L’investimento per il futuro


La priorità alla quale dovremmo dedicare il massimo degli sforzi e delle risorse sono i bambini, i giovani e le loro famiglie, il loro benessere la loro educazione, la formazione delle loro capacità di viaggiare il mondo e la storia. Sono loro la nostra infrastruttura più importante.
Uno studio appena pubblicato dall’Università di Harvard emerge è che le politiche più efficaci risultano essere quelle rivolte ai beneficiari più giovani: i bambini, i ragazzi e le famiglie con figli piccoli. Gli interventi per combattere il disagio, l’isolamento sociale, la ghettizzazione, la mancanza di occasioni di socializzazione e la povertà educativa dei giovani e delle loro famiglie hanno un effetto diretto sul cosiddetto capitale umano non-cognitivo.
Mentre il capitale umano cognitivo è dato dalle competenze e dalle conoscenze che si possono acquisire durante un percorso scolastico, il capitale non-cognitivo ha a che fare con il “carattere”, con la perseveranza, la capacità di pianificazione, la determinazione a resistere alle gratificazioni immediate e con la capacità di auto-controllo. Questi sono quei fattori che ci servono ad imparare. A parità di percorso scolastico, infatti, una dotazione più elevata di capitale umano non-cognitivo, porta a risultati migliori.
La questione cruciale diventa, allora, come e soprattutto quando si acquisisce tale capitale. Si acquisisce attraverso la socializzazione, la possibilità di esercitare autocontrollo e di “formarsi il carattere”, si sarebbe detto un tempo. Ma la vera questione è il quando. Tutti gli studi concordano nel sostenere che buona parte di queste capacità si sviluppano molto precocemente, nei primi anni di età, prima di entrare a scuola. Questo significa che, in presenza di dotazioni differenti di capitale umano non-cognitivo, la scuola non fa altro che esacerbare le differenze rispetto alle condizioni di partenza: i fortunati diventano sempre più bravi, gli sfortunati, quelli che si portano dietro la zavorra dello svantaggio iniziale, invece perdono sempre più terreno.
Vittorio Pelligra
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Per approfondire: Educare da 0 a sei anni

Tutti i credenti vivevano insieme

Vivere insieme, vuol dire affrontare insieme tutti i problemi della vita: difficoltà, malattie, povertà, solitudine. Insieme vuol dire, non nella stessa casa, ma nella stessa dimensione di fede, di fiducia in Dio. Per cui ci si sente “confortati” dalla certezza dell’amore e della solidarietà reciproci.
Oggi (ma non solo) questa dimensione comunitaria, se non persa, si è molto affievolita. La religione come recinto del sacro, ha cancellato il “vivere insieme”, sostituendolo con il “frequentare insieme” il culto, il rito. Cattedrali e chiese, avulse dalla vita, in cui gruppi di sconosciuti o reciprocamente indifferenti, assistono allo spettacolo del presbiterio. Entrano col loro dolore ed escono col loro dolore, sperando che Dio li abbia ascoltati. Sono invitati alla gioia, ma non ci può essere gioia, se non c’è condivisione!
don Paolo Zambaldi
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Curare le relazioni

Se una relazione si ferisce c’è un modo efficace di curarla? Ci sono delle attenzioni da avere per agevolare la guarigione?

