dell’anno “Famiglia Amoris Laetitia”

Genesi 2,21-25: un itinerario di antropologia biblica


L’ambiguità collegata con il nome ’ādām (analoga a quella che esiste in italiano con il termine “uomo”) ha favorito due modalità di interpretazione del brano.
La prima è la lettura che potremmo definire “tradizionale”, secondo la quale il racconto descrive la creazione della donna, attuata dal Creatore servendosi di un materiale («una delle costole») prelevato dall’uomo maschio…
Non è oggi universalmente accettata una simile prospettiva sociologica, anche perché il testo biblico postula una diversa lettura, esegeticamente più rigorosa. Infatti, fino al v. 20 il narratore parla di ’ādām prescindendo da qualsiasi connotazione sessuale; la genericità della presentazione impone di rinunciare a immaginare la precisa configurazione di tale essere. Siamo infatti invitati a sottoporci con ’ādām a un’esperienza di non-conoscenza, così da scoprire, per rivelazione, quale sia il meraviglioso prodigio operato da Dio (cfr. Gen 15,12; Gb 33,15).
Nessuno di fatto conosce il mistero della propria origine.
Questa fase di non-visione è simbolicamente rappresentata dall’atto del Creatore che «fece scendere un torpore su ’ādām che si addormentò» (v. 21): il sonno non ha la funzione dell’anestesia totale per permettere un’operazione indolore, ma evoca piuttosto il manifestarsi di un evento inimmaginabile, quello per cui da un solo essere (’ādām) Dio ne forma due, uomo (’îš) e donna (’iššāh).
E questo non solo per indicare la loro radicale somiglianza, ma per prospettare che la loro differenza sollecita a scoprire il bene spirituale del (reciproco) riconoscimento, principio di comunione d’amore e appello a diventare «una sola carne» (v. 24). Non è la solitudine del maschio, ma quella dell’essere umano ad essere soccorsa, mediante la creazione di uomo e donna.
Pontificia Commissione Biblica: «Che cosa è l’uomo?» (Sal 8,5), n.153

Il “dies natalis”


Il nostro giorno “natale” può coincidere con la data del nostro compleanno, del nostro battesimo, del giorno del nostro incontro con Dio alla fine della nostra vita.
Ma il nostro giorno “natale” può anche essere quello in cui, da preadolescenti o adolescenti, davanti ad un evento, ad un cielo stellato, ad un panorama mozzafiato, ci siamo sentiti colmi di desiderio, aperti sull’infinito, consapevoli delle nostra incompiutezza e bisognosi di colmarla.
Poi c’è stata la vita e questa sensazione l’abbiamo riposta in un cassetto.
Natale è l’occasione di andarla a ripescare e di di farla rivivere, contemplando il mistero di Dio che si fa carne e che può colmare la nostra incompiutezza.
Franco Rosada

 

Minori e social media


La Fondazione Carolina crea e fornisce gratuitamente strumenti di supporto a genitori ed educatori per la prevenzione dei pericoli in cui i minori possono incorrere online, in particolare nel periodo della pre-adolescenza e dell’adolescenza.
L’età media in cui oggi i ragazzi italiani ricevono il primo smartphone è 11 anni.
Da quel momento, la vita online non è più tramite un semplice device come poteva essere il PC o il Tablet, diventa l’inseparabile compagno delle emozioni dei nostri piccoli. Le loro chat con il gruppo di amici, le confidenze, le relazioni amorose, l’ingresso nei social, tutto sarà veicolato da quel piccolo strumento. Ed è fondamentale che i genitori ne conoscano i pro e i contro e che sappiano accompagnarli nella, già delicata, età dell’adolescenza.
La Guida minori online vuole aiutare l’adulto responsabile a capire come funziona il mondo che i ragazzi frequentano diverse ore al giorno  e ad avere strumenti pratici per prevenire e gestire situazioni di malessere dovuti ad esperienze pericolose online.
Per scaricarla clicca qui!

Il sale della terra


Ci sono molti aspetti della Chiesa che sono arrivati al capolinea e bisogna pensare di girare pagina.
Il cristianesimo identitario ha finito il suo percorso; stanno sparendo molte tra le realtà alle quali eravamo più affezionati: scuole cattoliche, sanità cattolica, stampa cattolica, banche cattoliche, fondazioni cattoliche, cooperative cattoliche…
Siamo arrivati all’ultima stazione per un cristianesimo burocratico che sta rubando tempo alle relazioni, per i grandi piani pastorali, la catechesi di massa, l’overdose di riunioni, l’uso smodato dei social, gli anni santi, i pellegrinaggi e i santuari, le megacelebrazioni, le divise e i paramenti…
Non è più tempo di scorciatoie per arrivare a Dio, come l’uso dei sacramenti come ticket per l’eternità o la confessione che, da sola, dovrebbe riconciliarti con il tuo passato.
L’azione della Chiesa del futuro sarà silenziosa anche se indispensabile.
Il cibo senza sale è semplicemente da buttare.
Il mondo senza l’azione dei cristiani rischia di perdere gusto.
La forza del futuro sta tutta nelle comunità cristiane, piccole o anche grandi, ma con un pastore e con al centro delle relazioni d’amore.
Comunità che celebrano quello che cercano di vivere ogni giorno, che fanno dell’eucaristia il vero “culmen et fons”, il punto di arrivo e di ripartenza. Una comunità in gara nel volersi bene, soprattutto verso coloro che sono più in difficoltà.
I giovani, soprattutto quelli di oggi, hanno bisogno di questo e non di piani catechistici. L’evangelizzazione vera, è la vita! Non c’è bisogno di campagne vocazionali, perché la “chiamata” viene da sola, dall’esempio.
È un altro modo di essere Chiesa, di fare Chiesa. Di essere prete, di formare i nuovi preti, dove non può esserci carrierismo.
Gigi Maistrello
Fonte: http://www.settimananews.it/chiesa/tempo-del-sale/