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Gente di poca fede

È un titolo suggestivo, ma bifronte, che si applica a ciò che succede nella maggioranza della popolazione. Da un lato, segnala la stanchezza religiosa che da tempo sta vivendo il cattolicesimo nel nostro paese, visto che ancor oggi molti italiani non spezzano il legame con la “casa madre” (e la tradizione) pur standosene perlopiù ai margini. Dall’altro, richiama il detto di Gesù che la fede debole è un tratto dell’umano di ogni epoca, per la difficoltà di tutti (avvertita anche dai cristiani più virtuosi) di rapportarsi a un grande messaggio religioso.
Quindi, “gente di poca fede” non è uno stigma, quanto la presa d’atto che – per molti – la modernità avanzata non ha sradicato i riferimenti religiosi, ma li ha resi più fragili e incerti. Una fragilità che si confronta giorno dopo giorno sia con la presenza dinamica di nuove fedi e culture, giunte a noi attraverso la rete e le migrazioni; sia con il diffondersi nel paese delle posizioni ateo-agnostiche.
Franco Garelli
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Mortali e peccatori


Questo cesto è un particolare di un dipinto del Caravaggio: Cena in Emmaus.
Questo cesto ha una particolarità: sporge dal tavolo, è in bilico. Il cesto di frutta è simbolo della vita intera. Qui rappresentata in bilico. Basta un nulla a far cadere quel cesto. Perché così è la vita degli umani. Sempre sospesa…
Siamo sempre in bilico, sempre in bilico tra la vita e la morte. Non abbiamo la vita nelle mani, non siamo in grado di autofondarci. Ma se davvero il Signore è Risorto allora sappiamo che il nulla, il male e la morte non sono l’ultima parola. Possiamo giocarci con fiducia la vita, guardare con fiducia il futuro. Perché Gesù Cristo è il Signore, il Vincitore…
In secondo luogo la frutta del dipinto porta i segni della caducità: la mela è bacata, le foglie dell’uva sono ingiallite, il fico è spaccato. Infatti nessuno è perfetto, siamo tutti un po’ bacati.
Ogni volta che ci sediamo a tavola dobbiamo riconoscere che nella giornata trascorsa abbiamo ceduto spesso al male: una parola mal detta, un gesto scortese, momenti di pigrizia, scelte egoiste, giudizi avventati, insincerità. Oppure a tavola troviamo persone “bacate”, che ci hanno offeso, sono state sgarbate con noi, non ci sono state vicine. La tavola diventa un’ottima occasione per riconciliarci: chiedere scusa e donare perdono. E ripartire.
Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo (TO)
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Gesù e l’adultera


Vi siete mai presi la briga di andare a guardare che cosa dice, l’antica legge, sul caso delle adultere? Dice che vanno lapidate, ma rinvia a un altro passaggio la regolamentazione di come vada eseguita la sentenza di morte. E nel diciassettesimo capitolo del Deuteronomio, Mosè prescrive che a iniziare la lapidazione debbano essere i testimoni del peccato. Almeno due. I due, almeno, testimoni del peccato, sono coloro che hanno la responsabilità e il diritto esclusivo di dare inizio alla lapidazione, poi seguiti da tutto il resto della gente. E Gesù, su questo punto, visto che insistevano, si rialza e gliela ribalta :”Voi avete letto e citato la legge di Mosè solo a metà, e allora Io vi ricordo l’altra parte. Certo! Una donna colta in adulterio andrebbe lapidata, ma la legge continua dicendo che possono iniziare la lapidazione solo i testimoni”.
Ora ci sono due modi di essere presenti a un peccato: o come testimoni o come complici. Solo chi non c’entra niente con la colpa di chi ha davanti è un testimone perché se c’entra un po’ è un complice. E la scrittura non gli dà la facoltà di iniziare la lapidazione
don Alessio Geretti, dal commento a Gv 8, 3-11
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Esiste Babbo Natale?


