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La vita eterna


La coscienza di “ciò che finisce” fa nascere nell’uomo la coscienza di “ciò che è eterno”.
L’idea è abbastanza complessa, cerchiamo di spiegarla con un esempio. Se noi siamo coscienti di cosa voglia dire “caldo” allora siamo altrettanto coscienti di cosa voglia dire il suo opposto, cioè “freddo”. D’altro canto il “caldo ed il freddo” sono due categorie così generali che ognuno di noi avrà sicuramente una consapevolezza diversa dell’”essere caldo” o dell’”essere freddo”.
Se quindi si capisce cosa si intende quando si parla della caducità delle cose e degli avvenimenti, si riesce almeno ad intuire – ognuno a modo suo – cosa sia l’eternità.
L’eterno non ha, per Guardini, connotazioni biologiche. Non siamo eterni perché trasmettiamo il DNA ai nostri figli, che anzi rappresenta “l’incremento della caducità sino all’intollerabile”.
L’eternità non è qualcosa di quantitativo, non è il “tempo infinito”; è la libertà dalla schiavitù del tempo, è l’incondizionato assoluto.
Un “mondo” senza tempo allora è l’incondizionato assoluto, è la liberazione da qualsiasi catena, è “il vedere in faccia l’Assoluto (ossia Dio)”. E’ un mondo nel quale siamo (non saremo o fummo, ma siamo, tempo presente l’unico con il diritto di esistere) quello che con il nostro libero arbitrio abbiamo deciso di essere mentre eravamo in questo mondo.
Dalle riflessioni sul libro di Romano Guardini: Le età della vita.
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Prepariamoci al Natale 1

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Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
In ogni casa non manchi l’occasione, nel periodo d’Avvento, per rileggere alcuni brani del Vangelo di Luca che ci permettono di accompagnare il cammino delle feste natalizie. Farlo insieme, genitori e figli, è un modo per ascoltare il Signore, ma anche per ascoltarci reciprocamente e, forse, riprendere un dialogo interrotto dalle troppe attività e servizi e poco attento ai problemi ed esigenze interiori di ciascuno. Occorre riappropriarsi del tempo che si passa in casa, per non disperdere la ricchezza dell’incontro interiore e profondo tra le persone. Altrimenti il vortice delle attività e la voce forte e suadente dei mass-media diventano un’impellente necessità a cui non si riesce alla lunga a rinunciare. La lettura della Bibbia e del vangelo, insieme alla preghiera familiare, sono uno spazio di libertà per se stessi e per imparare ad ascoltare e rispondere, in famiglia, alle necessità e richieste e attese più vere di chi ci sta accanto.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Il bene non si commenta, si racconta

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Il bene non si commenta, si racconta. C’è questa giovane operaia di Marostica con una bimba di sei anni colpita da una malattia degenerativa. Per accudirla servono tanti soldi e tanto tempo. L’operaia esaurisce prima i soldi e poi il tempo: tutto il monte ferie accumulato. Ricorre al congedo previsto dalla legge 104, ma domani scadrebbe anche quello e non le resta che rinunciare allo stipendio, mettendosi in aspettativa. Si trascina dal capo del personale a comunicargli la sua scelta obbligata, ma si sente rispondere che può tornare tranquillamente al capezzale della figlia.
I colleghi hanno raccolto 198 giorni di ferie e li hanno infiocchettati per lei. Sotto l’albero le faranno trovare quanto possiedono di più prezioso: il loro tempo. Quand’ero piccolo mia nonna diceva che gli unici regali che valgono sono quelli in cui il donatore rinuncia a qualcosa di suo. Mi sembrava una predica da vecchi. Ora non più, forse sto diventando vecchio anch’io.
Ciascuno ha contribuito alla colletta in base alle proprie possibilità: i neoassunti regalando qualche ora, i più anziani addirittura una settimana. L’aspetto più straordinario di una storia già così poco ordinaria di suo è che l’azienda in cui lavora quell’operaia è piuttosto grande e molti di coloro che hanno rinunciato alle ferie conoscevano la beneficiata soltanto di sfuggita. Alcuni non la conoscevano proprio. Perché lo hanno fatto, allora? Il bene non si commenta, si racconta. Almeno ogni tanto, per ricordarsi che c’è.
Massimo Gramellini, La Stampa 14 dicembre 2016
http://www.lastampa.it/2016/12/14/cultura/opinioni/buongiorno/colleghi-di-natale-tv6dyMeSr2duqRnEmTboPM/pagina.html

