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Erotica o materna?


Nelle diverse e complesse vicissitudini della vita, ogni donna è alla ricerca del proprio femminile, e in lei le due anime dell’erotico e del materno cercano voce per esprimersi e per equilibrarsi. Ma è una sfida davvero difficile, anche perché il contesto culturale spinge il femminile nell’una o nell’altra direzione, senza comprendere il valore imprescindibile di entrambe. Essere madre in
modo soddisfacente e realizzarsi in modo pieno nella professione continuano ad apparire troppo spesso progetti contrapposti e inconciliabili, oppure vengono giustapposti con molta fatica e senza equilibrio: noi tutte ci chiediamo come fare, e sacrifichiamo ora l’una ora l’altra parte di noi senza trovare davvero pace.
Mariolina Ceriotti Migliarese, Avvenire 11 aprile 2019
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L’Islam velato


Porto lo hijab per molte ragioni. Per me la più importante è che mi permette, al lavoro, per strada, ovunque io sia, di essere considerata (e giudicata) per la mia personalità, per la mia spiritualità, per la mia mente, e non per la mia apparenza fisica.
Un altro motivo è che la bellezza che Dio mi ha dato come donna è un dono che non voglio condividere con chiunque, ma solo con chi ho scelto io. Secondo l’Islam, quando prego, devo essere coperta, anche se sono sola nella mia stanza e non ci sono uomini intorno. Questo è il modo con cui Dio mi ama e io amo Dio.
Una terza ragione per l’hijab è che aiuta la famiglia: cosa succede se un uomo per strada vede un’altra donna molto più bella della moglie? Quanta forza deve avere un uomo per rimanere con sua moglie? Con l’hijab noi aiutiamo la stabilità della famiglia, che altrimenti può essere distrutta.
Per me essere sposata ha significato avere molte opportunità nella vita, avendo accanto a me un uomo che condivide i miei ideali e mi incoraggia negli studi.
Mohammad, mio marito, è sempre stato il più forte sostenitore dei miei studi, della mia realizzazione professionale, della mia partecipazione alla vita della società, anche quando dovevo magari trascurare per qualche giorno i figli e la famiglia. Facciamo tantissime cose e le facciamo insieme.
Mahnaz Heydarpoor
Fonte: Dossier Alleanza uomo-donna, Città Nuova Editrice, Roma 2018

Le donne nella Chiesa

La pontificia Commissione per l’America Latina, riunita a Roma in assemblea plenaria ha lanciato la proposta per un sinodo dei vescovi sul problema della donna.
La richiesta è contenuta in un documento reso pubblico sull’Osservatore Romano dell’11 aprile scorso.
Prima d’ora, da quando è stato istituito il sinodo dei vescovi, nel 1965, mai questa proposta era stata portata in questi termini all’attenzione dei vescovi di tutto il mondo. Nel 2015 era stata effettuata un’inchiesta vaticana tra le Conferenze episcopali sul piano mondiale per conoscere quali erano i temi maggiormente auspicati per i sinodi ed erano risultati i seguenti: i giovani, la formazione presbiterale, il dialogo interreligioso e la pace. Non figurava quello della donna (1).
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Vedi anche GF78: Il volto “materno di Dio
(1) Da notare che il tema è stato scelto da papa Francesco

C’erano anche alcune donne


C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano [il Crocifisso], che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea (Mc 15,40-41).

La donna rappresenta la verità profonda dell’uomo proprio per le sue qualità “deboli”, che la rendono simile a Dio: amore umile, accogliente, servizievole, compassionevole e fecondo. Le cosiddette qualità forti sono il fallimento dell’uomo. L’egoismo, l’orgoglio, il potere, il dominio, la durezza chiudono nella sterilità della solitudine. Sono l’inferno. “Chi non diventa donna non entrerà nel regno dei cieli”, si potrebbe dire, rifacendo il verso al finale del vangelo apocrifo di Tommaso. Il centurione che crocifigge ed è cosciente di dare morte, rappresenta il punto di arrivo della nostra parte forte, che scopre la propria debolezza.
Silvano Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo, Ancora

La donna, oggi

Tra i temi su cui riflettete oggi, c’è forse un tratto comune che li accomuna tutti e che forse potrebbe essere un elemento di discussione per il futuro: la donna.
La donna nella società di oggi, la donna nella Chiesa, la donna nella famiglia.
È solo una suggestione, e niente di più, ma ho la netta impressione – parlo da pastore ovviamente – che sulla condizione della donna e sul suo status ontologico si stia giocando una delle sfide più importanti e più rischiose della contemporaneità.
E forse, su questo punto, è venuto il momento di tornare a riflettere come Chiesa, con mitezza, serenità e soprattutto con coraggio.
Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, 11 novembre 2017
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Come Gruppi Famiglia abbiamo affrontato il tema nel numero 78 della rivista: clicca qui!
Per l’influenza del pensiero femminile/femminista negli attuali modelli di vita clicca qui!

Lavoro e famiglia

Per secoli i termini famiglia e lavoro hanno rappresentato le due facce della stessa medaglia.
L’attività produttiva, sia quella dei campi sia quella delle botteghe artigianali, ruotava attorno alla famiglia, tanto che tra moglie e marito si realizzava un’autentica intercambiabilità di funzioni sia pure con ruoli diversi.
L’avvento della Rivoluzione industriale muta radicalmente il quadro, introducendo per la prima volta quel principio di separazione tra luoghi di vita familiare e luoghi di vita lavorativa che rimarrà sostanzialmente immutato per oltre due secoli. L’accettazione supina di tale principio, applicato alla famiglia, ha avuto conseguenze nefaste.
La divisione del lavoro, propria della fabbrica, trasferita alla famiglia, porta al risultato che la moglie ‘si specializza’ nello svolgimento dei lavori domestici (perché dimostra di avere un vantaggio comparato rispetto al marito) e il marito ‘si specializza’ nel lavoro extradomestico.
La specializzazione delle funzioni finisce così con il vanificare il principio di complementarità tra uomo e donna.
Non solo, ma l’accoglimento del principio di separazione ha finito con l’avvalorare l’idea secondo cui la famiglia sarebbe il luogo del consumo, mentre l’impresa quello della produzione…
Stefano Zamagni, Avvenire, giovedì 27 luglio 2017
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Non è un paese per donne

Questo non è un Paese per donne. Una su due non lavora (in Sicilia questo dato scende al 27%). L’Italia è uno dei peggiori Paesi per essere una donna lavoratrice. E non ci voleva una ricerca (Ocse) per capirlo. Basta chiedere alle tante italiane che devono conciliare lavoro, amore, cura della famiglia. È un problema di cultura ma anche di politica.
In sostanza ti dicono: hai voluto la bicicletta, adesso pedala. E bisogna pedalare tanto di più di un uomo per avvicinarsi a quel tetto di cristallo che ancora impedisce le pari opportunità. E mentre pedali con fatica devi affrontare salite ripide, come quella dell’amore. Perché ancora pochi uomini sono disposti a fare il tifo per una campionessa. Scatta la competizione che mina la freschezza di un rapporto e anche l’egoismo e l’educazione che impediscono a lui di accettare una equa distribuzione della fatica in questa corsa a due.
In pratica mentre tu pedali in salita lui non rinuncia al motorino. È sempre l’Osce che rivela come le donne in Italia dedichino 36 ore la settimana ai lavori domestici, mentre gli uomini non vanno oltre le 14, il divario maggiore tra tutti i Paesi industrializzati.
Maria Corbi, La Stampa 29 gennaio 2017
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