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Famiglia piccola chiesa

Poche notizie pastorali in questi primi sei mesi dell’anno. Quasi tutte le attività previste sono state cancellate o rimandate a data da destinarsi.
Si è in compenso riscoperta la dimensione domestica della fede, la famiglia come “piccola Chiesa“.
Gesti che in casa non si praticavano più come inginocchiarsi, hanno ritrovato un loro spazio durante la partecipazione a distanza all’Eucarestia. Si è tornati a pregare il Rosario, una preghiera così da “vecchiette”, in occasione di momenti di ricordo e intercessione legati alla pandemia.
Con la ripresa delle celebrazioni nelle nostre chiese, tutto sta già tornando come prima, ma abbiamo scoperto che si può fare, sarebbe sufficiente avere meno “rispetto umano” nei confronti di figli e nipoti.
Franco Rosada

La preghiera


“Mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Gesù senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e allora come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina”.
Papa Francesco, Gaudete et exsultate

Perché celebrare in casa?


Non è soltanto per l’emergenza, non è per sminuire il valore del seguire le liturgie attraverso i mass media, non è soltanto un’alternativa al non poter andare in chiesa ma è l’essere provocati da questa circostanza a scoprire il dono che è l’essere Chiesa domestica.
Là dove c’è una coppia di sposi che ha il sacramento del matrimonio è garantita la presenza di Gesù (AL 315).
Non solo, ma gli sposi in forza del dono ricevuto “sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce…di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni altro sacramento, è memoriale, attualizzazione e profezia” (FC 13).
Papa Francesco conferma ed approfondisce questo contenuto(AL 161) “la famiglia è un segno cristologico perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell’essere umano unendosi adesso nell’incarnazione, nella croce e nella resurrezione, è un segno cristologico della Pasqua perché manifesta la Pasqua di Cristo”. Da qui la gioia di poter esprimere anche in casa il mistero grande partecipato ad ogni coppia.
Nelle case dove non c’è la presenza del sacramento del matrimonio, si può e si deve egualmente poter celebrare una liturgia insieme, in forza del battesimo, e nella certezza che Gesù è presente in mezzo a loro “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Chi si trovasse solo in casa sa che c’è sempre la Comunione dei Santi, per la quale apparteniamo tutti allo stesso corpo mistico di Gesù e lui è con noi.
È solo questo che dà significato al pregare nelle case, ricordando però che la famiglia non è il punto di arrivo ma soltanto il punto di partenza per costruire attorno all’Eucarestia la famiglia grande, la comunità, il corpo di Cristo che è la Chiesa.
Progetto Mistero Grande

Recitare il rosario


La recita del rosario ha per molti la caratteristica di una preghiera “a macchinetta”. Chi conduce sovente è concentrato sul computo delle orazioni della decina, per evitare di perdere od aggiungere un’Ave Maria per strada.
Chi risponde si fida e corre il rischio di distrarsi facilmente, lasciandosi cullare dalla ripetitività della preghiera.
Per questo ringraziamo Giovanni, che ci ha inviato un agile sussidio che rende la sequenza delle Ave Maria ritmata sul Mistero che si contempla nella decina.
Questo accorgimento consiste nell’introdurre una clausola variabile nel cuore della preghiera mariana (tra la prima e la seconda parte).
Non è qualcosa di nuovo, ma un accorgimento antico che va riscoperto.
Ecco il sussidio: SANTO ROSARIO CON CLAUSOLE+TITOLI+LITANIE_01

Meditare oggi

La meditazione ha la capacità di far risaltare gli elementi comuni tra tutte le culture e fedi di oggi.
Che cosa rende cristiana la meditazione? In primo luogo la fede con cui si medita – un certo senso di connessione personale con Gesù. Poi la tradizione storica delle Scritture e della teologia in cui meditiamo.
Inoltre, il senso di comunità che porta a: “Quando due o tre persone pregano insieme nel mio nome, io sono lì in mezzo a loro”.  E gli altri sostegni di cui la nostra vita spirituale si nutre – altre forme di preghiera – come le scritture, i sacramenti e l’adorazione. La meditazione non sostituisce altre forme di preghiera. Al contrario rinvigorisce il loro significato.
Infine – ma anche in primo luogo – meditiamo per allontanare l’attenzione da noi stessi. Nella tradizione cristiana ciò è visto come un atto d’amore. Non sorprende quindi che la meditazione ci porti a scoprirci persone più amorevoli e questo si esprimerà in tutte le nostre relazioni, il nostro lavoro e il nostro senso di servizio soprattutto verso chi ha più bisogno.
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La Chiesa e Satana


Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo che mira a dividere la comunità cristiana.
Il Santo Padre ci invita, alla fine della recita del Rosario, a dire due preghiere. La prima preghiera è rivolta a Maria. E’ un’invocazione molto antica. Si chiama: “Sub tuum presidium”. È una preghiera del terzo o quarto secolo, molto bella, in cui si chiede, appunto, di essere “sotto la protezione” di Maria:“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine Gloriosa e Benedetta”.
La seconda preghiera è quella tradizionale a San Michele. E’ una preghiera scritta da Leone XIII, che ci aiuta anche a pregare per la protezione della Chiesa:
“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen” .
Fonte: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/papa-francesco-pregare-rosario-ottobre-contro-diavolo.html

Shalom, pace!


Bari, incontro di preghiera per il Medio Oriente
Preghiamo uniti, per invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare. Dal corso del Nilo alla Valle del Giordano e oltre, passando per l’Oronte fino al Tigri e all’Eufrate, risuoni il grido del Salmo: «Su di te sia pace!» (122,8). Per i fratelli che soffrono e per gli amici di ogni popolo e credo, ripetiamo: Su di te sia pace! Col salmista imploriamolo in modo particolare per Gerusalemme, città santa amata da Dio e ferita dagli uomini, sulla quale ancora il Signore piange: Su di te sia pace!

Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi: uomini di buona volontà e di credo diversi che non hanno paura di parlarsi, di accogliere le ragioni altrui e di occuparsi gli uni degli altri. Solo così, avendo cura che a nessuno manchino il pane e il lavoro, la dignità e la speranza, le urla di guerra si muteranno in canti di pace.
Per fare questo è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!
Papa Francesco
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Pregare con lo smartphone

Anche in Italia, il panorama delle app legate alla preghiera e alla liturgia in generale si sta ampliando sempre di più. Il fenomeno è decisamente in crescita: ci sono applicazioni di tutti i tipi, a seconda delle esigenze e delle sensibilità. C’è il rosario, l’ufficio delle ore, il catalogo delle preghiere cristiane più note, le letture della messa quotidiana…
Inutile girarci attorno: il fatto è che i dispositivi smart che utilizziamo diventano sempre più multitasking e pervasivi in tanti frangenti della nostra vita.
Lasciamo per un attimo da parte le considerazioni antropologiche e sociologiche di questo fenomeno, trascuriamo un secondo le entusiastiche fanfare del “futuro-che-è-già-qui” e pure le tristi elegie del passato “che-le-cose-le-potevi-toccare-con-mano”. Semplicemente, le applicazioni di cui parliamo sono state create per agevolare la preghiera e per poter pregare in qualunque momento: comodità e utilità, al tempo stesso, a servizio di una dimensione centrale della fede cristiana.
Condividiamo quindi una piccolissima ricerca (decisamente non esaustiva) che abbiamo fatto nel mondo delle Catholic Apps. Ne vediamo alcune, seguendo due criteri fondamentali. Il primo è quella della gratuità: tutte le app riportate sono completamente free, dal download all’assenza di acquisti in-app. Il secondo è quello della lingua italiana.
Marco Mazzotti, Settimana news
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Abbandonarsi a Dio

 

volto-preghiera

“Padre mio mi abbandono a Te:
fa’ di me quello che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e tutte le tue creature
Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo.
Ed è per ma un’esigenza d’amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza riserve,
con infinita fiducia
perché tu sei mio Padre”.
Charles de Foucauld

La preghiera in famiglia

I vBenziostri figli non seguono ciò che voi dite, ma quello che voi siete. Un giorno portavo la comunione agli ammalati. Mentre davo Gesù a un ragazzo cerebroleso gravissimo, la mamma disse al fratellino di tre anni: “Dì le preghierine”. Lui obiettò: “Io non dico le preghierine”. Intervenni io dicendo: “Signora, Franchino non vuole dire le preghierine, vuole parlare con Gesù”, e mi raccolsi in preghiera in silenzio.
Franchino congiunse le mani e cominciò a parlare con Gesù, come poteva. Il bambino non “dice le preghierine” ma “prega”, e pregare è pensare a Dio volendogli bene, è lasciar venire in noi il buon Dio e dare spazio allo Spirito Santo che prega dentro di noi. Di tutto ciò, il bambino, il ragazzo, l’adolescente ha bisogno. Ma come un bambino impara a parlare vedendo e sentendo parlare, così impara a pregare vedendo e sentendo pregare.
Oreste Benzi
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