Archivi tag: Gruppi Famiglia

L’amore coniugale secondo la Chiesa


Il pensiero di sant’Agostino sul matrimonio, che fu determinante per le prime riflessioni teologiche, è stato condizionato dalla difficoltà di apprezzare totalmente la positività dell’amore corporeo nuziale sacramentale, essendo l’anima “caduta” in un corpo mortale, e si è concentrato soprattutto sui “fini” dell’istituzione, ponendo al centro la procreazione e tenendo in ombra il “senso”.
La stessa vivacissima controversia che per secoli ha contrapposto fra loro i sostenitori della “unione carnale” oppure del “consenso” come elemento strutturalmente costitutivo del matrimonio è sempre rimasta prigioniera della logica dei fini.
Nella storia della Chiesa l’amore coniugale è stato come un fiume carsico, che è emerso solo in alcuni momenti particolari.
Solo con il diffondersi dell’amore romantico, l’amore diventa elemento centrale del matrimonio. Ma questo cambiamento di prospettiva non si verifica nella Chiesa ma altrove, nell’ambito della cultura laica.
Solo con il Concilio Vaticano II l’amore viene “inserito” all’interno del matrimonio, divenendone la struttura portante, “comunità di vita e di amore” (GS 48).
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Padre nostro


Il Padre nostro ha il volto di mia nonna. Dev’essere stato in cucina, oppure mentre sciacquava i panni nelle acque del torrente Astico. Terza ipotesi: seduti, entrambi, sui banchi della nostra chiesa di Calvene, sotto il Crocifisso, appena usciti dall’asilo.
All’anagrafe avevo quattro anni, o giù di lì: mi insegnò a mettere in fila indiana quelle sette frasi che, tempo al tempo, sarebbero diventate sintesi di tutto quello che avrei potuto osare chiedere a Dio. Dopo il Pater, nessun’altra orazione è più sorta su labbra d’uomo che non fosse già contenuta in questa: la più fanciulla, quella primordiale, preghiera casa e chiesa. Il Padre, poi anche la Madre: l’Ave Maria.
A casa non ci furono mai conflitti di interesse: prima Lui o prima la Madre, era chiaro che Dio aveva un diritto di prelazione nell’anima. Fu la nonna a decidere, a nome di noi bambini, le giuste posizioni: prima Dio, poi Maria. A Dio, attraverso Maria: che lei ci portava a pregare sul Monte Berico, la cima mariana di chi nasce nel vicentino. Ora pro nobis, Santa Dei genitrix.
Marco Pozza, Avvenire, 19 aprile 2018
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Questo sarà anche il tema del numero di giugno 2019 della rivista Gruppi Famiglia.

L’amore coniugale secondo la società

Nel giro degli ultimi cinquant’anni i matrimoni in Italia (civili e religiosi) si sono dimezzati passando da 400mila a meno della metà.
Infatti, una caratteristica del nostro tempo è la paura del definitivo e delle irreversibile. Parlare del presente e dell’impegno indissolubile incute sgomento. Essendo l’uomo un essere fallibile, come può fare scelte infallibili e indiscutibili?
Questa idea di reversibilità serpeggia trasversalmente in tutti i gruppi sociali e quindi anche nei gruppi cattolici. È un modo di pensare nuovo. Un tempo c’erano un mestiere fisso, un coniuge fisso, una religione unica, una idea precisa.
Se da un lato non dobbiamo pensare moralisticamente al disimpegno dei singoli, dall’altro dobbiamo ricordare che “un amore costruito sulla Parola del Signore è come una casa costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla”, perché nella fede, “il Signore ci rende capaci di amare come Lui ama, e ci dà una forza nuova di amare che è il Suo stesso amore” (Giordano Muraro).
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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L’amore coniugale


L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione.
Invece l’amore è il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
Troppo poco si è fatto in campo educativo per svelare questa differenza e così si sono creati disagi nelle persone e nelle coppie. Non si è mai detto sufficientemente che l’amore non è tanto sentire delle emozioni, ma è promuovere sé stessi e l’altro, che è una realtà da costruire e da far crescere nell’ascolto, nel confronto, nell’analisi dei propri atteggiamenti, nella pulizia dei propri affetti.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Cercasi collaborazioni!