Maternità e paternità


All’inizio eravamo bestie. Né più né meno come lo sono ancora le grandi scimmie nostre cugine.
Di amore coniugale non era proprio il caso di parlare. Scrive Luigi Zoja nel libro “Il gesto di Ettore”: “agli albori dell’umanità, solo i maschi più forti del branco si potevano accoppiare con le femmine”. Se la maternità negli ominidi è un dato innato, la paternità lo è molto meno.
La paternità inizia a prendere forma, continua Zoja, “quando i maschi si accordarono, per smettere di aggredirsi e per spartirsi le femmine secondo una regola. Le ricostruzioni dell’antropologia ci dicono che le regole più elementari delle società più semplici e antiche hanno a che fare con la spartizione delle donne”; nacquero allora le coppie, non necessariamente monogamiche.
Quando avvenne questo? In un periodo incerto tra 70.000 e 30.000 anni fa in un contesto di grande cambiamento che prende il nome di “grande balzo in avanti”. Questo termine è utilizzato in antropologia, archeologia e sociologia con riferimento ad una serie di trasformazioni che distingueranno da allora in poi gli esseri umani moderni dai loro antenati e da altre linee estinte di ominidi. Con il “grande balzo in avanti” l’homo sapiens comincia a mostrare la presenza di un pensiero simbolico e ad esprimere una creatività culturale.
“Qualunque ne sia la spiegazione”, scrive la Commissione Teologica Internazionale, “il fattore decisivo nelle origini dell’uomo è stato il continuo sviluppo del cervello umano”. Di conseguenza, “la natura e la velocità dell’evoluzione sono state alterate per sempre con l’introduzione di fattori unicamente umani quali la coscienza, l’intenzionalità, la libertà e la creatività. L’evoluzione biologica ha assunto la nuova veste di un’evoluzione di tipo sociale e culturale”.
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Maschi e papà


Quando si diventa genitori cambia il modo di vedere il mondo e questo vale anche per i cantanti maschi. Ne sono la prova le canzoni che hanno scritto per i loro figli/e.

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all’alba che si fa d’argento alla finestra
Claudio Baglioni, Avrai

E’ per te che sono verdi gli alberi
e rosa i fiocchi in maternità
è per te che il sole brucia a luglio
è per te tutta questa città…
è per te ogni cosa che see’è ninna naaaa ninna eeee…
Jovanotti, È per te

Figlio delle mie stagioni travagliate
Figlio mio
Fiore profumato, germogliato al sole
Dell’oblio
Con che puntualità sei qui
Come un miracolo, sei qui
Così ti accoglierò, così
Renato Zero, Figlio

Sarà difficile diventar grande
Prima che lo diventi anche tu
Tu che farai tutte quelle domande
Io fingerò di saperne di più
Elisa, A modo tuo
Scritta da Luciano Ligabue per la figlia

 

Gente di poca fede

È un titolo suggestivo, ma bifronte, che si applica a ciò che succede nella maggioranza della popolazione. Da un lato, segnala la stanchezza religiosa che da tempo sta vivendo il cattolicesimo nel nostro paese, visto che ancor oggi molti italiani non spezzano il legame con la “casa madre” (e la tradizione) pur standosene perlopiù ai margini. Dall’altro, richiama il detto di Gesù che la fede debole è un tratto dell’umano di ogni epoca, per la difficoltà di tutti (avvertita anche dai cristiani più virtuosi) di rapportarsi a un grande messaggio religioso.
Quindi, “gente di poca fede” non è uno stigma, quanto la presa d’atto che – per molti – la modernità avanzata non ha sradicato i riferimenti religiosi, ma li ha resi più fragili e incerti. Una fragilità che si confronta giorno dopo giorno sia con la presenza dinamica di nuove fedi e culture, giunte a noi attraverso la rete e le migrazioni; sia con il diffondersi nel paese delle posizioni ateo-agnostiche.
Franco Garelli
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Giornata internazionale della Famiglia


Venerdì 15 maggio ricorre la Giornata internazionale della Famiglia.
Il Forum Nazionale ha organizzato una diretta Facebook dalle ore 17,30 alle ore 19,30 condotta da Gigi De Palo, Presidente del Forum, con alcuni importanti ospiti:
Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato
Card. Gualtiero Bassetti, Presidente Conferenza Episcopale Italiana
On. Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità e per la Famiglia
Prof. Giancarlo Blangiardo, Presidente Istat
Prof. Massimo Recalcati, Psicoanalista
Sono ospiti importanti, e crediamo valga la pena seguire l’evento.
Per questo vi invitiamo a condividere questa mail con i vostri amici.
Il link da usare è per vedere o rivedere l’evento è il seguente: https://www.facebook.com/forumfamiglie/videos/1379216458936017/