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La Chiesa e Satana


Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo che mira a dividere la comunità cristiana.
Il Santo Padre ci invita, alla fine della recita del Rosario, a dire due preghiere. La prima preghiera è rivolta a Maria. E’ un’invocazione molto antica. Si chiama: “Sub tuum presidium”. È una preghiera del terzo o quarto secolo, molto bella, in cui si chiede, appunto, di essere “sotto la protezione” di Maria:“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine Gloriosa e Benedetta”.
La seconda preghiera è quella tradizionale a San Michele. E’ una preghiera scritta da Leone XIII, che ci aiuta anche a pregare per la protezione della Chiesa:
“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen” .
Fonte: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/papa-francesco-pregare-rosario-ottobre-contro-diavolo.html

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Shalom, pace!


Bari, incontro di preghiera per il Medio Oriente
Preghiamo uniti, per invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare. Dal corso del Nilo alla Valle del Giordano e oltre, passando per l’Oronte fino al Tigri e all’Eufrate, risuoni il grido del Salmo: «Su di te sia pace!» (122,8). Per i fratelli che soffrono e per gli amici di ogni popolo e credo, ripetiamo: Su di te sia pace! Col salmista imploriamolo in modo particolare per Gerusalemme, città santa amata da Dio e ferita dagli uomini, sulla quale ancora il Signore piange: Su di te sia pace!

Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi: uomini di buona volontà e di credo diversi che non hanno paura di parlarsi, di accogliere le ragioni altrui e di occuparsi gli uni degli altri. Solo così, avendo cura che a nessuno manchino il pane e il lavoro, la dignità e la speranza, le urla di guerra si muteranno in canti di pace.
Per fare questo è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!
Papa Francesco
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Pregare con lo smartphone

Anche in Italia, il panorama delle app legate alla preghiera e alla liturgia in generale si sta ampliando sempre di più. Il fenomeno è decisamente in crescita: ci sono applicazioni di tutti i tipi, a seconda delle esigenze e delle sensibilità. C’è il rosario, l’ufficio delle ore, il catalogo delle preghiere cristiane più note, le letture della messa quotidiana…
Inutile girarci attorno: il fatto è che i dispositivi smart che utilizziamo diventano sempre più multitasking e pervasivi in tanti frangenti della nostra vita.
Lasciamo per un attimo da parte le considerazioni antropologiche e sociologiche di questo fenomeno, trascuriamo un secondo le entusiastiche fanfare del “futuro-che-è-già-qui” e pure le tristi elegie del passato “che-le-cose-le-potevi-toccare-con-mano”. Semplicemente, le applicazioni di cui parliamo sono state create per agevolare la preghiera e per poter pregare in qualunque momento: comodità e utilità, al tempo stesso, a servizio di una dimensione centrale della fede cristiana.
Condividiamo quindi una piccolissima ricerca (decisamente non esaustiva) che abbiamo fatto nel mondo delle Catholic Apps. Ne vediamo alcune, seguendo due criteri fondamentali. Il primo è quella della gratuità: tutte le app riportate sono completamente free, dal download all’assenza di acquisti in-app. Il secondo è quello della lingua italiana.
Marco Mazzotti, Settimana news
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Abbandonarsi a Dio

 

volto-preghiera

“Padre mio mi abbandono a Te:
fa’ di me quello che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e tutte le tue creature
Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo.
Ed è per ma un’esigenza d’amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza riserve,
con infinita fiducia
perché tu sei mio Padre”.
Charles de Foucauld

La preghiera in famiglia

I vBenziostri figli non seguono ciò che voi dite, ma quello che voi siete. Un giorno portavo la comunione agli ammalati. Mentre davo Gesù a un ragazzo cerebroleso gravissimo, la mamma disse al fratellino di tre anni: “Dì le preghierine”. Lui obiettò: “Io non dico le preghierine”. Intervenni io dicendo: “Signora, Franchino non vuole dire le preghierine, vuole parlare con Gesù”, e mi raccolsi in preghiera in silenzio.
Franchino congiunse le mani e cominciò a parlare con Gesù, come poteva. Il bambino non “dice le preghierine” ma “prega”, e pregare è pensare a Dio volendogli bene, è lasciar venire in noi il buon Dio e dare spazio allo Spirito Santo che prega dentro di noi. Di tutto ciò, il bambino, il ragazzo, l’adolescente ha bisogno. Ma come un bambino impara a parlare vedendo e sentendo parlare, così impara a pregare vedendo e sentendo pregare.
Oreste Benzi
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Lo Spirito Santo

