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RU486: la solitudine delle donne


L’annuncio del ministro della salute di consentire la somministrazione della pillola Ru486 in day hospital ha gravi conseguenze sulla salute della donna, la quale assume il farmaco in ospedale, poi torna a casa e nella totale solitudine affronta la fase dell’espulsione dell’embrione-feto, anche con il rischio di gravi emorragie; dopo qualche giorno torna in ospedale per verificare che tutto ciò sia avvenuto.
La legge 194, pur drammatica, ha come presupposto la tutela della salute della donna ed è il motivo per cui la pratica abortiva si verifica integralmente all’interno di una struttura ospedaliera.
 Questa decisione del Ministero finisce con il banalizzare l’interruzione della gravidanza, momento veramente drammatico, che così sembra quasi l’assunzione di un farmaco fai da te, mentre è un momento in cui, invece, una vita viene annientata. Di questo dramma, dal punto di vista sociale c’è una scarsa consapevolezza, dato che tutto avviene nelle segrete stanze di una casa.
Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita

Peggio dei cani

 


“Poveri diavoli, peggio dei cani!” diceva mia nonna mentre scorrevano in TV  immagini di profughi, ora bosniaci, ora siriani.
Lo direbbe ancora, se le mostrassi le fotografie di due poveri diavoli, addormentati e invano avvolti nelle coperte sotto i portici di via della Poste, qui nella civilissima Brescia, qualche giorno fa.
Lo direbbe anche, scrollando il capo, se avesse visto in TV, a “I soliti ignoti” l’allegro ignoto di turno, che si qualificava come sarto su misura per i cani da compagnia, e la sorridente ignota che assicurava d’essere esperta nella preparazione di aperitivi e di matrimoni per cani.
Lo dico anch’io, con molta pena e con almeno un po’ di vergogna per la pochezza del mio solo saltuario soccorso, e insieme con insufficiente indignazione per il “daspo” ufficioso e talvolta ufficiale (ad esempio a Como) riservato ai “poveri diavoli”, immeritevoli di abiti su misura e di aperitivi per cani.
Paolo Angelo Napoli, 7 novembre 2019, fonte: Settimana News

L’eterna illusione


Nel giro di pochissimi anni, la condizione adulta è passata dal rappresentare il tempo dei doveri familiari e sociali…  e il tempo dell’invecchiamento, al tempo in cui la domanda umana di vita e di libertà trova il suo terreno più fertile.
Armando Matteo
Ripensando a questo mi è tornato in mente un film di 10 anni fa di Woody Allen: Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, che riflette in modi lucidamente critici la realtà morale, culturale e sociale dell’umanità borghese del mondo odierno.
Franco Rosada

La perla preziosa


“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.

Passiamo la vita ad accumulare campi e tesori. Pensiamo che alla fine la quantità ci aiuterà a riempire il vuoto che ci portiamo dentro. Ma la verità è che la vita non vale per il “quanto” ma per il valore di un piccolissimo dettaglio che diventa il motivo per cui tutto vale la pena. La gente è disperata perché non trova questo tesoro, o forse neppure lo cerca più. Ci ingozziamo di tantissime cose perché non proviamo mai veramente gusto in nulla.
Il dono della fede è il dono di aver ritrovato un gusto, un sapore della vita che ci fa smettere di vivere in maniera compulsiva e ci fa essere felici per quello che abbiamo ora. E’ l’intuizione che in ogni presente è seppellito un tesoro per cui tutto vale la pena. In questa realtà, qualunque essa sia, c’è già ora il regno di Dio. L’eternità è nel frammento di ogni istante. La dimenticanza di questo è la radice della disperazione moderna. Ricordarselo è un dono che va chiesto.
Don Luigi Maria Epicoco
Per seguire l’autore: https://www.facebook.com/Epicoco/

La fratellanza


Per la libertà, l’eguaglianza e la fraternità si è fatta la rivoluzione francese.
Ma se per le prime due si sono in qualche maniera affermate (anche se solo in parte) la fraternità è stata dimenticata.
Scrive Edgar Morin: “Se si possono scrivere norme che assicurano la libertà o impongono l’eguaglianza, non si può imporre la fraternità per legge. La fraternità deve venire da noi.
La fraternità è fragile come la coscienza, fragile come l’amore la cui forza è tuttavia inaudita.La fraternità deve diventare scopo senza smettere di essere un mezzo. Lo scopo non può essere un termine, deve diventare un cammino, il nostro cammino, quello dell’avventura umana”.

 

Una “nuova” Chiesa


Premetto che io alla messa ci tengo tantissimo, è “culmen et fons”. È dal 19 marzo non celebro e mi manca. La messa per me è gioia e rigenerazione. Detto questo osservo che per molti il sogno è tornare alla chiesa di prima. È un atteggiamento che rispetto, ma questa epidemia è talmente enorme che non può essere considerata come una parentesi. Non si può tornare come prima.

Io credo ai segni dei tempi. Ovviamente questa malattia non è stata mandata da Dio, ma anche in questa pandemia Dio parla e dobbiamo capire che cosa ci dice.

Ho visto, ad esempio, preti che mandano pensieri di riflessione ai fedeli, molti hanno trasmesso la messa in streaming, seguita in famiglia anche da gente che in chiesa non ci andava più. La gente ha ripreso a pregare in famiglia. L’avevo già visto all’inizio della quaresima con l’appuntamento in streaming “Prepariamo cena con il vescovo” seguito da moltissime persone. L’anno prossimo, anche se non ci saranno restrizioni, lo rifarò: che bello che la gente faccia un momento di preghiera prima di cena.

E poi in tanti, ogni giorno, seguono la messa del papa. Sono piccoli segni, dobbiamo lavorarci su, accentuando la dimensione famigliare e domestica.

