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Migranti: cosa si leggerà sui libri di scuola?

Nel 1947 c’erano in Italia un milione di rifugiati italiani e stranieri, tra cui moltissimi in fuga dai campi di concentramento (su una popolazione che allora era di circa 45 milioni, quindi il 2,5%), e non ne parla nessuno.
È stato un fatto apocalittico di cui non si parla mai sui libri di storia. Poi ci sono stati gli istriani italofoni scappati dal ’47 al ’49; poi dal ’49 al ’52 le rappresaglie contro le popolazioni di origine tedesca nell’Europa dell’est, le persone scappano di nuovo in Italia. Negli anni ’70 i boat people in fuga dal Vietnam.
Ogni decennio ha visto massicci arrivi di rifugiati. Ma i libri di storia non parlano di nessuno, nemmeno degli sbarchi degli anni ’90 di albanesi, jugoslavi, ecc. perché è qualcosa di fastidioso che va cancellato.
Perdiamo memoria di queste cose perché da un lato la memoria è corta e non vogliamo ricordarci le cose brutte. Dall’altro perché la maggioranza della popolazione è contro l’immigrazione.
Ricordiamo che di recente la Cei ha fatto un’inchiesta tra i frequentatori regolari della messa: solo il 52% era a favore dei rifugiati, una percentuale bassa considerando che è uno dei pochi gruppi interessati al tema. Nella società l’attenzione è nulla. La loro memoria viene cancellata perché i profughi, per l’opinione pubblica, portano problemi.
Sono stato a Ventimiglia. Il vescovo ha concesso le chiese per ospitarli ma i fedeli sono risentiti perché non possono andare a messa. È una situazione molto complessa: noi cattolici siamo teoricamente pro-rifugiati, però ci troviamo con una parte contraria.
Matteo Sanfilippo intervistato da Patrizia Caiffa.
SIR, 16 giugno 2016.
Per leggere tutta l’intervista clicca qui!

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Narcisismo e denatalità

…Se viene meno l’interesse del passato e quello del futuro, come anche una capacità effettiva di relazioni con l’altro e il diverso, una della prime conseguenze è l’appannarsi e lo scomparire della spinta a generare.
«È interessante osservare che il venir meno della propensione alla generatività costituisce proprio un aspetto tipico del narcisista. Egli, infatti, non sente il dovere di essere grato nei confronti di chi lo ha generato e, in quanto concentrato sul presente, non sente il bisogno di proiettarsi nel futuro tramite la prole» (Cesareo).
Nella cultura occidentale, ormai prevalente, «il legame monogamico in un breve lasso di tempo storico è diventato residuale, mentre si sono diffusi i legami in serie (le coppie ricostruite) e quelli delle coppie di fatto che, in nome dell’autodeterminazione, rifiutano il riconoscimento e la testimonianza sociale.
È però il divorzio a fare della cultura dell’Occidente un unicum; le varie culture lo riconoscono come possibilità, ma nessuna di esse ne conosce una simile diffusione, tanto che potremo parlare di epidemia sociale, o di “società del divorzio”» (Cigoli – Facchin).
Cresce l’angoscia e la paura per gli anni che avanzano, non a causa del culto della giovinezza, ma a causa del culto di sé.
Vi è indifferenza se non disprezzo «nei confronti degli anziani ormai incapaci di nascondere gli anni e la loro fragilità, come pure nei confronti delle generazioni future» (Belardinelli).
L’esercizio della sessualità (“fare sesso”) diventa espressione suprema dell’emancipazione e implode nella costatazione assai comune: «in fondo non succede nulla».
La denatalità non vista e non risolta in Europa non è solo un problema sociale, ma propriamente una tragedia simbolica, il segnale dell’incapacità di una concezione forte di storia, di un mito politico propulsivo, di un progetto capace di coinvolgere gli animi e le menti in un’impresa comune.
«Il risultato complessivo di questo deficit di elaborazione simbolica è sotto gli occhi di tutti: una tonalità piatta e grigia che ottunde tutte le distinzioni di valore, genera quella sfiducia, quel senso paralizzante di impotenza nei confronti del futuro, quella depressione, che definiscono la tonalità psico-affettiva dell’europeo-tipo contemporaneo» (Vaccarini).
Lorenzo Prezzi, Settimana, n.24 2014

