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Amarsi per tutta la vita


Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista.
Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte. I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo.
Lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.
“L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni”.
Lei è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?
“È la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità”. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”.
Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?
“Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall’inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L’esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: “Viviamo insieme e vediamo come va…”. In questo caso, anche un’incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l’oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un’altra parte “.
Raffaella De Santis, La Repubblica, 09 agosto 2018

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Chi ha votato Trump


Non possiamo ignorare che oggi votano le persone che un paese ha cresciuto. Le ha mandate a scuola, le ha nutrite di immagini pubblicitarie e telefilm, le ha educate ad alcuni valori e sogni. Le persone che hanno votato Trump sono cresciute in America, è l’America ad averle cresciute così.
E oggi in ogni paese stiamo educando e crescendo le generazioni di adulti che domani voteranno le scelte del nostro futuro. Quanto investiamo in istruzione? Quanto in civiltà? Quanto nel dare oggi immagini, ispirazioni, messaggi diversi da quelle che ci hanno portato fin qui? Quanto investiamo su quel che accadrá tra 20 anni? Questo sguardo ossessivo sul presente, sul subito, ci condanna ad eterne delusioni.
Riccarda Zezza (citata da Paola Lazzarini)
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La democrazia di Dio

Non si tratta di una teocrazia democratica come in Iran, si tratta di una religione civile che ha nel suo presidente il Pontefice Massimo e un Dio, un Essere Supremo, che non appartiene a un credo specifico e nel quale tutti i cittadini di ogni etnia e religione si riconoscono.
La democrazia di Dio è quella che governa da oltre 200 anni gli Stati Uniti d’America, “un paese che crede in un dio trinitario che ha come padre Washington, come figlio Lincon e come spirito santo Kennedy” (Emilio Gentile, Il tempo e la storia, RAI3).
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Senza sconti

…Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad.
Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.
Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.
Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.
Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana
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Occidente e Islam

“Ma davvero abbiamo la memoria tanto corta? Davvero abbiamo dimenticato che fin dagli anni Settanta sono stati gli statunitensi che in Afghanistan, in funzione antisovietica, si sono serviti dei guerrieri-missionari fondamentalisti provenienti dall’Arabia Saudita e dallo Yemen?
Davvero ignoriamo che la malapianta del fondamentalismo l’abbiamo innaffiata e coltivata per anni noi occidentali?
Sul serio non sappiamo nulla del fatto che ancor oggi il jihadismo – quello di al-Qaeda e quello, rivale e concorrente, dell’Islamic State (IS) del Califfo al-Baghdadi – è sostenuto, e neppure in modo troppo nascosto, da alcuni emirati della penisola arabica che pur sono tra i nostri più sicuri alleati nonché – e soprattutto – partner finanziari e commerciali?”.
Franco Cardini, con gli strumenti di uno storico di razza, racconta le varie fasi dell’attacco musulmano all’Occidente con una personale chiave interpretativa. Dietro lo scontro di civiltà, usato strumentalmente da minoranze sparute, si nascondono interessi precisi. Al servizio di questo mito cooperano più o meno consapevolmente una diplomazia internazionale traballante e voltagabbana e un universo mediatico allarmista e ricercatore di consensi legittimanti.
Dalla quarta di copertina del libro: L’ipocrisia dell’occidente.
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USA: Sentenza della discordia

“È un giorno tragico per il matrimonio e la nostra nazione”, hanno spiegato in un documento congiunto il cardinale di New York Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale americana, e monsignor Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco e presidente del Comitato per la promozione e la difesa del matrimonio. “Revocando, in parte, il “Defense of Marriage Act”, si legge nel documento, “la Corte suprema ha inferto una profonda ingiustizia al popolo americano. La Corte ha commesso un errore. Il governo federale dovrebbe rispettare la verità che il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna, anche quando gli Stati non la rispettano”.
Il documento prosegue sottolineando che il bene comune, specialmente dei più giovani, dipende da una società che si sforza di sostenere la verità del matrimonio, e che i cattolici devono raddoppiare gli sforzi nella testimonianza di questa verità perché il futuro del matrimonio e il benessere della nostra società sono in bilico. “Il matrimonio”, hanno aggiunto nella nota Dolan e Cordileone, “è l’unica istituzione che riunisce un uomo e una donna per tutta la vita, fornendo a ogni bambino che nasce dalla loro unione fondamenta sicure, formate da una madre e un padre. Nella nostra cultura si è dato per scontato per troppo tempo ciò che la natura umana, l’esperienza, il buon senso e il disegno sapiente di Dio confermano: la differenza tra un uomo e una donna è importante, la differenza tra un padre e una madre è importante. La società ha fallito in vari modi nella missione di rafforzare i matrimoni, ma questo non è un valido motivo per rinunciare. Ora è il momento di rafforzare il matrimonio, non ridefinirlo”.
Damiano Beltrami, Agenzia SIR, 27 giugno 2013