Archivi tag: speranza

La stanchezza della speranza


“Da un po’ di tempo a questa parte non sono poche le volte in cui pare essersi installata nelle nostre comunità una sottile specie di stanchezza, che non ha niente a che vedere con quella del Signore. E qui dobbiamo fare attenzione. Si tratta di una tentazione che potremmo chiamare la stanchezza della speranza. […] Nasce dal guardare avanti e non sapere come reagire di fronte all’intensità e all’incertezza dei cambiamenti che come società stiamo attraversando. Questi cambiamenti sembrerebbero non solo mettere in discussione le nostre modalità di espressione e di impegno, le nostre abitudini e i nostri atteggiamenti di fronte alla realtà, ma porre in dubbio, in molti casi, la praticabilità stessa della vita religiosa nel mondo di oggi.”
Per guarire la speranza, bisogna ricordare l’esortazione “dammi da bere”: è quello che chiede il Signore ed è quello che chiede a noi di dire, per tornare sempre al pozzo fondante del primo amore. Significa avere il coraggio di recuperare la parte più autentica dei carismi originari (non limitata solo alla vita religiosa, ma a tutta la Chiesa) e riconoscersi bisognosi che lo Spirito ci trasformi in donne e uomini memori di un incontro.
Papa Francesco, Panama 26 gennaio 2019
Per leggere tutto l’omelia clicca qui!

Annunci

52ª Giornata mondiale della pace

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.
Papa Francesco
Per leggere tutto il messaggio clicca qui!

Diritti e doveri


Mezza Italia rimpiange Sergio Marchionne e mezza Italia no, e si direbbe che chi lo rimpiange vorrebbe essere come lui, e chi non lo rimpiange ha spavento di quello che è stato.
Qualcuno lo rimpiange perché era un abruzzese con origini istriane, cresciuto in Canada, passato alla Svizzera, tornato in Italia per salvare la Fiat togliendole i vincoli dei confini, come li aveva tolti a sé. Altri non lo rimpiangono perché le frontiere e la lingua materna sono la sicurezza ideale che sfugge di mano.
Qualcuno lo rimpiange perché veniva da una famiglia umile ed è diventato un gigante con fatica, testa e forza di volontà. Altri non lo rimpiangono perché si sentono defraudati dalla vita – e dai potenti – e chiedono che gli sia restituito il maltolto.
Qualcuno lo rimpiange perché credeva nei diritti ma soprattutto nei doveri, siccome compiere il proprio dovere è il modo di garantire un diritto a chi ti sta di fronte. Altri non lo rimpiangono perché è un loro diritto aspettare che chi gli sta di fronte abbia compiuto il proprio dovere (1).
Qualcuno lo rimpiange perché sosteneva che bisogna gettarsi nella mischia, assaporare il rischio, vedere nell’opportunità non la minaccia del fallimento, ma l’unico modo di sfuggirgli. Altri non lo rimpiangono perché il rischio mette in discussione la certezza, che gli basta.
Qualcuno lo rimpiange perché sapeva che si sbaglia ogni giorno, e se ne devono pagare le conseguenze. Altri non lo rimpiangono perché ritengono di pagare le conseguenze di sbagli altrui.
Qualcuno lo rimpiange perché ha cercato di cambiare qualcosa. Altri non lo rimpiangono perché tanto non cambia mai niente.

Mattia Feltri, La Stampa 27 luglio 2018
——————————————————————————————-
(1) Vedi GF98: L’epoca delle pretese

Parlare dell’ISIS ai bambini

La prima falsa credenza è quella che porta tutti noi a generalizzare il concetto che il mondo è un luogo pericoloso in cui vivere.
Un’altra falsa credenza che rischia di fare male a tutti, in particolare ai bambini, è che “tutte le persone che appartengono alla razza, alla religione o alla nazione dei terroristi sono pericolose e vogliono farci del male”.
Gli adulti hanno la responsabilità di proporre ai minori la migliore visione del mondo possibile, non basata su un’ingenua accettazione di tutto, bensì fondata su una concezione dell’uomo orientata alla dignità, alla promozione della vita e della persona, senza differenze di etnia, religione, orientamento sessuale, nazione di provenienza.
La cosa più importante è aiutare i nostri figli a non aderire alla credenza, così spesso raccontata dagli adulti di riferimento, che “il domani e il futuro fanno paura e che le cose andranno sempre peggio e saranno senza speranza”.
Il diritto alla speranza è l’unico pre-requisito che dobbiamo tutelare per e con i nostri figli. Anche quando il cuore è pesante e lo sgomento infinito, il domani per un bambino deve rappresentare uno “spazio temporale” orientato alla fiducia e alla speranza.
Alberto Pellai, Famiglia Cristiana, 23 marzo 2016
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Incontri con i fidanzati: cosa servono?

…Gli incontri devono stimolare alla verifica della nostra e della loro coerenza, non ad alcune norme, ma al messaggio di Cristo: egli è morto per noi, e noi siamo capaci di dare la nostra vita per l’altro? Siamo capaci di rinunciare a qualcosa di noi per andare verso l’altro, per far sì che la nostra coppia cresca? Questo passaggio ci costerà fatica (passione e morte), ma saremo ricompensati con una maggiore solidità di coppia, una gioia più grande (la resurrezione).
Dovremo essere capaci di testimoniare la gioia del nostro credere (Paolo VI diceva che ci vogliono più testimoni che maestri), non con parole teologiche, ma con esempi credibili di vita.
Occorre invitarli a non chiudersi all’interno della loro coppia: la società e la chiesa hanno bisogno di teste pensanti, di occhi intelligenti e di cuori attenti, di tante piccole note per comporre la sinfonia di una nuova umanità. Vivere la gioia e dare speranza dovrebbero essere l’humus dal quale far emergere la presenza di Dio. A questo dovremmo aggiungere anche lo stupore: di essere amati, malgrado i nostri limiti, di vivere in un mondo creato per noi, di camminare verso un futuro più roseo. Lui/lei è una persona meravigliosa per me ed è lì per me, insieme il futuro non ci fa paura, potremo superare difficoltà, potremo sostenerci, sorridere, gioire, dare speranza, costruire una famiglia, un mondo più a misura d’uomo…
CPM Italia
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Uno spazio per il ripensamento

Ci sono, nelle relazioni, situazioni di tale fatica in cui in l’amante dice all’amata/o: “Basta! Sparisci dalla mia vita!”.
Ma, d’altra parte, questa affermazione deve esitare almeno per un istante, perché un vero amore non sa mai cosa possa avvenire in seguito alla sua parola, sospetta che finalmente possa essere ascoltato.
Un vero amore presenta sempre il fianco a una breccia, la ferita della speranza, che si confonde con l’imprevisto e l’imprevedibile.
L’amore si condanna a non fare previsioni. Nell’amore c’è sempre un elemento di imprevedibilità, uno spazio spalancato sull’ imprevedibilità. Ecco perché, fino all’ultimo momento, deve essere pronto a ritornare sulla propria decisione.
Liberamente tratto da: Alessandro Pronzato, Giona, Gribaudi 2013

Paure e dubbi prima della convivenza!

Provate a leggere questo blog e i relativi commenti. Vi darà un buon quadro di quello che i giovani d’oggi pensano su convivenza e matrimonio. E’ un quadro che comunque dà speranza.
Franco Rosada
Vita: paure e seghe mentali prima della convivenza!.