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Il genere neutro nella società individualista

Ci sono nella nostra società tanti piccoli grandi segnali che vanno tutti nella stessa direzione: l’affermazione del genere neutro.
Ci sono tre piani che congiuntamente si muovono dietro questi fenomeni.
Il primo è quello della soggettività a cui oggi si riconosce un potere di autodeterminazione pressoché assoluto.
L’idea è che noi siamo legislatori di noi stessi e possiamo dunque decidere liberamente semplicemente in base a ciò che si può fare. A prescindere da qualsiasi vincolo esterno.
Il secondo piano è quello della tecnica. Tutti questi fenomeni hanno a che fare, in modo più o meno diretto, con le nuove possibilità che la tecnica mette a disposizione per modificare noi stessi e le nostre relazioni.
Una tendenza che traduce a livello sistemico ciò che l’Io sovrano esprime nella sfera della soggettività.
L’ultimo piano è quello della legislazione dello stato democratico. Portato ad assecondare, per quanto possibile, le domande di riconoscimento dei suoi cittadini, esso tende a prendere atto del dato di fatto e così a conformarsi alla realtà.
L’applicazione sistematica del principio di non discriminazione — che mira a garantire la parità di trattamento tra persone diverse — ha, come conseguenza, la creazione del «regime dell’equivalenza», nel quale ogni differenza va parificata a qualsiasi altra.
Come si può capire, il combinarsi di questi tre piani è assai potente. E ancor più difficile da contrastare. Il suo ideale è quello di un mondo dove ognuno decide per sé grazie alle possibilità crescenti che la tecnica mette a disposizione in un regime di neutralità etico-valoriale garantito dal formalismo democratico. Un individualismo 2.0 che i nostri padri non erano nemmeno in grado di immaginare…
Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada che vogliamo percorrere?
Mauro Magatti, Corsera 6 aprile 2014
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Individualismo e famiglia

L’ideale che l’uomo contemporaneo cerca di raggiungere è quello dell’autonomia individuale, ossia il non dipendere da nessuno.
In effetti, vi è un impegno incredibile per edificare una società fatta di individui, gli uni separati dagli altri, ove l’io prevale sul noi, il singolo sulla società, e quindi i diritti dell’individuo su quelli della famiglia.
Questa 
corsa all’individualismo sta scardinando la famiglia, come pure le diverse forme di società. Per questo lo scardinamento della famiglia è il primo problema della società contemporanea, anche se pochi se ne rendono conto, tanto che si continuano a fare scelte, anche politiche e legislative, che portano le società sull’orlo dell’abisso, come decenni addietro avvertiva Hans Jonas a proposito delle scelte – anche queste prive della consapevolezza necessaria – riguardanti l’ecologia.
Ovviamente non tranquillizza il fatto che la società – come molti affermano per giustificare quanto sta accadendo – ha ormai “metabolizzato” scelte e tendenze culturali.
E’ vero che tanta storia occidentale contemporanea è stata concepita come liberazione da ogni legame: i legami con gli altri, quindi nella famiglia, nella responsabilità verso l’altro. Ed è altrettanto vero che i vincoli, talora, hanno oppresso la soggettività.
Ma oggi la vertigine della solitudine con il culto dell’ “io”, sciolto da ogni legame, anche da Dio, rischia di uccidere ogni soggettività facendo precipitare tutti rovinosamente in basso.
In questa situazione, gli stessi legami affettivi, sessuali, vengono compresi e vissuti nell’orizzonte privato della solitudine. E lo spaesamento provocato dalla globalizzazione, accentua ancor più il ripiegamento su di sé e la tentazione del proprio particolare.
Mons. Vincenzo Paglia
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