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Tra mancanza e desiderio

Se prestiamo ascolto non a ciò che è gridato, ma a ciò che è sussurrato, possiamo capire: ciò che ancora manca all’umanesimo del nostro tempo è ammettere che la misura dell’uomo non sta in nessuna misura. La sua misura non si può colmare con nessuna potenza. Non sta in nessun consumo. In nessuna tecnologia. In nessun potere. In nessuna procedura. Il granello che può mettere in discussione – e di fatto già riapre – la deriva di astrazione della contemporaneità è il fatto che, al di là di tutta la sua efficienza tecno-economica, l’uomo contemporaneo rimane quello che è sempre stato: mancanza (a essere) e desiderio (d’altri).
Mauro Magatti, Firenze 2015
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L’anno della fede

L’uomo contemporaneo è stato sottoposto da decenni alle scorribande di un secolarismo che in nome dell’autonomia individuale richiedeva l’indipendenza da ogni autorità rivelata e faceva del proprio programma quello di “vivere nel mondo come se Dio non esistesse”.
Oggi si ritrova spesso a non sapersi più collocare. La crisi di fede è espressione drammatica di una crisi antropologica che ha lasciato l’uomo a se stesso; per questo si ritrova oggi confuso, solo, in balia di forze di cui non conosce neppure il volto, e senza una meta verso cui destinare la sua esistenza.
È necessario poter andare oltre la povertà spirituale in cui si ritrovano molti dei nostri contemporanei, i quali non percepiscono più l’assenza di Dio dalla loro vita, come una assenza che dovrebbe essere colmata.
L’Anno della fede intende essere un percorso che la comunità cristiana offre a tanti che vivono con la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo di nuovo.
È necessario, pertanto, che i credenti sentano la responsabilità di offrire la compagnia della fede, per farsi prossimo con quanti chiedono ragione del nostro credere.
Rino Fisichella