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Dieci anni di “avvoltoi”

Quando gli storici guarderanno indietro all’inizio del XXI secolo, scrive l’ultimo editoriale dell’Economist, due sono gli accadimenti che identificheranno come gli eventi sismici del nuovo millennio: il crollo delle Torri Gemelle nell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 e il crollo di Lehman Brothers, causato dalle bolle speculative dei mutui subprime il 15 settembre 2008.
Entrambi gli eventi si trascinano con un’estenuante coda di dolore fino ai nostri giorni, il primo in una sequenza di guerre inestinguibili, il secondo con le ingiustizie di una crisi finanziaria ed economica che ha cambiato il mondo. Possiamo dire di aver imparato qualche lezione da questi due shock che hanno globalizzato la violenza terroristica e le disuguaglianze, rispettivamente?
A scorrere le pagine dei giornali, si direbbe che l’umanità sia destinata a ripetere gli stessi errori. In 10 anni di sconquasso, i cittadini del pianeta hanno di certo imparato a proprie spese quale impatto la finanza possa avere sulla vita reale, sui diritti delle persone, sulle loro stesse vite. Qualche numero? Solo in America, 9 milioni di persone hanno perso la casa con la recessione scatenata dalle acrobazie finanziarie dei debitori privati – banche e speculatori vari. 8 milioni hanno perduto il lavoro. Quasi nessuno dei responsabili della crisi è stato condannato, mentre le banche sono state salvate con montagne di soldi pubblici.
Oltre 11 mila miliardi di dollari: è la cifra spesa dalle banche centrali di Europa, Usa e Giappone per immettere liquidità nei mercati. Risorse ingenti che purtroppo solo in minima parte hanno raggiunto l’economia reale. Per curare l’indebitamento, i governi sono stati costretti a politiche di austerità che hanno affossato crescita e sviluppo economico. E la dignità delle persone. Fortissimi i rimandi simbolici del caso Grecia. Lì, negli anni dell’austerità, le tasse sui ricchi furono aumentate del 9%, mentre quelle sul resto della popolazione del 337%. Un Paese ridotto alla shock economy.
Molte, ancora, le ferite aperte. Una, forse, non prevista: l’ascesa dei populismi rabbiosi che divampano intorno a noi. Precarizzazione del lavoro, ingiustizia sociale, paura di non farcela sono il terreno fertile in cui attecchire. Intanto, nuove crisi finanziarie si proiettano all’orizzonte. Sì, perché gli avvoltoi continuano a volare.
Nicoletta Dentico, Banca Popolare Etica
Fonte: Città Nuova, ottobre 2018

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Gender, di che cosa stiamo parlando?


MARTEDI’ 29 MAGGIO alle 20.45 presso la Sala Conferenze del Centro Culturale Le Rose – Via Arnaldo da Brescia 22 – Torino si terrà un incontro sul tema “Gender, di che cosa stiamo parlando?”.
Intervengono Don Alessandro Marino, Facoltà di Teologia di Torino Nicolò Terminio, psicologo, psicoterapeuta, collaboratore di Punto Familia.

La parola gender suscita ormai una serie di reazioni controverse che scaturiscono innanzitutto dalla parte emotiva di ciascuno di noi. Soprattutto nei dibattiti pubblici c’è sempre un po’ di disagio ad affrontare il tema del gender perché si teme di scivolare in un atteggiamento troppo relativista e poco sicuro di sé o al contrario di trincerarsi dietro una posizione rigida che rischia di escludere l’altro. Purtroppo lo sfondo culturale (ed emotivo) che alimenta molte discussioni e polemiche sul gender trova ancoraggio in due atteggiamenti contrapposti: da un lato chi si sofferma sulla necessità di custodire le caratteristiche fondamentali dell’identità e dall’altro chi invece valorizza l’opportunità di considerare altre possibili caratteristiche dell’identità di ciascuno. Questa semplice contrapposizione, che in maniera generale racchiude gran parte delle posizioni presenti nei vari dibatti sull’argomento, è però frutto di una certa ignoranza delle dimensioni insite nella questione sollevata dal termine gender. Diventa allora importante fare un po’ di chiarezza per evitare la confusione che si può involontariamente generare sovrapponendo dei livelli di analisi che vanno invece distinti. Per esempio, in un ragionamento eticamente e scientificamente corretto è indispensabile partire dalla distinzione tra i seguenti termini: identità di genere, ruolo di genere, disforia di genere, orientamento sessuale e identità sessuale. Senza un preliminare chiarimento dell’ambito a cui ci si sta riferendo si rischia di sollevare un gran polverone confondendo le varie sfaccettature che compongono il capitolo su sesso, genere e orientamento sessuale. Il risultato complessivo, oltre all’ignoranza e alla confusione che viene generata da un discorso poco preciso, è quello di lasciare le persone con un certo senso d’angoscia per non aver capito di cosa doversi effettivamente preoccupare. E sì, il tema del gender sembra che debba essere affrontato sempre con una certa dose di preoccupazione altrimenti il sospetto è che la cosa si stia prendendo sottogamba. In realtà, proprio su questo argomento è necessario mantenere la lucidità della mente e del cuore per poter approfondire con sana curiosità gli snodi soggettivi e culturali che riguardano l’identità di ciascuno di noi.

