Archivi tag: uomini

Quanto valgono le donne

L’organizzazione del lavoro e le imprese considerano ogni richiesta di adattamento dell’organizzazione del lavoro alle necessità famigliari una prova di scarso impegno e scarsa professionalità.
Part time reversibile, lavorare a distanza o fare orari diversi nel corso della settimana o del mese sono spesso considerati impossibili per principio.
A fronte di questa rigidità un po’ ottusa i lavoratori e le lavoratrici ricadono nella divisione del lavoro tra uomini e donne tradizionale, anche se un po’ aggiornata.
Gli uomini continuano a dedicarsi alla carriera, mentre le donne, se non abbandonano del tutto il lavoro professionale, spesso imboccano quello che anni fa qualche studiosa definì il “mommy track”, una traiettoria professionale laterale.
Ovviamente una disponibilità maggiore di servizi, orari e vacanze scolastiche non basati sulla presunzione che ci sia sempre qualcuno (una mamma) a casa, servizi di cura domiciliare per le persone non autosufficienti, sono uno strumento indispensabile per chi voglia conciliare lavoro professionale e responsabilità (ma anche relazioni) famigliari.
Così come è indispensabile che gli uomini smettano di delegare gran parte di queste responsabilità alle donne e di ritenere che la questione della conciliazione non li riguardi.
Chiara Saraceno, La Repubblica 24 settembre 2015
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Le sfide di Internet alla pastorale

Viviamo bombardati dai messaggi, subiamo una sovra informazione.
Il problema oggi non è reperire il messaggio di senso ma decodificarlo, cioè riconoscerlo per me importante, significativo sulla base delle molteplici risposte che io ricevo…
L’annuncio cristiano oggi corre il  rischio di presentare un messaggio accanto agli altri, una risposta tra le tante. Più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste…
La Chiesa sa coinvolgersi con le domande e i dubbi degli uomini? Sa risvegliare i quesiti insopprimibili del cuore, sul senso dell’esistenza? Occorre sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze.
Antonio Spadaro
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Le donne e la Chiesa

Le donne conoscono nella Chiesa una condizione paradossale.
Presenti ovunque, accanto agli uomini in tutte le forme della vita cristiana, impegnate nella trasmissione del Vangelo e testimoni di Cristo quanto gli uomini, in realtà si trovano escluse dagli ambiti decisionali e possono essere solo semplici fedeli, “christifideles”, appartenenti al laicato oppure alla vita religiosa, comunque senza autorità deliberativa perché donne.
Da decenni la chiesa cattolica si interroga sul ruolo delle donne nella chiesa, ma senza che nascano risposte adeguate e convincenti. Si esalta la femminilità con espressioni curiose (“il genio femminile”…), si sottolinea la loro eminente dignità di spose, madri e sorelle, ma poi non viene loro riconosciuta alcuna possibilità di esercitare responsabilità e funzioni direttive nella chiesa.
Così tutto il corpo ecclesiale ne risulta menomato: un corpo in cui la metà delle membra deve ascoltare solo gli uomini intervenire nella liturgia, in cui le decisioni che riguardano tutti sono prese solo dagli uomini, in cui ciò che le donne sono e devono essere è stabilito da uomini, senza neppure ascoltarle…
Ecco allora le domande che mi assillano: cosa significa ripetere formule vuote come “Maria è più importante di Pietro” senza accompagnarle con un impegno adeguato per una ricerca biblica e teologica sulla presenza della donna nella chiesa? Perché non c’è ascolto delle donne che elaborano teologia o sono impegnate nella vita pastorale, nella missione, nell’evangelizzazione, nella catechesi? Trovare risposte significa aprire nuovi cammini alla corsa del Vangelo.
Enzo Bianchi
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Un nuova rivoluzione

 Come cristiani non ci è permesso trasformarci in «scettici» a priori (il che equivale ad avere non un pensiero critico, bensì la sua versione ottusa) e complimentarci con noi stessi per la nostra chiarezza dottrinale e la nostra incorruttibile difesa della verità, che alla fine conduce solo alla nostra soddisfazione personale.
Dobbiamo invece lanciare messaggi positivi: vivere noi per primi in pienezza e farci testimoni e costruttori di un nuovo modo di essere uomini e donne. Ma questo non succederà se perseveriamo nello scetticismo: bisogna convincersi che le cose non solo «si possono» cambiare, ma che la rivoluzione di cui ci facciamo portatori è una imprescindibile necessità…
Jorge Bergoglio
Per continuare a leggere clicca qui! 

