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Genitori e figli: ci conosciamo davvero?


Alcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: come si chiama l’eroe di Game of Thrones? Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti goal ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga?
Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamente papà? Che cosa faceva il nonno prima della pensione? Qual è la canzone preferita di tua figlia? Il libro preferito di tua sorella? Il sogno di tuo fratello? Perché papà e mamma ti hanno chiamato così?
A queste domande, apparentemente più semplici, i componenti della famiglia danno risposte sbagliate o non sanno rispondere. I tavoli si svuotano. Ho rielaborato una pubblicità che mostra, amaramente, che sappiamo tutto di persone lontane e niente di chi ci sta accanto. Preferiamo le infinite e immaginarie emozioni delle relazioni virtuali alla gioia faticosa di quelle reali. Perché passiamo, in media, 24 ore a settimana con il telefono in mano e gli occhi sullo schermo e non abbiamo il tempo per parlare faccia a faccia o mano nella mano?
Alessandro D’Avenia
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UN MATRIMONIO

“Sono sposato da 49 anni, e sempre con la stessa moglie!”. Risponde così con una battuta fulminante il regista, sceneggiatore e romanziere Pupi Avati, a chi gli chiede le ragioni dietro lo sceneggiato da lui realizzato e intitolato “Un matrimonio”, che Rai Uno sta trasmettendo fino a lunedì 21 gennaio.
“Oggi lo scandalo non è la separazione, ma il matrimonio che resiste”, afferma in una intervista a “Credere” (19 gennaio) Pupi Avati che all’attivo ha più di quaranta film tra i quali Una gita scolastica, Festa di laurea, Magnificat, La via degli angeli, Il papà di Giovanna fino all’ultimo Il ragazzo d’oro con Sharon Stone.
“Lo sceneggiato – ha spiegato ancora – è il frutto anche del mio vissuto, che comprende tutte le fasi della vita coniugale, a partire dai momenti iniziali dominati da passione, attrazione, innamoramento fisico per poi transitare lentamente verso uno stato in cui cresce l’affetto, la necessità l’uno dell’altro, una conoscenza profondissima reciproca che poi diventa il nuovo collante”.
“A questo punto della mia vita – prosegue Avati – non posso immaginare che la mia esistenza prescinda dall’esistenza di mia moglie. Lei trattiene dentro di sé la memoria di tutto quello che io sono stato, da quel ragazzino un po’ fanfarone che cominciò a girarle attorno 52 anni fa, all’uomo pesante, maturo, un po’ insofferente che si trova ad avere accanto oggi”.
“Siamo in qualche modo i custodi l’uno dell’altra”, conclude.