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L’amore coniugale


L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione.
Invece l’amore è il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
Troppo poco si è fatto in campo educativo per svelare questa differenza e così si sono creati disagi nelle persone e nelle coppie. Non si è mai detto sufficientemente che l’amore non è tanto sentire delle emozioni, ma è promuovere sé stessi e l’altro, che è una realtà da costruire e da far crescere nell’ascolto, nel confronto, nell’analisi dei propri atteggiamenti, nella pulizia dei propri affetti.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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L’amore coniugale


E’ stato spedito il numero di marzo della rivista Gruppi Famiglia. Ci auguriamo che la possiate ricevere tutti entro fine mese.
Vi anticipiamo alcuni passaggi tratti dal primo degli articoli sul tema dell’amore coniugale.
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L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro. Capita però che, se le persone scambiano la fascinazione nei confronti dell’altro per un vero innamoramento, la “storia” abbia breve durata.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione. L’amore, al contrario, è la ripresa dei propri confini e dei confini dell’altro. È il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
L’istituzione matrimoniale, da quando si è diffuso l’amore romantico, è stata sempre criticata e derisa, come quando si afferma che è “tomba dell’amore”.
In realtà, più che ‘tomba dell’amore’, il matrimonio è chiamato a diventare, attraverso l’umanizzazione della sessualità che si attua al suo interno, ‘tomba dell’amore selvaggio’, dell’amore cioè che si esprime come semplice soddisfacimento degli impulsi sessuali.
L’amore fedele non è un eroismo, né una sfida, ma una paziente e tenace applicazione. Attraverso la fedeltà prende avvio quell’azione d’amore che di continuo crea l’altro come si crea un’opera. Naturalmente tutto ciò diventa comprensibile se appena si riesce a concepire l’amore non come uno stato, qual è per esempio la condizione dell’innamorato, ma come un atto che, invece di divinizzare il desiderio e la sua incontenibile brama che consuma la vita, sta alla parola data e, a partire dalla fedeltà al patto, prende a costruire scenari d’amore.
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Innamoramento e amore “per sempre”

“In Europa fino all’Ottocento c’era un altro modello di matrimonio dominante: il matrimonio era un contratto tra clan attraverso il quale si cercava di difendere il proprio status. Oggi il matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma è una libera scelta preceduta dall’innamoramento e dal fidanzamento. Spesso si pensa che l’amore di per sé possa garantire il “per sempre”, che è assoluto, ma non è così. L’innamoramento è bello, ma non sempre è perfetto. Così com’è il sentimento non è per sempre. Il passaggio dal fidanzamento al matrimonio prevede una serie di esperienze interiori e nel desiderio dell’amore devono rientrare anche la ragione e la volontà. Nel rito del matrimonio non si dice sei innamorato ma vuoi, sei deciso, coinvolgendo nel cammino la volontà e la ragione. Tutto l’uomo è coinvolto con la sua capacità, il discernimento della ragione e la volontà di dire sì, questa è la mia vita. Alle nozze di Cana il secondo vino è migliore del primo: l’amore deve crescere e maturare coinvolgendo la parrocchia, la Chiesa, gli amici, la giusta comunione di vita con gli altri, con famiglie che condividono la stessa esperienza, la stessa vita e la Fede”.
Benedetto XVI, Bresso (MI) 2 giugno 2012