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Perché celebrare in casa?


Non è soltanto per l’emergenza, non è per sminuire il valore del seguire le liturgie attraverso i mass media, non è soltanto un’alternativa al non poter andare in chiesa ma è l’essere provocati da questa circostanza a scoprire il dono che è l’essere Chiesa domestica.
Là dove c’è una coppia di sposi che ha il sacramento del matrimonio è garantita la presenza di Gesù (AL 315).
Non solo, ma gli sposi in forza del dono ricevuto “sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce…di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni altro sacramento, è memoriale, attualizzazione e profezia” (FC 13).
Papa Francesco conferma ed approfondisce questo contenuto(AL 161) “la famiglia è un segno cristologico perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell’essere umano unendosi adesso nell’incarnazione, nella croce e nella resurrezione, è un segno cristologico della Pasqua perché manifesta la Pasqua di Cristo”. Da qui la gioia di poter esprimere anche in casa il mistero grande partecipato ad ogni coppia.
Nelle case dove non c’è la presenza del sacramento del matrimonio, si può e si deve egualmente poter celebrare una liturgia insieme, in forza del battesimo, e nella certezza che Gesù è presente in mezzo a loro “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Chi si trovasse solo in casa sa che c’è sempre la Comunione dei Santi, per la quale apparteniamo tutti allo stesso corpo mistico di Gesù e lui è con noi.
È solo questo che dà significato al pregare nelle case, ricordando però che la famiglia non è il punto di arrivo ma soltanto il punto di partenza per costruire attorno all’Eucarestia la famiglia grande, la comunità, il corpo di Cristo che è la Chiesa.
Progetto Mistero Grande

Unità e fedeltà


I coniugi che vivono il loro matrimonio nell’unità generosa e con amore
fedele, sostenendosi a vicenda con la grazia del Signore e con il necessario supporto della comunità ecclesiale, rappresentano un prezioso aiuto pastorale alla Chiesa. Infatti, offrono a tutti un esempio di vero amore e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della Chiesa stessa. Davvero tanti sposi cristiani sono una predica silenziosa per tutti, una predica “feriale”
Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri.
Papa Francesco
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Matrimonio: un cammino di fede

anelli

Oggi nell’udienza alla Rota Romana, papa Francesco ha osservato: “Occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo. Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”.
Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Bergoglio. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, rimarca il Pontefice citando la Familiaris consortio circa la necessità di “nuovo catecumenato”.

Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”, sottolinea il Vescovo di Roma.
Troppo spesso, “i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”, annota il Santo Padre. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede”.
Zenit, 21 gennaio 2017
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Prepariamoci al Natale 2

emmaus

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
Cari sposi e genitori, sperimentate nelle vostre case la gioia di questa realtà profondamente umana e spirituale, partecipando alla Messa insieme, come famiglia, per partecipare uniti alla mensa del Signore: è un regalo importante che vi fate reciprocamente, una testimonianza di comunione anche per i figli. Poi, giunti a casa, compite un gesto semplice e familiare: quello della preghiera di benedizione della mensa. Rendete grazie a Dio per il cibo che è suo dono e frutto del vostro lavoro e ringraziate anche per il dono dei figli, degli anziani e di quanti partecipano al pasto familiare. Ogni domenica potete ripetere questo gesto nelle vostre case: ogni domenica si rinnoverà così la gioia del Natale e della Pasqua del Signore che vive con voi.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Papa Francesco e il matrimonio

L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce.
L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo.
Questo è il compito che avete tra voi. “Ti amo, e per questo ti faccio più donna” – “Ti amo, e per questo ti faccio più uomo”. E’ la reciprocità delle differenze. Non è un cammino liscio, senza conflitti: no, non sarebbe umano.
E’ un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale, ma questa è la vita! E in mezzo a questa teologia che ci dà la Parola di Dio sul popolo in cammino, anche sulle famiglie in cammino, sugli sposi in cammino, un piccolo consiglio.
E’ normale che gli sposi litighino, è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare. Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una “fiction”!
E’ sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella Croce la sua verifica e la sua garanzia. Auguro a tutto voi un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci, ci saranno. Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!
Papa Francesco,dall’omelia del 14 settembre 2014

Chiesa e famiglia

Un campo importante del nostro operare da pastori è la famiglia. Essa si colloca al cuore della Chiesa evangelizzatrice. «La famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana» (Familiaris consortio, 2). Il fondamento su cui si può sviluppare una vita familiare armoniosa, è soprattutto la fedeltà matrimoniale.
Purtroppo, nel nostro tempo vediamo che la famiglia e il matrimonio, nei paesi del mondo occidentale, subiscono una crisi interiore profonda. «Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli» (Evangelii gaudium, 66).
La globalizzazione e l’individualismo postmoderno favoriscono uno stile di vita che rende molto più difficile lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone e non è favorevole per promuovere una cultura della famiglia. Qui si apre un nuovo campo missionario per la Chiesa, ad esempio nei gruppi di famiglie dove si crea spazio per le relazioni interpersonali e con Dio, dove può crescere una comunione autentica che accoglie ciascuno allo stesso modo e non si rinchiude in gruppi di élite, che sana le ferite, costruisce ponti, va in cerca dei lontani e aiuta «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).
La famiglia è, quindi, un luogo privilegiato per l’evangelizzazione e per la trasmissione vitale della fede. Facciamo tutto il possibile affinché nelle nostre famiglie si preghi e venga sperimentata e trasmessa la fede come parte integrante della vita quotidiana.
La sollecitudine della Chiesa per la famiglia incomincia da una buona preparazione e un adeguato accompagnamento degli sposi, nonché dall’esposizione fedele e chiara della dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. Il matrimonio come sacramento è dono di Dio e al tempo stesso impegno. L’amore di due sposi è santificato da Cristo, e i coniugi sono chiamati a testimoniare e coltivare questa santità attraverso la loro fedeltà l’uno verso l’altro.
Papa Francesco, giovedì 30 gennaio 2014
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La cultura di genere