Buon Natale!

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere.
Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere.
Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza.
Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?
Associazione Spazio Genitori, Torino
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O Bambino di Betlemme,
tocca il cuore di quanti sono coinvolti
nella tratta di esseri umani,
affinché si rendano conto
della gravità di tale delitto contro l’umanità.
Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini
che vengono rapiti, feriti e uccisi
nei conflitti armati,
e a quanti vengono trasformati in soldati,
derubati della loro infanzia.
Signore del cielo e della terra,
guarda a questo nostro pianeta,
che spesso la cupidigia e l’avidità degli uomini
sfrutta in modo indiscriminato.
Papa Francesco

Lavoro e famiglia

Per secoli i termini famiglia e lavoro hanno rappresentato le due facce della stessa medaglia.
L’attività produttiva, sia quella dei campi sia quella delle botteghe artigianali, ruotava attorno alla famiglia, tanto che tra moglie e marito si realizzava un’autentica intercambiabilità di funzioni sia pure con ruoli diversi.
L’avvento della Rivoluzione industriale muta radicalmente il quadro, introducendo per la prima volta quel principio di separazione tra luoghi di vita familiare e luoghi di vita lavorativa che rimarrà sostanzialmente immutato per oltre due secoli. L’accettazione supina di tale principio, applicato alla famiglia, ha avuto conseguenze nefaste.
La divisione del lavoro, propria della fabbrica, trasferita alla famiglia, porta al risultato che la moglie ‘si specializza’ nello svolgimento dei lavori domestici (perché dimostra di avere un vantaggio comparato rispetto al marito) e il marito ‘si specializza’ nel lavoro extradomestico.
La specializzazione delle funzioni finisce così con il vanificare il principio di complementarità tra uomo e donna.
Non solo, ma l’accoglimento del principio di separazione ha finito con l’avvalorare l’idea secondo cui la famiglia sarebbe il luogo del consumo, mentre l’impresa quello della produzione…
Stefano Zamagni, Avvenire, giovedì 27 luglio 2017
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Peccato e peccatore

In certi ambienti di Chiesa si sostiene che papa Francesco voglia cambiare la morale, cancellare certi peccati.
A me sembra che, al contrario, Bergoglio non abbia mai dichiarato questo intento ma, piuttosto, abbia spostato l’attenzione dal peccato al peccatore.
Il peccato grave resta oggettivamente tale ma ci sono anche aspetti soggettivi, scrive padre Livio Fanzaga, “cioè le condizioni di consapevolezza e il grado di libertà di chi lo compie.Questi aspetti soggettivi vanno giudicati caso per caso e possono alleggerire la gravità dell’atto. E comunque, solo Dio legge nel profondo dei cuori”.
Troverete queste e altre riflessioni sul prossimo numero della rivista Gruppi Famiglia, dedicata agli “Idoli di questo mondo” e attualmente in fase di stampa.
Franco Rosada

Donne in carriera

Tre giovani donne manager inglesi hanno deciso di eliminare il ciclo mestruale. Sono in gamba, in carriera, non ancora trentenni. Quei due o tre giorni al mese intorpiditi da doloretti e intristiti da nausee e gonfiori e spossatezza, sono un handicap evidente, intollerabile, che limita l’efficienza e la competitività coi colleghi maschi, per non dire del tempo speso in acquisto e cambio di assorbenti, dell’impedimento in una convention al mare, una riunione a bordo piscina, che so, una serata di sesso per spionaggio aziendale. Libere dal ciclo mestruale, da questo condizionamento che la natura sessista ha imposto a un genere di modificare, plasmare a gusto proprio e consumo, fino a cancellarlo.
Monica Mondo. Il sussidiario.net
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SSN: servizi sanitari nazionali

Vi garantisco che duecentoventicinque sterline possono fare la differenza! La misteriosa figura protetta da una schiera di camici bianchi, che scompariva dietro lontani angoli di corridoi, diventò un uomo piacevole e rassicurante, pronto a rispondere a tutte le nostre domande con spiegazioni chiare e precise.
Diana Athill, Da qualche parte verso la fine, Rizzoli, Milano 2010

Si spalanca la porta e nella penombra dell’ingresso gli si para di fronte qualcosa di bianco, che ringhia: “Le richieste della mutua!”.
“Ma prima ci faccia almeno entrare”, dice Pinneberg, lasciando andare avanti Lämmchen. “D’altra parte siamo qui per una visita privata. Ho un appuntamento. Mi chiamo Pinneberg”.
Alla parola “privato” il biancume fa un gesto con la mano e accende la luce nell’ingresso. “Il dottore arriva subito. Un attimo, prego. Si accomodino di là”.
Hans Fallada, E adesso, pover uomo?, Sellerio, Palermo 2008