Archivi tag: valori

Il secolo dei nonni

Quello in cui viviamo è il secolo dei nonni, associato invece al novecento che ha visto lo sviluppo, se non addirittura la nascita, della cultura dell’infanzia. Anche se i dati a disposizione non sono univoci, per i diversi metodi e procedure di raccolta e analisi impiegati, si può calcolare, con una certa attendibilità, che la qualifica di nonno possa oggi essere attribuita a circa dodici milioni di italiani di cui ben l’ottanta per cento si occupa abitualmente di sette milioni di bambini, con un risparmio, si calcola, per le famiglie, di ventiquattro miliardi di euro l’anno. Il parametro dell’ “occuparsi abitualmente” non si riferisce solo a nonni che esercitano a tempo pieno questo compito, ma anche a chi è a “part time”, con un impegno certo intenso e quasi quotidiano che permette, però, comunque, di mantenere un significativo spazio per altre attività e interessi personali. Ma l’importanza dei nonni oggi non è solo a livello quantitativo. I nonni dell’ottanta per cento (quasi dieci milioni), rispondono ad almeno tre funzioni, oggi particolarmente importanti. La prima è quella di aiuto nell’accudimento, in un contesto in cui i genitori lavorano di più e in situazioni più disagiate e, a volte, anche di sostegno economico. La seconda è quella di far vivere una affettività e relazionalità diversa e integrativa da quella dei genitori, ma anche esercitare un ruolo educativo nelle aree della conoscenza, della moralità e dei valori. La terza è quella di rappresentare la “radice” e la “memoria” della storia famigliare, della propria e precedente loro generazione.
Gruppo Abele, progetto genitori&figli

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Perché siamo così deboli?

Dobbiamo ridare un’anima a questa società: siamo troppo deboli nei valori morali. Pensavamo di essere forti nell’economia, nella finanza e anche nella forza militare, e forse lo siamo, fino ad un certo punto.
Ma siamo deboli nei valori etici, non c’è unità e questa debolezza è sentita dai nostri avversari [NdR: i terroristi islamici]. Diventeremo forti solo se riprenderemo a camminare su strade etiche, morali, di onestà, giustizia ed equità.
Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino

Il terrorismo islamico attacca due volte la pretesa occidentale di autodeterminazione assoluta, da fuori e da dentro. Da fuori ne denuncia la natura utopica. Cari occidentali, ci dicono i terroristi, vi riportiamo sotto il controllo di quel Dio al quale pensavate di essere sfuggiti, e lo facciamo dandovi la dimostrazione somma del vostro essere umanamente limitati: con la morte. La vostra morte… ma anche la nostra di martiri, che vi diamo l’esempio di una radicale sottomissione volontaria.
Da dentro, il terrorismo denuncia il fallimento del progetto occidentale… Poveri o ricchi, emarginati o integrati, costoro hanno chiaramente ritenuto insufficiente la risposta occidentale alla loro domanda di senso e identità. Se l’utopia dell’assoluta sovranità su se stessi è fallita, paiono dirci, allora tanto vale tornar sottomessi a Dio. E farlo nella maniera più clamorosa possibile: uccidendo e morendo…
Se tutto quel che ho scritto finora ha un senso, forse la nostra reazione dovrebbe essere.. la presa d’atto che dobbiamo almeno in parte cambiare il nostro modo di essere – che, se vogliamo salvarci, dobbiamo rinunciare a qualcosa… Ma il terreno più difficile è quello teorico: dovremmo capire che l’assoluta sovranità su se stessi è una promessa che non può essere mantenuta, e che continuare a farla è autolesionistico… dovremmo riconoscere che la nostra libertà non si regge sul vuoto ma su alcuni – pochi – valori che è pericolosissimo mettere in discussione, e che bisogna essere disposti a difendere.
Giovanni Orsina, La Stampa, 22 novembre 2015
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Noi liberi e fragili, loro vitali

Guardando le immagini delle torme di bambini che marciano per settimane insieme ai loro genitori nelle condizioni più estreme, mi sono resa visivamente conto della fragilità in cui versa la nostra società che spinge ormai i suoi figli in carrozzina fino quasi alle soglie dell’eta scolare e alla stessa epoca, in sempre più casi, li disabitua all’uso del pannolino.
Sono sempre stata colpita da questo prolungamento della prima infanzia, da questa impossibilità di marcare i tempi e di crescere facendo continuamente procrastinare l’ingresso nell’età adulta. Fin dai primi istanti, i nostri piccoli vivono sotto la costante cappa di controllo degli adulti che tendono a proteggerli in maniera ossessiva da qualsiasi cosa possa turbarli o ferirli. Il frutto di tutto ciò è una generazione di bambini fragili o fin troppo sicuri, bambini già immersi nella foschia della depressione o vittime di una sovraeccitazione difficile da controllare senza l’aiuto dei farmaci.
Di questo disagio, di questo straniamento, nella nostra società prostrata davanti all’altare dell’esasperato narcisismo si parla poco, perché parlarne vorrebbe dire affrontare altri livelli di discorso, prima tra tutti quello della distruzione sistematica di tutti i valori che hanno permesso al nostro Paese – e agli altri Paesi europei – di avere radici profonde e di produrre una cultura ammirata ed esportata in tutto il mondo.
Così quest’esodo biblico – che tanto, e per tante ragioni, ci turba – appare in primo luogo come un’improvvisa e imprevista iniezione di vitalità. Questi bambini che marciano silenziosi sono abituati a sopravvivere, ad affrontare il disagio, la fatica e la morte, trovando sempre comunque la forza di andare avanti, sorretti dai loro genitori.
Susanna Tamaro, Corsera 28 settembre 2015
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Laudato sì