Il 6 dicembre la Chiesa fa memoria di San Nicola di Bari, conosciuto anche nel mondo extraecclesiale, perché a lui si rifà la figura di Babbo Natale. Ispirata dal vescovo che sempre si adoperò a donare ai più poveri beni di ogni necessità.
Ma ai bambini cosa dire? Esiste Babbo Natale?
Io dico sempre di sì ai bambini, credo sia un loro diritto credere a Babbo Natale, come sia un loro diritto conoscere Gesù e un dovere di noi adulti annunciarglielo.
Dico sempre a loro: “Sapete come mai Babbo Natale ci porta i doni? Per ricordarci del più bel dono che abbiamo ricevuto: Gesù!!!”
A Natale non è Gesù a portare i doni, perché è lui stesso dono per noi!
Quindi viva Gesù e viva Babbo Natale (Santa Claus, un vescovo che ha servito i poveri, che bel dono, che bell’esempio!)
don Luca Murdaca

Il pane che non manca mai


I due brani della XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) hanno molti punti di contatto.
Nel primo, tratto dal ciclo del profeta Eliseo (2Re 4,42-44), un uomo porta al profeta venti pani d’orzo da offrire a Jhwh, ma l’uomo di Dio decide diversamente: servono per cibare le cento persone che lo seguivano.
I pani sono pochi ma bastano per sfamare tutti, e se ne avanza.
Il secondo brano, la moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-15), è molto simile ma con una differenza di fondo: la generosità dell’offerente.
Qui non c’è nessuna offerta a Jhwh da fare, c’è una grande folla che Gesù vuole sfamare e un ragazzo, del gruppo dei discepoli, mette a disposizione ciò che ha con sé: cinque pani e due pesci.
Grazie alla sua generosità, il Maestro moltiplica il dono e sfama tutti.
Possiamo essere tentati di dire che questo è il più grande miracolo di Gesù, ma non è vero.
Il vero miracolo è quello che si rinnova ad ogni Eucarestia, con Cristo che si fa pane e bevanda per ciascuno di noi.
È questo il vero cibo che ci “nutre” e che non viene mai meno.
Sintesi dall’omelia di don Angelo Bianchi

Gesù e l’emoroissa


Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia  e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando,  udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».  I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Mc 5,25-34).
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Dopo aver sofferto dodici anni senza trovare alcuna cura, questa donna – come facciamo oggi ancora noi quando la Medicina non riesce a curarci – cerca una via alternativa. Ha sentito parlare di questo guaritore pellegrinante, che si proclama Figlio dell’uomo, e lo va a cercare.
Come fare per avvicinarlo? Sa di essere impura per la Legge, per cui sceglie una “scorciatoia”: se davvero fa miracoli basterà toccargli il mantello senza che lui se ne accorga!
E così fa. Ma succede l’imprevisto: si sente guarita dentro. Costui è davvero un guaritore! Le tremano le gambe: finalmente dopo dodici anni è risanata.
Ma il tremore diventa paura quando capisce che Gesù si è accorto di ciò che è successo: come fa a sapere che gli ho toccato il mantello? Non è solo un guaritore!
La “frittata” è fatta: gli si getta davanti tremante e impaurita e gli dice tutta la verità, confessa il suo peccato. Stando al “catechismo” ebraico dovrebbe dire: “sono una donna impura, ho peccato toccandoti”. Invece dice: “ero ammalata e non sapevo più che fare, tu eri la mia ultima risorsa anche se in cuor mio temevo che fossi uno dei tanti ciarlatani che millantano prodigi. Invece mi hai guarito senza che ti chiedessi niente! Tu sei ben più di un guaritore!”.
E solo allora Gesù risponde, confermandola nella fede.
Quando ci confessiamo, apriamo il nostro cuore, non il catechismo.
Franco Rosada

 

La passione e la pensione


A Gerusalemme, sottovoce, Cristo sceglie la passione. Satana, ad alta voce, Gli propone la pensione: “Accetta la pensione, hai lavorato troppo in vita!”
Tra passione e pensione, abita il mistero di una settimana ad alto tasso di erotismo, d’amore e di follia, di baci e d’insulti.
Nella città delle palme oscillanti nessuno ha più tempo da perdere: né loro, né Lui, tanto meno l’altro, il farabutto. L’amore può aspettare una vita, ma la passione non aspetta un secondo. L’Uomo che oggi sta in sella al puledro, preferirà morire di passione piuttosto che di noia.
don Marco Pozza
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