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Lectio divina


Nei documenti che hanno preparato ed accompagnato il Sinodo si è parlato di diversi metodi per accostare con frutto e nella fede le sacre Scritture. Tuttavia l’attenzione maggiore è stata data alla lectiodivina, che è davvero «capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente». Vorrei qui richiamare brevemente i suoi passi fondamentali: essa si apre con la lettura (lectio) del testo, che provoca la domanda circa una conoscenza autentica del suo contenuto: che cosa dice il testo biblico in sé? Senza questo momento si rischia che il testo diventi solo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri. Segue, poi, la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Qui ciascuno personalmente, ma anche come realtà comunitaria, deve lasciarsi toccare e mettere in discussione, poiché non si tratta di considerare parole pronunciate nel passato, ma nel presente. Si giunge successivamente al momento della preghiera (oratio) che suppone la domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola? La preghiera come richiesta, intercessione, ringraziamento e lode, è il primo modo con cui la Parola ci cambia. Infine, la lectio divina si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?
Benedetto XVI, Verbum Domini, n.87
Volete fare esperienza viva di lectio? Contattateci inviando una mail a: formazionefamiglia@libero.it

Chi vuole imparare a fare la lectio con noi?

Carissime e carissimi,
Siamo Noris e Franco Rosada, da un anno responsabili del collegamento tra Gruppi Famiglia, ma da molti anni responsabili della rivista che porta lo stesso nome.
Per provare a tenere fede all’impegno che ci è stato affidato, siamo contattando, da inizio settembre, un certo numero di coppie sparse per l’Italia che sostengono la rivista Gruppi Famiglia.
Vorremo incontravi di persona tutti, ma in tempo di coronavirus, ciò non è possibile. Allora abbiamo organizzato dei collegamenti via Zoom.
In queste occasioni abbiamo parlato dei gruppi, alcuni operativi e altri meno, e abbiamo provato a verificare cosa si potrebbe fare anche se non ci si può incontrare in presenza.
Una proposta che ha trovato una buona accoglienza è stata quella di fare insieme una lectio. In molti gruppi, infatti, si sa cos’è la lectio ma non c’è mai stata l’occasione di sperimentala dal vivo.
Non è facile rendere fruttuoso l’incontro con la Parola di Dio ed è per questo proviamo a spiegarvela cercando di essere il più semplici possibile.
Prendiamo un brano del Vangelo, per esempio quello che la liturgia ci propone nel lezionario feriale.
Oggi, 22 settembre, ci viene proposto un brano di Luca (8,19-21).
“In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa  della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica»”.
Dovendo fare una riflessione su questo brano a noi, come pensiamo a voi, ciò che ci viene in mente subito è il valore della fede in Gesù, che va oltre i legami familiari. Da qui può poi nascere una preghiera in cui, per esempio, come sposi ringraziamo il Signore per averci fatto condividere la stessa fede ed avere educato in essa i nostri figli (sui risultati è un altro discorso!).
Non crediamo che questo sia difficile da fare.

È tutta qui la lectio?
Sì e no.
Quello che non abbiamo detto è che, prima di arrivare alla riflessione serve rimuginare, un po’ come fanno le mucche, la Parola sminuzzandola come se fosse cibo da digerire.
Allora, invece di arrivare subito alla conclusione, è necessario procedere versetto per versetto, anzi, parola per parola.
Vi può sembrare strano? Di certo non ci siamo abituati, ma proviamo lo stesso.
“Andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli”.
A noi viene spontanea una domanda: che ci vanno a fare da Gesù? E poi: Gesù ha dei fratelli?
Risposte difficili. Ne parliamo alla fine ma adesso andiamo avanti.
“Non potevano avvicinarlo a causa della folla”. È strano: sono suoi parenti eppure…
C’è qualcosa tra loro e Gesù: la folla, ma potrebbero anche essere i nostri pregiudizi verso di lui.
In questo caso, da parte dei parenti, il fatto che lui si comporti in modo sconveniente, che getta discredito sul clan familiare con i suo comportamenti bizzarri.
“Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori”: qui la situazione si chiarisce. C’è chi è dentro (potrebbe essere un cortile, una casa) e chi sta fuori. È come se fossero fuori dal giro; meglio: non appartengono agli amici di Gesù, sono parenti nel sangue ma c’è estraneità nello Spirito.
“Mia madre e miei fratelli sono questi”. I veri legami, le vere amicizie non badano al sangue ma ai valori che si condividono.
“Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. Questi sono i veri amici di Gesù.
Ma attenzione: ascoltare la Parola, come facciamo ad ogni Eucaristia, è una buona cosa ma per essere suoi amici dobbiamo metterla in pratica.
Se vi ricordate quanto detto all’inizio su questo brano, ora la prospettiva è un po’ cambiata: non basta avere fede in Gesù, bisogna mettere in pratica il suo Vangelo e allora la preghiera da ringraziamento diventa richiesta di conversione.

