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Giornata internazionale della Famiglia


Venerdì 15 maggio ricorre la Giornata internazionale della Famiglia.
Il Forum Nazionale ha organizzato una diretta Facebook dalle ore 17,30 alle ore 19,30 condotta da Gigi De Palo, Presidente del Forum, con alcuni importanti ospiti:
Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato
Card. Gualtiero Bassetti, Presidente Conferenza Episcopale Italiana
On. Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità e per la Famiglia
Prof. Giancarlo Blangiardo, Presidente Istat
Prof. Massimo Recalcati, Psicoanalista
Sono ospiti importanti, e crediamo valga la pena seguire l’evento.
Per questo vi invitiamo a condividere questa mail con i vostri amici.
Il link da usare è per vedere o rivedere l’evento è il seguente: https://www.facebook.com/forumfamiglie/videos/1379216458936017/

Perché celebrare in casa?


Non è soltanto per l’emergenza, non è per sminuire il valore del seguire le liturgie attraverso i mass media, non è soltanto un’alternativa al non poter andare in chiesa ma è l’essere provocati da questa circostanza a scoprire il dono che è l’essere Chiesa domestica.
Là dove c’è una coppia di sposi che ha il sacramento del matrimonio è garantita la presenza di Gesù (AL 315).
Non solo, ma gli sposi in forza del dono ricevuto “sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce…di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni altro sacramento, è memoriale, attualizzazione e profezia” (FC 13).
Papa Francesco conferma ed approfondisce questo contenuto(AL 161) “la famiglia è un segno cristologico perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell’essere umano unendosi adesso nell’incarnazione, nella croce e nella resurrezione, è un segno cristologico della Pasqua perché manifesta la Pasqua di Cristo”. Da qui la gioia di poter esprimere anche in casa il mistero grande partecipato ad ogni coppia.
Nelle case dove non c’è la presenza del sacramento del matrimonio, si può e si deve egualmente poter celebrare una liturgia insieme, in forza del battesimo, e nella certezza che Gesù è presente in mezzo a loro “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Chi si trovasse solo in casa sa che c’è sempre la Comunione dei Santi, per la quale apparteniamo tutti allo stesso corpo mistico di Gesù e lui è con noi.
È solo questo che dà significato al pregare nelle case, ricordando però che la famiglia non è il punto di arrivo ma soltanto il punto di partenza per costruire attorno all’Eucarestia la famiglia grande, la comunità, il corpo di Cristo che è la Chiesa.
Progetto Mistero Grande

Settimana santa


Riceviamo dall’Ufficio Famiglia della CEI l’indicazione di alcuni sussidi per famiglie dedicate alla Settimana santa.
Sono stati realizzati da:
diocesi di Vicenza (clicca qui);
diocesi di Perugia (clicca qui);
diocesi di Nicosia (clicca qui).
Auguri per una serena e santa Pasqua del Signore.

Dove celebrare la Pasqua?


Se non potessimo celebrare la Pasqua insieme, nelle nostre chiese aperte, dovremmo in ogni caso “celebrare la Pasqua”. Ma come? E che significato assumerebbe?
La celebreremmo nelle case. Come il popolo di Israele in esilio – quando appunto era senza tempio, senza sacerdoti – ha iscritto la celebrazione della Pasqua nella ritualità familiare, così dovremmo imparare a celebrare nelle case. Lo faremmo ponendo al centro la Parola di Dio, come le Scritture del Primo Testamento si sono fissate nel tempo dell’esilio, della diaspora.
Ogni famiglia deve inventarsi uno spazio con dei segni che richiamino la fede: un cero, un crocifisso, una tovaglia particolare che viene messa sulla tavola nei momenti celebrativi… Tutto questo poi potrebbe rimanere come un’esperienza che si può sempre ripetere: possiamo celebrare la fede nelle case, nella vita quotidiana, in ogni giorno.
Antonio Torresin
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Le famiglie ci perdono sempre!


