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Costruttori di pace

Qual è «quella pace che il Signore ci ha dato e che ci fa sentire tutti fratelli (Gv 14,27)»?
Qual è la pace che Gesù ci dona, e in che cosa si differenza da quella che dà il mondo?
In questi tempi, ascoltando la parola “pace” pensiamo soprattutto a una situazione di non-guerra o di fine-guerra, uno stato di tranquillità e di benessere.
Questo – lo sappiamo – non corrisponde pienamente al senso della parola ebraica shalom, che, nel contesto biblico, ha un significato più ricco…
Pace è anche l’esperienza della misericordia, del perdono e della benevolenza di Dio, che ci rende capaci a nostra volta di esercitare misericordia, perdono, respingendo ogni forma di violenza e di oppressione.
Ecco perché la pace di Dio come dono è inseparabile dall’essere costruttori e testimoni di pace; come dice Fratelli tutti, “artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia” (n.225).
Fonte: https://www.vinonuovo.it/teologia/etica/il-principe-e-i-poeti-della-pace/

Introduzione al cristianesimo

Ci sono, in questo momento storico, due aspetti fondamentali della delle fede cristiana che vengono relativizzati:
– La figura del Cristo, che viene spiegata in termini completamente diversi non solo rispetto al dogma, ma rispetto agli stessi vangeli. Ad essere accantonata è la fede che Cristo sia il Figlio unico di Dio, non una forma di manifestazione di Dio.
– Il concetto di Dio. Anche i cattolici credenti si chiedono con molta spontaneità: è davvero così importante pensare Dio come persona o pensarlo in modo impersonale?
Da: Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo

Dio, patria, famiglia


In ogni società esistono valori sacri, principi sui quali si basano le fondamenta della collettività. Per valore sacro s’intende un ideale così im­portante da essere superiore al bene stesso dell’uomo, e per difenderlo si può arrivare a sacrificare la propria vita o a togliere quella di quanti vi si oppongono. I valori sacri, indiscutibili e non negoziabili, sui quali da sempre ci si è basati, sono Dio-Patria-Famiglia. Quel che accomuna questi tre valori è il potere: quello esercitato da Dio, attraverso l’istituzione religiosa sulle coscienze dei credenti, quello dello Stato, sulla vita delle persone e infine il potere indiscusso del capo famiglia sulla moglie e sui figli.
Poi è venuto Gesù, e ha smascherato questi valori sacri rivelandoli come ostili al disegno del Padre sull’umanità. Il Cristo, per il quale l’unico valore sacro è il bene dell’uomo, denuncerà che quel che era considerato apparentemente a favore del­l’uomo era in realtà il principale ostacolo alla realizzazione del progetto del Creatore: che ogni uomo diventi suo figlio raggiungendo la pienezza della condizione divina. Ed è proprio questo quel che allarma la società: che l’uomo raggiunga la condizione divina, diventi esso stesso Signore e, in quanto tale, pienamente libero.
Alberto Maggi
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Antropocene


Nell’antropocene voluto da Dio, la rete di comunicazione con la quale l’essere umano ha interamente avvolto il pianeta, e la globalizzazione che ne deriva, verrebbero impiegate per distribuire le risorse laddove è più necessario. Si investirebbe per accrescere in tutti la qualità della vita, ma anche per condividere il pane della cultura, dell’istruzione e della conoscenza, perché comprendere la nostra storia e il ruolo dell’uomo nel cosmo è espressione di una dignità alla quale tutti abbiamo diritto.
In sostanza, nell’antropocene che Dio si attende dall’uomo la scienza sarebbe al servizio dello sviluppo di tutti e l’uomo di scienza, perché sa di più, dovrebbe servire di più… Il mondo in cui viviamo è un mondo in costruzione, un mondo nel quale gli uni influiranno sempre più sugli altri, un mondo in cui saremo sempre più consapevoli di essere tutti in relazione, fra noi e con la natura.
È però indispensabile restare tutti aperti alla relazione più importante, quella con Colui che custodisce in Sé il progetto del mondo e il senso della storia. Solo così le relazioni potranno essere costruite su un fondamento solido, nella carità, nella solidarietà e nel rispetto. «Il presente e il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio», scrive san Paolo ai Corinzi (1Cor 3,21-23). La teologia cristiana è persuasa che in queste poche parole siano contenute tutte le istruzioni per gestire saggiamente la nuova era geologica, se così proprio fosse, che l’essere umano ha ormai inaugurato.
Giuseppe Tanzella-Nitti, Avvenire, sabato 21 maggio 2022

Il servizio della speranza


“C’è ancora un bisogno immenso, dentro questo mondo, del servizio che possono rendere dei cristiani che continuano a rimanere in attesa della venuta ultima del Risorto: è il servizio della speranza, è il servizio di un senso per le nostre esistenze e la nostra umanità”. Sono le parole che il nuovo arcivescovo di Torino e Susa ha pronunciato nel pomeriggio di sabato 7 maggio a conclusione della solenne celebrazione di ordinazione episcopale e ingresso sul sagrato della cattedrale di San Giovanni.
Un invito a farsi strumento di speranza e ad essere “sentinelle”: “In una lettera a Rodolfo il Verde preposito di Reims, il padre dei certosini, san Bruno”, ha ricordato, “confidava di vivere in un eremo con dei fratelli ‘che perseverando con saldezza nei loro posti di sentinella nelle cose di Dio, attendono il ritorno del Signore per aprirgli subito quando busserà’. Ecco, quel posto, quello della sentinella non è solo il posto dei monaci. È il mio posto, è il nostro posto, è il posto dei cristiani che, come dice san Pietro, rimangono sempre stranieri e pellegrini dentro questo mondo.
Se torneremo con nuovo entusiasmo – pochi o tanti che siamo – ad abitare quel nostro posto, allora sbocceranno dalle nostre comunità delle opere benedette, capaci di cominciare a trasfigurare l’umanità. Se diserteremo il nostro posto, potremo anche fare tante opere, ma non ci toglieremo il gusto amaro dell’insensatezza e non avremo davvero niente da offrire ai nostri fratelli in umanità”.
Fonte: La Voce e il Tempo, 15 maggio 2022