Tornando alle risposte difficili che non abbiamo dato subito scopriamo ora che non sono così fondamentali. Se desideriamo avere una risposta è sufficiente cercare su Google la frase “andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli”.
Scopriremo che il testo paralleo di Marco, più semplice, è più chiaro di quello di Luca perché recita così: “Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare”.
Troveremo poi, scorrendo, anche diversi commenti interessanti.
Questo è quello che abbiamo trovato sul sito di Bose: “Non che i familiari di Gesù non lo amino, al contrario: gli sono anche troppo legati. Si inquietano, sono preoccupati per lui. Ma lo considerano un instabile, un ossessionato, uno che agisce in maniera stravagante o pericolosa, talmente il suo comportamento eccede i parametri familiari. “E viene a casa e di nuovo si riunisce la folla, così che non potevano neppure mangiare pane. E i suoi, avendo udito ciò, uscirono per impadronirsi di lui, perché dicevano: È fuori di sé” (Mc 3,20-21).
Internet può dare risposta a molti interrogativi ma, di fronte alla Parola, la vera risposta deve venire dal cuore.

Se ci avete seguito letto fino a questo punto sappiate che noi siamo disponibili a guidarvi nell’esperienza della lectio. La mail per contattarci è formazionefamiglia@libero.it

Per chi non ha potuto esserci…

Carissime/i,
Vi proponiamo il video dell’incontro di preghiera del 19 settembre.
Non eravamo in molti ma ben assortiti.
Eravamo collegati da Torino, Pinerolo, Airasca, Vigone, e poi da Alba (CN), Romentino ((NO), Finale Ligure (SV), Scandicci (FI), Carpi (MO), Venezia,  e in provincia di Treviso da Vallà, Vedelago, Castello di Godego, Trevignano, …
Grazie a tutti per la vostra presenza e per le vostre testimonianze.
Noris e Franco Rosada
coppia responsabile del Collegamento

Insieme in preghiera


Carissime/i,
Confidiamo di trovarvi tutti in salute nonostante la pandemia in corso.
Proprio a causa di essa gli incontri di collegamento regionale
programmati nello scorso mese di marzo non hanno potuto avere luogo.
Adesso, alla ripresa dell’anno pastorale, volevamo comunque incontraci,
seppure in via telematica, per un momento di preghiera.
L’appuntamento è per sabato prossimo 19 settembre alle ore 21 sulla
piattaforma Zoom.
Questo è il link che va usato per collegarsi:
https://us02web.zoom.us/j/86340198620
Se avrete problemi di connessione ci potete contattare al 338 147 4856
Trovate in allegato una traccia della serata che sarà dedicata alla
fratellanza.
Contando di poterci incontrare, seppure virtualmente, un caro saluto,
Noris e Franco Rosada
coppia responsabile del Collegamento

Famiglia piccola chiesa

Poche notizie pastorali in questi primi sei mesi dell’anno. Quasi tutte le attività previste sono state cancellate o rimandate a data da destinarsi.
Si è in compenso riscoperta la dimensione domestica della fede, la famiglia come “piccola Chiesa“.
Gesti che in casa non si praticavano più come inginocchiarsi, hanno ritrovato un loro spazio durante la partecipazione a distanza all’Eucarestia. Si è tornati a pregare il Rosario, una preghiera così da “vecchiette”, in occasione di momenti di ricordo e intercessione legati alla pandemia.
Con la ripresa delle celebrazioni nelle nostre chiese, tutto sta già tornando come prima, ma abbiamo scoperto che si può fare, sarebbe sufficiente avere meno “rispetto umano” nei confronti di figli e nipoti.
Franco Rosada

La preghiera


“Mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Gesù senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e allora come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina”.
Papa Francesco, Gaudete et exsultate

Perché celebrare in casa?


