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Benedetto XVI: il congedo

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.
Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.
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Politica e carità

C’è – ormai da qualche tempo tra la gente – molta sfiducia nei confronti dei partiti politici e delle prossime elezioni. Si ha la sensazione che sia impossibile un cambiamento sociale della nostra nazione, un vero rinnovamento.
Questo stato d’animo pessimistico è diffuso anche in tanti cristiani, che si sentono confusi e disorientati. 
Mi pare quindi utile ricordare quanto diceva il cardinale Carlo Maria Martini. Che scriveva: «La vita politica è la più alta tra le attività umane, quella che cerca di porre in atto le condizioni per il vero bene comune e il vero progresso di tutti». 
E Paolo VI affermava: «La politica è la più alta forma di carità». E’ utile ricordare a tutti quanto il Concilio Vaticano II, con grande forza profetica, ha detto: «Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica; essi devono essere d’esempio sviluppando in se stessi il senso, la responsabilità, e la dedizione al bene comune, così da mostrare con i fatti come possano armonizzarsi l’autorità e la libertà, l’iniziativa personale e la solidarietà di tutto il corpo sociale, la opportuna unità e la proficua diversità. Devono ammettere la legittima molteplicità e diversità di opzioni temporali e rispettare i cittadini, che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta il loro punto di vista». (Gaudium et spes n. 75)
Occorre un «sussulto di responsabilità e di speranza» da parte di tutti i credenti e laici, affinché la nostra nazione ritrovi l’indispensabile speranza per la costruzione di una società più equa e giusta per tutti.
don Mario Foradini, parroco di San Secondo, Torino 

La crisi del matrimonio

Ieri, nell’Eucaristia di apertura dei sinodo dei vescovi, il Santo Padre, commentando i brani del Vangelo e della prima Lettura, ha osservato: “Il matrimonio costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato. L’unione dell’uomo e della donna, il loro diventare ‘un’unica carne’ nella carità, nell’amore fecondo e indissolubile, è segno che parla di Dio con forza, con una eloquenza che ai nostri giorni è diventata maggiore, perché purtroppo, per diverse cause, il matrimonio, proprio nelle regioni di antica evangelizzazione, sta attraversando una crisi profonda”. E questo, secondo Benedetto XVI, “non è un caso. Il matrimonio è legato alla fede, non in senso generico. Il matrimonio, come unione d’amore fedele e indissolubile, si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino, che in Cristo ci ha amati d’amore fedele fino alla Croce”. “Oggi – ha proseguito – siamo in grado di cogliere tutta la verità di questa affermazione, per contrasto con la dolorosa realtà di tanti matrimoni che purtroppo finiscono male. C’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio. E, come la Chiesa afferma e testimonia da tempo, il matrimonio è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione”.
Agenzia SIR, 8 ottobre 2012