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L’investimento per il futuro


La priorità alla quale dovremmo dedicare il massimo degli sforzi e delle risorse sono i bambini, i giovani e le loro famiglie, il loro benessere la loro educazione, la formazione delle loro capacità di viaggiare il mondo e la storia. Sono loro la nostra infrastruttura più importante.
Uno studio appena pubblicato dall’Università di Harvard emerge è che le politiche più efficaci risultano essere quelle rivolte ai beneficiari più giovani: i bambini, i ragazzi e le famiglie con figli piccoli. Gli interventi per combattere il disagio, l’isolamento sociale, la ghettizzazione, la mancanza di occasioni di socializzazione e la povertà educativa dei giovani e delle loro famiglie hanno un effetto diretto sul cosiddetto capitale umano non-cognitivo.
Mentre il capitale umano cognitivo è dato dalle competenze e dalle conoscenze che si possono acquisire durante un percorso scolastico, il capitale non-cognitivo ha a che fare con il “carattere”, con la perseveranza, la capacità di pianificazione, la determinazione a resistere alle gratificazioni immediate e con la capacità di auto-controllo. Questi sono quei fattori che ci servono ad imparare. A parità di percorso scolastico, infatti, una dotazione più elevata di capitale umano non-cognitivo, porta a risultati migliori.
La questione cruciale diventa, allora, come e soprattutto quando si acquisisce tale capitale. Si acquisisce attraverso la socializzazione, la possibilità di esercitare autocontrollo e di “formarsi il carattere”, si sarebbe detto un tempo. Ma la vera questione è il quando. Tutti gli studi concordano nel sostenere che buona parte di queste capacità si sviluppano molto precocemente, nei primi anni di età, prima di entrare a scuola. Questo significa che, in presenza di dotazioni differenti di capitale umano non-cognitivo, la scuola non fa altro che esacerbare le differenze rispetto alle condizioni di partenza: i fortunati diventano sempre più bravi, gli sfortunati, quelli che si portano dietro la zavorra dello svantaggio iniziale, invece perdono sempre più terreno.
Vittorio Pelligra
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Per approfondire: Educare da 0 a sei anni

Bambini e cellulare

All’età di 4-10 anni il 12% dei minori è già in possesso di un cellulare, percentuale che aumenta all’86,4% se si considera la fascia 11-17enni.
In questo contesto si inserisce “Il mio telefono”, il primo manuale per genitori e insegnanti realizzato da “Parole O_Stili”, il progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, che accompagnerà i più piccoli al loro primo approccio con lo smartphone.
Le 30 pagine spiegano i 10 principi del “Manifesto della comunicazione non ostile” con “un linguaggio semplice e immediato, alternando suggerimenti e consigli sul corretto utilizzo dello strumento e di Internet, con esercizi pratici per allenare subito la propria relazione con il mezzo: dal ruolo delle emoji al potere virale della rete, dalle conseguenze dell’hate speech al significato di cyberbullismo, dal meccanismo delle fake news alla pericolosità dei troll”.
Lo potere acquistare qui!

La Bibbia è anche un gioco!


Sempre più precocemente i giovani sono attirati da smartphone e tablet per giocare e interagire. Quindi perché non sfruttare questo potente mezzo per iniziare a far conoscere la Parola di Dio ai bambini? L’app “Bibbia per ragazzi”, propone avventure interattive per esplorare i grandi racconti biblici.
L’app, scaricabile gratuitamente, contiene animazioni, illustrazioni vivaci, attività e giochi adatti ai bambini, che hanno così la possibilità di ricordare meglio quello che vedono e imparano.
Un’occasione per mettere in relazione i più giovani con la Parola di Dio e fargli scoprire cosa significa credere e seguire Gesù.
Per scaricare l’App clicca qui!

Il Coronavirus spiegato ai bambini

Un simpatico video per i nostri figli e nipoti, che spiega bene cosa sta succedendo e cosa i bambini possono fare!