L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte ad un bivio. Siamo gli eredi di due secoli di enormi ondate di cambiamento: la macchina a vapore, la ferrovia, il telegrafo, l’elettricità, l’automobile, l’aereo, le industrie chimiche, la medicina moderna, l’informatica e, più recentemente, la rivoluzione digitale, la robotica, le biotecnologie e le nanotecnologie. È giusto rallegrarsi per questi progressi…
Tuttavia non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo
utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo…
Purtroppo l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza, perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza… L’uomo è nudo ed esposto di fronte al suo stesso potere che continua a crescere, senza avere gli strumenti per controllarlo.
Papa Francesco, Laudato sì, n.102-105
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Narcisismo e denatalità

…Se viene meno l’interesse del passato e quello del futuro, come anche una capacità effettiva di relazioni con l’altro e il diverso, una della prime conseguenze è l’appannarsi e lo scomparire della spinta a generare.
«È interessante osservare che il venir meno della propensione alla generatività costituisce proprio un aspetto tipico del narcisista. Egli, infatti, non sente il dovere di essere grato nei confronti di chi lo ha generato e, in quanto concentrato sul presente, non sente il bisogno di proiettarsi nel futuro tramite la prole» (Cesareo).
Nella cultura occidentale, ormai prevalente, «il legame monogamico in un breve lasso di tempo storico è diventato residuale, mentre si sono diffusi i legami in serie (le coppie ricostruite) e quelli delle coppie di fatto che, in nome dell’autodeterminazione, rifiutano il riconoscimento e la testimonianza sociale.
È però il divorzio a fare della cultura dell’Occidente un unicum; le varie culture lo riconoscono come possibilità, ma nessuna di esse ne conosce una simile diffusione, tanto che potremo parlare di epidemia sociale, o di “società del divorzio”» (Cigoli – Facchin).
Cresce l’angoscia e la paura per gli anni che avanzano, non a causa del culto della giovinezza, ma a causa del culto di sé.
Vi è indifferenza se non disprezzo «nei confronti degli anziani ormai incapaci di nascondere gli anni e la loro fragilità, come pure nei confronti delle generazioni future» (Belardinelli).
L’esercizio della sessualità (“fare sesso”) diventa espressione suprema dell’emancipazione e implode nella costatazione assai comune: «in fondo non succede nulla».
La denatalità non vista e non risolta in Europa non è solo un problema sociale, ma propriamente una tragedia simbolica, il segnale dell’incapacità di una concezione forte di storia, di un mito politico propulsivo, di un progetto capace di coinvolgere gli animi e le menti in un’impresa comune.
«Il risultato complessivo di questo deficit di elaborazione simbolica è sotto gli occhi di tutti: una tonalità piatta e grigia che ottunde tutte le distinzioni di valore, genera quella sfiducia, quel senso paralizzante di impotenza nei confronti del futuro, quella depressione, che definiscono la tonalità psico-affettiva dell’europeo-tipo contemporaneo» (Vaccarini).
Lorenzo Prezzi, Settimana, n.24 2014

Ci saremo anche noi

Il 29 marzo ci saremo anche noi in piazza Carignano a Torino per fare le “Sentinelle in piedi”.
Come Forum Famiglie Piemonte non ci piacciono le esibizioni e le prove di forza.
Desideriamo essere cristiani nella nostra vita quotidiana e i cristiani anzitutto vivono e testimoniano una realtà più grande di loro, senza grancassa. Ma questa volta è diverso.
Prima di tutto c’è lo stile che ci convince: nessun discorso, nessun comizio, nessun avversario. Solo silenzio, riflessione, presenza.
Poi c’è il contenuto: noi crediamo nella famiglia naturale, quella fondata sull’unione tra uomo e donna, crediamo che i figli abbiamo diritto ad avere come riferimento un padre e una madre, vogliamo continuare ad educare i nostri figli con questi valori. Non vogliamo che quello in cui noi crediamo, se affermato pubblicamente, diventi un’espressione di omofobia e quindi perseguibile per legge, come prevede il DDL Scalfarotto.
Paolo Frand Pol e Franco Rosada, a nome del Direttivo del Forum Famiglie Piemonte

 

Nonne e nipoti

La nonna dà ai nipoti piccole abitudini e in modi diversi sollecita a vivere valori che lei stessa vive. La fede religiosa e le piccole preghiere fanno parte di questa comunicazione.
Tale presenza ha oggi un peso molto grande: talora sono solo le nonne che parlano di religione, e i sacerdoti con le catechiste lo notano e lo considerano un’offerta importante per predisporre i piccoli ad una fede più adulta.
I genitori talora lo permettono, ma non lo fanno o non lo farebbero se le nonne non ci fossero.
La nonna poi può proteggere i nipoti dalla frenesia della nostra società che impone prematuramente troppi impegni (non eccede nel far osservare gli orari), li protegge dalla frenesia predatoria dell’avere e del possedere (insegnando ad accontentarsi, a non fare confronti con gli altri bambini, a condividere e dividere); ella, infine, può coltivare, avendo più tempo e più pazienza dei genitori, le relazioni umane (almeno insegna a salutare e a dire grazie).
Giuseppe Anfossi, tratto da: Settimana, n.40 2013