Archivi tag: umiltà

Un piccolo passo in avanti


La riforma della Settimana santa del 1955 diede la facoltà di compiere la lavanda dei piedi a dodici uomini durante la Messa nella cena del Signore.
Per manifestare questo pieno significato del rito a quanti partecipano, è parso bene al Sommo Pontefice Francesco mutare la norma così che i pastori possano scegliere un gruppetto di fedeli che rappresenti la varietà e l’unità di ogni porzione del popolo di Dio. Tale gruppetto può constare di uomini e donne, e convenientemente di giovani e anziani, sani e malati, chierici, consacrati, laici.
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Giovani mogli felici

Otto punti cruciali che dopo 15 anni di matrimonio vorrei dire a me stessa se dovessi sposarmi oggi
1. Il matrimonio non è una bacchetta magica. Il matrimonio non risolverà tutti i problemi irrisolti che avevi prima di sposarsi.Quelle piccole cose che ti stavano sui nervi prima del matrimonio e su cui non hai mai detto niente, potranno solo aumentare. Non scompaiono magicamente. Quindi inizia ad esprimerti apertamente e onestamente, ma soprattutto, con amore.Qualsiasi problema hai, lo puoi risolvere con l’amore e la comunicazione, usati insieme.
2.Tutti i matrimoni non sono stati creati uguali. Non ce n’è di un solo tipo. Chiedi consigli sul matrimonio a coloro che sono più saggi e più esperti (e soprattutto sono felici).Ma non provare a copiare ogni cosa, in modo pedestre. Prendi consigli ed esempi, ma adattali per rendere il tuo matrimonio unico.
3.I tuoi giorni egocentrici sono finiti (o almeno, stanno per finire). L’egocentrismo non si abbina al matrimonio.Il matrimonio è dare e avere e se ti concentri solo sull’avere, puoi mettere il tuo matrimonio in una brutta situazione. Smetti di essere viziata, e impara a migliorare e perseverare, soprattutto quando sai di essere nel torto.
4.Avere bambini cambia le cose. Prima di avere figli, si può andare e venire come pare e senza pensarci due volte.È possibile fare quello che vuoi e dormire fin che ne hai voglia. Avere figli dopo il matrimonio è la cosa più bella del mondo. Ma è necessario essere preparati al fatto che le cose cambieranno… per il meglio. I bambini fanno crescere un po’ e fanno tirare su i “pantaloni”. Improvvisamente, ti curi più dei bambini che del tempo dedicato a dormire o a fare i fatti tuoi.
5.Concentrarsi sulle cose che contano. Dopo nove anni di matrimonio ho (quasi) dimenticato che parte della mia torta nuziale cadde per terra e che non era la torta quattro livelli che avevo sognato (e pagato ). Ho anche (quasi) dimenticato che abbiamo dovuto rimettere in scena il nostro matrimonio sei mesi dopo, per poter avere tutte le foto non siamo riusciti a fare il giorno del vero matrimonio.Col senno di poi, ho avuto modo di indossare il mio vestito con il mio lunghissimo velo ben due volte in meno di un anno, quando la maggior parte delle spose li indossa una volta sola.
6. Impara a parlare tuo marito, non lui. Quando capirai questo le vostre conversazioni e discussioni saranno molto più fruttuose. Anche se alcuni suoi comportamenti possono sembrare quelli di un bambino, ricordati che non è tuo figlio né dovrebbe essere trattato come se lo fosse.L’umiltà e il rispetto permettono un lungo cammino insieme.
7.Non puoi dire tutto alle tue amiche. Il tuo compito è di proteggere la reputazione di tuo marito.Quindi stai attenta a ciò che condividi con altre persone, anche se sono le tue amiche più intime. Devi avere il massimo impegno e stima nei confronti del tuo sposo.
8. Il matrimonio ti cambierà. E questo va bene. Ma non è più possibile stare fuori tutta la notte con le tue amiche regolarmente, o partecipare a pigiama party in cui si alza il gomito (anche se a volte è necessario). Potresti trovarti meglio trovando nuove amiche, amiche sposate che possono capire e parlare la tua nuova lingua.
Christine St. Vil, June 1, 2014
http://www.happywivesclub.com/

Libertà ed educazione

Viviamo nella società delle libertà: educare in questo nuovo mondo è la fatica e la gloria dei nuovi genitori, così come continuare ad amarsi, al tempo dell’amore liquido, è l’ammirevole coraggio delle coppie innamorate. C’è speranza, ancora.
Possono cambiare i costumi, non cambia l’umano.
La forza della presenza cristiana è l’umiltà.
Il credente trova la sua identità nella meditazione delle scritture, nella pratica liturgica e nella vita comunitaria. La fede, compresa secondo la formula della Lumen Gentium n. 25 («Fede da credere e da applicare nella pratica della vita»), non finisce di stimolare nuove pratiche di umanizzazione.
Per questo occorre immischiarsi in tutte le lotte, appassionarsi a ogni forma di dialogo, partecipare a tutti i tavoli della città, frequentare tutte le occasioni della vita politica.
Anche non compreso, il cristiano non si chiude e non abbandona. Continua a collaborare. Ritiene di aver ricevuto gratuitamente un tesoro d’inestimabile valore (la liberazione dalla tristezza di una vita senza senso) e lo riconsegna gratuitamente.
Il coraggio di porre la differenza del suo pensiero, lo rende sensibile a ogni differenza, in una mentalità aperta e cosmopolitica, sempre disposto ad amare l’altro come Altro, per lavorare insieme in modo affidabile, onesto e trasparente.
Non attende riconoscimenti, ma non smette di parlare, soprattutto non smette di pensare e di credere.
don Domenico CRAVERO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 gennaio 2014
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Pregare in famiglia

Vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma, si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a Dio (Lc 18,9-14).
Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bontà, che venga a noi. Ma, in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera è sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano!
E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono.
E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile.
E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza!
E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.
Papa Franceso, omelia per la Giornata della famiglia