Archivi tag: Gesù

Costruttori di pace

Qual è «quella pace che il Signore ci ha dato e che ci fa sentire tutti fratelli (Gv 14,27)»?
Qual è la pace che Gesù ci dona, e in che cosa si differenza da quella che dà il mondo?
In questi tempi, ascoltando la parola “pace” pensiamo soprattutto a una situazione di non-guerra o di fine-guerra, uno stato di tranquillità e di benessere.
Questo – lo sappiamo – non corrisponde pienamente al senso della parola ebraica shalom, che, nel contesto biblico, ha un significato più ricco…
Pace è anche l’esperienza della misericordia, del perdono e della benevolenza di Dio, che ci rende capaci a nostra volta di esercitare misericordia, perdono, respingendo ogni forma di violenza e di oppressione.
Ecco perché la pace di Dio come dono è inseparabile dall’essere costruttori e testimoni di pace; come dice Fratelli tutti, “artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia” (n.225).
Fonte: https://www.vinonuovo.it/teologia/etica/il-principe-e-i-poeti-della-pace/

Un nuovo inizio

La convenzione dei nostri calendari ci mette nella condizione di un nuovo inizio, di un nuovo anno, di un nuovo tempo. Possiamo solo scegliere di incominciare, e di farlo con la pazienza che ci ha insegnato Gesù: egli ha passato infatti trent’anni di quotidianità per poter vivere solo tre anni di vita pubblica.
Ogni inizio ha bisogno di coraggio, ma ha bisogno anche di pazienza. Abbiamo dalla nostra parte però una cosa importante: Gesù venendo al mondo ci ha donato un punto verso cui tutta la storia si muove e si ricapitola. È questa la nostra forza: avere una meta.
don Luigi Maria Epicoco

Buon Natale del Signore!

Tu ce l’hai una stella?
Non è una domanda qualunque, questa, perché per avere una stella
devi accorgerti che esiste un cielo sopra la tua testa.
Per accorgerti di questo cielo devi imparare ad alzare lo sguardo.
Per alzare lo sguardo devi smettere di pensare che la vita è solo andare avanti,
a volte bisogna andare in alto, perché dall’alto le cose si vedono meglio.

Tu ce l’hai un viaggio?
Tutti siamo nati per andare dal qualche parte.
Non siamo nati fermi.
Ci sono strade che aspettano solo noi.
Cammini fatti a misura delle nostre scarpe.
Sappiamo, in fondo che per trovare qualcosa dentro di noi
dovevamo camminare fuori di noi, verso qualche parte.

Tu ce l’hai un bambino?
Forse sì. È tuo figlio.
O forse è quel bambino che eri tu e che non trovi più.
Bambino è attesa di vita”.
Luigi Maria Epicoco

Dio, patria, famiglia


In ogni società esistono valori sacri, principi sui quali si basano le fondamenta della collettività. Per valore sacro s’intende un ideale così im­portante da essere superiore al bene stesso dell’uomo, e per difenderlo si può arrivare a sacrificare la propria vita o a togliere quella di quanti vi si oppongono. I valori sacri, indiscutibili e non negoziabili, sui quali da sempre ci si è basati, sono Dio-Patria-Famiglia. Quel che accomuna questi tre valori è il potere: quello esercitato da Dio, attraverso l’istituzione religiosa sulle coscienze dei credenti, quello dello Stato, sulla vita delle persone e infine il potere indiscusso del capo famiglia sulla moglie e sui figli.
Poi è venuto Gesù, e ha smascherato questi valori sacri rivelandoli come ostili al disegno del Padre sull’umanità. Il Cristo, per il quale l’unico valore sacro è il bene dell’uomo, denuncerà che quel che era considerato apparentemente a favore del­l’uomo era in realtà il principale ostacolo alla realizzazione del progetto del Creatore: che ogni uomo diventi suo figlio raggiungendo la pienezza della condizione divina. Ed è proprio questo quel che allarma la società: che l’uomo raggiunga la condizione divina, diventi esso stesso Signore e, in quanto tale, pienamente libero.
Alberto Maggi
Per continuare la lettura clicca qui!
Per sentire un’altra “campana” clicca qui!

Preghiera per la pace


Cristo risorto, rimanendo in silenzio davanti a te, eleviamo questa ardente preghiera: che il fuoco delle armi cessi sulla terra d’Ucraina! Accogli nel tuo amore coloro che muoiono per la violenza e la guerra, consola le famiglie in lutto, sostieni coloro che hanno dovuto prendere la strada dell’esodo. Di fronte a una sofferenza incomprensibile, crediamo comunque che le tue parole d’amore e di pace non passeranno mai. Hai dato la tua vita sulla croce e ci hai aperto un futuro, anche oltre la morte. Perciò ti imploriamo: donaci la tua pace. Tu sei la nostra speranza.
frére Alois di Taizé, 26 febbraio 2022

