Archivi tag: verità

Post libertà e post verità


Il celebre polemista mitteleuropeo del secolo scorso, Karl Kraus, scriveva: «La libertà di pensiero ce l’abbiamo, adesso ci vorrebbe il pensiero». Battuta di grande attualità.
La nostra società sembra essere in difficoltà in materia di pensiero. Pare svanito un pensiero che sia all’altezza delle numerose complessità che attraversiamo: un pensiero come progetto sociale, civile, culturale, politico, un pensiero come programma di civiltà, come disegno di logiche e di relazioni effettivamente cooperanti. Soprattutto pare sparito un pensiero che faccia appello alla coscienza, al “foro interno”, alla radice di verità che nutre l’anima umana, la sua fede e la sua storia.
Il tempo della post libertà pare esigere che tutto debba consumarsi entro il perimetro coatto del “foro esterno”. Ormai uomini postmoderni e globalizzati, viviamo nel carnevale della libertà: tempo in cui le categorie di pubblico e di privato si rovesciano e si confondono, in cui il virtuale e il reale si compattano diventando uno la finzione dell’altro.
In questa logica si consuma una drammatica constatazione: senza un’assunzione di responsabilità il destino va alla deriva al punto da sembrare ineluttabile e fornendo l’alibi secondo cui ogni presa di responsabilità risulta inane, inutile. Si preferisce chiamarsi fuori dalla complessità del mondo, della coscienza, dell’anima umana.
Che cosa è la verità? Una terribile complicazione che è meglio consegnare al politicamente corretto in grado di rendere le cose neutre, uguali tra loro, indifferenziate, senza più la necessità di scegliere, di esporsi e di testimoniare il proprio essere al mondo. Così, come un gioco di prestigio, ugualmente sparisce ogni traccia di responsabilità.
Giancarlo Ricci, Avvenire, 26 aprile 2019
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Annunci

Verità e censura

E’ stata visibile per appena 48 ore la gigantografia fatta affiggere dall’Associazione ProVita in una delle vie di Roma.
E’ stata subito coperta perché il Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale vieta espressamente «Esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali» (1).
Lascio alla vostra sensibilità  valutare l’offensività della gigantografia che, a mio avviso, mostrava solo la verità: come si presenta un feto a 11 settimane dal concepimento. Non insegniamo forse ai nostri figli e nipoti che i bambini vengono dalla pancia della mamma e non li porta la cicogna?
Ma questa gigantografia è risultata per alcuni un pesante attacco alla libertà di scelta delle donne, alla libertà di abortire perché quel manifesto non scuoteva le coscienze, semmai le colpevolizzava (2). Come se abortire fosse una “passeggiata”, che non lascia assolutamente strascichi!
Questa operazione di censura  ci ricorda che “le opinioni minoritarie”, come quella di ricordare che l’aborto spegne una vita nascente, rischiano di “scomparire dalla sfera pubblica, nonostante esistano ancora” (3).
Franco Rosada
(1) Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-anti-aborto-a-roma
(2) Fonte. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/manifesto-provita-roma-cosa-cera-di-grave-in-quel-poster-antiabortista/4276135/
(3) Fonte: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/10/06/la-spirale-del-silenzio/

 

 

 

Ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo

Questa frase, tratta dal Vangelo di Giovanni (12,31b) e proposto dalla liturgia nella V domenica di Quaresima dell’anno B (Gv 12,20-33), mi ha suscitato perplessità.
Molti commenti preferiscono, e giustamente, soffermarsi sul chicco di grano ce, solo se muore, dà frutto.
Ma Satana c’è e continua ad agire, nonostante la Croce e la Resurrezione.
Vi sono comunque diverse interpretazioni che cercano di superare l’inattualità della frase: sarà gettato lontano (non dominerà più in modo incontrastato), cioè con la Croce comincierà la lotta fra il “possente uomo bene armato”, ed il “più potente di lui” che “gli toglie le sue armi… e spartisce le sue spoglie” (Lc 11,21-22) anche se la vittoria ci sarà solo nell’Ultimo Giorno (Ap 11,15b).
Ma nel corso di una lectio divina in gruppo è emersa anche un’altra lettura, non corretta dal punto di vista della fedeltà al testo greco, ma che mi ha colpito: l’agire di Satana, con la Croce, non sarà più occulto ma manifesto, verrà “cacciato fuori”.
Sì, perché  da allora in poi si dovrà misurare con la Verità, Cristo.
“La verità” scrive Fausti “ha una voce, con la quale ci chiama: è quella dell’innocente colpito dal male. Senza questa voce che la esprime, noi brancoliamo nell’incoscienza… O si risponde ad essa o si uccide la verità”.
Franco Rosada

