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Uteri in affitto

Il giro d'affari relativo agli uteri in affitto (Avvenire 15 ottobre 2015)

Il giro d’affari relativo agli uteri in affitto (Avvenire 15 ottobre 2015)

Una società attenta, come la nostra, a rispettare alcuni diritti, in particolare della donna, è inspiegabilmente sorda di fronte alla questione dell’utero in affitto, una forma di sfruttamento che rappresenta un evidente ritorno al passato.
Non ci si indigna a causa di un neoliberismo – non economico ma culturale – che predica la totale disponibilità del proprio corpo. Il che poi era la parola d’ordine nel passato di alcune femministe con quell’“io sono mia”, slogan poco sensato (la vita l’abbiamo avuta in dono, prima di tutto da una madre, dunque è un dono da ricambiare con altre persone). Per questo micidiale neoliberismo tutto deve tradursi in merce, tutto si compra e si vende.
Non è solo un business, è una cultura, una tendenza generale a farci ragionare in questi termini. Poi però è vero che dietro ogni falso diritto c’è sempre un business che lo rafforza.
I popoli europei sarebbero molto lontani dagli eccessi di questo capitalismo statunitense, ma è difficile svincolarsi dalle leggi del mercato globalizzato.
Oggi combattere davvero per la libertà significa riuscire a gestire con saggezza la potenza tecnoscientifica e soprattutto difendersi dal mercato, che non è più progresso, è una macchina che stritola la gente. Dobbiamo dirlo ai giovani.
Luisa Muraro, Avvenire, 4 novembre 2015

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Roma, un segno che vale

Vedere Torino in festa domenica scorsa, con tanta gente raccolta intorno a Papa Francesco è stata una bellissima e incoraggiante esperienza.
La comunicazione diretta del Papa colpisce, attira, ma direi anche che spinge a interrogarsi e domandarsi: “Che cosa faccio io concretamente per questa società in difficoltà?”.
È quello che ha colto anche il grande popolo di cittadini, proveniente da tutta Italia che, spontaneamente si è recato a Roma in piazza San Giovanni sabato scorso 20 giugno.
Queste persone, tutte impegnate nella crescita ed educazione dei loro figli hanno preso i passeggini, gli zaini e il necessario per i figli e, nonostante due temporali che per oltre un’ora si sono abbattuti su Roma, si sono presentate in piazza San Giovanni inzuppate d’acqua per dire al Parlamento e al Governo un chiaro “basta” con le teorie “gender” e affini che ispirano diversi disegni di legge in preparazione in Parlamento.
Queste famiglie, che reggono di fatto il nostro Paese – e che con i loro figli assicurano un futuro anche a quelli che hanno trasformato la filiazione in un mercato di cellule seminali e uteri – vedono oggi minacciati i propri figli e il loro futuro, e dicono quindi e ripetono ad alta voce: “Basta gender, occupiamoci seriamente della famiglia”.
Il segnale che è giunto da piazza San Giovanni è chiarissimo e pesantissimo: se una folla immensa di persone in quindici giorni a fine giugno ha saputo organizzarsi “dal basso”, si può ben immaginare quel che potrebbe succedere se ci fosse un minimo di organizzazione.
Le scarpe, i pantaloni e le magliette, inzuppati dai temporali a San Giovanni in Laterano, sono stati asciugati dalla bella giornata del solstizio d’estate 2015 e sono pronti per essere nuovamente impiegati con maggiore organizzazione. L’augurio per tutti è di avere una buona e solida famiglia!
Valter Boero – presidente MPV Torino
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20 giugno 2015: Family day?

Il corteo di domani da Piazza della Repubblica a Roma è in difesa dei bambini, del matrimonio e della vita. Sfileranno contro la legge Cirinnà sui matrimoni gay, contro la fecondazione artificiale e gli uteri in affitto, contro la legge Fedeli che educa a scuola ai gender e alla transessualità.
Ma è bene che sia soprattutto una manifestazione pro, a favore della famiglia come è sempre stata, nella storia e nella natura, quella da cui proveniamo, fatta di vecchi e di bambini, di padri e di madri, connessa alla vita e al suo fluire, di generazione in generazione. La famiglia ci insegna soprattutto una cosa: la vita non cominciò con noi né finirà con noi.
Abbiamo bisogno come il pane di un ambito in cui ci sentiamo veramente a casa, tra chi amiamo di più, anima e corpo, e parla il nostro linguaggio primario. La famiglia è un destino prima che una gabbia. Ho conosciuto dal vivo la famiglia vera e non accetterò mai di dire che è la causa principale dei delitti e dei mali presenti.
Marcello Veneziani

Coloro che domani si ritroveranno in piazza… vogliono incidere sull’azione parlamentare come se non ci fosse la carta di Nizza…
Chi imbastisce una operazione come questa è disposto a certificare l’impotenza del cattolicesimo davanti al dovere morale della mediazione democratica… Nulla che abbia a che fare con la«bellezza della diversità» che monsignor Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, invoca per dire la differenza fra l’amore dell’uomo e della donna e quello di due persone dello stesso sesso.
Nulla di quel «dialogo con chi la pensa diversamente» che perfino Comunione e liberazione ha invocato per spiegare la sua dissociazione dalla manifestazione. Un gioco politico, dunque.
Che però ha anche un lato di vita interna alla Chiesa: ché vuol anche aggredire il Papa e i suoi uomini, accusati di non tener viva la polemica sulle questioni etiche, per dedicarsi a questioni per loro secondarie come misericordia, povertà, pace, perdono.
Monsignor Galantino, qualche mese fa, disse che «un cristiano che si mette contro qualcosa o qualcuno già sbaglia». Sembrava un ammonimento generico, invece vedeva lungo.
Alberto Melloni
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