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La vita buona


La società è antecedente all’individuo, come l’unità del corpo è antecedente alle membra che lo compongono: perciò il bene di ciascuno abbisogna del bene comune che lo precede e che gli consente di definirsi.
Oggi vediamo dominante la concezione utilitaristica della società e pensiamo che l’organizzazione della città debba garantire ai suoi membri i diritti individuali, ma in questo modo riduciamo l’interesse generale alla semplice somma degli interessi individuali e tralasciamo il bene comune.
È proprio vero che l’economia è il fondamento della società e che l’utile ne è la sola ragion d’essere? È proprio vero che ciascuno debba perseguire il proprio interesse e che nessuno possa intervenire a disturbare il gioco? La vita buona riguarda solo la vita degli individui oppure i diritti individuali devono essere contemperati con i diritti degli altri, nella ricerca del bene comune?
Ecco perché la vita buona non può essere dettata solo dall’economia e dalla capacità di consumo.
Enzo Bianchi. Tratto da: Jesus 
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Il numero di giugno 2018 della rivista Gruppi Famiglia è on-line.
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Chiesa e voto di scambio

«Spero di non essere costretto, e soprattutto spero che non siano costretti i nostri fedeli, ad assistere al mortificante spettacolo di vecchi e sospetti collateralismi con candidati, con partiti o movimenti politici».
Lo ha detto il vescovo di Cassano allo Jonio e segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, in vista della prossima tornata elettorale che interesserà, oltre al Parlamento Europeo, anche alcune amministrazioni comunali della diocesi calabresi.
«È bene che sappiamo, una volta per tutte ­ ha aggiunto Galantino ­ che chiunque vede il vescovo o un sacerdote impegnarsi nell’orientare o influenzare il voto, ipotizza una sola cosa: l’ interesse personale o la ricerca di favoritismi di varia natura. Preferisco che non si realizzino opere ex novo o che non si sistemino strutture se questa deve essere la contropartita diretta o indiretta di un impegno diretto di noi sacerdoti durante le elezioni, a favore di Tizio o di Caio. Noi cristiani, sacerdoti e laici ­ ha detto ancora il presule dobbiamo dare un forte contributo per evitare gli eccessi, le divisioni, i rancori nelle nostre comunità e tra le famiglie. È triste e crea scandalo dover registrare prese di posizioni pubbliche che contribuiscono a separare piuttosto che ad unire».
«Aiutiamo e formiamo i nostri laici ­ ha concluso Galantino ­ a considerare la politica come la forma più alta di carità. Aiutiamoli e formiamoli a maturare nel bene comune, come ci chiede la Dottrina sociale della Chiesa. Incoraggiamoli a competere e a spendersi per creare condizioni di vivibilità nel nostro territorio, avendo a cuore il rispetto della persona, della legalità e dell’ educazione alla ‘vita buona del Vangelo’».
06/05/2014 Avvenire