Non è soltanto per l’emergenza, non è per sminuire il valore del seguire le liturgie attraverso i mass media, non è soltanto un’alternativa al non poter andare in chiesa ma è l’essere provocati da questa circostanza a scoprire il dono che è l’essere Chiesa domestica.
Là dove c’è una coppia di sposi che ha il sacramento del matrimonio è garantita la presenza di Gesù (AL 315).
Non solo, ma gli sposi in forza del dono ricevuto “sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce…di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni altro sacramento, è memoriale, attualizzazione e profezia” (FC 13).
Papa Francesco conferma ed approfondisce questo contenuto(AL 161) “la famiglia è un segno cristologico perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell’essere umano unendosi adesso nell’incarnazione, nella croce e nella resurrezione, è un segno cristologico della Pasqua perché manifesta la Pasqua di Cristo”. Da qui la gioia di poter esprimere anche in casa il mistero grande partecipato ad ogni coppia.
Nelle case dove non c’è la presenza del sacramento del matrimonio, si può e si deve egualmente poter celebrare una liturgia insieme, in forza del battesimo, e nella certezza che Gesù è presente in mezzo a loro “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Chi si trovasse solo in casa sa che c’è sempre la Comunione dei Santi, per la quale apparteniamo tutti allo stesso corpo mistico di Gesù e lui è con noi.
È solo questo che dà significato al pregare nelle case, ricordando però che la famiglia non è il punto di arrivo ma soltanto il punto di partenza per costruire attorno all’Eucarestia la famiglia grande, la comunità, il corpo di Cristo che è la Chiesa.
Progetto Mistero Grande

Recitare il rosario


La recita del rosario ha per molti la caratteristica di una preghiera “a macchinetta”. Chi conduce sovente è concentrato sul computo delle orazioni della decina, per evitare di perdere od aggiungere un’Ave Maria per strada.
Chi risponde si fida e corre il rischio di distrarsi facilmente, lasciandosi cullare dalla ripetitività della preghiera.
Per questo ringraziamo Giovanni, che ci ha inviato un agile sussidio che rende la sequenza delle Ave Maria ritmata sul Mistero che si contempla nella decina.
Questo accorgimento consiste nell’introdurre una clausola variabile nel cuore della preghiera mariana (tra la prima e la seconda parte).
Non è qualcosa di nuovo, ma un accorgimento antico che va riscoperto.
Ecco il sussidio: SANTO ROSARIO CON CLAUSOLE+TITOLI+LITANIE_01

Meditare oggi

La meditazione ha la capacità di far risaltare gli elementi comuni tra tutte le culture e fedi di oggi.
Che cosa rende cristiana la meditazione? In primo luogo la fede con cui si medita – un certo senso di connessione personale con Gesù. Poi la tradizione storica delle Scritture e della teologia in cui meditiamo.
Inoltre, il senso di comunità che porta a: “Quando due o tre persone pregano insieme nel mio nome, io sono lì in mezzo a loro”.  E gli altri sostegni di cui la nostra vita spirituale si nutre – altre forme di preghiera – come le scritture, i sacramenti e l’adorazione. La meditazione non sostituisce altre forme di preghiera. Al contrario rinvigorisce il loro significato.
Infine – ma anche in primo luogo – meditiamo per allontanare l’attenzione da noi stessi. Nella tradizione cristiana ciò è visto come un atto d’amore. Non sorprende quindi che la meditazione ci porti a scoprirci persone più amorevoli e questo si esprimerà in tutte le nostre relazioni, il nostro lavoro e il nostro senso di servizio soprattutto verso chi ha più bisogno.
Per saperne di più clicca qui!

La Chiesa e Satana


Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo che mira a dividere la comunità cristiana.
Il Santo Padre ci invita, alla fine della recita del Rosario, a dire due preghiere. La prima preghiera è rivolta a Maria. E’ un’invocazione molto antica. Si chiama: “Sub tuum presidium”. È una preghiera del terzo o quarto secolo, molto bella, in cui si chiede, appunto, di essere “sotto la protezione” di Maria:“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine Gloriosa e Benedetta”.
La seconda preghiera è quella tradizionale a San Michele. E’ una preghiera scritta da Leone XIII, che ci aiuta anche a pregare per la protezione della Chiesa:
“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen” .
Fonte: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/papa-francesco-pregare-rosario-ottobre-contro-diavolo.html