Oltre Dio


Ciascuno di noi porta dentro una certa immagine di dio, come un marchio impresso a fuoco. È la risposta puntuale alle domande del catechismo, l’abbiamo invocata nei momenti di necessità, celebrata nei nostri culti.
(…)
Il peccato – trasgressione della norma – lo irrita e l’offende, una sorta di atto di lesa maestà. Per questo è necessario che le sue creature invochino il suo perdono, ma a patto che si mostrino previamente pentite e che la colpa venga poi adeguatamente espiata. Dopo la morte dell’individuo, egli riserverà di certo un futuro alle sue creature: dannazione eterna per i reprobi, beatitudine infinita per i buoni.
Questo piccolo dio così immaginato, alla fine, se ci si pensa bene, è solo poco più che uomo, anzi è un coagulo di proiezioni e frustrazioni squisitamente umane.
(…).
Questo dio noi umani ce lo siamo costruiti tutto sommato recentemente, se è vero che prima della rivoluzione agricola, una decina di millenni fa, l’immagine della divinità era femminile, feconda energia, identificata quasi tout court con la natura.
Ebbene, questo piccolo dio all’uomo e alla donna del XXI secolo pare essere semplicemente inverosimile, e quindi del tutto indifferente. A dire il vero sono circa cinque secoli – dalle grandi scoperte scientifiche che hanno via via messo in luce la lunga storia evolutiva del cosmo – che questo dio non è più corrispondente alle esigenze del cuore, perché incredibile per la ragione. Le antiche risposte, elaborate da una certa teologia nel passato, oggi non dicono più nulla riguardo alle attuali domande di donne e uomini che si sanno parte di un immenso Universo, abitanti di un piccolissimo pianeta alla periferia del cosmo, granello infinitesimale sperduto tra 250 miliardi di galassie.
Paolo Scquizzato, Dall’introduzione del libro: Oltre Dio. In ascolto del mistero senza nome

Il “dies natalis”


Il nostro giorno “natale” può coincidere con la data del nostro compleanno, del nostro battesimo, del giorno del nostro incontro con Dio alla fine della nostra vita.
Ma il nostro giorno “natale” può anche essere quello in cui, da preadolescenti o adolescenti, davanti ad un evento, ad un cielo stellato, ad un panorama mozzafiato, ci siamo sentiti colmi di desiderio, aperti sull’infinito, consapevoli delle nostra incompiutezza e bisognosi di colmarla.
Poi c’è stata la vita e questa sensazione l’abbiamo riposta in un cassetto.
Natale è l’occasione di andarla a ripescare e di di farla rivivere, contemplando il mistero di Dio che si fa carne e che può colmare la nostra incompiutezza.
Franco Rosada

 

Il crocifisso


Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace.
È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.
La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”.
O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.
Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.
Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.
È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.
Come mai li rappresenta tutti?
Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.
Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto “ama il prossimo come te stesso”.
Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Natalia Ginzburg

Maria, madre di Dio


Per questo bambino che l’intimorisce, Maria avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo bambino, ed è Dio.
Lo guarda e pensa: questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatto di me. Ha i miei occhi. La forma della sua bocca è la forma della mia. Mi assomiglia.
Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola. Un Dio bambino che si può prendere tra le braccia e coprire di baci. Un Dio caldo che sorride e respira. Un Dio che si può toccare e che vive.
Jean-Paul Sartre
Tratto da: Bariona o il figlio del tuono

Dio esaudisce la nostra preghiera?


La preghiera di domanda esprime l’atteggiamento di fede nella concretezza dei nostri bisogni. Non modifica la volontà di Dio, perché egli da sempre la conosce e ne tiene conto. Ci prepara piuttosto a ricevere i doni da lui predisposti. “Egli vuole che nella preghiera si eserciti il nostro desiderio, in modo che diventiamo capaci di ricevere ciò che egli è pronto a darci”. Dobbiamo dunque desiderare seriamente, chiedere con insistenza e pazienza, pronti a cooperare con lui e a fare la sua volontà.
“Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete” (Mt 21,22). Con queste parole il Signore non si è impegnato a esaudire tutti i nostri desideri, ma a compiere tutte le sue promesse. Dobbiamo chiedere innanzitutto il regno di Dio, la presenza dello Spirito Santo in noi. Possiamo anche chiedere con semplicità e fiducia qualunque cosa buona, secondo le nostre necessità; ma senza pretese, subordinando il desiderio alla volontà di Dio, lasciandoci condurre per le vie misteriose della Provvidenza.
Dio spesso non esaudisce la nostra richiesta concreta; ma ci viene incontro in un modo più alto, come fece con Gesù che fu liberato dalla morte in maniera diversa da come umanamente desiderava. Così veniamo trasformati interiormente; ci conformiamo alla divina volontà di salvezza; riceviamo energie e motivazioni più pure. Questa è la prima efficacia della preghiera. In questo senso è sempre efficace e “rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile” [980].
CEI, La libertà vi farà liberi. Catechismo degli adulti, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1995