Lavoro e famiglia

Per secoli i termini famiglia e lavoro hanno rappresentato le due facce della stessa medaglia.
L’attività produttiva, sia quella dei campi sia quella delle botteghe artigianali, ruotava attorno alla famiglia, tanto che tra moglie e marito si realizzava un’autentica intercambiabilità di funzioni sia pure con ruoli diversi.
L’avvento della Rivoluzione industriale muta radicalmente il quadro, introducendo per la prima volta quel principio di separazione tra luoghi di vita familiare e luoghi di vita lavorativa che rimarrà sostanzialmente immutato per oltre due secoli. L’accettazione supina di tale principio, applicato alla famiglia, ha avuto conseguenze nefaste.
La divisione del lavoro, propria della fabbrica, trasferita alla famiglia, porta al risultato che la moglie ‘si specializza’ nello svolgimento dei lavori domestici (perché dimostra di avere un vantaggio comparato rispetto al marito) e il marito ‘si specializza’ nel lavoro extradomestico.
La specializzazione delle funzioni finisce così con il vanificare il principio di complementarità tra uomo e donna.
Non solo, ma l’accoglimento del principio di separazione ha finito con l’avvalorare l’idea secondo cui la famiglia sarebbe il luogo del consumo, mentre l’impresa quello della produzione…
Stefano Zamagni, Avvenire, giovedì 27 luglio 2017
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