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Gender, di che cosa stiamo parlando?


MARTEDI’ 29 MAGGIO alle 20.45 presso la Sala Conferenze del Centro Culturale Le Rose – Via Arnaldo da Brescia 22 – Torino si terrà un incontro sul tema “Gender, di che cosa stiamo parlando?”.
Intervengono Don Alessandro Marino, Facoltà di Teologia di Torino Nicolò Terminio, psicologo, psicoterapeuta, collaboratore di Punto Familia.

La parola gender suscita ormai una serie di reazioni controverse che scaturiscono innanzitutto dalla parte emotiva di ciascuno di noi. Soprattutto nei dibattiti pubblici c’è sempre un po’ di disagio ad affrontare il tema del gender perché si teme di scivolare in un atteggiamento troppo relativista e poco sicuro di sé o al contrario di trincerarsi dietro una posizione rigida che rischia di escludere l’altro. Purtroppo lo sfondo culturale (ed emotivo) che alimenta molte discussioni e polemiche sul gender trova ancoraggio in due atteggiamenti contrapposti: da un lato chi si sofferma sulla necessità di custodire le caratteristiche fondamentali dell’identità e dall’altro chi invece valorizza l’opportunità di considerare altre possibili caratteristiche dell’identità di ciascuno. Questa semplice contrapposizione, che in maniera generale racchiude gran parte delle posizioni presenti nei vari dibatti sull’argomento, è però frutto di una certa ignoranza delle dimensioni insite nella questione sollevata dal termine gender. Diventa allora importante fare un po’ di chiarezza per evitare la confusione che si può involontariamente generare sovrapponendo dei livelli di analisi che vanno invece distinti. Per esempio, in un ragionamento eticamente e scientificamente corretto è indispensabile partire dalla distinzione tra i seguenti termini: identità di genere, ruolo di genere, disforia di genere, orientamento sessuale e identità sessuale. Senza un preliminare chiarimento dell’ambito a cui ci si sta riferendo si rischia di sollevare un gran polverone confondendo le varie sfaccettature che compongono il capitolo su sesso, genere e orientamento sessuale. Il risultato complessivo, oltre all’ignoranza e alla confusione che viene generata da un discorso poco preciso, è quello di lasciare le persone con un certo senso d’angoscia per non aver capito di cosa doversi effettivamente preoccupare. E sì, il tema del gender sembra che debba essere affrontato sempre con una certa dose di preoccupazione altrimenti il sospetto è che la cosa si stia prendendo sottogamba. In realtà, proprio su questo argomento è necessario mantenere la lucidità della mente e del cuore per poter approfondire con sana curiosità gli snodi soggettivi e culturali che riguardano l’identità di ciascuno di noi.

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La donna, oggi

Tra i temi su cui riflettete oggi, c’è forse un tratto comune che li accomuna tutti e che forse potrebbe essere un elemento di discussione per il futuro: la donna.
La donna nella società di oggi, la donna nella Chiesa, la donna nella famiglia.
È solo una suggestione, e niente di più, ma ho la netta impressione – parlo da pastore ovviamente – che sulla condizione della donna e sul suo status ontologico si stia giocando una delle sfide più importanti e più rischiose della contemporaneità.
E forse, su questo punto, è venuto il momento di tornare a riflettere come Chiesa, con mitezza, serenità e soprattutto con coraggio.
Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, 11 novembre 2017
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Come Gruppi Famiglia abbiamo affrontato il tema nel numero 78 della rivista: clicca qui!
Per l’influenza del pensiero femminile/femminista negli attuali modelli di vita clicca qui!

Transgender e transumanesimo

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La postmodernità si pone in contrapposizione alle ideologie moderniste e all’illuminismo, avanza la necessità di una reinterpretazione della storia liberandola da ogni finalismo. Da qui deriva il postumanesimo che è caratterizzato dal fallimento della ragione e delle etiche sostanziali.
Il postumanesimo porta alle estreme conseguenze la decostruzione dell’umano, l’esempio più eclatante è il transgender.
Il transumanesimo, invece, individua le proprie origini nell’Illuminismo, corrente filosofica che si assume il compito di liberare, con l’ausilio della ragione e della scienza, gli uomini dall’ignoranza e dalla superstizione per ottenere il miglioramento del vivere.
Il transumanesimo è un approccio radicalmente nuovo alla futurologia e si basa sul concetto che l’essere umano non è il prodotto finale della nostra evoluzione, ma solo l’inizio. Il movimento si propone di alterare la condizione umana abolendo, con l’ausilio della tecnica, l’invecchiamento ed aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana.
Franco Rosada
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!
Per un’ampia riflessione su famiglia e gender clicca qui!

Chiesa e gender senza pregiudizi

Le tendenze ecclesiali [sul tema del gender] oscillano tra due impostazioni.
Da un lato, si configura un rifiuto radicale e fortemente critico soprattutto delle teorizzazioni ideologiche riguardo al gender, considerate come una «strategia abilmente orchestrata tramite la manipolazione del linguaggio e la forte pressione di potenti lobbies negli organismi politici internazionali», destinate a camuffare un’antropologia “s-corporata”, affidata all’assoluta libertà individuale e tesa a screditare sessualità, matrimonio e famiglia nella loro tipologia strutturale classica. D’altro lato, c’è però anche il tentativo di vagliare criticamente la prospettiva di genere così da produrre una più compiuta versione antropologica che, lungi dal dissociare e screditare il sesso biologico rispetto al genere socio-culturale, riconosca il corpo sessuato nella duplice forma maschile e femminile come elemento base sul quale si innesta e si sviluppa l’identità soggettiva.
Gianfranco Ravasi, Il Sole-24 ore, 18 ottobre 2015
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Famiglia, gender e dintorni

