Archivi tag: speranza

52ª Giornata mondiale della pace

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.
Papa Francesco
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Diritti e doveri


Mezza Italia rimpiange Sergio Marchionne e mezza Italia no, e si direbbe che chi lo rimpiange vorrebbe essere come lui, e chi non lo rimpiange ha spavento di quello che è stato.
Qualcuno lo rimpiange perché era un abruzzese con origini istriane, cresciuto in Canada, passato alla Svizzera, tornato in Italia per salvare la Fiat togliendole i vincoli dei confini, come li aveva tolti a sé. Altri non lo rimpiangono perché le frontiere e la lingua materna sono la sicurezza ideale che sfugge di mano.
Qualcuno lo rimpiange perché veniva da una famiglia umile ed è diventato un gigante con fatica, testa e forza di volontà. Altri non lo rimpiangono perché si sentono defraudati dalla vita – e dai potenti – e chiedono che gli sia restituito il maltolto.
Qualcuno lo rimpiange perché credeva nei diritti ma soprattutto nei doveri, siccome compiere il proprio dovere è il modo di garantire un diritto a chi ti sta di fronte. Altri non lo rimpiangono perché è un loro diritto aspettare che chi gli sta di fronte abbia compiuto il proprio dovere (1).
Qualcuno lo rimpiange perché sosteneva che bisogna gettarsi nella mischia, assaporare il rischio, vedere nell’opportunità non la minaccia del fallimento, ma l’unico modo di sfuggirgli. Altri non lo rimpiangono perché il rischio mette in discussione la certezza, che gli basta.
Qualcuno lo rimpiange perché sapeva che si sbaglia ogni giorno, e se ne devono pagare le conseguenze. Altri non lo rimpiangono perché ritengono di pagare le conseguenze di sbagli altrui.
Qualcuno lo rimpiange perché ha cercato di cambiare qualcosa. Altri non lo rimpiangono perché tanto non cambia mai niente.

Mattia Feltri, La Stampa 27 luglio 2018
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(1) Vedi GF98: L’epoca delle pretese

Parlare dell’ISIS ai bambini

La prima falsa credenza è quella che porta tutti noi a generalizzare il concetto che il mondo è un luogo pericoloso in cui vivere.
Un’altra falsa credenza che rischia di fare male a tutti, in particolare ai bambini, è che “tutte le persone che appartengono alla razza, alla religione o alla nazione dei terroristi sono pericolose e vogliono farci del male”.
Gli adulti hanno la responsabilità di proporre ai minori la migliore visione del mondo possibile, non basata su un’ingenua accettazione di tutto, bensì fondata su una concezione dell’uomo orientata alla dignità, alla promozione della vita e della persona, senza differenze di etnia, religione, orientamento sessuale, nazione di provenienza.
La cosa più importante è aiutare i nostri figli a non aderire alla credenza, così spesso raccontata dagli adulti di riferimento, che “il domani e il futuro fanno paura e che le cose andranno sempre peggio e saranno senza speranza”.
Il diritto alla speranza è l’unico pre-requisito che dobbiamo tutelare per e con i nostri figli. Anche quando il cuore è pesante e lo sgomento infinito, il domani per un bambino deve rappresentare uno “spazio temporale” orientato alla fiducia e alla speranza.
Alberto Pellai, Famiglia Cristiana, 23 marzo 2016
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Incontri con i fidanzati: cosa servono?

…Gli incontri devono stimolare alla verifica della nostra e della loro coerenza, non ad alcune norme, ma al messaggio di Cristo: egli è morto per noi, e noi siamo capaci di dare la nostra vita per l’altro? Siamo capaci di rinunciare a qualcosa di noi per andare verso l’altro, per far sì che la nostra coppia cresca? Questo passaggio ci costerà fatica (passione e morte), ma saremo ricompensati con una maggiore solidità di coppia, una gioia più grande (la resurrezione).
Dovremo essere capaci di testimoniare la gioia del nostro credere (Paolo VI diceva che ci vogliono più testimoni che maestri), non con parole teologiche, ma con esempi credibili di vita.
Occorre invitarli a non chiudersi all’interno della loro coppia: la società e la chiesa hanno bisogno di teste pensanti, di occhi intelligenti e di cuori attenti, di tante piccole note per comporre la sinfonia di una nuova umanità. Vivere la gioia e dare speranza dovrebbero essere l’humus dal quale far emergere la presenza di Dio. A questo dovremmo aggiungere anche lo stupore: di essere amati, malgrado i nostri limiti, di vivere in un mondo creato per noi, di camminare verso un futuro più roseo. Lui/lei è una persona meravigliosa per me ed è lì per me, insieme il futuro non ci fa paura, potremo superare difficoltà, potremo sostenerci, sorridere, gioire, dare speranza, costruire una famiglia, un mondo più a misura d’uomo…
CPM Italia
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Uno spazio per il ripensamento

Ci sono, nelle relazioni, situazioni di tale fatica in cui in l’amante dice all’amata/o: “Basta! Sparisci dalla mia vita!”.
Ma, d’altra parte, questa affermazione deve esitare almeno per un istante, perché un vero amore non sa mai cosa possa avvenire in seguito alla sua parola, sospetta che finalmente possa essere ascoltato.
Un vero amore presenta sempre il fianco a una breccia, la ferita della speranza, che si confonde con l’imprevisto e l’imprevedibile.
L’amore si condanna a non fare previsioni. Nell’amore c’è sempre un elemento di imprevedibilità, uno spazio spalancato sull’ imprevedibilità. Ecco perché, fino all’ultimo momento, deve essere pronto a ritornare sulla propria decisione.
Liberamente tratto da: Alessandro Pronzato, Giona, Gribaudi 2013

Paure e dubbi prima della convivenza!

Provate a leggere questo blog e i relativi commenti. Vi darà un buon quadro di quello che i giovani d’oggi pensano su convivenza e matrimonio. E’ un quadro che comunque dà speranza.
Franco Rosada
Vita: paure e seghe mentali prima della convivenza!.

C’è morte e morte

“Di fronte alla tante, quotidiane tragedie che riempiono le pagine di cronaca e portano in primo piano giovani vite spezzate da incidenti, malattie, violenza, è difficile condividere la scelta di Brittany Maynard di morire il 1 novembre”, dichiarano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.
“Nelle ore in cui in Iran un’altra giovane donna, Reyhaneh Jabbari, è stata impiccata per essersi difesa da uno stupro, colpisce al cuore leggere la terribile e inesorabile pianificazione della propria morte da parte di una quasi coetanea che, colpita da un male inguaribile, ha deciso di andarsene prima che la malattia abbia la meglio. Brittany e Reyhaneh: quasi coetanee, unite da un destino opposto. Chi vuol vivere e chi non lo vuole più. Entrambe consumano la loro fine sotto la ribalta mediatica, ma l’una per scelta, l’altra la subisce”.
“La ragazza statunitense chiede di esercitare il suo ‘diritto’ a una fine dignitosa, dall’altra parte dell’oceano la ragazza iraniana è stata privata due volte della sua dignità: in vita e in morte. Per entrambe un verdetto che non lascia scampo, la malattia e la condanna del tribunale, ma con un’enorme differenza nella concezione della speranza. Vorremmo auspicare che come ultimo gesto d’amore, Brittany vivesse il suo tempo fino alla fine naturale del suo cammino in Terra dedicandolo a Reyhaneh, che non ha potuto farlo”.