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Grazie a tutte le donne

Grazie a te, DONNA MADRE,
che ti fai grembo dell’essere umano
nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica,
che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce.
Grazie a te, DONNA SPOSA,
che unisci il tuo destino a quello di un uomo,
in un rapporto di reciproco dono,
a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, DONNA FIGLIA e DONNA SORELLA,
che porti nel nucleo familiare e nella vita sociale
le ricchezze della tua sensibilità e della tua intuizione,
della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, DONNA LAVORATRICE,
impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale,
per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura
capace di coniugare ragione e sentimento,
per edificare un mondo più ricco di umanità.
Grazie a te, DONNA CONSACRATA,
che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo,
ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio,
aiutando la Chiesa a vivere una risposta d’amore.
Grazie a te, DONNA, per il fatto stesso che sei donna!
Con la percezione che è propria della tua femminilità
tu arricchisci la comprensione del mondo
e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.
Giovanni Paolo II, Lettera alle donne
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Ricordati di tua moglie!

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Come già vi ho accennato, sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema i 10 comandamenti. Eccovi allora un’altra anticipazione.

Nell’enumerazione di tutti quelli che non devono lavorare di sabato manca qualcuno: la donna, la moglie. Se non prendiamo il testo alla lettera scopriremo che la dialettica uomo/donna attraversa tutto il testo.
Secondo la tradizione rabbinica ogni giorno è “sposato” con un altro, solo il sabato è solo. Ma il Midrash afferma: “Il sabato è sposato con Israele”, cioè da una comunità di uomini che accettano una legge che consente loro di andare al di là di se stessi.
Tra il tempo e l’uomo c’è come un’alleanza, un matrimonio, nel quale la donna rappresenta il sabato. Il tempo diventa donna e la donna il futuro.
La liturgia del sabato mette in gioco il matrimonio tra l’uomo e la santità del tempo trasformato in moglie, meglio in sposa.
Qual è la differenza tra moglie e sposa? Succede che con il passare del tempo l’uomo dimentica, spesso, che ha ancora l’obbligo di sedurre sua moglie. Se la coppia diventa una cosa scontata, senza più seduzione, il rischio che essa non abbia futuro è notevole: è la vecchia idea che il matrimonio uccide l’amore: Ma chi uccide l’amore non è il matrimonio ma lo sguardo abitudinario, incapace di rinnovamento. E dal momento che il sabato esprime anche la trasformazione del tempo in donna, bisognerebbe affermare “Ricordati di tua moglie!”. Fà in modo che la donna che ti vive accanto resti sempre tua sposa, da riconquistare come nei primi momenti d’amore.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

Fedele, perseverante, fecondo

L’amore sponsale di Gesù con la Chiesa ha tre caratteristiche: è fedele; è perseverante, non si stanca mai di amare la sua Chiesa; è fecondo.
Anzitutto è un amore fedele. Questa fedeltà è come una luce sul matrimonio: la fedeltà dell’amore, sempre! Nella coppia ci sono momenti brutti, tante volte si litiga. Ma alla fine si torna, si chiede perdono e l’amore matrimoniale va avanti, come l’amore di Gesù con la Chiesa.
La vita matrimoniale, poi, è anche un amore perseverante, perché se manca questa determinazione l’amore non può andare avanti. Ci vuole la perseveranza nell’amore, nei momenti belli e nei momenti difficili, quando ci sono problemi con i figli, problemi economici.
La fecondità è il terzo tratto dell’amore di Gesù con la sua sposa, la Chiesa. L’amore di Gesù fa feconda la sua sposa, fa feconda la Chiesa con nuovi figli, battesimi. Però alcune volte il Signore non invia figli: è una prova. E ci sono altre prove: quando viene un figlio ammalato, quanti problemi! E queste prove portano avanti i matrimoni, quando guardano Gesù e prendono la forza della fecondità che Gesù ha con la sua Chiesa, dell’amore che Gesù ha con la sua Chiesa.
A Gesù non piacciono questi matrimoni che non vogliono i figli, che vogliono rimanere senza fecondità. Sono il prodotto della cultura del benessere, secondo cui è meglio non avere figli, così puoi andare a conoscere il mondo in vacanza, puoi avere una villa in campagna e stai tranquillo!
È una cultura che suggerisce che è più comodo avere un cagnolino e due gatti, così l’amore va ai due gatti e al cagnolino. Però così facendo alla fine questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine, con l’amarezza della cattiva solitudine: non è fecondo, non fa quello che Gesù fa con la sua Chiesa.
Papa Francesco, 2 giugno 2014 a Santa Marta
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