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Cattolici e basta

Se da una parte ci sono i cattolici “moralisti”, bravissimi a leggere nel pensiero altrui ma molto meno a fare proposte e dall’altra ci sono i cattolici “socialoni”, sempre pronti a fare sconti al grido di “tanto la Chiesa cambia”, nel mezzo – gli unici ad aver capito la complessità del momento storico e a essere in grado di fare sintesi per cercare di dare risposte alla gente, andando oltre le analisi che si rincorrono sulle difficoltà endemiche del nostro Paese – ci sono loro, i cattolici senza aggettivi.
Quelli che si spaccano la schiena ogni giorno, immischiandosi senza paura, testimoniando quell’Eucaristia che prendono ogni domenica: a scuola, nel condominio, nel quartiere, nel gruppo di mamme, in oratorio, sul posto di lavoro. Per risolvere problemi e trovare soluzioni efficaci e condivise. Sempre, rigorosamente, avendo come punto di riferimento Qualcuno che mi ama senza che io abbia fatto nulla.
Gigi De Palo
Il testo è tratto dal numero di aprile 2019 di: Noi, famiglia e vita, supplemento mensile del quotidiano Avvenire.
Trovate i numeri arretrati in formato pdf all’indirizzo: http://www.mpv.org/category/comunicazione/noi-famiglia-vita/

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Famiglia: un fatto sociale


Le istituzioni pubbliche non possono fare finta che la famiglia sia solo un fatto privato: ciò che avviene tra i coniugi e con i figli è un fatto sociale; e ogni essere umano che viene ferito negli affetti familiari, in un modo o nell’altro, diventerà un problema per tutti. Non si resti, quindi, sordi alle domande di sostegno in campo educativo, formativo e relazionale, che salgono dalle famiglie. Il cuore di ciascuna di esse è l’amore delle persone che la compongono e che, in virtù di questo amore, stringono alleanza davanti agli uomini e – per noi credenti – nel Signore.
Se non vogliamo rassegnarci al declino demografico, ripartiamo da un’attenzione reale alla natalità; prendiamoci cura delle mamme lavoratrici, imparando a riconoscere la loro funzione sociale; confrontiamoci con quanto già esiste negli altri Paesi del Continente per assumere in maniera convinta opportune misure economiche e fiscali per quei coniugi che accolgono la vita. Vanno in questa direzione diverse proposte avanzate anche dal Forum delle Associazioni Familiari.
La famiglia è il termometro più sensibile dei cambiamenti sociali: senza venir meno ai principi – visto che la famiglia non è un menù da cui scegliere ciò che si vuole – aiutiamoci a mettere a punto un pensiero sulla famiglia per questo tempo. Chi fosse sinceramente disponibile a questo passo – che è condizione per una società migliore – ci troverà sempre al suo fianco, forti come siamo di una ricca tradizione di cultura della famiglia.
Gualtiero Bassetti, presidente della CEI
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Genitori e figli: ci conosciamo davvero?


Alcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: come si chiama l’eroe di Game of Thrones? Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti goal ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga?
Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamente papà? Che cosa faceva il nonno prima della pensione? Qual è la canzone preferita di tua figlia? Il libro preferito di tua sorella? Il sogno di tuo fratello? Perché papà e mamma ti hanno chiamato così?
A queste domande, apparentemente più semplici, i componenti della famiglia danno risposte sbagliate o non sanno rispondere. I tavoli si svuotano. Ho rielaborato una pubblicità che mostra, amaramente, che sappiamo tutto di persone lontane e niente di chi ci sta accanto. Preferiamo le infinite e immaginarie emozioni delle relazioni virtuali alla gioia faticosa di quelle reali. Perché passiamo, in media, 24 ore a settimana con il telefono in mano e gli occhi sullo schermo e non abbiamo il tempo per parlare faccia a faccia o mano nella mano?
Alessandro D’Avenia
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Una nuova generazione di donne


