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La vocazione cristiana


Loreto, 25 marzo 2019
La chiamata alla fede, ha detto papa Francesco,  e a un «coerente cammino di vita cristiana o di speciale consacrazione è un irrompere discreto ma forte di Dio nella vita di un giovane, per offrirgli in dono il suo amore». Bisogna essere «pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio, che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione. Il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo a un livello più profondo, dove agiscono le forze morali e spirituali». È lì che «Maria invita i giovani a scendere e a sintonizzarsi con l’azione di Dio».
Il secondo passaggio tipico «di ogni vocazione è il discernimento, espresso nelle parole di Maria: “Come avverrà questo?”. Maria non dubita; la sua domanda non è una mancanza di fede, anzi, esprime proprio il suo desiderio di scoprire le “sorprese” di Dio». È il comportamento proprio «del discepolo: ogni collaborazione umana all’iniziativa gratuita di Dio si deve ispirare a un approfondimento delle proprie capacità e attitudini, coniugato con la consapevolezza che è sempre Dio a donare, ad agire».
La decisione è il terzo «step» che «caratterizza ogni vocazione cristiana, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: “Avvenga per me secondo la tua parola”. Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio».
Donmenico Agasso jr
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Sinodo dei giovani

In vista della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si terrà nell’ottobre del 2018, la segreteria generale del Sinodo invita i giovani di tutto il mondo fra i 16 e i 29 anni a compilare un apposito questionario:
https://survey-synod2018.glauco.it/limesurvey/index.php/147718
L’iniziativa darà loro l’opportunità di farsi sentire, di esprimersi, di raccontare quello che sono e ciò che vogliono far sapere di se, partecipando così in prima persona al cammino di preparazione del Sinodo. Il questionario permetterà di raccogliere molteplici spunti forniti dai diretti interessati, al fine di raccoglierne il punto di vista e permettere una più adatta riflessione sulla proposta che la Chiesa dovrà offrire loro negli anni a venire. Le risposte dovranno essere inviate entro il 30 novembre 2017.

La bellezza normale della famiglia

Nella lingua italiana “famiglia inizia come fatica, ma finisce come meraviglia”. La famiglia è vocazione e progetto, ma anche croce da portare, e “per tante persone è realizzazione di un sogno di felicità radicato nel cuore”. “Famiglia – sottolinea Tincani – non è solo problema o noia o minoranza afona, ma la prima scuola mondiale di umanità”.
Il punto determinante è dunque educativo. Si tratta di rendere la famiglia appetibile alla maggioranza di uomini e donne che le preferiscono la convivenza. E come spiegare la consolazione del “per sempre” a giovani avvezzi al precariato quale modalità di vita? Come far preferire la sicurezza di un luogo di dialogo e riconciliazione ai ragazzi della “generazione boh”, secondo la definizione rap di Fedez?
Scrive Tincani: “A dar retta al Papa venuto dalla fine del mondo, sulla porta d’ingresso di ogni famiglia devono essere iscritte tre parole magiche: ‘permesso?’, ‘grazie’ e ‘scusa’. Ma come, devo chiedere permesso in casa mia? Sì, se non voglio ritrovarmi a considerare dovuto ciò che in realtà rimane donato, giorno dopo giorno. O, peggio, a esigere quello che si dovrebbe chiedere gentilmente”.
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Genitori e figli

Il mondo adulto è spesso smarrito di fronte alle giovani generazioni, disorientate pure loro nel vortice delle proposte contraddittorie della società, dei mass-media, della cultura dominante. I genitori più giovani appaiono agli anziani troppo permissivi, quelli anziani faticano a stare al passo con i tempi, a parere dei più giovani; anche le realtà educative (scuola, sport, parrocchia…) danno talvolta l’impressione di tirare i remi in barca, con un senso d’impotenza.
Ogni figlio ha davanti a sé una via tracciata da Dio ed è chiamato a scoprirla e a seguirla. I genitori possono aiutarlo, rispettando la sua libertà e misurando le proprie attese e aspettative sulla volontà di Dio. Mi è capitato sovente di trovarmi di fronte a genitori che alla richiesta del figlio di entrare in  seminario, di farsi religioso o suora, entrano in crisi; pur essendo credenti, non riescono ad accettare una scelta così radicalmente diversa da quella che si attendevano. E così avviene per altre scelte decisive, che investono la vita dei figli.
Perché non fidarsi invece di quel Padre che vuole la felicità dei suoi figli e ha cura di ciascuno con l’affetto di una Madre?
Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
Lettera di Natale 2012