L’attuale viceministro dell’Economia, Laura Castelli, esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, sembra davvero convinto che serve “rimettere al centro il tema delle famiglie”. Non ci resta che aspettare le prossime decisioni del Governo…
Purtroppo i primi segnali di queste settimane non sono particolarmente incoraggianti: proprio il taglio del cuneo fiscale in fase di approvazione (con qualche miliardo di risorse, intervento strategico, quindi) conferma la radicale concezione individualistica e non familiare, anzi, decisamente anti-familiare, che caratterizzava anche la prima versione del bonus (governo Renzi).
Infatti l’aumento in busta paga riguarda solo il reddito individuale del lavoratore; così (siamo costretti a ripeterlo) un capofamiglia con tre figli con un reddito familiare superiore ai 40.000 euro non riceverà alcun bonus, mentre in una famiglia in cui ci sono tre lavoratori con redditi individuali di 25.000 euro (totale reddito della famiglia: 75.000!) entreranno tre bonus, di 1.200 euro ciascuno.
In sintesi: al capofamiglia con tre figli a carico e 40.500 euro di reddito: zero bonus! Nella famiglia con tre lavoratori e reddito totale di 75.000 euro: più 3.600 euro di bonus! Davvero scandaloso, anticostituzionale, iniquo (e mi fermo prima di arrivare al turpiloquio).
Francesco Belletti, direttore CISF
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Gli equilibristi della povertà


C’è un dato del Censis, tra i molti offerti quest’anno alla riflessione collettiva, che è importante sottolineare quanto più possibile: il bluff del registrato aumento dell’occupazione.
L’aumento, per la verità, sembrerebbe incontrovertibile (+321 mila occupati) e tuttavia nasconde il rafforzarsi di un processo di ulteriore impoverimento del Paese.
Vediamo perché: secondo il Censis il bilancio della recessione è di –867 mila occupati a tempo pieno e di 1,2 milioni in più a tempo parziale. Il part time involontario, fenomeno in questi giorni certificato anche dall’Istat, riguarda 2,7 milioni di lavoratori con un boom tra i giovani (+71,6% dal 2007). Inoltre dall’inizio della crisi al 2018, le retribuzioni del lavoro dipendente sono scese di oltre 1.000 euro ogni anno. Sottolinea il Censis: sono 2,9 milioni i lavoratori che guadagnano meno di 9 euro lordi l’ora.
Uno scenario sconfortante, di cui però bisogna prendere consapevolezza fino in fondo, quando si parla di “clima” sociale, quando ci si stupisce della montante rabbia diffusa stando sulle comode poltrone di un talk show e sfoggiando un’impeccabile giacca griffata: la povertà, che periodicamente viene data per abbattuta, scomparsa, sanata è invece più diffusa che mai, solo che prende forme e sembianze diverse.
Nel più recente “rapporto sulle povertà” della Caritas di Roma se ne dà conto attraverso una figura iconica: “l’equilibrista della povertà”.
Una persona per lo più giovane, ma anche giovane matura: a Roma, lo sguardo ravvicinato può giovare, ci sono 125.560 famiglie con figli minori e reddito sotto i 25 mila euro. Che può tradursi nella seguente condizione: una famiglia di 3 o 4 persone con 1.700 euro al mese. Tolti i soldi per l’affitto o il mutuo e le utenze, non c’è da stare allegri.
Gli “equilibristi” sono vestiti come tutti, vivono perfettamente inclusi, hanno un titolo di studio medio-alto, sono inseriti nelle reti lavorative e di vicinato. Ma basta una spesa imprevista, la necessità di una visita specialistica, il vecchio motorino che si rompe, per farli vacillare.
Non deve essere una bella sensazione.
Elisa Manna, Responsabile Centro studi Caritas Roma
Tratto da: Città nuova, dicembre 2019
Per l’intero rapporto Caritas clicca qui!

Famiglie: tante promesse, fatti zero


Non è mai semplice, per una famiglia, fare il bilancio di fine anno su come sono andate le cose. La vita ti sorprende sempre, e molti sono i fattori che la rendono serena o complicata: dipende dal reddito, dal lavoro, dalla salute, dal modo in cui i figli crescono… Quando poi ci si pone la domanda per le famiglie italiane nel loro complesso, la risposta è ancora più complicata, perché “a qualcuno è andata bene, ad altri meno bene, ad altri ancora decisamente male”.
Quello che però è sicuro è lo scarsissimo impatto positivo avuto dalla politica sulla vita delle famiglie nel 2019.
Francesco Belletti
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