Resurrezione


Già ai tempi di Gesù c’era una separazione netta tra chi credeva nella resurrezione e chi no. C’è però anche da dire che anche tra quelli che ci credono ai giorni nostri, qualcuno si è fatto un’idea sbagliata confondendo la resurrezione con una qualche forma di reincarnazione, o rivitalizzazione di un cadavere. La resurrezione è un fatto che sfugge dall’essere descritto nella sua totalità. Di certo però sappiamo che è il dono di una vita concreta, in un corpo concreto, liberato però dalla dittatura del peccato e della morte. Nessuno può spiegare questo mistero perché come tutti i misteri al massimo si può farne esperienza. Di certo però non si può comprendere nulla della resurrezione se la si concepisce come la stessa vita che c’è qui. Pensare la resurrezione con le stesse logiche di possesso e di limite con cui ci viviamo la vita qui, significherebbe non comprendere nulla della vita donata nella resurrezione.
Luigi Maria Epicoco

Che cos’è la preghiera


Potrei essere io quel “tale discepolo” del vangelo di oggi, perché anche io mi sento tormentato dal dubbio di non aver ancora compreso cosa sia la preghiera e come si preghi: “Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»”. Mi piace pensare che la prima vera preghiera che possiamo fare, e che forse dura per la maggior parte della nostra vita, è esattamente questa: “insegnaci a pregare”.
Magari la gente ci vede inginocchiati, o in un angolo raccolti e pensa “chissà quanto deve essere profonda e alta la preghiera di questo qui”, ma la verità è che la richiesta più ricorrente di chi prega per davvero è sempre la stessa: “io non so come si prega, sono qui affinché tu me lo insegni”.
Ecco perché l’unica preghiera che Gesù insegna ai discepoli inizia con la parola “Padre”. Imparare a pregare significa fare “l’esperienza del Padre”, cioè l’esperienza di non sapere semplicemente che Dio esiste ma che mi ama. E delle volte pregare significa purificare tutte le immagini di padre sbagliate che abbiamo dentro, tutte le immagini di amore sbagliato che sono strutturate dentro di noi. La preghiera è il tentativo che Gesù fa di insegnarci il “Padre”. La vera preghiera non è una cosa che facciamo noi, ma una cosa che permettiamo che Cristo faccia in noi.
Ma è una grande fatica per noi decidere di non fare nulla, di lasciare fare allo Spirito, di consegnarci a un Amore che vuole innanzitutto amarci prima ancora di domandarci di amare. Infatti solo se si è incontrato davvero un Padre che ci ama si può anche pensare di perdonare a qualcuno.
Senza l’esperienza dell’amore tutto diventa ingiustizia, tutto problema, tutto pretesa. In fondo le persone più arrabbiate con la vita lo sono fondamentalmente perché non si sentono amate. In questo senso un cristianesimo che non riparte dalla preghiera, cioè dal Padre, risulta essere solo un’insopportabile morale.
don Luigi Maria Epicoco

Religione e fede


Dovremmo davvero chiederci oggi: chi è più in grado di accogliere il vero messaggio cristiano oggi, i devoti o i lontani?
Don Battista Borsato, commentando il brano dei dieci lebbrosi guariti, scrive: “Le persone religiose saldamente legate alle tradizioni e vincolate da leggi sono, dunque, chiuse al venire di Dio? L’essere religiosi distoglie dal “credere” che significa  aprirsi alle sorprese di Dio?”. Se guardiamo il Vangelo, le persone che “si arrendono”  a Gesù sono proprio quelle meno religiose: i peccatori, i pubblicani, i samaritani, i pagani. Gesù è stato rifiutato dai Giudei, da coloro che definiremmo uomini e donne molto religiosi. Questo ci fa percepire che l’essere troppo attaccati alle norme, alle leggi, ai precetti, ci impedisce di ascoltare i nuovi appelli di Dio. Questa può essere chiaramente definita ideologia religiosa in quanto si pensa in base alle idee religiose e non in base ai fatti, alla storia. Papa Francesco ha detto che “la realtà è superiore all’idea” (E.G. 231). Le idee devono lasciarsi verificare e ampliare dai fatti. Forse non è tanto colpa della religione, ma del modo di intenderla. Se la religione ci porta a pensare e a cercare continuamente la verità è valida, se invece pretende di darci degli assoluti ci impedisce di camminare: ci chiude alla relazione con la storia, con le persone e anche con Dio.
La vera religione, che io chiamo fede, deve spingerci a non fermarci, ma a camminare alla ricerca del volto di Dio che è sempre più in là. Dovrebbe educarci non all’obbedienza al passato, ma all’obbedienza al futuro.
Toni Piccin

Amanti


Ama la donna che rompe il vaso prezioso di essenza di nardo, gesto da molti considerato uno spreco, un gesto che non evita la passione al Signore, che non cambia il corso degli eventi, ma che consente alla donna di mettere in gioco tutto quello che può, in quel momento. Ama Gesù che si lascia amare, che accetta il dono prezioso, che si lascia rivestire di carezze, lacrime e baci.