La messa della domenica da sola rischia di diventare una parentesi nella settimana. Una comunità che prima della pandemia aveva solo la messa è finita. Nelle comunità deve crescere la dimensione famigliare, ritornare a fare Lectio divina e meditare sulla Parola di Dio.

Basta formalismi! Ci ricordiamo che ci lamentavamo che la gente non veniva più a messa? Quella è la chiesa vecchia. Io combatterò quella chiesa lì che non è la chiesa dell’Evangelii gaudium. Voglio dare una contributo perché la chiesa diventi quella sognata da Papa Francesco.

vescovo Derio Olivero, Pinerolo, 12-5-2020

Famiglia piccola chiesa

Poche notizie pastorali in questi primi sei mesi dell’anno. Quasi tutte le attività previste sono state cancellate o rimandate a data da destinarsi.
Si è in compenso riscoperta la dimensione domestica della fede, la famiglia come “piccola Chiesa“.
Gesti che in casa non si praticavano più come inginocchiarsi, hanno ritrovato un loro spazio durante la partecipazione a distanza all’Eucarestia. Si è tornati a pregare il Rosario, una preghiera così da “vecchiette”, in occasione di momenti di ricordo e intercessione legati alla pandemia.
Con la ripresa delle celebrazioni nelle nostre chiese, tutto sta già tornando come prima, ma abbiamo scoperto che si può fare, sarebbe sufficiente avere meno “rispetto umano” nei confronti di figli e nipoti.
Franco Rosada

Corpus Domini


Avete presente la processione del Corpus Domini? Il Santissimo viene portato “a spasso” per le strade in pompa magna. Si rende onore a Cristo quasi noi dovessimo ingraziarcelo, portarlo dalla nostra parte oppure volessimo mostrare a tutti che noi siamo dalla parte giusta.
Lo stesso vale per la partecipazione all’Eucarestia.
Ma ne siamo proprio sicuri? E’ Lui che pretende qualcosa da noi o siamo noi che abbiamo bisogno di lui? Non abbiamo forse bisogno, almeno una volta la settimana, di fermarci un momento per riprendere fiato, per essere aiutati, consolati, rinfrancati.
Nel Vangelo Gesù non dice che lo dobbiamo servire ma che è venuto per servirci: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).
E siamo proprio sicuri di essere dalla parte giusta o abbiamo bisogno come gli altri di perdono e misericordia?
Nel Vangelo Gesù non dice che è venuto per i giusti ma per i peccatori (Mc 2,17).
Lasciamoci servire, lasciamoci consolare, lasciamoci perdonare dal Signore!
don Davide Pavanello

Vaccino gratis x tutti


il premio Noberl per la pace Muhammad Yunus ha lanciato un appello affinché governi, fondazioni, filantropi e imprese sociali si facciano avanti per produrre e distribuire i vaccini in tutto il mondo gratuitamente“. L’appello è stato sottoscritto da 101 tra leader, ex capi di stato e di governo, premi Nobel, artisti, esponenti di Ong e Istituzioni.
“L’unico modo per sradicare definitivamente la pandemia – recita l’appello – è quello di avere un vaccino che può essere somministrato a tutti gli abitanti del pianeta, urbano o rurale, uomini o donne, che vivono in Paesi ricchi o poveri“.
L’invito, esteso a tutti, è di “riaffermare la nostra responsabilità collettiva per la protezione di tutte le persone vulnerabili senza alcuna discriminazione”. “La pandemia espone chiaramente i punti di forza e di debolezza del sistema sanitario in diversi Paesi, nonché gli ostacoli e le disuguaglianze di accesso all’assistenza sanitaria. L’efficacia della prossima campagna di vaccinazione dipenderà dalla sua universalità“, si legge ancora nel testo dell’appello.
Per il testo dell’appello clicca qui!

Per un piatto di lenticchie…


Ho avuto la grande fortuna di potermi formare alla Sapienza. A quelle lezioni universitarie ho appreso il concetto di “scambio politico” e cioè il patto che esiste – che deve esistere – tra le classi più deboli, quelle più esposte sotto il profilo economico sociale, e i ceti dominanti.

Deve essere un patto progressivo, e quindi garantire a ciascuno dei contraenti con futuro migliore o, nel peggiore dei casi, il mantenimento delle condizioni presenti e mai uno scambio che danneggi i soggetti sociali meno forti; altrimenti sul lungo periodo si sarebbe compromessa la tenuta complessiva del sistema.
Esiste un legame profondo tra un capo di abbigliamento venduto dei marchi del fast fashion e uno smartphone o un personal computer: sono fra i più scintillanti regali materiali che la globalizzazione ha fornito alla nostra società e ben poche sono le persone, anche delle classi sociali più svantaggiate, che non vi abbiano accesso. Questi beni occupano uno dei piatti delle dell’ideale bilancia che misura l’equilibrio dello scambio politico mentre sull’altro piatto vanno invece posti i diritti conquistati nel Novecento dalle stesse classi sociali: una scuola di qualità che fosse accessibile a tutti, l’assistenza sanitaria universale, il diritto al lavoro e alla casa.
Questo equilibrio è oggi seriamente compromesso: l’accessibilità ai diritti conquistati si è ridotta grandemente e, in cambio, le classi più deboli hanno avuto solo l’imporsi subdolo – e solo all’apparenza indolore – dell’orribile compravendita che ha sostituito alla dignità delle conquiste sociali la consolazione che nasce dal consumo di beni a basso costo: diritti contro merce, tutele contro un’illusione di benessere.
E’ così che si è sfasciato l’ascensore sociale.
Giulio Maria Brera, Tutto è in frantumi e danza, La nave di Teseo
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