E’ in corso di ultimazione il numero di settembre della rivista che affronterà il tema del gender. Uscirà sotto forma di sussidio e si presenterà come un libretto molto denso di 52 pagine a colori.
Questo è l’indice dei temi trattati:
1. Perché questo sussidio pag. 4
2. Cosa significa gender pag. 5
3. Le origini storiche della questione omosessuale pag. 6
4. La questione omosessuale oggi pag. 8
4.1. L’omosessualità è un dato naturale o culturale? pag. 8
4.2. L’omosessualità si può curare? pag. 10
4.3. L’omosessualità tra piacere e affetto pag. 10
4.4. Bisessualità e transessualità pag. 11
5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe pag. 13
5.1. La lotta per rivendicare la parità pag. 13
5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza pag. 14
5.2.1. I “women studies” e i “gender studies” pag. 15
5.3. Oltre il gender: la categoria queer pag. 16
5.4. Postgender e postqueer: il transumanesimo pag. 18
6. L’ideologia gender pag. 19
7. Le conseguenze dell’ideologia gender pag. 20
7.1. Le Nazioni Unite pag. 20
7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità pag. 22
8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender pag. 23
8.1. Il “matrimonio” gay pag. 23
8.2. Il reato di omofobia pag. 24
8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole pag. 26
9. L’influenza sul linguaggio pag. 29
10. Le verità non dette della questione gender pag. 31
10.1. Money e i gemelli Bruce e David pag. 31
10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile pag. 32
11. Il potere economico e il gender pag. 34
12. Le prospettive di periodo pag. 36
13. Possibili risposte pag. 38
13.1. Una proposta di metodo pag. 38
13.2. La questione omosessuale pag. 40
13.2.1. Il concetto di natura pag. 40
13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa pag. 41
13.3. Proposte operative e formative pag. 41
13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività pag. 42
13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale pag. 43
13.4. Due concetti da valorizzare pag. 45
13.4.1. Il “bene dei coniugi” pag. 45
13.4.2. Il “genio femminile” pag. 46
14. Per concludere pag. 47
Contiamo di mandarlo in stampa per fine agosto. Il sussidio sarà inviato solo a coloro che sostengono la rivista.
Se volete essere sicuri di riceverlo inviate un contributo entro inizio settembre.
Cliccate qui per sapere come fare.
Franco Rosada

New Age e Gender

Ho fatto il viaggio in treno da Roma a Torino avendo come vicini di posto un rapper e due suoi colleghi.
Tra un articolo di giornale ed un cruciverba non ho potuto fare a meno di ascoltare i loro discorsi: musica, clips, produttori, colleghi, sesso, compagne, figli, ecc.
Ma ciò che mi ha colpito sono stati alcuni discorsi “fantasiosi”: p.e. sulla città di Astana in Kazakistan, sulla costruzione delle piramidi, e altri su temi ecologici come i cimiteri di navi in Bangladesh.
Solo a Milano ho capito che queste erano idee tipiche della New Age, e l’età presunta del rapper coincideva con la massima diffusione di questo movimento “religioso”.
Arrivavo da un convegno sul gender e mi sono detto: speriamo che tra trent’anni anche i discorsi sul gender possano essere giudicati “fantasiosi”.
Franco Rosada

 

 

 

 

Roma, un segno che vale

Vedere Torino in festa domenica scorsa, con tanta gente raccolta intorno a Papa Francesco è stata una bellissima e incoraggiante esperienza.
La comunicazione diretta del Papa colpisce, attira, ma direi anche che spinge a interrogarsi e domandarsi: “Che cosa faccio io concretamente per questa società in difficoltà?”.
È quello che ha colto anche il grande popolo di cittadini, proveniente da tutta Italia che, spontaneamente si è recato a Roma in piazza San Giovanni sabato scorso 20 giugno.
Queste persone, tutte impegnate nella crescita ed educazione dei loro figli hanno preso i passeggini, gli zaini e il necessario per i figli e, nonostante due temporali che per oltre un’ora si sono abbattuti su Roma, si sono presentate in piazza San Giovanni inzuppate d’acqua per dire al Parlamento e al Governo un chiaro “basta” con le teorie “gender” e affini che ispirano diversi disegni di legge in preparazione in Parlamento.
Queste famiglie, che reggono di fatto il nostro Paese – e che con i loro figli assicurano un futuro anche a quelli che hanno trasformato la filiazione in un mercato di cellule seminali e uteri – vedono oggi minacciati i propri figli e il loro futuro, e dicono quindi e ripetono ad alta voce: “Basta gender, occupiamoci seriamente della famiglia”.
Il segnale che è giunto da piazza San Giovanni è chiarissimo e pesantissimo: se una folla immensa di persone in quindici giorni a fine giugno ha saputo organizzarsi “dal basso”, si può ben immaginare quel che potrebbe succedere se ci fosse un minimo di organizzazione.
Le scarpe, i pantaloni e le magliette, inzuppati dai temporali a San Giovanni in Laterano, sono stati asciugati dalla bella giornata del solstizio d’estate 2015 e sono pronti per essere nuovamente impiegati con maggiore organizzazione. L’augurio per tutti è di avere una buona e solida famiglia!
Valter Boero – presidente MPV Torino
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