La cultura dell’incontro

Il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2014 sarà: “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”.

La comunicazione, di per sé, coinvolge la persona umana nei suoi rapporti con gli uomini e le donne che lo circondano nel suo cammino esistenziale. La vera comunicazione, infatti, non è solo informativa, ma apre ampi spazi alla conoscenza e alla relazione, questo vale per i tradizionali mezzi di comunicazione, vale a dire stampa, radio, televisione e cinema. Ma queste due dimensioni, conoscitiva e relazionale, emergono ancora di più quando parliamo di nuove tecnologie. Le caratteristiche proprie delle attuali tecnologie comunicative – basti pensare al superamento di spazio e tempo e dell’interattività – dimostrano come oggi in campo comunicativo, ci si apre all’incontro con il mondo in cui viviamo e con gli uomini e le donne del nostro tempo. In questa prospettiva si comprende come la comunicazione tocca il cuore del rapporto interpersonale e la comunicazione sarà tanto più vera quanto più emerge questa dimensione umana.
Monsignor Claudio Maria Celli, SIR, 17 ottobre 2013

La non violenza

Forse la non violenza si capisce meglio precisando quello che non è e non fa.
Non si limita a rigettare le armi proprie e improprie, sa rifiutare l’odio e cerca di trasmettere al nemico questo talento.
Non rinuncia ai conflitti, li apre, ma prova a affrontarli in modo evoluto, con soluzioni in cui nessuno sia danneggiato, umiliato, battuto, soluzioni “win-win”, come insegna la teoria dei giochi.
Non vive negli interstizi lasciati liberi dal potere: lo sfida.
Non dipende dalla sua benevolenza, lo costringe semmai a essere più benevolo. Molti pensano che Gandhi potesse agire perché il governo britannico glielo consentiva; certo la Gran Bretagna non è il Terzo Reich, ma se approda a una certa tolleranza è perché il movimento non le lascia scelta fra il massacro e la trattativa.
Non è solo una pratica politica: è un modello per le relazioni fra gruppi e fra singoli.
Non è equidistante di fronte alle disparità sociali. Gandhi avversava il sistema delle caste, e se caldeggiava l’adozione di un unico tipo di abito per gli indiani, lo faceva sia per boicottare i tessuti inglesi sia per testimoniare l’uguaglianza di tutti.
Non è un dogma: visto che qualsiasi attività umana comporta una sia pur minima distruzione di vita, l’obiettivo, constata Gandhi, è limitare quanto più possibile la violenza nel mondo; lo stesso principio del non uccidere prevede delle eccezioni se uccidere è l’unico modo di salvare gli indifesi da un pericolo mortale.
Non è pavidità né remissività: richiede pazienza, mitezza, e coraggio davanti alla ferocia altrui – esiste una combattività non violenta molto temuta da chi è al potere.
Non è spontaneismo ingenuo: inventa tattiche nuove.
Non è una pratica per anime belle, capeggiata da esotici visionari, riservata a realtà con tasso minimo di tensioni interne. L’India era un paese gremito di contraddizioni, e Gandhi un leader sperimentato, abile nel negoziare e nell’organizzare grandi scene di teatro politico da esporre agli occhi del mondo. Quanto alla tipologia degli Stati, si da vita a lotte non violente persino nell’Europa sotto dominio nazista.
Non è un’esclusiva delle fedi religiose, anche se può trarne una forza straordinaria.
Non è “cosa da donne”, è universale, anzi ridefinisce i modelli di genere, valorizzando la compassione negli uomini, e nelle donne la fiducia in se stesse.
Anna Bravo; La conta dei salvati, Laterza 2013
Tratto da La Stampa, 31 maggio 2013

Sotto la croce

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione,
piangono per aiuto, chiedono felicità e pane,
salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.
Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione,
lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane,
lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte:
I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione,
sazia il corpo e l’anima del suo pane,
muore in croce per i cristiani e pagani
e a questi e a quelli perdona.
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa.