Le donne sono, nel contesto attuale, protagoniste del cambiamento sociale: il modello casalinga-moglie-madre è in declino a tutte le età e in tutte le zone d’Italia e i percorsi femminili si caratterizzano sempre più per la scelta del lavoro retribuito come prospettiva di vita. Le trasformazioni sociali sono molteplici: il livello di preparazione scolastica sempre più alto raggiunto dalle donne è uno stimolo ad una maggiore libertà di scelta della professione; si è alzata la partecipazione al lavoro remunerato; l’economia si diversifica e offre nuove opportunità di lavoro; all’indipendenza economica mirano sempre più donne per crearsi sicurezze, anche in risposta a rapporti di coppia instabili; la famiglia non è più un’istituzione solida e non sempre i giovani aspirano a formarne una; la maternità è, in genere, programmata e vista come costo/opportunità. Tuttavia, mentre per gli uomini il lavoro rappresenta un obiettivo generalizzato e ‘normale’, le donne si trovano di fronte ad un percorso di doppia presenza, in casa, dove sono dedite alla cura dei propri familiari e all’esterno, con una occupazione formale, doppia presenza che richiede una sorta di arte dell’equilibrio nel gestire tempi e modi di impegno, segnata da stati di stress anche molto pesanti.
L’esigenza di autonomia finanziaria, di conciliazione famiglia-carriera-tempo libero contraddistingue frequentemente le donne più istruite e più giovani, tuttavia, a tutt’oggi un numero abbastanza elevato di donne, consapevole dell’importanza attribuita al ruolo familiare ricoperto e della necessità di regolare in base ad esso le scelte lavorative, si orienta verso forme di lavoro ridotte nel tempo, preferisce occupazioni saltuarie, utilizza le varie possibilità di assenza dal posto di lavoro. Inoltre, la duplice presenza femminile, in passato subita più che scelta, viene oggi interpretata come una sorta di ampliamento delle proprie potenzialità, come possibilità cui accedere responsabilmente ed attivamente. Tra le aspirazioni prioritarie risultano, sia tra casalinghe che tra donne occupate, l’essere una buona madre, il tenere unita la famiglia, l’avere una famiglia felice ed un’intesa con il partner.
Guido Lazzarini
Fonte: http://www.gruppifamiglia.it/anno2004/Lazzarini49.rtf

 

 

Il rosario per i morti


Mio nonno girava la sedia al contrario e nascondeva il viso. Così anche mio papà e gli altri uomini, forse per non cadere addormentati al caldo, dopo un giorno passato all’aria aperta. Mia zia guidava tutte le litanie in latino ritmate sul respiro. Tutti rispondevano “orapronobiss” tirando la s.
Noi nipoti eravamo sparpagliati tra gli adulti. La stufa cantava e le castagne erano già al caldo, cotte e profumate.
Prima di iniziare si nominavano i defunti dell’anno, e quelli importanti della famiglia. Mi piaceva immaginarli con i loro baffoni e le donne con il velo elegante sulla testa, come nelle foto del cimitero. Mi sentivo un po’ antico anche io, sentivo le radici.
Il buono delle castagne, le tensioni messe da parte.
E’ giusto che i nostri bambini non perdano queste occasioni.
Grazie a chi organizza e dona ai piccoli questi momenti caldi e forti, come il rosario la sera dei Santi o dei Defunti.
don Marco Gallo

Grazie, nonni!


Il 2 ottobre è la festa dei nonni: Auguri!
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I dati Istat 2013-2014 sulla condizione di vita dei pensionati in Italia confermano uno dei paradossi più drammatici del sistema Italia: secondo tali dati, infatti, la presenza di almeno un pensionato in famiglia riduce grandemente il rischio di povertà.
In pratica, pensioni nel complesso povere, ma almeno sicure, e che danno sicurezza economica alla famiglia, molto più di quanto non faccia il reddito da lavoro o le politiche familiari. Infatti, secondo l’Istat il rischio povertà tra i nuclei con pensionati è stato stimato al 16,2%, mentre per le altre famiglie senza pensionati il tale percentuale sale al 22,3%.
Anche all’interno dei nuclei familiari più vulnerabili, come quelli di genitori soli con figli, la presenza di un pensionato praticamente dimezza il rischio di povertà: un nucleo di genitore solo senza pensionati nel 35,3% è a rischio povertà (uno su tre), mentre se c’è un pensionato (o il genitore, o un altro membro), questa percentuale scende al 17,2% (uno su sei).
Davvero una triste riprova di quanto siano carenti le politiche dirette di sostegno alla famiglia e alla genitorialità nel nostro Paese, e la conferma di quanto si debba essere grati ai nonni.
Fonte: http://www.stpauls.it/newsletter/cisf/2016/gennaio/01/newscisf1_allegato2.pdf

Per tutta la vita


Oggi non siamo più abituati a qualcosa che realmente dura per tutta la vita. Se ho un lavoro, so che potrei perderlo contro la mia volontà o che potrei dover scegliere una carriera diversa. È difficile persino star dietro al mondo, in quanto tutto intorno a noi cambia, le persone vanno e vengono nelle nostre vite, le promesse vengono fatte ma spesso sono infrante o lasciate incompiute.
L’attuale contesto rende tutti prigionieri della cultura del provvisorio, dell’effimero, una cultura che aggredisce le radici stesse dei nostri processi di maturazione, della nostra crescita nella speranza e nell’amore.
Ma nell’amore non c’è il provvisorio – questo si chiama entusiasmo, incantamento – ma l’amore è definitivo, è la metà dell’arancia, tu sei la mia metà, tutto per tutta la vita.
Papa Francesco, sabato 25 agosto 2018
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