Archivi tag: unioni civili

Famiglia o famiglie?

Grande polemica ha suscitato quasi un anno fa il fatto che la sindaca di Torino, la pentastellata Chiara Appendino,  abbia voluto cambiare il nome dell’Assessorato alla Famiglia, trasformandolo in Assessorato alle Famiglie.
Oggi,  a pochi giorni dall’11 maggio, data in cui un anno fa veniva approvata definitivamente la legge Cirinnà sulle unioni civili, iniziano ad essere a disposizione i primi dati. Sono oltre mille le coppie che hanno usufruito di questo istituto (per la fonte clicca qui). In compenso nel 2015, ultimo dato Istat disponibile, i matrimoni sono stati 194.377.
Quindi, con una certa approssimazione, possiamo dire che le unioni civili rappresentano lo 0,005% del totale delle unioni.
Alla luce di questi dati, forse converrebbe accantonare le polemiche sulle unioni civili che ci hanno accompagnato in questi anni e chiedere ai partiti e al Governo che si occupino concretamente della famiglia, delle famiglie, senza tante distinzioni.
Franco Rosada

 

 

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Tutti i bambini sono uguali?

aiBi
Il provvedimento sulle unioni civili, frutto dell’accordo faticosamente raggiunto nella maggioranza di governo, va nell’interesse solo di poche coppie di omosessuali conviventi: non più di 7.500. A tutte loro saranno garantiti diritti come la reversibilità della pensione, l’obbligo al mantenimento, l’assistenza morale e materiale, la possibilità di assumere il cognome di uno dei due partner. È questo il risultato “storico” a cui ha fatto riferimento Renzi. Un risultato raggiunto anche grazie alla grande mobilitazione mediatica a favore del disegno di legge.
Bene, ma quei 35mila minori che in Italia vivono fuori dalle loro famiglie di origine? Sono destinati a piombare nuovamente nel silenzio più assoluto. Insieme ai loro diritti. A loro, a ben guardare, non è garantito neppure il diritto all’identità. I riflettori sui diritti dei bambini si erano accesi solo a proposito della stepchild adoption, ovvero di quei 529 minori che vivono stabilmente con un genitore biologico e il suo partner omosessuale. Ma per loro, da oggi, non ci saranno più problemi. Anzi, in realtà non ce ne sono mai stati. Il Tribunale per i Minorenni potrà tranquillamente autorizzarne l’adozione da parte del partner del proprio genitore biologico.
Chi resterà davvero abbandonato ancora una volta sarà ognuno di quei 35mila minori fuori famiglia.
Fonte: Ai.Bi, 25 febbraio 2016
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Sinodo, media e famiglia

Un rischio che corre il Sinodo è di guardare ai problemi della famiglia perlopiù dalla prospettiva occidentale, mentre ben diversa è la situazione vissuta dalle Chiese cattoliche di altri continenti, soprattutto nel Sud del mondo.
Da noi i temi più caldi – anche per la ribalta offerta dai mass media – riguardano appunto la condizione dei divorziati-risposati, del riconoscimento delle coppie omosessuali, delle unioni civili, ecc. Insomma, tutti problemi connessi al moltiplicarsi delle forme di famiglia, o alla messa in discussione dell’idea tradizionale o cristiana di famiglia, o ancora a credenti e fedeli che pur vivendo situazioni famigliari che la chiesa ha ritenuto sin qui «irregolari» desiderano essere comunque accreditati di una cittadinanza ecclesiale.
Mentre i vescovi dell’Africa, del Medio Oriente, e in parte dell’America Latina riflettono contesti culturali che propongono e difendono il modello classico di famiglia, anche se gran parte delle loro popolazioni vivono a questo livello situazioni problematiche.
In altri termini, molti vescovi del Sud del mondo risultano estranei al dilemma delle Chiese occidentali se concedere o meno la comunione ai divorziati-risposati, mentre per loro è prioritario rinforzare il modello cristiano di famiglia minacciato dal dilagare della povertà, della miseria, della criminalità, ecc.
Franco Garelli, La Stampa, 6 ottobre 2015
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Il diritto di dissentire

C’è un diritto a dissentire che dovrebbe essere garantito a tutti sempre e comunque, a prescindere. Mai come in questo momento, nella vita pubblica italiana, dovrebbe valere il motto di Voltaire: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. Affermazione di una laicità tanto rigorosa quanto impegnativa. E da applicare con determinazione e onestà intellettuale al dibattito sulle unioni civili per le coppie omosessuali.
Di un libero dibattito pubblico in realtà non c’è traccia. Nulla di simile a quanto avviene, ad esempio in Francia, dove il pluralismo viene garantito dalla convocazione degli “états généraux” su temi specifici. Occasione per tutti (compresi i mondi “religiosi”) di poter esprimere una posizione pubblica, anche minoritaria, ma con il rispetto che è dovuto a tutti i cittadini.
Purtroppo in Italia, è già capitato nel caso del divorzio breve, si decide senza un preventivo dibattito pubblico: il Parlamento ha ratificato un punto di vista, quello degli avvocati matrimonialisti, senza alcuna valutazione dei costi sociali e relazionali della nuova disciplina. Compito questo del Parlamento che ha pensato bene di arrendersi al politicamente corretto. Con la prevalenza, neanche troppo nascosta, di una logica lobbystica.
Il rischio che si palesa in queste ore, mancando un dibattito pubblico adeguato (se non vogliamo far assurgere “Porta a Porta” a sede privilegiata del confronto) e un ascolto di tutte le realtà sociali coinvolte, è che ancora una volta si finisca per ratificare le scelte indicate dalle lobby. Magari accusando di “omofobia” ogni pur minima riserva o obiezione, fosse anche di sola natura economica (vedi i paventati costi pensionistici).
Poiché nessuno, lo ribadiamo nessuno, intende sollevare in questa sede un dibattito di natura moraleggiante, sarà laicamente consentito discernere, analizzare, distinguere e obiettare. E non solo condividere, plaudire, assecondare, approvare, sottoscrivere. Ne va della qualità della democrazia reale.
Agenzia SIR, Prima pagina, 18 giugno 2014

 

Unioni di fatto

Nel silenzio più totale il 14 maggio è ripresa in Commissione Giustizia del Senato il dibattito sulla regolamentazione delle unioni di fatto partendo dal testo base, predisposto dalla relatrice, Cirinnà.
«La cosa più grave è che in questo testo si equipara giuridicamente la convivenza, etero o omo che sia, alla famiglia fondata sul matrimonio» commenta Francesco Belletti, presidente del Forum. «Si tradisce così la Costituzione che distingue il matrimonio tra uomo e donna dalle altre forme di unione affettiva. Perfino in materia di successione e di reversibilità della pensione non ci saranno più differenze. È evidente che lo scopo principale è quello di destrutturare l’istituto del matrimonio…
Tutti questi problemi sarebbero superati se da un lato si confermasse la specificità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e, dall’altro, si risolvesse con interventi mirati la questione del ritenuto mancato riconoscimento di alcuni diritti individuali ai componenti delle convivenze, diritti individuali peraltro mai delineati con precisione da chi rivendica la necessità di regolamentare le unioni civili o da chi chiede l’introduzione di un matrimonio multiforme e aperto a tante situazioni molto diverse tra loro.
Forum Famiglie Nazionale
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