Archivi tag: politica

52ª Giornata mondiale della pace

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.
Papa Francesco
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Democrazia in crisi


La crisi finanziaria e la recessione mondiale che ne è seguita sono il risultato di un modello di crescita non più sostenibile. Il processo di globalizzazione – seppure positivo in quanto ha consentito a vaste aree del mondo di uscire da condizioni di povertà e sottosviluppo – è stato caratterizzato da un aumento delle disuguaglianze e dal progressivo depauperamento delle risorse energetiche e ambientali, mettendo così a rischio l’equilibrio sociale ed ecologico del pianeta nel medio e lungo periodo.
La fase storica che stiamo attraversando evidenzia la contemporaneità di quattro fenomeni di crisi tra loro profonda mente interconnessi: economico-finanziaria, energetica, ambientale ed alimentare. Alla base della crisi attuale c’è l’inversione che si è determinata, negli ultimi decenni, nel rapporto tra mezzi e fini dell’attività economica, con l’affermarsi e il prevalere della finanza. Il pensiero economico e politico dominante – una sorta di “pensiero unico” – ha fatto sì che si determinasse una scissione tra interesse individuale e benessere collettivo, tra individuo e società.
L’obiettivo prioritario era diventato la crescita e l’arricchimento personale, al di fuori di ogni parametro di responsabilità e trasparenza. Al tempo stesso, si è diffusa la filosofia dell’individualismo assoluto presso strati sempre più ampi della popolazione, con il risultato che è diventato anche un individualismo di massa, cosa chiaramente contraddittoria in se stessa e foriera di continue, inevitabili tensioni.
Inoltre, in questa fase, che può essere letta anche come “crisi democratica”, sono stati messi in discussione i principi sui quali si esercita il diritto di rappresentanza e di tutela degli interessi delle persone. Veniamo, infatti, da una stagione di dura disintermediazione che si è manifestata come una tossina per una società come la nostra, rompendo legami già deboli, spezzando ponti e isolando le istituzioni in una vuota astrattezza politica…
Carlo Costalli
Presidente Movimento Cristiano Lavoratori
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Foto di apertura: L’andamento del PIL. Fonte: Il sole 24 ore

Il populismo: il risultato della curva J


Il problema di fondo per le democrazie liberali di mercato – la definizione probabilmente più precisa che dovremmo sempre utilizzare – è quello delle aspettative crescenti che hanno caratterizzato le generazioni nate dopo la seconda guerra mondiale.
Aspettative sia economiche che socioculturali, che hanno portato a una sorta di edonismo diffuso e poi a un vero shock collettivo di fronte al calo delle previsioni di crescita.
La cosiddetta “curva J”, teorizzata da James Davies alla fine degli anni Sessanta, descrive proprio il momento di massimo rischio per la stabilità politica delle democrazie quando, in società già “affluenti”, le promesse (esplicite o immaginate) non vengono mantenute.
Siamo, perlomeno dal 2008 in poi, in una fase di questo tipo.
In modo parallelo, è crollata la fiducia nelle istituzioni democratiche come strumenti di giustizia sociale, causando una sorta di svuotamento della demo­crazia moderna: come ha scritto ad esempio Zygmunt Bauman, abbiamo assistito al divorzio tra potere e politica, per cui il potere “reale” sembra essere migrato altrove, verso organizzazioni e figure non rappresentative e fuori controllo.
Roberto Menotti, Marta Dassù, Aspenia 80, 2018

Famiglie e benessere perduto

Nonostante i buoni risultati economici di questi ultimi anni, in Italia una famiglia su due non riesce ad accedere a un livello di benessere sufficiente per non essere costretta a rinunce nelle cure mediche, nello studio, nel numero di figli. Viceversa, solo una minoranza (il 30% del totale) ha una situazione economica così solida da potersi pagare i servizi che ormai sono in larga parte privatizzati, accantonando anche qualche risparmio.
Il problema è che abbiamo accumulato un grave ritardo e che, nonostante le tante eccellenze di cui il Paese per fortuna ancora dispone, non siamo ancora riusciti a invertire il declino ben visibile se si guardano le ultime 3 generazioni: quella del dopoguerra che era riuscita a creare ricchezza; quella del baby boom che l’ha consumata; e infine quella dei Millennials che rischiano di essere sacrificati per le colpe dei padri.
Mauro Magatti, Corsera 11 novembre 2017
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Ero straniero…

