Archivi categoria: Frammenti

Oltre la dottrina sociale della Chiesa


Il venire meno della classica razionalità politica moderna, unito all’imperiosa egemonia delle potenze tecno-finanziarie, con la conseguente estinzione del cosiddetto «stato sociale» e la produzione sistemica di disuguaglianze e ingiustizie a livello globale e locale, chiedeva obiettivamente alla Chiesa cattolica lo sforzo di una riconfigurazione di quella che fino a prima di questa enciclica si chiamava la dottrina sociale della Chiesa.
Termine che, appunto, non compare nel testo Fratelli tutti di Francesco – e questo non per allergia personale dell’attuale pontefice verso tutto ciò che sa di dottrinario. Non compare perché il sistema di riferimento che ne permetteva l’articolazione è imploso, scomponendosi in un rivolo di frammenti disgiunti che sembrano essere impossibili da governare.
L’enciclica assume, cordialmente e con coraggio, la sfida di proporre una nuova architettura del mondo e delle relazioni umane, superando l’inerzia cinica che afferma l’impossibilità di ogni ordinamento alternativo a quello attualmente imperante: “Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umpana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità”.
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Vangelo e proprietà privata


Un intervento destinato a far discutere, quello di Papa Francesco nella sua ultima enciclica, Fratelli Tutti, considerata una summa dei suoi sette anni e mezzo di pontificato, anticipata già sabato da alcuni blog cattolici tradizionalisti. In particolare, un passaggio relativo alla “proprietà”. Bergoglio infatti scrive che “la  tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”. Insomma, il Pontefice “comunista” – così come è stato più volte tacciato di essere dagli ambienti ostili – mette in discussione la proprietà privata. Parole, come detto, che faranno discutere.
Fonte: Liberoquotidiano.it 
E voi che ne pensate?

 

Trappola digitale


Il 2000 fu un anno nero per le aziende di internet. Crisi, guadagni in picchiata, azionisti nel panico, Brin e Page, padroni del motore di ricerca Google, decisero che era il momento di abbandonare gli ideali di gioventù e cercare nuovi modi di fare soldi. Affidano l’azienda ha Eric Schmidt, ingegnere informatico, il quale capì subito qual era la nuova miniera d’oro: i dati degli utenti.
Brin, Page e Schmidt rimasero sbalorditi dalla precisione con cui potevano prevedere in anticipo le azioni delle masse e delle singole persone (“surplus comportamentale”). Avevano quasi potere di “leggere le loro menti”, di sapere “cosa in un determinato individuo stesse pensando, provando e facendo in un certo momento”.
Un potere immenso – predire il futuro – nelle mani di un’azienda privata che passò dall’essere a servizio degli utenti, a sorvegliarli. Un potere nascosto di cui gli utenti non erano coscienti e che nessuna legge autorizzava.
Per boicottare qualsiasi regolamento sulla privacy che impedisse la raccolta dei dati (e spaventasse il pubblico, “incredibilmente stupido”), Google inizio un’attività di lobbying aggressiva verso il potere politico, condividendo il cult della segretezza con le agenzie di intelligence, fino a che, in certi ambienti, si comincio ad averne paura.
Tutto questo lo racconta Shoshana Zuboff nel suo libro: Il capitalismo della sorveglianza (Luis, 2019).
Giulio Meazzini
Città Nuova, numero 10-2020 

La fraternità

La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. Benché queste siano condizioni di possibilità, non bastano perché essa ne derivi come risultato necessario. La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza.
Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento dei valori? Succede che la libertà si restringe, risultando piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. (…) Neppure l’uguaglianza si ottiene definendo in astratto che “tutti gli esseri umani sono uguali”, bensì è il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternità».
Papa francesco, Fratelli tutti, (n. 103-104).

L’esempio di san Girolamo


Penso spesso all’esperienza che può fare oggi un giovane entrando in una libreria della sua città, o in un sito internet, e cercandovi il settore dei libri religiosi. È un settore che, quando esiste, nella maggior parte dei casi è non solo marginale, ma sguarnito di opere sostanziose. Esaminando quegli scaffali, o quelle pagine in rete, difficilmente un giovane potrebbe comprendere come la ricerca religiosa possa essere un’avventura appassionante che unisce pensiero e cuore; come la sete di Dio abbia infiammato grandi menti lungo tutti i secoli fino a oggi; come la maturazione della vita spirituale abbia contagiato teologi e filosofi, artisti e poeti, storici e scienziati.
Uno dei problemi odierni, non solo della religione, è l’analfabetismo: scarseggiano le competenze ermeneutiche che ci rendano interpreti e traduttori credibili della nostra stessa tradizione culturale. Specialmente ai giovani voglio lanciare una sfida: partite alla ricerca della vostra eredità. Il cristianesimo vi rende eredi di un insuperabile patrimonio culturale di cui dovete prendere possesso. Appassionatevi di questa storia, che è vostra.
Papa Francesco
Lettera apostolica: Scripturae sacrae affectus (L’affetto per la Sacra Scrittura), 30/09/2020
http://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20200930_scripturae-sacrae-affectus.html