Amano i discepoli che si preparano e che preparano per celebrare la festa di Pasqua nel Cenacolo. Ama Gesù che si siede a tavola con loro, come ha sempre fatto, e che si consegna a loro, spezzato e versato come olio profumato.

Amano i discepoli che accompagnano Gesù al Getzemani, invitati a restare lì, a restare con lui, anche se si addormentano per il dolore e la tristezza. Ama Gesù che con insistenza li vuole accanto a sé, che si mostra a loro nel desiderio di non essere lasciato solo nella notte che sta per iniziare.

Ama Pietro che segue da lontano il Signore, nella penombra: c’è un legame, un affetto che lo spinge a stare lì, a cercarlo ad attenderlo nella notte; un amore che lotta per non fuggire, ma che sceglierà di rinnegare per difendere la propria vita. Ama Gesù, ancora capace di fissare il suo sguardo su Pietro alle prime luci dell’alba, risvegliate dal canto del gallo.

Ama Giuda, anche se ama un’immagine falsa di Dio e del suo Cristo, anche se ama un ideale di vittoria, anche se ama ciò che non c’è, al punto di sentirsi tradito dal Maestro che si rivela sempre più nella sua impotenza. Ama Gesù, che senza falsità lo chiama amico e si lascia baciare da lui.

Amano le donne che piangono lungo la via del Calvario, che provano dolore dispiacere per il Giusto vittima d’ingiustizia. Ama Gesù con la delicatezza capace di ricordare loro la profezia di Ezechiele, nella quale Dio farà seccare l’albero verde per far germogliare l’albero secco.

Ama Maria, discretamente presente, silenziosa, che segue ogni passo, ogni respiro, ogni gemito della Parola fatta carne in lei. Ama Gesù, che dalla croce le rivolge la parola, che le consegna una discendenza senza fine in ogni figlio che la accoglie in casa sua.

Ama il malfattore che riconosce in Gesù la capacità di essere ospitale fino alla fine. Ama Gesù che lo rassicura di avere un posto nel Suo cuore e nel Suo giardino.

Ama il centurione che si lascia stupire la modo di morire di un condannato. Amano le donne che silenziosamente preparano gli oli e attendono che passi il sabato per correre al sepolcro…

Tutti nella passione amano, chi se stesso, chi il potere, chi la prevaricazione sul debole. C’è chi ama per pietà, per compassione; c’è chi asciuga il volto del Cristo, chi cerca di alleviargli la sofferenza con l’aceto, chi lo segue fin dalla Galilea, c’è chi lo colpisce, chi lo deride, chi lo accarezza, chi lo tradisce, chi lo trafigge… tutti noi, come loro, amiamo qualcuno o qualcosa.

Francesca Balocco
Fonte: settimana news

Rimanere nella Parola



“Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-42).
Quello che dovrebbe stare a cuore ad un cristiano non è imparare a memoria qualche informazione su Gesù Cristo, ne seguire semplicemente un sistema di valori da esso derivato. La cosa più importante nell’esperienza cristiana è imparare a “rimanere”, a “dimorare” nella Parola di Gesù.
Diciamoci la verità: la mancanza di rinnovamento, di cambiamento all’interno della Chiesa e delle nostre comunità, viene certamente dalla mancata confidenza con la Parola di Dio.
Se considerassimo la Parola come un grembo, noi ci entreremmo dentro e ci lasceremmo nutrire, gestare (non gestire), da Dio. Come un grembo di madre, la Parola di Gesù poco alla volta ci nutrirebbe e ci farebbe crescere, e la prova sarebbe l’aumento esponenziale della nostra libertà.
Tornare a leggere e meditare la Parola di Dio potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento epocale per la nostra vita personale e non solo. Quanto sarebbe bello obbedire a questo Vangelo magari tirando giù dai nostri scaffali il libro della Bibbia, e tornare a riaprirlo, a leggerlo, a invocare lo Spirito Santo affinché un poco alla volta ci entriamo dentro, e impariamo a dimorarci.
Conosceremmo la Verità, ed essa ci farebbe liberi.
E poi sarebbe un buon modo per prendere sul serio l’indicazione che esiste qualcosa che ci possa davvero liberare senza clausole ingannevoli che troviamo scritte in piccolo sotto qualche offerta.
Gesù parla chiaro, e la Verità che ci annuncia, che è la Verità di un Amore liberante, ci introduce in una libertà grande che nessuna politica, nessuna cultura, nessuna mentalità del mondo possono davvero darci. Poi ci dice anche qualcosa che non è di poco conto, e cioè che la Verità esiste, nonostante lo sport più diffuso sia quello di negare la sua esistenza e lasciarsi in balia della dittatura delle opinioni.
In questo senso la Parola per un cristiano non è mai un’esperienza intellettuale ma un’esperienza esistenziale.
Luigi Maria Epicoco
Volete fare esperienza viva di lettura della Parola? Contattateci inviando una mail a: formazionefamiglia@libero.it