La verità nascosta

Il film: The Post racconta lo “svelamento” effettuato dalla stampa americana  delle verità nascoste dalla presidenza USA sulla guerra in Vietnam: un film da vedere.
Dopo la sua visione mi è tornato alla memoria un ricordo personale.
Negli anni sessanta ero abbonato ad Aggiornamenti sociali, una rivista dei gesuiti che viene pubblicata ancora oggi.
Mi ero abbonato perché la leggeva il vice-parroco, responsabile dell’oratorio, e mi aveva incuriosito.
Nel 1966 o ’67, non ricordo bene, uscì un articolo sulla guerra del Vietman che diceva, senza mezzi termini, che l’estensione della guerra al Nord del Paese si basava su un incidente creato ad arte dagli USA.
C’era già da tempo, anche in Italia, un movimento di opposizione alla guerra e decisi, un po’ incautamente, di organizzare per gli adolescenti dell’oratorio un confronto tra favorevoli e contrari, scegliendo i due antagonisti tra i giovani adulti. Sul più bello dell’incontro irruppe il viceparroco che sciolse d’autorità il confronto, accusandomi di comunismo.
Ci rimasi molto male: la mia fonte doveva essere anche la sua, ma evidentemente certe verità non gli piacevano!
Franco Rosada

Amoris laetitia e fragilità

La famiglia, una volta soggetto stabile, è diventata in questo tempo sempre più provvisoria, intercambiabile, a propria dimensione. Questa è una concezione talmente individualista da non prevedere effetti nemmeno per quanti potrebbero trovare danni da eventuali interruzioni e separazioni.
Religiosamente non ci sono vie d’uscita. La famiglia, così come concepita dalla Chiesa, è una e indissolubile, composta da un uomo e una donna, orientata alla prole e al bene reciproco dei coniugi.
È stata invocata la severità – nuovo richiamo alla verità –, nella speranza di mettere freno a fenomeni prodotti da sconvolgimenti culturali prima che religiosi. È la via più semplice e anche la meno impegnativa.
Lo schema semplificato consiste nel dire: questa è la verità; chi l’accetta è un buon cristiano; chi la rifiuta è in peccato. Sembra la visione perfetta; in realtà, è la meno impegnativa. Non si preoccupa della salute delle anime, ma conferma la verità che nessuno ha messo in dubbio. Ha prevalso la paura di mettere mano là dove la verità sembra non essere presente.
L’esortazione apostolica Amoris laetitia ha avuto il coraggio di narrare. Non ha indicato modi concreti di riportare a verità ciò che ne era lontano. Ha raccomandato di raccogliere le briciole di fede e di speranza che, nella vita delle persone, sono pure presenti.
La famiglia cristiana è diventata la meta a cui giungere. A volte è possibile; a volte no. Solo Dio potrà dare il giudizio su situazioni che sembrano compromesse.
Vinicio Albanesi, Settimana news
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Postverità

fake_53997821«Postverità » è la parola dell’anno 2016 secondo l’Oxford English Dictionary e il termine indica che «i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare la pubblica opinione degli appelli a emozioni e delle credenze personali».
Per la morte della verità si cerca il colpevole, e in questi primi giorni del 2017 il web diventa terreno di scontro tra opposte fazioni che, accusandosi tra loro, mancano però il nocciolo della questione.
Da una parte, i media tradizionali accusano i social media di inquinare l’informazione con la diffusione virale di bufale…
Dall’altra i social polemizzano contro una informazione faziosa, che tutela gli interessi di pochi, non sopporta di aver perso il monopolio della verità e vorrebbe mettere il bavaglio a chi parla con libertà.
Entrambe le posizioni colgono un punto importante ma cadono nella fallacia di chi attribuisce all’altro tutte le colpe, senza ombra di autocritica. Che ci sia un problema con l’informazione è vero. E non da oggi.
Chiara Giaccardi, Avvenire 5 gennaio 2017
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

I risultati del Sinodo 4

Terminato il Sinodo, cosa ci si potrà attendere ora? Naturalmente molto dipenderà dal documento con cui papa Francesco sigillerà i lavori del Sinodo, ma se, com’è prevedibile, anch’egli insisterà sul discernimento, il risultato da qui a qualche anno potrebbe essere quello di una Chiesa cattolica abbastanza diversa quanto a disciplina dei sacramenti a seconda delle zone geografiche: rigorista nei Paesi dove prevale il primato della “verità”, tollerante in altri dove prevale il primato della misericordia. Anzi la divisione potrebbe riprodursi anche all’interno di uno stesso Paese, persino delle stesse città. Sarà questa frammentazione il prezzo da pagare al discernimento, unico compromesso oggi realizzabile alla luce delle grandi differenze nella Chiesa cattolica? Oppure il documento di papa Francesco sarà tale da imporre a tutti il primato della misericordia e delle persone concrete rispetto ai sabati di ogni epoca?
Vito Mancuso, La Repubblica, 27 ottobre 2015
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

A mezzo secolo dall’istituzione, il Sinodo dei vescovi ha mostrato poi la sua crescita e le sue potenzialità, che consistono soprattutto nel metodo, messo a punto negli anni e rinnovato negli ultimi tempi dalle decisioni di Benedetto XVI e di Francesco. Con l’aiuto, in questi mesi dimostratosi molto efficace, della segreteria generale con i suoi collaboratori: insomma, nonostante polemiche pretestuose, il metodo nuovo funziona ed è trasparente, come si è visto nei giorni appena trascorsi…
Le questioni dogmatiche non sono state toccate — ha ribadito con fermezza il successore dell’apostolo Pietro, che è il garante della comunione e dell’unità cattolica — ma nelle voci levatesi dai vari continenti di nuovo si è constatata la necessità dell’inculturazione, insita nella tradizione cristiana.
Gianmaria Vian, L’Osservatore romano, 26-27 ottobre 2015