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L’amore coniugale secondo la società

Nel giro degli ultimi cinquant’anni i matrimoni in Italia (civili e religiosi) si sono dimezzati passando da 400mila a meno della metà.
Infatti, una caratteristica del nostro tempo è la paura del definitivo e delle irreversibile. Parlare del presente e dell’impegno indissolubile incute sgomento. Essendo l’uomo un essere fallibile, come può fare scelte infallibili e indiscutibili?
Questa idea di reversibilità serpeggia trasversalmente in tutti i gruppi sociali e quindi anche nei gruppi cattolici. È un modo di pensare nuovo. Un tempo c’erano un mestiere fisso, un coniuge fisso, una religione unica, una idea precisa.
Se da un lato non dobbiamo pensare moralisticamente al disimpegno dei singoli, dall’altro dobbiamo ricordare che “un amore costruito sulla Parola del Signore è come una casa costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla”, perché nella fede, “il Signore ci rende capaci di amare come Lui ama, e ci dà una forza nuova di amare che è il Suo stesso amore” (Giordano Muraro).
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Trasmettere la fede


Prima che studiata, la fede va trasmessa, e questo è un lavoro che tocca a voi genitori. E questo si fa a casa. Perché la fede sempre va trasmessa “in dialetto”: il dialetto della famiglia, il dialetto della casa, nel clima della casa.
Questo è il vostro compito: trasmettere la fede con l’esempio, con le parole, insegnando a fare il segno della Croce. Questo è importante. Vedete, ci sono bambini che non sanno farsi il segno della Croce. “Fai il segno della Croce”: e fanno una cosa così, che non si capisce cosa sia. Per prima cosa, insegnate loro questo.
Ma l’importante è trasmettere la fede con la vostra vita di fede: che vedano l’amore dei coniugi, che vedano la pace della casa, che vedano che Gesù è lì. E mi permetto un consiglio – scusatemi, ma io vi consiglio questo –: non litigate mai davanti ai bambini, mai. È normale che gli sposi litighino, è normale. Sarebbe strano il contrario. Fatelo, ma che loro non sentano, che loro non vedano. Voi non sapete l’angoscia che riceve un bambino quando vede litigare i genitori. Questo, mi permetto, è un consiglio che vi aiuterà a trasmettere la fede. È brutto litigare? Non sempre, ma è normale, è normale. Però che i bambini non vedano, non sentano, per l’angoscia.
Papa Francesco, 13 gennaio 2019

La conversione di Gesù

Gesù non è soltanto l’Unigenito del Padre, è anche figlio di Israele.
L’idea che Israele coltiva è che JHWH porterà tutti gli uomini a convertirsi all’ebraismo (Is 56,6-7) perché solo in Israele c’è la salvezza.
Questa idea è condivisa da Gesù che, per questo, risponde in modo così duro alle suppliche della donna cananea (Mt 15,21-28). E’ solo la fede della donna che fa cambiare idea a Gesù, lo “converte” al disegno universale di salvezza del Padre.
Qual è la morale che possiamo trarre da questo episodio?
Non è l’obbedienza alla pratica religiosa che ci salva ma solo la fede.
Se trasmettiamo ai nostri figli solo l’obbedienza alle pratiche, la nostra religiosità, ma non testimoniamo la nostra fede non stupiamoci se i nostri figli sceglieranno altre strade, non stupiamoci se le nostre chiese saranno sempre più vuote.
Don Angelo Bianchi, commento alla XX domenica del tempo ordinario (anno A), sintesi della Redazione