Come forse saprete, da qualche tempo è in atto una campagna del Ministero del lavoro e delle pari opportunità per introdurre la cultura del gender in ogni ambito sociale, culturale, lavorativo, politico etc etc.
La campagna è svolta nel quasi assoluto silenzio dei media, fatta eccezione per i media cattolici, e del mondo della politica.
Conviene quindi dare un’occhiata al documento ufficiale cui hanno fatto e faranno seguito iniziative assolutamente non condivisibili.
Ho tratto dal documento (p.10) questa frase: “Per quanto riguarda la percezione delle stesse persone LGBT queste dichiarano di aver subito discriminazioni durante la ricerca di un alloggio (10,2%) nei rapporti con i vicini (14,3%) nell’accesso a servizi sanitari (10,2%) oppure in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto (12,4%)” e poi l’ho confrontata con la mia esperienza di sposo e genitore eterosessuale.
Personalmente come coppia abbiamo subito, anni fa, discriminazioni per accedere all’affitto di un alloggio: ci è stato negato non perché ci potevano essere problemi di reddito ma perché, essendo giovani sposi, potevano avere figli (e, si sa, i figli disturbano).
Più recentemente la compagna di mio figlio ci ha confidato di non poter contrarre alcuna forma di legame istituzionalizzato perché ciò la renderebbe facile soggetto all’allontanamento dal lavoro in caso di qualsiasi riduzione di personale.
Nessun commento.
Franco Rosada

La luna di miele

 “Oggi cari sposi siete in festa perché vivete un tempo di nozze, applaudite, fate festa. Ma quando finisce la luna di miele che succede?”. È un richiamo esigente ad una sequela che non conosca interruzioni di dedizione, di cambiamento di umore, ma si affidi all’unico Amore che viene donato e a cui si risponde. Francesco non è un ingenuo: i giovani non vivono sulle nuvole ma in una società ben concreta “questa cultura del provvisorio ci bastona tutti, ai miei tempi era più facile, la cultura favoriva una scelta definitiva”.
papa Francesco
agenzia SIR, 8 luglio 2013

 

L’amore nella coppia è amore che salva

La croce, il sacrificio, il negativo nella vita di coppia e di genitori può o distruggere o potenziare la vita di coppia. Certe coppie, in condizioni di fatica, con molti problemi, si trovano addosso una cappa di piombo che impedisce loro di vivere con serenità. Può avvenire però anche il contrario, se le difficoltà vengono vissute come qualcosa che permette di esprimere più amore. La sofferenza ripetuta, prolungata può infiacchire, ma se si punta lo sguardo su colui o colei per cui si vive quella situazione di fatica, si scopre la radice di amore che è presente in quel sacrificio. Allora non si vive più quella situazione in modo frustrato, stanco, avvilito, ma pur nella croce, nel limite della sofferenza, si tiene vivo e si fa crescere l’amore.
Molte volte si spiega il sacrificio con l’espressione “bisogna, mi tocca” e allora si fa fatica ad andare avanti: non siamo più noi allora che viviamo la vita, ma è la vita che vive noi, e ne perdiamo la ricchezza. L ‘amore nel sacrificio, l’amore fino a dare la vita, è invece dar senso ad essa fino a “perdere la propria vita” per amore.
L’amore nella coppia è amore che salva.
Gesù, amandoci fino a morire, ha preso su di sé i nostri peccati e li ha amati fino a portarli sulla croce con sé per salvarci. L’amore degli sposi è un amore che redime, che salva, prendendo su di sé i difetti di lui, di lei, consumandoli nell’amore.
Questa è una cosa difficilissima. Generalmente il difetto di lui o di lei è un’occasione per distinguersi: “ma io non sono così”. I difetti mettono tra i due un velo di incomunicabilità, diventano spesso occasione di autogiustificazione per amare meno o in modo diverso: voglio l’altro così. Gesù, salvandoci, ha amato anche il nostro negativo. Spesso, invece, si rischia di sposare il positivo di lui o di lei, e quando si scopre il negativo si conclude: non sei la persona che amo. Per verificare se si mettono le “vele” nella posizione giusta, bisogna vedere se si è capaci di amare anche i difetti della moglie o del marito.
Amarli vuoi dire guardarli in modo diverso. Un papà e una mamma guardano i difetti dei figli sostanzialmente come propri: è naturale. Questo è l’amore che si deve avere anche come marito e moglie, perché solo considerandone i difetti come propri si è nella condizione di usare il modo giusto per aiutare la persona, amata con quel difetto, a correggersi e a crescere, per quello che può. Altrimenti ci si rinfaccia reciprocamente i difetti e ci si sfoga soltanto, anche se si dice la verità, ma ciò non serve. La verità detta da Gesù è detta per salvare.
L’amore che ama fino a dare la vita l’uno all’altro produce la gioia, la gioia dell’unità. E questa gioia si deve vedere, segno di un amore che sta crescendo nella maturità, secondo la grazia ricevuta dal Signore.
Mons. Renzo Bonetti

Un dito, una preghiera

1. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari è “un dolce obbligo”.
2. Il dito successivo è l’indice. Prega per coloro che insegnano, educano e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.
3. Il dito successivo è il più alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l’opinione pubblica… Hanno bisogno della guida di Dio.
4. Il quarto dito è l’anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. È lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è li per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.
5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, “gli ultimi saranno i primi”. Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso… Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole dalla giusta prospettiva.
+ Jorge Mario Bergoglio
Testo proposto da Giovanni Girolametti