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Dio non è un giudice che castiga


«La giustizia di Dio è la misericordia: Egli non vuole che tu paghi in quanto colpevole, ma vuole renderti giusto e liberarti dalla colpa, cosicché tu non debba pagare i tuoi debiti! È un completo rovesciamento di prospettiva, che circola ancora poco nelle nostre Chiese. Con la misericordia, Dio sconfigge il male che ti assedia, cioè ti rende giustizia. Noi abbiamo sempre l’idea di dover recuperare l’errore davanti a Dio; in realtà, quando cadiamo nella rete del male Dio si commuove e soffre per noi ed è Lui stesso che interviene a nostro favore facendo giustizia, cioè liberandoci dalle prigionie e dalle schiavitù. La sua giustizia non è quella della semplice applicazione della legge (il “se sbagli, paghi”), ma è la misericordia con cui ci trasforma rendendoci nuove creature».
Francesco Cosentino
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Adorare come i Magi


“Se perdiamo il senso dell’adorazione, perdiamo il senso di marcia della vita cristiana, che è un cammino verso il Signore, non verso di noi. È il rischio da cui ci mette in guardia il Vangelo, presentando, accanto ai Magi, dei personaggi che non riescono ad adorare”. Lo ha detto Papa Francesco nella messa per la Solennità dell’Epifania del Signore nella Basilica Vaticana. “Erode adorava solo sé stesso e perciò voleva liberarsi del Bambino con la menzogna. Che cosa ci insegna questo? Che l’uomo, quando non adora Dio, è portato ad adorare il suo io. E anche la vita cristiana, senza adorare il Signore, può diventare un modo educato per approvare sé stessi e la propria bravura: cristiani che non sanno adorare, che non sanno pregare adorando. È un rischio serio: servirci di Dio anziché servire Dio”.
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L’insegnamento del presepe


Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
Papa Francesco, Admirabile signum

Il vero volto di Dio


In questo giorno, solennità di Cristo, Re dell’universo, la liturgia ci propone la Croce (Lc 23,35-43).
All’inizio della sua missione, Gesù viene tentato per tre volte da Satana che  “dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc 4,13).
Il tempo fissato è il calvario, la Croce. Qui per tre volte viene tentato, dai capi, dai soldati, da uno dei due malfattori, con un’unica tentazione: “Salva te stesso!”.
Gesù, invece di salvare se stesso, salva il malfattore pentito: “Oggi sarai con me in Paradiso!”.
Il volto di Dio che l’uomo ha dalle origini è quello che Satana presenta ad Eva per spiegarle perché non possono mangiare i frutti dell’albero:  “Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio” (Gn 3,5), il volto di un Dio geloso, che tiene a distanza l’uomo.
Il volto del Dio di Gesù è invece il volto di un Dio che salva l’uomo!
don Davide Pavanello

Dio, Patria, Famiglia?


XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Oggi consegniamo il Vangelo ai bambini del catechismo della quinta elementare.
Questo libretto è molto importante perché contiene quello che noi dobbiamo fare per essere cristiani.
Non aspettatevi di trovare in questo libretto la via per diventare potenti, ricchi, famosi; al contrario troverete la via dell’impegno, del sacrificio e della non comprensione.
L’insegnamento di questo libretto è il contrario della triade Dio, Patria, e Famiglia. Questo è uno slogan che i più anziani hanno molto presente e che è ancora attualissimo.
Il Vangelo di questa domenica (Lc 21,5-19) ci spiega perché questa triade è contro l’insegnamento di Gesù.
Il nostro riferimento non può essere Dio perché sono proprio le sinagoghe quelle che perseguitavano i cristiani (vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni) ed è proprio il nome di Dio che si sono fatte le Crociate, che si sono messi al rogo coloro che la pensavano diversamente.
Non può essere nostro riferimento la Patria perché Patria vuol dire re (…trascinandovi davanti a re e a governatori), vuol dire potere, confini, nemici, vuol dire guerre, vuol dire distese di morti come quelle che troviamo sul Monte Grappa o sul Carso.
Non può essere nostro riferimento la Famiglia intesa come famiglia patriarcale (sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici), la famiglia del padre padrone, dove comanda il maschio più anziano, dove le donne e i figli non contano niente, dove se non si è d’accordo c’è spazio solo per il bastone.
Qual è qual è il riferimento che invece ci dà il Vangelo?
Per il Vangelo Dio è Padre (sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me Gv 6,45), un padre premuroso, attento a tutti i tuoi figli.
Per il Vangelo la patria è il Regno di Dio (da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» Mt 4,17), un  regno senza confini, aperto a tutti gli uomini di buona volontà.
Per il Vangelo alla parola famiglia va sostituita la parola fraternità (ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre Mt 12,49-50), dove uomo e donna si sostengono a vicenda, gli adulti si prendono cura dei bambini e degli anziani, dove la comunità cristiana è una comunità davvero fraterna.
don Davide Pavanello

L’amore coniugale secondo Dio


Nel matrimonio c’è la presenza di Dio – ciò che Dio ha congiunto – ma ci sono anche le le tracce, profonde ed ambigua, della presenza, e dunque del peccato, degli uomini.
Il peccato è origine di quella durezza di cuore che Gesù denuncia (Cfr Mt 19,8a) e che ci impedisce di vedere la presenza di una realtà divina nella congiunzione del maschio/uomo con la femmina/donna; nel non vedervi una realtà che viene dall’archetipo e quindi da Dio stesso, che li ha tratti dal proprio principio, fino a pervenire a ritenere tale realtà come qualcosa che l’uomo e la donna intendono gestire da soli e a proprio piacere, sganciati da quell’archetipo che li sostiene.
La durezza del cuore umano, non vede o non vuole vedere la bontà originaria della congiunzione uomo-donna né la considera partecipativa della vita e della realtà di Dio stesso. Non conosce e non ammette la bontà della relazione: né tra uomo e donna né tra loro e Dio.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Unità e fedeltà


I coniugi che vivono il loro matrimonio nell’unità generosa e con amore
fedele, sostenendosi a vicenda con la grazia del Signore e con il necessario supporto della comunità ecclesiale, rappresentano un prezioso aiuto pastorale alla Chiesa. Infatti, offrono a tutti un esempio di vero amore e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della Chiesa stessa. Davvero tanti sposi cristiani sono una predica silenziosa per tutti, una predica “feriale”
Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri.
Papa Francesco
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