Cosmologia e escatologia

Quali sfide giungono alla fede da parte della scienza? Quali sfide giungono alla scienza da parte della fede? Può la scienza interpellare davvero le verità di fede avanzando delle pretese conoscitive ultime e definitive? Può essa conoscere in maniera conclusiva la realtà, tanto da porsi frontalmente in relazione alla visione teologica del mondo?
Ebbene, sono convinto che proprio il questionare intorno al futuro dell’universo sia il punto in cui sia possibile provare a dare una risposta plausibile e sensata a questi – e ad altri – interrogativi.
Nel porsi queste domande la scienza fa i conti con la propria ignoranza, perché una scienza che spiega solo il 5% di ciò che osserva non può essere dichiarata matura. Al contrario, si tratta proprio di una “scienza giovane” che deve impegnarsi ancora molto nella ricerca degli elementi fondamentali necessari per la comprensione dell’universo, della sua origine, della sua evoluzione, del suo destino.
Da parte sua, la teologia nel suo confronto con la scienza impara a formulare in maniera più accorta il suo pensiero della fine, mantenendosi a una prudente distanza dalla tentazione che nel passato l’aveva colpita, ovvero quella di trasformarsi in una sorta di reportage anticipato degli eventi finali dell’esistenza dell’uomo e della storia dell’universo, una vera e propria finestra aperta sull’aldilà e sugli eventi conclusivi del cosmo creato.
Francesco Brancato intervistato da Michela Nicolais per SIR
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Sinodo dei giovani

In vista della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si terrà nell’ottobre del 2018, la segreteria generale del Sinodo invita i giovani di tutto il mondo fra i 16 e i 29 anni a compilare un apposito questionario:
https://survey-synod2018.glauco.it/limesurvey/index.php/147718
L’iniziativa darà loro l’opportunità di farsi sentire, di esprimersi, di raccontare quello che sono e ciò che vogliono far sapere di se, partecipando così in prima persona al cammino di preparazione del Sinodo. Il questionario permetterà di raccogliere molteplici spunti forniti dai diretti interessati, al fine di raccoglierne il punto di vista e permettere una più adatta riflessione sulla proposta che la Chiesa dovrà offrire loro negli anni a venire. Le risposte dovranno essere inviate entro il 30 novembre 2017.

I giovani e la fede

giovani

Come è possibile favorire l’incontro con Dio da parte delle nuove generazioni? Su questo tema circola negli ambienti ecclesiali un diffuso pessimismo, tipico di quanti avallano l’idea che questa sia la prima generazione incredula, che non ha più antenne per la fede, che ricerca la felicità altrove rispetto alla religione; in ciò confondendo la distanza di molti giovani dalle proposte delle religioni istituite con la perdita tout court da parte di essi di qualsiasi domanda di senso.
Tuttavia le indagini più serie su questi temi presentano altri scenari. Nel loro processo di crescita molti giovani lasciano la fede e la Chiesa non tanto perché insensibili ai grandi interrogativi dell’esistenza, ma in quanto ritengono che la religione in cui sono stati formati (nel nostro caso il cattolicesimo) non sia più in grado di proporre un discorso sull’uomo, sulla natura, sulla vita sociale che sia significativo per la coscienza moderna.
Franco Garelli, Settimana news, n.53, 2016
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Narrare la fede ai genitori

I genitori che hanno figli nel periodo del completamente dell’IC si collocano di media tra i trenta e quarant’anni e vivono un momento della vita particolarmente complesso, dovendo assommare diversi ruoli contemporaneamente: di padre e madre, di marito e moglie, di figlio e figlia che comincia a doversi occupare dei genitori, di impegni lavorativi onerosi e di altri interessi sociali…
Hanno poco tempo per se stessi, sono sempre di corsa. Il catechismo dei loro figli è solo uno degli aspetti (e certo non il più importante) di un insieme di impegni molto onerosi che devono onorare. Il dialogo di due mamme al supermercato è significativo: «Ma dai, porta pazienza, tra poco fa la cresima ed è finita». E questa frase non viene da persone lontane dalla Chiesa…
Perché li mandano a catechismo? Lo fanno per il loro figli, non per se stessi. Questa presa d’atto è fondamentale, e vale per tutti, anche per coloro che hanno un vissuto di fede. Tu puoi parlare a qualunque mamma e te ne rendi immediatamente conto. Anche le più motivate non pensano affatto che questo sia un momento per loro: è per i loro figli. Per se stesse non hanno né il tempo, né la testa. E il messaggio che noi immediatamente mandiamo loro è che questo è un momento per loro, per riprendere la loro fede in mano, per un cammino su di sé proprio nel momento in cui hanno pochissimo tempo per sé. Certo, per il bene dei loro figli.
È molto importante che siamo consapevoli di questo scarto intenzionale.
Fratel Enzo Biemmi
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