Gente di poca fede


L’Italia, «cuore» della cristianità, è un Paese «incerto e stanco di Dio». Gli italiani appaiono «gente di poca fede», sempre più indifferenti agli appuntamenti liturgici settimanali della Chiesa cattolica, che ha «perso centralità» nella vita di tutti i giorni. Credono di meno e praticano di meno. Solo un quinto partecipa regolarmente ai riti, mentre un terzo non ci va mai. Tuttavia, nonostante numeri da declino drastico e indiscutibile, il sentimento religioso «resta vivace nella nazione».
Sono dati e paradossi illustrati dal sociologo Franco Garelli, che ha condotto un’indagine nazionale (finanziata dalla Conferenza episcopale italiana) nello scenario religioso, definito «in grande movimento», in cui crescono l’ateismo e l’agnosticismo non solo tra i giovani, aumentano i seguaci di altre fedi e culture, si moltiplicano «nuove domande e percorsi spirituali».
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Chi vuole imparare a fare la lectio con noi?

Carissime e carissimi,
Siamo Noris e Franco Rosada, da un anno responsabili del collegamento tra Gruppi Famiglia, ma da molti anni responsabili della rivista che porta lo stesso nome.
Per provare a tenere fede all’impegno che ci è stato affidato, siamo contattando, da inizio settembre, un certo numero di coppie sparse per l’Italia che sostengono la rivista Gruppi Famiglia.
Vorremo incontravi di persona tutti, ma in tempo di coronavirus, ciò non è possibile. Allora abbiamo organizzato dei collegamenti via Zoom.
In queste occasioni abbiamo parlato dei gruppi, alcuni operativi e altri meno, e abbiamo provato a verificare cosa si potrebbe fare anche se non ci si può incontrare in presenza.
Una proposta che ha trovato una buona accoglienza è stata quella di fare insieme una lectio. In molti gruppi, infatti, si sa cos’è la lectio ma non c’è mai stata l’occasione di sperimentala dal vivo.
Non è facile rendere fruttuoso l’incontro con la Parola di Dio ed è per questo proviamo a spiegarvela cercando di essere il più semplici possibile.
Prendiamo un brano del Vangelo, per esempio quello che la liturgia ci propone nel lezionario feriale.
Oggi, 22 settembre, ci viene proposto un brano di Luca (8,19-21).
“In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa  della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»”.
Dovendo fare una riflessione su questo brano a noi, come pensiamo a voi, ciò che ci viene in mente subito è il valore della fede in Gesù, che va oltre i legami familiari. Da qui può poi nascere una preghiera in cui, per esempio, come sposi ringraziamo il Signore per averci fatto condividere la stessa fede ed avere educato in essa i nostri figli (sui risultati è un altro discorso!).
Non crediamo che questo sia difficile da fare.

È tutta qui la lectio?
Sì e no.
Quello che non abbiamo detto è che, prima di arrivare alla riflessione serve rimuginare, un po’ come fanno le mucche, la Parola sminuzzandola come se fosse cibo da digerire.
Allora, invece di arrivare subito alla conclusione, è necessario procedere versetto per versetto, anzi, parola per parola.
Vi può sembrare strano? Di certo non ci siamo abituati, ma proviamo lo stesso.
“Andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli”.
A noi viene spontanea una domanda: che ci vanno a fare da Gesù? E poi: Gesù ha dei fratelli?
Risposte difficili. Ne parliamo alla fine ma adesso andiamo avanti.
“Non potevano avvicinarlo a causa della folla”. È strano: sono suoi parenti eppure…
C’è qualcosa tra loro e Gesù: la folla, ma potrebbero anche essere i nostri pregiudizi verso di lui.
In questo caso, da parte dei parenti, il fatto che lui si comporti in modo sconveniente, che getta discredito sul clan familiare con i suo comportamenti bizzarri.
“Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori”: qui la situazione si chiarisce. C’è chi è dentro (potrebbe essere un cortile, una casa) e chi sta fuori. È come se fossero fuori dal giro; meglio: non appartengono agli amici di Gesù, sono parenti nel sangue ma c’è estraneità nello Spirito.
“Mia madre e miei fratelli sono questi”. I veri legami, le vere amicizie non badano al sangue ma ai valori che si condividono.
“Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. Questi sono i veri amici di Gesù.
Ma attenzione: ascoltare la Parola, come facciamo ad ogni Eucaristia, è una buona cosa ma per essere suoi amici dobbiamo metterla in pratica.
Se vi ricordate quanto detto all’inizio su questo brano, ora la prospettiva è un po’ cambiata: non basta avere fede in Gesù, bisogna mettere in pratica il suo Vangelo e allora la preghiera da ringraziamento diventa richiesta di conversione.