Controcorrente e al di fuori di ogni convenienza politica, la campagna “Ero straniero” è una proposta di legge popolare per cambiare, in senso inclusivo, le politiche dell’immigrazione in Italia.
L’obiettivo è quello di raggiungere 50 mila firme entro 6 mesi dal 1° maggio da parte dei promotori: Centro Astalli, Radicali italiani, Casa della carità Milano, Acli, Arci, Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienza), A buon diritto, Cild (Coalizione italiana libertà e diritti civili).
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno pubblico di papa Francesco oltre a molti sindaci e organizzazioni come Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
L’obiettivo politico esplicito è quello di superare la legge Bossi Fini sull’immigrazione.
Abbiamo chiesto a Donatella Parisi del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, una presentazione della proposta rimandando per approfondimenti ai siti web dei promotori e alla pagina Facebook della campagna.
«Promuovere questa campagna è l’occasione per ribadire che accompagnare i rifugiati non significa solo essere testimoni della vita di tante persone che incontriamo e del loro carico di sofferenza e speranza, ma vuol dire soprattutto essere promotori di una nuova umanità, quell’umanità che fa bene e fa il bene. È per noi la declinazione di un impegno quotidiano nel creare percorsi di inclusione e coesione sociale a vantaggio di tutti. Questa proposta è frutto di un cammino che stanno compiendo insieme personalità e organizzazioni molto diverse tra loro, accomunate dalla necessità di un ribaltamento culturale. La paura del diverso va affrontata, il racconto dell’immigrazione va cambiato, le buone prassi che ci sono vanno fatte conoscere, affinché si diffondano e diventino strutturali. Riteniamo sia importante che il cambiamento culturale vada a stimolare anche un cambiamento legislativo. Ecco perché mettersi insieme per un’iniziativa di legge popolare».
La proposta di legge dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, si compone di 8 articoli che prevedono:
• l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari;
• la reintroduzione del sistema dello sponsor;
• la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”;
• nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure per l’inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo;
• il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati;
• l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri;
• l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo;
• l’abolizione del reato di clandestinità».
Fonte: Città Nuova, agosto 2017

10 buoni motivi per non sposarsi

Precisiamo subito. Riteniamo la famiglia un’asse portante per la stabilità sociale e per la felicità personale. Senza se e senza ma. Il nostro suggerimento alle giovani generazioni non sarebbe diverso da quello che è stato suggerito anche a noi: create una famiglia.
Peraltro, anche sul piano schiettamente sociale, fare famiglia garantisce una serie di vantaggi che alla società, generalmente rappresentata dalla Repubblica, non possono sfuggire. La Costituzione riconosce che la famiglia educa, istruisce e mantiene.
Ma in Italia, patria della logica familiare non è così.
Per questo abbiamo provocatoriamente intitolato questo documento “10 buoni motivi per non sposarsi” Noi vorremmo che tutti coloro che hanno la vocazione al matrimonio potessero sposarsi, e che la politica ci aiutasse a togliere quel NON.
ACLI Bresciane.
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Libertà ed educazione

Viviamo nella società delle libertà: educare in questo nuovo mondo è la fatica e la gloria dei nuovi genitori, così come continuare ad amarsi, al tempo dell’amore liquido, è l’ammirevole coraggio delle coppie innamorate. C’è speranza, ancora.
Possono cambiare i costumi, non cambia l’umano.
La forza della presenza cristiana è l’umiltà.
Il credente trova la sua identità nella meditazione delle scritture, nella pratica liturgica e nella vita comunitaria. La fede, compresa secondo la formula della Lumen Gentium n. 25 («Fede da credere e da applicare nella pratica della vita»), non finisce di stimolare nuove pratiche di umanizzazione.
Per questo occorre immischiarsi in tutte le lotte, appassionarsi a ogni forma di dialogo, partecipare a tutti i tavoli della città, frequentare tutte le occasioni della vita politica.
Anche non compreso, il cristiano non si chiude e non abbandona. Continua a collaborare. Ritiene di aver ricevuto gratuitamente un tesoro d’inestimabile valore (la liberazione dalla tristezza di una vita senza senso) e lo riconsegna gratuitamente.
Il coraggio di porre la differenza del suo pensiero, lo rende sensibile a ogni differenza, in una mentalità aperta e cosmopolitica, sempre disposto ad amare l’altro come Altro, per lavorare insieme in modo affidabile, onesto e trasparente.
Non attende riconoscimenti, ma non smette di parlare, soprattutto non smette di pensare e di credere.
don Domenico CRAVERO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 gennaio 2014
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