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Sempre meno bambini!


E così, anche quest’anno l’ISTAT ci segnala che nel 2018 sono nati 449mila bambini; novemila nati in meno rispetto al 2017, che pure era già “anno record” (negativo!) per la natalità. Diminuiscono sia i nati da italiani che i nati da stranieri.  Aumenta l’età media delle madri alla nascita, e cresce il numero di donne oltre i 40 che hanno un figlio.
Insomma, l’intera agenda della fertilità delle nostre famiglie si sposta il più avanti possibile,  e anche per questo si riduce il numero di figli: 1,32 figli per donna, quasi in tutto il territorio nazionale.
Francesco Belletti
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Perché?


Ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Perché un bambino rimane orfano? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Molti perché non hanno una risposta umana, ma solo divina.
Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione – il Signore guarisce sempre – la guarigione e la vita.
Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr Gv 9,1-3).
Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione.
Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere.
Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.
Papa Francesco, 19 febbraio 2018

Più coccole!

Sedersi insieme, abbracciarsi, stringersi, può essere un modo davvero efficace per “riuscire a sentire le emozioni reciproche”, per imparare l’empatia, per comprendere appieno quel senso di appartenenza che dovrebbe sigillare ogni rapporto genitoriale, ma anche familiare.
Attraverso esperienze affettive, i bambini crescono, sperimentando l’emotività attraverso il corpo. Quante più esperienze sensoriali affettive faranno i bambini, tanto più, da adulti, saranno in grado di riproporli verso gli altri.
“Ci sono coccole che ci accompagnano per tutta la vita, un filo rosso che tiene insieme tutte le nostre emozioni”, tutti noi conserviamo una memoria emotiva di cui ci serviamo, da “grandi” quando viviamo momenti difficili, di tensione, di sfiducia. Il più delle volte, siamo capaci di “rialzarci” e andare avanti, proprio grazie alla grande scorta di affettività che fa parte del nostro bagaglio, che ci rende in grado di amare noi stessi e gli altri.
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Buon Natale!

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere.
Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere.
Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza.
Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?
Associazione Spazio Genitori, Torino
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O Bambino di Betlemme,
tocca il cuore di quanti sono coinvolti
nella tratta di esseri umani,
affinché si rendano conto
della gravità di tale delitto contro l’umanità.
Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini
che vengono rapiti, feriti e uccisi
nei conflitti armati,
e a quanti vengono trasformati in soldati,
derubati della loro infanzia.
Signore del cielo e della terra,
guarda a questo nostro pianeta,
che spesso la cupidigia e l’avidità degli uomini
sfrutta in modo indiscriminato.
Papa Francesco

I bambini li porta la cicogna?

La bella pensata della campagna “Che fine ha fatto la cicogna”: chiedere direttamente ai bambini cosa sanno di come nasce un figlio e quali sono i problemi legati alla genitorialità.
Un video che fa ridere e pensare – anche se il video è commissionato (ed esplicitamente intestato) da Merck, azienda farmaceutica evidentemente interessata alla promozione di prodotti/interventi sull’argomento.
Però la freschezza dei bambini, interpellati con una modalità rispettosa e appropriata, è davvero sorprendente, e ci dice anche di quanto sia importante “saper parlare e informare” le nuove generazioni su temi così delicati.
Si merita 4 minuti di attenzione.
Francesco Belletti

Il lusso di avere figli

Perché in Italia nascono ogni anno così pochi bambini?
Perché almeno fino a dieci anni fa da noi chi parlava di incentivare la natalità veniva guardato male: restava ancora la antica memoria del “donare figli alla Patria” del fascismo, e la cosa non piaceva.
Inoltre, almeno la mia generazione è cresciuta in un comandamento non esplicitamente detto, che diceva: il mondo è già sovrappopolato, non è giusto fare tanti figli. E per me e le mie coetanee, poi, l’imperativo era lavorare e essere autonome, non certo fare tanti bambini. I risultati sono quelli che vediamo.
Oggi in Italia avere un figlio è un atto di coraggio, e un investimento oneroso. Soprattutto se i genitori hanno un lavoro precario, altro fattore che per la natalità è rovinoso. Se sai d’avere lavoro per un anno, dove trovi il coraggio di fare un bambino, che dovrai crescere per almeno vent’anni?
Marina Corradi, Avvenire 12 aprile 2017
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I genitori spazzaneve

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Negli anni 70, la partecipazione della famiglia alle attività scolastiche fu accolta come una conquista. La scuola finalmente si apriva al mondo, attribuendo ai genitori ruoli attivi…
Leggendo la cronaca recente, in realtà, il clima su cui si basa il rapporto scuola-famiglia, appare tutt’altro che sereno. La scuola si riduce ad un servizio e la sua utenza diventa semplice fruitrice.
La grande opportunità di cooperare per il benessere del bambino, sembra, dunque, un’occasione persa. La grande chanche di partecipazione fallita. L’attenzione dei genitori sembra essersi spostata sulla efficacia delle prestazioni cognitive, sulla difesa ad oltranza, sulla protesta ad ogni costo e sulla sfiducia.
Spazzaneve” è il termine coniato, ultimamente, in Inghilterra per definire gli atteggiamenti dei genitori dell’era digitale, sempre più iper-protettivi, ansiosi e pronti a immolarsi in battaglie più o meno giuste per proteggere i propri figli da “attacchi esterni”. I bambini, cresciuti all’ombra di una genitorialità ingombrante, vengono chiamati da Charmet, noto psicologo esperto di educazione, “cuccioli d’oro” e sono, in genere, incapaci di “probem solving”, timorosi di disattendere le aspettative…

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