I dieci comandamenti

Benigni ha ricordato che nel «dono della Legge» (come i commentatori rabbinici definivano l’episodio narrato nel libro dell’Esodo in cui Mosè riceve le due tavole di pietra) «per la prima volta ci vengono date delle regole, regole così attuali da impressionare. Diventano legge i sentimenti, l’amore, la fedeltà, il futuro, il tempo». Sì, l’essere umano ha bisogno di regole, di punti e riferimenti etici saldi, anche – e forse soprattutto – in stagioni come la nostra in cui l’etica sembra scomparsa dalla vita pubblica e dalla convivenza quotidiana. Queste regole solo apparentemente provengono dall’esterno: in realtà sono ridestate a partire dal nostro intimo, da quello che la coscienza ci fa percepire come bene e male. In questo senso Dio non ci impone una legge estranea e ostile, ma ci conferma che quanto di nobile abita il cuore umano è degno di divenire la norma di comportamento, la via regale alla felicità, la risposta agli aneliti più profondi…
A questo punto si impone una domanda: perché uomini religiosi che hanno per funzione e servizio quello di spiegare la legge di Dio e far riconoscere in essa la libertà, risultano invece così noiosi, pedanti, esperti nel caricare pesi sulle spalle degli altri e così incapaci di farsi ascoltare? La loro è un’afasia orale oppure è un’afasia spirituale che nasce da mancanza di passione e di convinzione?
Enzo Bianchi, La stampa, 17 dicembre 2014

Come farci manipolare in 10 mosse

In un mondo dove l’informazione è potere, anche di manipolazione, il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 strategie della manipolazione” da parte dei mass media.
1. La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali…
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Articolo proposto dalla rivista http://www.in-dialogo.it
P.S. Il numero di dicembre della rivista Gruppi Famiglia dal titolo: Media e famiglia è in corso di spedizione!

Una società a due velocità

Noi oggi viviamo in una società a due velocità, che rischiano di non incontrarsi mai: da una parte la velocità dei sani che hanno sempre fretta; corrono da mattino a sera e non hanno tempo; hanno la giornata lunga che non basta mai; dall’altra c’è la velocità della solitudine e della malattia che hanno la notte lunga che non passa mai.
In questo orizzonte culturale c’è l’oblio del senso, la mancanza di significato, di luce sui tre eventi universali: del nascere, del vivere e del morire. Infatti il contesto fortemente secolarizzato ha annebbiato il valore salvifico della croce e ci si accontenta di divertire gli anziani, aiutandoli a vivere un ultimo scampolo di illusione consumistica.
Dentro questo orizzonte dell’oblio del senso, della luce spenta, penso alla drammatica condizione culturale di tanti giovani, che sono sul treno della vita e non ne conoscono la direzione. Dietro l’angolo oscuro della vita, senza senso, c’è la noia, “la globalizzazione dell’indifferenza”, dice il Papa; c’è la droga, e purtroppo la violenza soprattutto verso la donna.
C’è però un raggio di luce che illumina il mondo: dire natività di Maria, significa riconoscere la seconda genesi dell’umanità; significa ricordare il compleanno della seconda Eva. …Maria è l’aurora che illumina il mondo tenebroso degli uomini. Non è l’aurora che illumina il sole; ma il sole che si annuncia attraverso l’aurora; e tutto si illumina.
Padre Enrico Masseroni

Quote rosa

Viviamo in una cultura che è contro la vita in ogni suo aspetto, anche nel lavoro: il lavoro manca per gli uomini, e quanto alle donne, quando si parla di conciliazione famiglia-lavoro si parla solo di asili nido, di quote rosa, perché in nome della balla del tempo di qualità, o dell’altra balla, che i bambini di tre mesi socializzano al nido (chi l’ha detta non ha mai visto un bambino di tre mesi neanche in foto), le donne vengono incoraggiate, spinte, spesso costrette a tornare al lavoro col bambino ancora attaccato al seno.
Quando si parla di donne e lavoro si parla solo, poi, di incentivi alle industrie che assumono donne, e di quote rosa (io personalmente se mi mettono in qualche cda , evenienza per fortuna estremamente remota, mi suicido). Non si parla mai di rendere i tempi e i modi del lavoro adatti alle madri, di dare loro la possibilità di scegliere se e quanto a lungo stare a casa, per esempio con abbondanti assegni familiari, ricordando che una mamma che segue i suoi figli è un vantaggio per tutta la società.
Costanza Miriano
http://costanzamiriano.wordpress.com/2012/05/16/ripartire-dalla-bellezza/