Afferma padre Raniero Cantalamessa: “Quando la preghiera diventa fatica e lotta si scopre tutta l’importanza dello Spirito Santo per la nostra vita di preghiera. Lo Spirito diviene, allora, la forza della nostra preghiera ‘debole’, la luce della nostra preghiera spenta; in una parola, l’anima della nostra preghiera”. “Davvero – aggiunge a proposito dello Spirito – egli ‘irriga ciò che è arido’, come diciamo nella sequenza in suo onore”.
Egli afferma che “non basta perciò ricordare ogni tanto che c’è anche lo Spirito Santo; bisogna riconoscergli il ruolo di anello essenziale, sia nel cammino di uscita delle creature da Dio che in quello di ritorno delle creature a Dio”. Perché “il fossato esistente tra noi e il Gesù della storia è colmato dallo Spirito Santo. Senza di lui, tutto nella liturgia è soltanto memoria; con lui, tutto è anche presenza”.
Il frate poi ricorda che “una componente essenziale della preghiera liturgica è l’intercessione”.
La preghiera d’intercessione è “così accetta a Dio, perché è la più libera da egoismo, riflette più da vicino la gratuità divina e si accorda con la volontà di Dio, la quale vuole ‘che tutti gli uomini siano salvi’”. Laddove manca questo tipo di preghiera, il Signore “se ne lamenta”.
Di qui l’appello che il predicatore “osa dire” ai pastori e alle guide spirituali: “Quando, nella preghiera, sentite che Dio è adirato con il popolo che a voi affidato, non schieratevi subito con Dio, ma con il popolo! Così fece Mosè, fino a protestare di voler essere radiato lui stesso, con loro, dal libro della vita, e la Bibbia fa capire che questo era proprio ciò che Dio desiderava, perché egli ‘abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo’ ”.
Zenit, 19 febbraio 2016
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Lectio divina


152. Esiste una modalità concreta per ascoltare quello che il Signore vuole dirci nella sua Parola e per lasciarci trasformare dal suo Spirito. È ciò che chiamiamo “lectio divina”. Consiste nella lettura della Parola di Dio all’interno di un momento di preghiera per permetterle di illuminarci e rinnovarci.
Questa lettura orante della Bibbia non è separata dallo studio che il predicatore compie per individuare il messaggio centrale del testo; al contrario, deve partire da lì, per cercare di scoprire che cosa dice quello stesso messaggio alla sua vita. La lettura spirituale di un testo deve partire dal suo significato letterale. Altrimenti si farà facilmente dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali.
Questo, in definitiva, sarebbe utilizzare qualcosa di sacro a proprio vantaggio e trasferire tale confusione al Popolo di Dio. Non bisogna mai dimenticare che a volte «anche Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14).
153. Alla presenza di Dio, in una lettura calma del testo, è bene domandare, per esempio: «Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? Perché questo non mi interessa?», oppure: «Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perché mi attrae?».
Quando si cerca di ascoltare il Signore è normale avere tentazioni. Una di esse è semplicemente sentirsi infastidito o oppresso, e chiudersi; altra tentazione molto comune è iniziare a pensare quello che il testo dice agli altri, per evitare di applicarlo alla propria vita. Accade anche che uno inizia a cercare scuse che gli permettano di annacquare il messaggio specifico di un testo.
Altre volte riteniamo che Dio esiga da noi una decisione troppo grande, che non siamo ancora in condizione di prendere. Questo porta molte persone a perdere la gioia dell’incontro con la Parola, ma questo vorrebbe dire dimenticare che nessuno è più paziente di Dio Padre, che nessuno comprende e sa aspettare come Lui.
Egli invita sempre a fare un passo in più, ma non esige una risposta completa se ancora non abbiamo percorso il cammino che la rende possibile. Semplicemente desidera che guardiamo con sincerità alla nostra esistenza e la presentiamo senza finzioni ai suoi occhi, che siamo disposti a continuare a crescere, e che domandiamo a Lui ciò che ancora non riusciamo ad ottenere.
Papa Francesco, Evangelii gaudium