Non vi conosco

Chi ama è serio. Dio è serio e, se anche noi lo siamo, passeremo con Lui attraverso le porte strette.
Gesù su questo discorso diventa un po’ urgente: “Sforzatevi perché molti cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: Signore, aprici”. Aprimi Signore, perché sono battezzato. Aprimi Signore, perché appartengo alla tua Chiesa. Aprimi Signore, perché da dieci anni sono nel consiglio pastorale diocesano o parrocchiale. Aprimi Signore! Aprimi Signore perché sono in clergyman o vestita da suora; Aprimi Signore! Se bastasse questo!
Aprimi Signore perché ho celebrato ogni giorno l’Eucarestia e ho letto con fedeltà il breviario. “Ma Egli vi risponderà: non vi conosco, non so di dove siete”, non avete amato con tutta la serietà possibile, non avete voluto entrare per la porta stretta se non quando siete stati costretti a pedate.
E’ dura questa Parola, perché è rivolta a ciascuno di noi.
Dario Berruto
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La preghiera in famiglia

I vBenziostri figli non seguono ciò che voi dite, ma quello che voi siete. Un giorno portavo la comunione agli ammalati. Mentre davo Gesù a un ragazzo cerebroleso gravissimo, la mamma disse al fratellino di tre anni: “Dì le preghierine”. Lui obiettò: “Io non dico le preghierine”. Intervenni io dicendo: “Signora, Franchino non vuole dire le preghierine, vuole parlare con Gesù”, e mi raccolsi in preghiera in silenzio.
Franchino congiunse le mani e cominciò a parlare con Gesù, come poteva. Il bambino non “dice le preghierine” ma “prega”, e pregare è pensare a Dio volendogli bene, è lasciar venire in noi il buon Dio e dare spazio allo Spirito Santo che prega dentro di noi. Di tutto ciò, il bambino, il ragazzo, l’adolescente ha bisogno. Ma come un bambino impara a parlare vedendo e sentendo parlare, così impara a pregare vedendo e sentendo pregare.
Oreste Benzi
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L’era della solitudine

C’era una volta il mito della Scandinavia. Correvano gli anni ’70 e gli sguardi di tutta Europa erano rivolti all’insù, verso quel lungo nastro di terra che sorge in alto, sulla cartina geografica del Vecchio Continente.
Stato sociale, diritti, modernità, indipendenza degli individui. La Svezia, in particolare, era una sorta di laboratorio progressista. Nel 1972, la sezione femminile del Partito Socialdemocratico allora guidato dal primo ministro Olof Palme, scrisse persino un manifesto, intitolato La famiglia del futuro.
Più che di famiglia del futuro, forse in quell’avveniristico manifesto si sarebbe dovuto parlare di scomparsa della famiglia. La Svezia ha la metà della popolazione che vive da sola e una persona su quattro che muore senza nessuno accanto. Colpisce poi che sempre più donne optino per la fecondazione fai-da-te: si collegano su internet al sito di un’agenzia, scelgono il profilo genetico del bambino desiderato, acquistano e in pochi giorni ricevono a casa il kit con il liquido seminale da iniettarsi da sole.
Federico Cenci, Zenit 13 agosto 2016
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Migranti: cosa si leggerà sui libri di scuola?

