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Unità e fedeltà


I coniugi che vivono il loro matrimonio nell’unità generosa e con amore
fedele, sostenendosi a vicenda con la grazia del Signore e con il necessario supporto della comunità ecclesiale, rappresentano un prezioso aiuto pastorale alla Chiesa. Infatti, offrono a tutti un esempio di vero amore e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della Chiesa stessa. Davvero tanti sposi cristiani sono una predica silenziosa per tutti, una predica “feriale”
Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri.
Papa Francesco
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Cosa c’è dopo il parto?


Nel ventre di una madre c’erano due bambini. Uno ha chiesto all’altro:
“Ci credi in una vita dopo il parto?”
L’altro ha risposto:
“È chiaro. Deve esserci qualcosa dopo il parto. Forse noi siamo qui per prepararci per quello che verrà più tardi”. “Sciocchezze”, Ha detto il primo, “non c’è vita dopo il parto. Che tipo di vita sarebbe quella?”
Il secondo ha detto:
“Io non lo so, ma ci sarà più luce di qui. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse avremo altri sensi che non possiamo capire ora”.
Il primo replicò:
“Questo è assurdo. Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca!? Ridicolo! Il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto quello di cui abbiamo bisogno. Il cordone ombelicale è molto breve. La vita dopo il parto è fuori questione”.
Il secondo ha insistito:
“Beh, io credo che ci sia qualcosa e forse diverso da quello che è qui. Forse la gente non avrà più bisogno di questo tubo fisico”.
Il primo ha contestato:
“Sciocchezze, e inoltre, se c’è davvero vita dopo il parto, allora, perché nessuno è mai tornato da lì? Il parto è la fine della vita e nel post-parto non c’è nient’altro che oscurità, silenzio e oblio. Lui non ci porterà da nessuna parte”.
“Beh, io non so”, ha detto il secondo, “ma sicuramente troveremo la mamma e lei si prenderà cura di noi”.
Il primo ha risposto:
“Mamma, tu credi davvero a mamma? Questo è ridicolo. Se la mamma c’è, allora, dov’è ora?”
Il secondo ha detto:
“Lei è intorno a noi. Siamo circondati da lei. Noi siamo in lei. È per lei che viviamo. Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere”.
Ha detto il primo:
“Beh, io non posso vederla, quindi, è logico che lei non esiste”.
Al che il secondo ha risposto:
“A volte, quando stai in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, si può notare la sua presenza e sentire la sua voce da lassù”.
Questo è il modo in cui uno scrittore ungherese ha spiegato l’esistenza di Dio.
Tratto dal profilo Facebook di Daniela Giuga

La vita eterna


La coscienza di “ciò che finisce” fa nascere nell’uomo la coscienza di “ciò che è eterno”.
L’idea è abbastanza complessa, cerchiamo di spiegarla con un esempio. Se noi siamo coscienti di cosa voglia dire “caldo” allora siamo altrettanto coscienti di cosa voglia dire il suo opposto, cioè “freddo”. D’altro canto il “caldo ed il freddo” sono due categorie così generali che ognuno di noi avrà sicuramente una consapevolezza diversa dell’”essere caldo” o dell’”essere freddo”.
Se quindi si capisce cosa si intende quando si parla della caducità delle cose e degli avvenimenti, si riesce almeno ad intuire – ognuno a modo suo – cosa sia l’eternità.
L’eterno non ha, per Guardini, connotazioni biologiche. Non siamo eterni perché trasmettiamo il DNA ai nostri figli, che anzi rappresenta “l’incremento della caducità sino all’intollerabile”.
L’eternità non è qualcosa di quantitativo, non è il “tempo infinito”; è la libertà dalla schiavitù del tempo, è l’incondizionato assoluto.
Un “mondo” senza tempo allora è l’incondizionato assoluto, è la liberazione da qualsiasi catena, è “il vedere in faccia l’Assoluto (ossia Dio)”. E’ un mondo nel quale siamo (non saremo o fummo, ma siamo, tempo presente l’unico con il diritto di esistere) quello che con il nostro libero arbitrio abbiamo deciso di essere mentre eravamo in questo mondo.
Dalle riflessioni sul libro di Romano Guardini: Le età della vita.
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Perché?


Ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Perché un bambino rimane orfano? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Molti perché non hanno una risposta umana, ma solo divina.
Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione – il Signore guarisce sempre – la guarigione e la vita.
Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr Gv 9,1-3).
Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione.
Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere.
Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.
Papa Francesco, 19 febbraio 2018

Buon Natale!

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere.
Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere.
Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza.
Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?
Associazione Spazio Genitori, Torino
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O Bambino di Betlemme,
tocca il cuore di quanti sono coinvolti
nella tratta di esseri umani,
affinché si rendano conto
della gravità di tale delitto contro l’umanità.
Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini
che vengono rapiti, feriti e uccisi
nei conflitti armati,
e a quanti vengono trasformati in soldati,
derubati della loro infanzia.
Signore del cielo e della terra,
guarda a questo nostro pianeta,
che spesso la cupidigia e l’avidità degli uomini
sfrutta in modo indiscriminato.
Papa Francesco

Quanto valgono due passeri?

Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri! (Mt 10,31)
Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti a poco più di un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo. Ma allora, è Dio che fa cadere a terra? È Dio che infrange le ali dei corti voli che sono le nostre vite, che invia la morte ed essa viene? No. Abbiamo interpretato questo passo sull’eco di certi proverbi popolari come: non si muove foglia che Dio non voglia.
Ma il Vangelo non dice questo, assicura invece che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, che nessuno cadrà fuori dalle mani di Dio, lontano dalla sua presenza. Dio sarà lì.
Nulla accade senza il Padre, è la traduzione letterale, e non di certo senza che Dio lo voglia. Infatti molte cose, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui non ne patisca l’agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche lui (Matteo 25), nessuno è crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.
Ermes Ronchi

Una storia ambiziosa e paradossale

pozza

“Una storia ambiziosa e paradossale. Introduzione al cristianesimo” vorrebbe essere un viaggio alle sorgenti della Bellezza, un sedersi stupiti all’incrocio dove il Cielo si aggancia alla Terra, dove il Dio Bambino inizia a comporre una storia paradossale per infondere nell’uomo la nostalgia della Casa, quella casa dove ci si sente al sicuro anche al buio. Ambiziosa e paradossale, quella cristiana è ancor oggi una storia dentro la quale leggere anche la nostra storia, quel lento susseguirsi di giorni dentro i quali si decide e si organizza la nostra eternità.
La Chiesa non avrà niente da dire sulla morale fino a quando coloro che ci ascoltano non avranno goduto di un barlume del piacere di Dio nella nostra esistenza.
Marco Pozza
Tutti i venerdì (20.15-21.45) c/o il Centro Parrocchiale San Vincenzo di Thiene (VI).
Marco Pozza (1979), parroco della parrocchia del carcere Due Palazzi di Padova, è uno «straccio di prete al quale Dio s’intestardisce ad accreditare simpatia, usando misericordia», come ama dire di se stesso.
Tratto da: https://www.sullastradadiemmaus.it/