Mentre il numero 100 della rivista Gruppi Famiglia è in viaggio verso le vostre case, come redazione stiamo già lavorando al numero successivo.
Nel numero 101 abbiamo preso in considerazione i paragrafi del capitolo 4 di Amoris laetitia non trattati nel numero 100 e li abbiamo commentati attingendo a quel grande archivio che sono i contenuti del sito dei Gruppi Famiglia.
Per completare il numero, e renderlo attuale, ci servono le vostre testimonianze. Per aiutarvi abbiamo individuato una serie di domande a cui siete invitati a rispondere. Scegliete le domande che preferite e inviateci le vostre riflessioni, che devo essere brevi e sintetiche.
La scadenza ultima per l’invio in redazione (formazionefamiglia@libero.it) è il 15 gennaio p.v.
Qui trovate le domande e qui potete visionare la bozza parziale del numero 101.
Contiamo sulla vostra collaborazione,
Franco e Noris

 

Femminicidi


Nel 2005 la parola femminicidio non era ancora molto usata, ma gli omicidi in famiglia  erano già ricorrenti.
Riprendo dal numero di marzo di quell’anno della rivista Gruppi Famiglia questa lettera e parte della risposta.
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Si stanno verificando, con una impressionante frequenza, omicidi che hanno per vittima il coniuge che vuole separarsi o si è già separato.
Perché? È mai possibile che si preferisca vedere morta la persona che si è amata che vederla rifarsi una vita? Senza poi pensare di lasciare soli i figli, visto che l’omicida sarà arrestato.
È patologia mentale, secondo voi, o un assurdo senso del possesso, per cui l’altro è mio e non ha diritto a vivere se esce dalla mia proprietà?
Maria G.
Questa attenzione dei mass media verso fatti di sangue che si consumano dentro le pareti domestiche può far nascere qualche sospetto circa il reale scopo che essi – col diffondere tali notizie spesso in modo allarmante e talvolta in modo continuo nell’arco di un breve periodo di tempo – si propongono (p.e. qualche estate fa c’erano bambini nei cassonetti ogni giorno, l’anno dopo bambine violentate un giorno sì e un giorno no, ecc., poi più nulla!).
Non si tratta certamente né di generalizzare né tanto meno di insinuare.
Ma rimane il dubbio che taluni mezzi di comunicazione, al di là dei doveri di cronaca, abbiano anche il recondito obiettivo di colpevolizzare la famiglia, come l’unica causa di certi misfatti.
Non è finita l’onda lunga di certe analisi sociologiche del secolo scorso che volevano la morte della famiglia o quanto meno il superamento della
famiglia tradizionale a vantaggio di nuove forme di famiglie.
Nell’apprendere queste notizie occorre quindi non tirare la infondata
conseguenza che la famiglia non sia una struttura relazionale da continuare
a stimare e proteggere. Occorre anche una giusta dose di spirito
critico che, senza minimizzare questi gravissimi drammi, non ci faccia
restare prigionieri di operazioni medianiche dubbie.
Mons. Gianfranco Grandis
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Diritti e doveri


Condivido la considerazione che i diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscono la base di una comunità civile. Ma oggi viviamo in un’epoca in cui si parla sempre e solo di diritti.
Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa; il diritto a urlare e a sfilare; il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati.
Se però continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo. Perché questa “evoluzione della specie” crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare, ma con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa. Una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo. Per questo credo che dobbiamo tornare a un sano senso del dovere, consapevoli che per avere bisogna anche dare.
Bisogna riscoprire il senso e la dignità dell’impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione, dell’oggi e soprattutto del domani.
Sergio Marchionne
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Vi interessa l’argomento? Il numero 98 della rivista Gruppi Famiglia è interamente dedicato a questo tema.
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