Filastrocca di Natale

È Natale e pur sapendo che non sono più un bambino
Io mi fermo qui a pensare a quand’ero piccolino.
C’era il senso dell’attesa e la voglia di far festa
Poi la lettera a Gesù con la solita richiesta:
un parcheggio in miniatura, qualche libro ed un trenino.
Era bello il venticinque nel silenzio scender giù
e scartare i miei regali fino a non poterne più
Questo tempo ora è un ricordo, foto nella mia memoria
Il Natale per me adesso è davvero un’altra storia:
pranzo coi miei genitori diventati curvi e anziani
del futuro son la foto i miei bimbi accanto a loro
e commuove il loro canto quando intonano un bel coro.
In mia mamma e in mio papà c’è la storia da cui vengo
nei miei quattro figli c’è il futuro a cui appartengo
e mi vedo qui sospeso tra il mio ieri e il mio domani
la mia storia è tutta dentro ai loro volti, corpi e mani
Buon Natale a tutti quanti, vorrei darvi il tempo in dono
Lo possiate voi riempire con la forza del perdono.
Chi si trova a voi vicino, intrappolato nella rabbia
Possa aprire oggi il suo cuore ed uscire dalla gabbia.
Che rinchiude molte vite e le ripiega nel rancore
con litigi per sciocchezze che distruggono l’amore.
Siamo solo di passaggio, non abbiamo un tempo eterno
illuminiamo coi colori della pace questo inverno.
Alberto Pellai

Chiesa e misericordia

Ci vengano riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano però i fatti senza sufficiente obiettività né prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa. A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo […] Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando.
Giovanni XXIII (Gaudet Mater Ecclesia, 11 ottobre 1962)
Fonte: Agenzia Zenit, 28 ottobre 2013, Verso il Sinodo sulla famiglia 2014

Una lettera dal Brasile

Cari amici,
A volte la storia ci sorprende e i fatti travolgono le riflessioni, le analisi… ma è bello e importante esserci, sentirsi parte, quando la storia succede… Più tardi riusciremo a capire meglio cosa sta avvenendo…
I primi atti pubblici contro l’aumento delle tariffe di trasporto pubblico a São Paulo e Rio della settimana passata videro scontri gravi provocati dalla truculenza della polizia. Questo ha contribuito a scatenare la reazione dei giovani di tutto il paese, che si organizzano con le reti sociali, soprattutto Facebook, e così sono nate le grandi manifestazioni che vedete alla televisione… ormai sono milioni i manifestanti… Qui a João Pessoa abbiamo fatto una manifestazione di cinque ore con 50 mila persone, cosa mai vista nella storia di questo Stato, per fortuna totalmente pacifica, con grande sollievo di Valdênia, l’Avvocata del nostro CEDHOR che stava all’erta per qualsiasi scontro tra manifestanti e polizia.
É diventato un movimento ampio di protesta contro i politici, i partiti, la corruzione il pessimo stato della scuola e della sanità, oltre ai trasporti pubblici e la sicurezza, gli sprechi per la Coppa del Mondo, ecc. Si parla molto degli episodi di vandalismo e violenza ma si tratta di piccoli gruppi di estremisti e di fatti isolati che non devono offuscare il maggior movimento di piazza da molti anni, forse il maggiore di tutta la storia del Brasile… Si stanno facendo le discussioni, le letture per tentare di capire… In ogni caso è una conferma che le cose in Brasile non sono come le vuole presentare il governo e i mass media ufficiali sul boom economico, la crescita del paese dalle mille meraviglie! C’è molto malcontento perché le contraddizioni sono enormi, molta la corruzione e la sfacciataggine dei politici, e la disuguaglianza sociale non è diminuita.
Comunque sia, nel nostro piccolo alziamo la nostra voce con questo Informativo che tra le righe delle attività del CEDHOR fa trasparire la realtà – la stessa realtà – della maggioranza della gente che continua a soffrire per l’ingiustizia e l’indecenza dei governanti. Molti di voi stanno dando un forte contributo affinché tutto questo succeda… Grazie infinite e di cuore.
Buona lettura! Vi speriamo tutti bene. Un abbraccio a tutti
Fratel Francesco D’Aiuto – Chico, Missionario Comboniano a Santa Rita (Paraiba – Brasile) e tutta l’équipe del Cedhor (Centro dei Diritti Umani Oscar Romero).
A cura del: CO. RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i Popoli Indigeni del Brasile), C. De Gasperi 20, 10129 Torino – Tel. 011-595657; 011-3859764; 335-6931882
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.giemmegi.org