Nel 1947 c’erano in Italia un milione di rifugiati italiani e stranieri, tra cui moltissimi in fuga dai campi di concentramento (su una popolazione che allora era di circa 45 milioni, quindi il 2,5%), e non ne parla nessuno.
È stato un fatto apocalittico di cui non si parla mai sui libri di storia. Poi ci sono stati gli istriani italofoni scappati dal ’47 al ’49; poi dal ’49 al ’52 le rappresaglie contro le popolazioni di origine tedesca nell’Europa dell’est, le persone scappano di nuovo in Italia. Negli anni ’70 i boat people in fuga dal Vietnam.
Ogni decennio ha visto massicci arrivi di rifugiati. Ma i libri di storia non parlano di nessuno, nemmeno degli sbarchi degli anni ’90 di albanesi, jugoslavi, ecc. perché è qualcosa di fastidioso che va cancellato.
Perdiamo memoria di queste cose perché da un lato la memoria è corta e non vogliamo ricordarci le cose brutte. Dall’altro perché la maggioranza della popolazione è contro l’immigrazione.
Ricordiamo che di recente la Cei ha fatto un’inchiesta tra i frequentatori regolari della messa: solo il 52% era a favore dei rifugiati, una percentuale bassa considerando che è uno dei pochi gruppi interessati al tema. Nella società l’attenzione è nulla. La loro memoria viene cancellata perché i profughi, per l’opinione pubblica, portano problemi.
Sono stato a Ventimiglia. Il vescovo ha concesso le chiese per ospitarli ma i fedeli sono risentiti perché non possono andare a messa. È una situazione molto complessa: noi cattolici siamo teoricamente pro-rifugiati, però ci troviamo con una parte contraria.
Matteo Sanfilippo intervistato da Patrizia Caiffa.
SIR, 16 giugno 2016.
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Un’overdose di morte

E’ impressionante come a un granitico e cinico mutismo sulla morte oggi corrisponda un altrettanto cinico parlare della morte di pari proporzioni. Essa è stata privata della dignità e dell’onore, svestita, con impudicizia, dei veli della riservatezza e della segretezza, non considerando che perfino gli animali li trattengono: alcuni di essi, prima di morire, si staccano dal branco, s’allontanano dal loro ambiente per andare a morire altrove. Anche l’uomo talora lo fa.
La morte è evento che ha la sua terribilità, ma oggi l’uomo l’ha moltiplicata, involgarendone l’evento con discorsi gridati e con immagini agitate in modo meno che degno; in tal modo la dignità dell’evento precipita al basso della banalità e della brutalità del puro fatto.
Michele Giulio Masciarelli
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Sesso diverso

Essendo mamma di due gemelli maschio e femmina, spesso la gente mi domanda con curiosità: “Ma si può già capire che sono di sesso diverso? Si comportano come un bambino e una bambina più grandi?”. Ovviamente sì. E dal primo giorno di vita. Partiamo dalla considerazione atavica che per un uomo nutrirsi è un bisogno fondamentale: quindi fin dal pancione, quando mi mettevo a tavola il mio ometto si muoveva tantissimo e si appallottolava in un modo tutto suo, mentre sua sorella era dormiente e si attivava, al contrario, non appena sentiva una nota musicale…
Hanno mantenuto questa caratteristica nel tempo: lui era sempre il primo a svegliarsi per essere allattato e non mi dava tempo tre secondi. La sorella lo guardava serafica e attendeva il suo turno. Oggi che mangiano sul seggiolone, lui si lascia imboccare e gusta ogni singolo cucchiaino, mentre lei fa mille cose insieme: mentre mastica, schiaccia i pulsanti di un gioco sonoro, tocca il cibo con le mani, lo studia, poi passa ad analizzare le cinghie che la bloccano o la tovaglia di noi grandi.
Una differenza che la contraddistingue anche quando gioca, visto che le donne sono in grado di fare più cose insieme mentre i maschi una alla volta.
Se do un gioco a mio figlio, lui si concentra solo su di esso e per meno tempo. La sorella, invece, ha un tempo di concentrazione più elevato ed è in grado di ascoltare la musica, guardare un cartone e giocare nello stesso tempo.
È già più fine ed elegante nei movimenti fisici, chiacchiera di più, mentre suo fratello gioca in modo più maschile, fisico, battendo le cose insieme come se dovesse piantare dei chiodi nel legno. Se si presenta un problema, il maschietto ha più bisogno di me, mentre sua sorella è autonoma e stravede per il papà.
Nel corpo, ovviamente, sono diversissimi: lui ha una costituzione tosta, soda, mentre lei è magrolina e delicata.
Sono solo alcuni tratti distintivi: bambino lui, bambina lei. Lo sono eccome, lo sentono e lo fanno scoprire ogni giorno di più.
Paola Alciati