Archivi tag: speranza

C’è morte e morte

“Di fronte alla tante, quotidiane tragedie che riempiono le pagine di cronaca e portano in primo piano giovani vite spezzate da incidenti, malattie, violenza, è difficile condividere la scelta di Brittany Maynard di morire il 1 novembre”, dichiarano Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita.
“Nelle ore in cui in Iran un’altra giovane donna, Reyhaneh Jabbari, è stata impiccata per essersi difesa da uno stupro, colpisce al cuore leggere la terribile e inesorabile pianificazione della propria morte da parte di una quasi coetanea che, colpita da un male inguaribile, ha deciso di andarsene prima che la malattia abbia la meglio. Brittany e Reyhaneh: quasi coetanee, unite da un destino opposto. Chi vuol vivere e chi non lo vuole più. Entrambe consumano la loro fine sotto la ribalta mediatica, ma l’una per scelta, l’altra la subisce”.
“La ragazza statunitense chiede di esercitare il suo ‘diritto’ a una fine dignitosa, dall’altra parte dell’oceano la ragazza iraniana è stata privata due volte della sua dignità: in vita e in morte. Per entrambe un verdetto che non lascia scampo, la malattia e la condanna del tribunale, ma con un’enorme differenza nella concezione della speranza. Vorremmo auspicare che come ultimo gesto d’amore, Brittany vivesse il suo tempo fino alla fine naturale del suo cammino in Terra dedicandolo a Reyhaneh, che non ha potuto farlo”.

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Figli e futuro

Senza figli non c’è futuro, dicono i manager dei supermercati. Senza figli la stagnazione è inevitabile, avvertono gli economisti delle grandi banche d’affari. La ricostruzione della fiducia in un Paese vittima di una “trappola della natalità” passa anche dalla volontà di riprogettare il presente a partire dai bambini. Uno slogan? «Mille bambini in più al giorno in mille giorni». Impegnarsi a trasmettere l’idea di uno Stato che non ostacola, ma incoraggia chi crescendo dei figli costruisce le basi per la crescita economica dei prossimi decenni, sarebbe un modo efficace per dare un significato ai sacrifici e lavorare a favore della speranza. «Tutto quello che si fa – ha scritto Charles Péguy – fa lo si fa per i bambini». O no?
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Libertà ed educazione

Viviamo nella società delle libertà: educare in questo nuovo mondo è la fatica e la gloria dei nuovi genitori, così come continuare ad amarsi, al tempo dell’amore liquido, è l’ammirevole coraggio delle coppie innamorate. C’è speranza, ancora.
Possono cambiare i costumi, non cambia l’umano.
La forza della presenza cristiana è l’umiltà.
Il credente trova la sua identità nella meditazione delle scritture, nella pratica liturgica e nella vita comunitaria. La fede, compresa secondo la formula della Lumen Gentium n. 25 («Fede da credere e da applicare nella pratica della vita»), non finisce di stimolare nuove pratiche di umanizzazione.
Per questo occorre immischiarsi in tutte le lotte, appassionarsi a ogni forma di dialogo, partecipare a tutti i tavoli della città, frequentare tutte le occasioni della vita politica.
Anche non compreso, il cristiano non si chiude e non abbandona. Continua a collaborare. Ritiene di aver ricevuto gratuitamente un tesoro d’inestimabile valore (la liberazione dalla tristezza di una vita senza senso) e lo riconsegna gratuitamente.
Il coraggio di porre la differenza del suo pensiero, lo rende sensibile a ogni differenza, in una mentalità aperta e cosmopolitica, sempre disposto ad amare l’altro come Altro, per lavorare insieme in modo affidabile, onesto e trasparente.
Non attende riconoscimenti, ma non smette di parlare, soprattutto non smette di pensare e di credere.
don Domenico CRAVERO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 gennaio 2014
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Francesco a Lampedusa

Il primo viaggio di Papa Francesco sarà a Lampedusa, l’estrema frontiera delle migrazioni, la Porta d’Europa, luogo simbolico di speranza o, al contrario, di morte e disperazione. Lunedì 8 luglio il Papa celebrerà una Messa nello stadio per gli immigrati e la popolazione locale e getterà una corona in mare per tutte le vittime dei “viaggi della speranza”, oltre 19 mila dal 1988 ad oggi. La notizia è giunta oggi inaspettata, ma l’invito era partito dalla comunità cattolica dell’isola, che a marzo gli scrisse una lettera nella quale chiedeva al Papa di “farsi pellegrino in questo santuario del creato, dove per migliaia di migranti, senza patria e senza nome, è rinata la speranza del domani nella certezza amica dell’oggi”.

La vocazione oggi

La vocazione è la naturale evoluzione di un’identità battesimale.
Non esiste una bipartizione fra quelli che hanno la vocazione e quelli che non la hanno: a tutti spetta seguire il Signore Gesù in una forma concreta. E dunque il discernimento vocazionale non è altro se non il raggiungimento della maturità che qualsiasi cristiano deve raggiungere.
Quello che è mancato in questi decenni è stata la formazione cristiana. Abbiamo centrato il nostro impegno su aspetti secondari, come le tecniche della comunicazione e gli approfondimenti psicologici, trascurando quello primario: la questione vocazionale è essenzialmente spirituale. Lo afferma anche il tema di questa cinquantesima Giornata: “Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede”.
La vocazione è un rapporto con Dio: non dobbiamo pensare di attirare ragazzi per realizzare semplicemente delle cose belle ed efficaci, ma per valorizzare la loro relazione con il Padre celeste».
All’origine di questa carenza di informazione c’è il fatto che, a partire da una quarantina d’anni fa, si sono indebolite due istanze formative fondamentali: da una parte la famiglia (che rimase intrappolata nel delirio del consumismo e della secolarizzazione e che non si è più ripresa la sua statura piena di luogo virtuoso formativo), dall’altra noi sacerdoti (che abbiamo continuato a parlare presupponendo la fede, e con una autorità che nessuno dava più per scontata).
Di concerto a questo vuoto, negli ultimi cinquant’anni la cultura cristiana si è sgretolata e la colpa è nostra, poiché abbiamo scelto di lasciare l’ambito culturale ad altri, cosicché le nozioni cristiane sono state svuotate e banalizzate dal di dentro.
Questa non è una crisi irreversibile perché ogni momento di crisi è anche un punto di partenza e di cambiamento. L’importante è continuare ad annunciare il Vangelo senza sconti o compromessi, evitando di cadere in due istanze estreme: da un lato, una difesa rigida della posizione, senza capacità di spiegare il dato della fede; dall’altro, l’atteggiamento di chi è disposto a trattare su tutto pur di avere ascolto.
Il nostro interlocutore d’oggi, soprattutto se giovane, è spesso più alfabetizzato di noi a livello mediatico e informatico ed è capace di porre domande sostanziali.
Questa è una potenzialità, non un problema. Le risposte che attende devono essere nitide e esplicite, riproponendo con coraggio e allegria la vita cristiana come un viaggio verso cose grandi, che ha per meta il cielo.
Don Fabio Rosini, Servizio alle vocazioni del vicariato di Roma
Tratto dal settimanale Credere, San Paolo Edizioni, n. 3 2013

Non lasciatevi rubare la speranza

Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti!. E’ proprio in questi momenti che viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo. Tante volte insidiosamente ci dice la sua parola: non ascoltiamolo! Seguiamo Gesù. Gesù ci accompagna sempre e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. Per favore non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.
papa Prancesco, Angelus del 24 marzo 2913

Benedetto XVI: il congedo

Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.
Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.
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