Lezioni sul sofà


C’è in giro un virus che si chiama Corona. Le scuole sono chiuse. In giro consigliano di non andare. Come fare a scacciare la noia? Ci pensiamo noi scrittrici e scrittori italiani: facciamo noi lezione! Sulle cose più diverse, su quelle che ci piacciono, su quelle che vi piacciono, su quelle che non conoscevate, e su quelle che amate. Sono lezioni a casa, sono lezioni sul sofà.
Con Andrea Valente ho pensato di radunare un gruppo di amici, autrici e autori che stimo, intorno a un progetto sperimentale: le lezioni sul sofà, per tutti quei ragazzi (e sono centinaia di migliaia) costretti a casa perché le scuole son chiuse, causa Coronavirus.
Non lasceremo soli i nostri ragazzi in balia dei compiti e dei malefici videogame!! Così le lezioni le facciamo noi.
Se volete leggere, ascoltare, guardare, colorare, il sito è www.lezionisulsofa.it

Che cos’è l’amore?


Un gruppo di psicologi ha posto la domanda “Cosa vuol dire amore?” A bambini dai 4 agli 8 anni. Queste le risposte:
1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni).
2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore. (Rebecca, 8 anni).
3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni).
4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni).
5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni).
6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni).
7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni).
8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni).
9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni).
10. Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni).
Fonte: https://www.facebook.com/giuseppe.donadei69

Sempre meno bambini!


E così, anche quest’anno l’ISTAT ci segnala che nel 2018 sono nati 449mila bambini; novemila nati in meno rispetto al 2017, che pure era già “anno record” (negativo!) per la natalità. Diminuiscono sia i nati da italiani che i nati da stranieri.  Aumenta l’età media delle madri alla nascita, e cresce il numero di donne oltre i 40 che hanno un figlio.
Insomma, l’intera agenda della fertilità delle nostre famiglie si sposta il più avanti possibile,  e anche per questo si riduce il numero di figli: 1,32 figli per donna, quasi in tutto il territorio nazionale.
Francesco Belletti
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Perché?


Ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Perché un bambino rimane orfano? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Molti perché non hanno una risposta umana, ma solo divina.
Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione – il Signore guarisce sempre – la guarigione e la vita.
Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr Gv 9,1-3).
Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione.
Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere.
Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.
Papa Francesco, 19 febbraio 2018

Più coccole!

Sedersi insieme, abbracciarsi, stringersi, può essere un modo davvero efficace per “riuscire a sentire le emozioni reciproche”, per imparare l’empatia, per comprendere appieno quel senso di appartenenza che dovrebbe sigillare ogni rapporto genitoriale, ma anche familiare.
Attraverso esperienze affettive, i bambini crescono, sperimentando l’emotività attraverso il corpo. Quante più esperienze sensoriali affettive faranno i bambini, tanto più, da adulti, saranno in grado di riproporli verso gli altri.
“Ci sono coccole che ci accompagnano per tutta la vita, un filo rosso che tiene insieme tutte le nostre emozioni”, tutti noi conserviamo una memoria emotiva di cui ci serviamo, da “grandi” quando viviamo momenti difficili, di tensione, di sfiducia. Il più delle volte, siamo capaci di “rialzarci” e andare avanti, proprio grazie alla grande scorta di affettività che fa parte del nostro bagaglio, che ci rende in grado di amare noi stessi e gli altri.
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Buon Natale!

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere.
Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere.
Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza.
Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?
Associazione Spazio Genitori, Torino
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O Bambino di Betlemme,
tocca il cuore di quanti sono coinvolti
nella tratta di esseri umani,
affinché si rendano conto
della gravità di tale delitto contro l’umanità.
Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini
che vengono rapiti, feriti e uccisi
nei conflitti armati,
e a quanti vengono trasformati in soldati,
derubati della loro infanzia.
Signore del cielo e della terra,
guarda a questo nostro pianeta,
che spesso la cupidigia e l’avidità degli uomini
sfrutta in modo indiscriminato.
Papa Francesco