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Giustizia economica


Afferma Paola Severino, già ministro della giustizia nel governo Monti, che giustizia ed economia, insieme possono creare una società più equa.
Una giustizia incapace di contrastare l’evasione fiscale non consente una ridistribuzione equa tra le classi e tra le generazioni, e quindi blocca la crescita.
Per contenere l’evasione non bastano severe sanzioni e investigazioni approfondite ma bisogna creare, a monte, un conflitto di interessi tra venditore ed acquirente.
Aumentare il numero delle spese detraibili significa disinnescare il sistema per cui l’elettricista preferisce essere pagato in nero e il cliente non ha alcun interesse ad impedirglielo. In questo modo giustizia ed economia possono innescare circoli virtuosi.
Per raggiungere la giustizia economica è anche necessario combattere la corruzione.
Un’impresa che corrompe danneggia l’impresa che concorre in modo leale, così come un cittadino che ha diritto a ottenere un certo posto o un certo impiego viene danneggiato da chi lo ottiene in cambio di un favore o di una tangente. Per risolvere questo problema occorre una rivoluzione culturale. E’ necessario insegnare a pensare fin da giovanissimi che chi corrompe non è più furbo, non è migliore.
Fonte: La Stampa, 28 luglio 2018

L’affido familiare


L’affido è un atto di pura generosità. Anche più dell’adozione, perché è temporaneo.
Questo tipo di comportamento sociale, di mutuo sostegno, è il fondamento di ogni comunità, di ogni società civile. E in una società civile è il male a destare sospetto, non il bene.
Ma noi stiamo invertendo il paradigma. La solidarietà, l’accoglienza hanno cominciato ad essere considerate illecite, riprovevoli.
Di fronte ad un comportamento virtuoso le nostre antenne vibrano, cercando malizia.
Chi fa qualcosa per gli altri senza ricevere niente in cambio non è più pregiudizialmente buono, ma pregiudizialmente sospetto. Per quale ragione lo fa, se a lui non ne viene vantaggio?
Stiamo procedendo spediti sulla strada aperta dalle fake news. Siamo nella seconda fase, quella in cui si inverte la polarità etica. E questo è molto pericoloso.
Elena Stancanelli, La Stampa, mercoledì 24 luglio.
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La santa furbizia

Nell’omelia della Messa dell’Epifania Francesco ha ricordato che i Magi, quando giunsero a Gerusalemme, persero per un po’ la vista della stella, la cui luce era assente nel palazzo del re Erode: «quella dimora è tenebrosa, vi regnano il buio, la diffidenza, la paura. Erode, infatti, si mostra sospettoso e preoccupato per la nascita di un fragile Bambino che egli sente come un rivale. In realtà – ha spiegato il Papa – Gesù non è venuto ad abbattere lui, misero fantoccio, ma il Principe di questo mondo».
I Magi seppero superare – ha aggiunto Francesco – «quel pericoloso momento di oscurità presso Erode, perché credettero alle Scritture, alla parola dei profeti che indicava in Betlemme il luogo della nascita del Messia».
Il Papa ha ricordato anche un altro aspetto della luce guida nel cammino della fede: la «santa furbizia, che è anche una virtù». Si tratta, ha spiegato, di «quella scaltrezza spirituale che ci consente di riconoscere i pericoli ed evitarli. I Magi seppero usare questa luce di “furbizia” quando, sulla via del ritorno, decisero di non passare dal palazzo tenebroso di Erode, ma di percorrere un’altra strada. Questi saggi venuti da Oriente ci insegnano come non cadere nelle insidie delle tenebre e come difenderci dall’oscurità che cerca di avvolgere la nostra vita. Con questa santa furbizia hanno custodito la fede. E anche noi dobbiamo custodire la fede. Talvolta il demonio, come dice San Paolo, si traveste di luce, e noi di fronte alle sirene del mondo, dobbiamo custodire la fede. Occorre accogliere nel nostro cuore la luce di Dio e, nello stesso tempo, coltivare quella furbizia spirituale che sa coniugare semplicità ed astuzia».
Sintesi da: Andrea Tornielli, La Stampa, 7 gennaio 2013