Quello che le donne non dicono…

Quello che le donne non dicono, ma pensano, sull’altro sesso.
Cari e mansueti gorilla, a noi donne, più che la mimosa secca che ci regalate l’8 marzo, dopo che è stata tutto il giorno sul cruscotto, servirebbe che imparaste, tutti i giorni, piccole e grandi cose.
Ci sarebbe già di conforto che non vi faceste lo shampoo con il balsamo, per dire, e capiste che tanto non fa schiuma anche se, nell’insaponarvi, ci mettete l’energia che ci vuole per stancare un vitello prima della marchiatura.
Avremmo desiderio che i calzini, così come lo sono alla nascita, continuino a vivere appaiati persino quando saranno distanti dai vostri piedi. Ci piacerebbe che capiste, almeno una volta ogni quinquennio, cosa vi vogliamo dire a volte col nostro silenzio.
Se ci vedete tacite e silenziose, provate a girarvi. Se per terra, dietro di voi, vedete venti merde a forma di piede, pensate che forse ci sarebbe piaciuto che vi foste levati le scarpe dopo essere passati avanti e indietro nel fango.
Vorremmo inoltre che oltre a sapere a memoria il numero di piede di Marchisio, vi ricordaste anche i giorni di ricevimento dei professori dei figli.
Adoreremmo che poteste comprendere, tra le varie e tante possibilità che vi si affacciano nella mente, che un bicchiere nel lavandino non deve per forza rimanere lì, ma è possibile lavarlo con due soli colpi di spugnetta… E che le pentole antiaderenti non sono fatte per disegnarci sopra dei geroglifici con la punta del coltello.
Apprezzeremmo che non consideraste come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che cuciniamo noi. Il Creatore non ha detto: “E la suocera fece l’arrosto, fatelo sempre così in memoria di me”.
E saremmo felici se poteste non rimirare le tette delle altre come se fossero un’opera d’arte e le nostre come due vecchie cugine. Ci piacerebbe che prendeste il raffreddore per quello che è, e cioè un insieme di starnuti che dura quattro giorni, e non come una malattia invalidante senza speranza..
Saremmo liete se almeno una volta nella vostra vita provaste ad appendere i pantaloni sull’attaccapanni in modo logico, pensandoci un attimo. Il gancio, per esempio, non va infilato dentro l’orlo.
Infine, vorremmo tranquillizzarvi: cari homi sapiens sapiens, state sereni e non temete. Dire una volta tanto “Ti amo” non crea né impotenza né assuefazione.
Luciana Littizzetto, “Madama Sbatterflay”, Mondadori
Ripreso da La Stampa, Torino 20 novembre 2012

Uomini e donne nella Bibbia

«Nella storia sacra gli uomini scelti dalla divinità per portarne la parola cercano di sottrarsi. Mosè accampa la scusa di essere balbuziente, Isaia di avere labbra impure, Geremia di essere troppo giovane. Giona invece, senza neanche una scusa, si imbarca per la direzione opposta. Gli uomini cercano scampo dalla missione inesorabile, vacillano al momento della consegna. Le donne no, nessuna di loro, anche senza in conforto di una profezia da trasmettere, di una voce diretta, nessuna di loro esita. Vanno contro la legge e santificano la loro eccezione. Il loro slancio di obbedienza è più solido di quello dei profeti, sono le sante dello scandalo»
Erri De Luca

Famiglia e lavoro

“La conciliazione famiglia-lavoro non è solo un tema femminile ma anche maschile: gli uomini dovranno fare di più in famiglia”. Sono le parole del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervenuta a un dibattito sulle donne e il welfare durante la terza giornata di un convegno sulla previdenza, sottolineando che il tema della conciliazione tra gli impegni sul luogo di lavoro e quelli in famiglia non riguarda soltanto le donne ma anche gli uomini.
“Molto delicato e importante è il tema della conciliazione considerando che oggi tutto il compito di cura di genitori, anziani e figli è sulle spalle delle donne. Bisogna alleggerire questo peso e servono servizi per i disabili e per gli anziani. Il problema è che poco può essere fatto tramite il sistema pubblico perché occorre contenere la spesa pubblica”, ha ripreso Fornero sottolineando che “una risorsa importante è il welfare aziendale che in molti paesi è già una realtà mentre noi dobbiamo fare passi in avanti”.
La Stampa, 12 maggio 2012