Tornando alle risposte difficili che non abbiamo dato subito scopriamo ora che non sono così fondamentali. Se desideriamo avere una risposta è sufficiente cercare su Google la frase “andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli”.
Scopriremo che il testo paralleo di Marco, più semplice, è più chiaro di quello di Luca perché recita così: “Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare”.
Troveremo poi, scorrendo, anche diversi commenti interessanti.
Questo è quello che abbiamo trovato sul sito di Bose: “Non che i familiari di Gesù non lo amino, al contrario: gli sono anche troppo legati. Si inquietano, sono preoccupati per lui. Ma lo considerano un instabile, un ossessionato, uno che agisce in maniera stravagante o pericolosa, talmente il suo comportamento eccede i parametri familiari. “E viene a casa e di nuovo si riunisce la folla, così che non potevano neppure mangiare pane. E i suoi, avendo udito ciò, uscirono per impadronirsi di lui, perché dicevano: È fuori di sé” (Mc 3,20-21).
Internet può dare risposta a molti interrogativi ma, di fronte alla Parola, la vera risposta deve venire dal cuore.

Se ci avete seguito letto fino a questo punto sappiate che noi siamo disponibili a guidarvi nell’esperienza della lectio. La mail per contattarci è formazionefamiglia@libero.it

Diventare adulti


Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta avviene quando il soggetto ha la capacità di “superare la insaziabile turbolenza dei desideri” in modo da “rinunziare al multiplo per sceglierne alcuni” (Emmanuel Mounier).
Diventare adulti significa appunto operare un “disboscamento” dei desideri.
Questo  passaggio è difficile e doloroso, segnato da incertezze e ansietà, perché molte porte che apparentemente si spalancavano, molte strade che teoricamente apparivano percorribili, l’una dopo l’altra si devono chiudere ed alla fine una sola via può essere percorsa: non le tante esperienze sentimentali, ma un unico amore per la vita; non i tanti sogni di realizzazione professionale, ma una precisa scelta di campo; non mille possibili luoghi da abitare, ma uno solo di essi, e cosi via.
Solo quando all’indefinita molteplicità delle opzioni subentra una precisa scelta di campo, solo allora, quando appunto si “rinunzia al multiplo”, l’adolescenza ha termine, quale che sia l’età anagrafica.
Giorgio Campanini

Una società post-familiare


Bisogna prendere atto che nel prossimo futuro la società sarà sempre meno “familiare” nel senso in cui l’hanno conosciuta le generazioni precedenti. Stiamo entrando in una società post-familiare. Una società in cui le famiglie si andranno frammentando, scomponendosi e ricomponendosi sulla base di giochi relazionali che abbandonano la struttura sociale della famiglia come intreccio fra la relazione sponsale e quella genitoriale.
Si può essere coppia senza impegni matrimoniali, e anche senza convivere assieme; la coppia può essere ristretta ai due partner o includere relazioni più ampie; si può essere genitori senza aver generato i figli con rapporti naturali, ma mediante l’uso di varie tecnologie riproduttive, fino al ricorso alla maternità surrogata.
Fare coppia ed essere genitori sono due possibilità che rispondono a progetti diversi di vita, vanno per conto loro.
La famiglia classica composta di madre, padre e figli naturali o adottivi diventa solo una delle tante possibilità di chiamarsi famiglia.
Nello spostamento da un ordine legato alla natura a un ordine di costruzione artificiale c’è l’affermarsi di una concezione culturalista della famiglia, che la intende come puro prodotto culturale, anziché come passaggio dalla natura alla cultura, come struttura che umanizza le persone mediante una relazionalità che opera attraverso lo scambio simbolico fra i sessi e fra le generazioni.
Ma questa cultura emergente del familiare accentua la perdita delle funzioni sociali della famiglia, cioè del valore prodotto dalla famiglia per la società; la famiglia viene fatta coincidere con il puro privato. In questa cultura viene rimossa l’idea che la struttura e la dinamica della famiglia contribuiscano, nel bene e nel male, in modo positivo o negativo, a dare una certa configurazione alla società.
Pierpaolo Donati
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Il perdono


Per commentare il vangelo di questa domenica (Mt 18,15-20) serve una premessa: il perdono, il perdono pieno è qualcosa che va al di là delle nostre capacità umane, ci possiamo riuscire solo attraverso una vita di fede e con la grazia dello Spirito santo.
Di fronte ad un’offesa la nostra reazione è quella di pretendere scuse, invece Gesù ci invita a fare noi il primo passo, andare dall’altro e ammonirlo.
Bisogna intenderci: non si tratta di rimproverarlo ma di fare in modo che egli capisca il suo errore.
E ci vuole pazienza, anche questa dono dello Spirito, prima che il nostro fratello si converta.
E se ciò non accade? Il Vangelo dice di considerarlo : “come il pagano e il pubblicano”.
Per alcune Chiese evangeliche ciò significa l’esclusione del peccatore dalla comunità, ma Gesù ci invita a continuare ad amarlo, di un amore unidirezionale, come quello del Padre nei nostri confronti.
don Davide Pavanello