Archivi tag: amore

Che cos’è l’amore?


Un gruppo di psicologi ha posto la domanda “Cosa vuol dire amore?” A bambini dai 4 agli 8 anni. Queste le risposte:
1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni).
2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore. (Rebecca, 8 anni).
3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni).
4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni).
5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni).
6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni).
7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni).
8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni).
9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni).
10. Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni).
Fonte: https://www.facebook.com/giuseppe.donadei69

Quando la convivenza non basta


Il fenomeno consolidato delle convivenze va affrontato a livello pastorale partendo dall’accoglienza. Oggi penso sia un fatto sdoganato che l’incontro con l’altro è sempre un epifania, uno svelarsi, un’opportunità. Questi fratelli e sorelle ci aiutano a fare un esame di coscienza.
Quale narrazione abbiamo fatto del matrimonio? È vero, questo è un tempo liquido, forse gassoso, ma noi come abbiamo raccontato l’amore a questi “giovani”? Perché sembra non essere più bello dirsi “per sempre”? Che cosa li spaventa?
Forse perché dell’amore abbiamo messo in luce solo la fatica e non la gioia, forse non siamo riusciti ad affascinarli dei legami, a far loro scoprire che si è veramente liberi solo quando si appartiene “per sempre” a Qualcuno.
C’è poi il grande miracolo di molte coppie di conviventi che chiedono di sposarsi. Allora diventa interessante mettersi in ascolto di che cosa cercano nel matrimonio! Perché apparentemente hanno tutto. Potrebbero continuare nella convivenza, ma arriva un momento che non basta.
Arrivano con una domanda non banale, che va ascoltata ed evangelizzata e che può a sua volta diventare evangelizzante: abbiamo scoperto che nell’amore c’è “di più”! Io vedo in questo una grande opportunità, un “segno dei tempi”.
Fra Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Meditare oggi

La meditazione ha la capacità di far risaltare gli elementi comuni tra tutte le culture e fedi di oggi.
Che cosa rende cristiana la meditazione? In primo luogo la fede con cui si medita – un certo senso di connessione personale con Gesù. Poi la tradizione storica delle Scritture e della teologia in cui meditiamo.
Inoltre, il senso di comunità che porta a: “Quando due o tre persone pregano insieme nel mio nome, io sono lì in mezzo a loro”.  E gli altri sostegni di cui la nostra vita spirituale si nutre – altre forme di preghiera – come le scritture, i sacramenti e l’adorazione. La meditazione non sostituisce altre forme di preghiera. Al contrario rinvigorisce il loro significato.
Infine – ma anche in primo luogo – meditiamo per allontanare l’attenzione da noi stessi. Nella tradizione cristiana ciò è visto come un atto d’amore. Non sorprende quindi che la meditazione ci porti a scoprirci persone più amorevoli e questo si esprimerà in tutte le nostre relazioni, il nostro lavoro e il nostro senso di servizio soprattutto verso chi ha più bisogno.
Per saperne di più clicca qui!

Imparare ad amare


«C’è chi viene da me per omaggiare Maria – afferma Angela Volpini, mistica. C’è chi cerca le ragioni della propria esistenza. Una volta c’erano anche gli atei “massicci” che mi piacevano tanto. Adesso sono più eterei, non catalogabili. Spesso arrivano delusi da altre esperienze religiose, da altre religioni. Hanno esigenze spirituali non incarnate e questo è un grande problema di oggi. Separano la spiritualità dalla vita di tutti i giorni, dalla carnalità. Uno spiritualismo che distacca dalla vita reale, che rende egoisti, insensibili alle sofferenze. Se ti disincarni perdi la pienezza dell’amore e questo mi preoccupa davvero. Molti dicono che desiderano un mondo di amore. Ma da chi te lo aspetti questo mondo d’amore se non cominci tu ad amare nella realtà della tua vita, adesso? Tutti vogliamo essere conosciuti e amati. La difficoltà è che aspettiamo sempre che sia l’altro a cominciare… Poi ci sono i consumisti e basta, ma quelli non vengono qui».
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

L’amore coniugale secondo Dio


Nel matrimonio c’è la presenza di Dio – ciò che Dio ha congiunto – ma ci sono anche le le tracce, profonde ed ambigua, della presenza, e dunque del peccato, degli uomini.
Il peccato è origine di quella durezza di cuore che Gesù denuncia (Cfr Mt 19,8a) e che ci impedisce di vedere la presenza di una realtà divina nella congiunzione del maschio/uomo con la femmina/donna; nel non vedervi una realtà che viene dall’archetipo e quindi da Dio stesso, che li ha tratti dal proprio principio, fino a pervenire a ritenere tale realtà come qualcosa che l’uomo e la donna intendono gestire da soli e a proprio piacere, sganciati da quell’archetipo che li sostiene.
La durezza del cuore umano, non vede o non vuole vedere la bontà originaria della congiunzione uomo-donna né la considera partecipativa della vita e della realtà di Dio stesso. Non conosce e non ammette la bontà della relazione: né tra uomo e donna né tra loro e Dio.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

L’amore coniugale secondo la società

Nel giro degli ultimi cinquant’anni i matrimoni in Italia (civili e religiosi) si sono dimezzati passando da 400mila a meno della metà.
Infatti, una caratteristica del nostro tempo è la paura del definitivo e delle irreversibile. Parlare del presente e dell’impegno indissolubile incute sgomento. Essendo l’uomo un essere fallibile, come può fare scelte infallibili e indiscutibili?
Questa idea di reversibilità serpeggia trasversalmente in tutti i gruppi sociali e quindi anche nei gruppi cattolici. È un modo di pensare nuovo. Un tempo c’erano un mestiere fisso, un coniuge fisso, una religione unica, una idea precisa.
Se da un lato non dobbiamo pensare moralisticamente al disimpegno dei singoli, dall’altro dobbiamo ricordare che “un amore costruito sulla Parola del Signore è come una casa costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla”, perché nella fede, “il Signore ci rende capaci di amare come Lui ama, e ci dà una forza nuova di amare che è il Suo stesso amore” (Giordano Muraro).
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

 

L’amore coniugale


L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione.
Invece l’amore è il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
Troppo poco si è fatto in campo educativo per svelare questa differenza e così si sono creati disagi nelle persone e nelle coppie. Non si è mai detto sufficientemente che l’amore non è tanto sentire delle emozioni, ma è promuovere sé stessi e l’altro, che è una realtà da costruire e da far crescere nell’ascolto, nel confronto, nell’analisi dei propri atteggiamenti, nella pulizia dei propri affetti.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!