Archivi tag: Siria

Shalom, pace!


Bari, incontro di preghiera per il Medio Oriente
Preghiamo uniti, per invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare. Dal corso del Nilo alla Valle del Giordano e oltre, passando per l’Oronte fino al Tigri e all’Eufrate, risuoni il grido del Salmo: «Su di te sia pace!» (122,8). Per i fratelli che soffrono e per gli amici di ogni popolo e credo, ripetiamo: Su di te sia pace! Col salmista imploriamolo in modo particolare per Gerusalemme, città santa amata da Dio e ferita dagli uomini, sulla quale ancora il Signore piange: Su di te sia pace!

Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi: uomini di buona volontà e di credo diversi che non hanno paura di parlarsi, di accogliere le ragioni altrui e di occuparsi gli uni degli altri. Solo così, avendo cura che a nessuno manchino il pane e il lavoro, la dignità e la speranza, le urla di guerra si muteranno in canti di pace.
Per fare questo è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!
Papa Francesco
Per saperne di più clicca qui!

 

Annunci

Corridoi umanitari


Gufran è in quinta e le maestre sono entusiaste di lei. La bambina che, appena arrivata dal campo profughi di Tel Abbas in Libano, diceva «Da grande voglio fare l’avvocato per i diritti umani», sta dimostrando tutta la sua determinazione. È autorevole anche per i suoi fratelli grandi. È entrata negli scout e ti parla delle uscite al Truc Bandiera di Rivalta, al Castello di Rivoli, in Val Susa. Degli scout è entusiasta Ahmed, 9 anni, che gioca a calcio nella polisportiva come Abderrazzak, che di anni ne ha 13. Bayan, 7 anni, dice di sé che a scuola è una delle più brave.
Un anno dopo l’arrivo in Italia attraverso il corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese con Operazione Colomba, ogni componente della famiglia di Ali Al Abdallah, marmista di Aleppo con nove figli, ha la sua storia italiana da raccontare. E insieme ai volontari dell’Unità Pastorale 9 – San Donato e Sant’Alfonso – che hanno creduto nel progetto di sostenere per due anni l’inserimento di questa famiglia, racconta una storia di impegno, riconoscenza, serietà, dove tante persone hanno davvero «fatto rete». «Siamo arrivati a 170 famiglie che ogni mese mettono dai 20 ai 100 euro per aiutare questi genitori e i loro figli. La famiglia Al Abdallah ce la sta mettendo tutta», dice Tommaso Panero, che coordina gli interventi, tiene sotto controllo le pratiche burocratiche…
Maria Teresa Martinengo, La Stampa, 23 aprile 2018
Per continuare la letture clicca qui!
Per saperne di più sulle famiglie immigrate clicca qui!

I 5 anni di papa Francesco


Il pontificato di Francesco ha nel discernimento il cuore della sua proiezione nella storia.
Che questo discernimento sia in atto lo dimostra il fatto che attorno al Papa si creano campi di energie di attrazione e repulsione, negative e positive, in cui Francesco si fa catalizzatore di quelle positive, che esse siano dentro o fuori della Chiesa. Pensiamo alla mobilitazione per la pace in Siria o all’effetto dell’enciclica Laudato si’. Aggrega il bene e costringe il male a svelarsi. E questo si manifesta fuori, ma anche dentro la Chiesa.
Quindi, essere uomini di discernimento significa per il Papa essere uomini dal «pensiero incompleto», dal «pensiero aperto». La sua visione interiore non s’impone sulla storia cercando di organizzarla secondo le proprie coordinate, ma dialoga con la realtà, s’inserisce nella storia degli uomini, si svolge nel tempo.
Per continuare la lettura clicca qui!

Corridoi umanitari: cosa possiamo fare noi?

“In Italia recentemente ci sono state alcune polemiche sul soccorso in mare alle persone che fuggono dalla guerra. Questo programma dei corridoi umanitari è fuori da ogni polemica, non accetta alcun tipo di polemica, è un programma di pace, di bene, di convivenza e di integrazione. Benvenuti in Italia e siate sicuri che tutto il popolo italiano è felice di accogliervi e di darvi un futuro”.
Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha accolto questa mattina all’aeroporto di Fiumicino altri 68 profughi siriani giunti in Italia dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese.
Domani sono previsti altri 57 arrivi per un totale di 125 persone, per lo più nuclei familiari, tra cui 48 minori. Il più piccolo si chiama Hikmat: ha tre mesi ed è il quinto figlio di una famiglia di Homs.
Con gli arrivi di oggi, il progetto ecumenico dei Corridoi umanitari ha raggiunto la cifra di quasi 800 profughi arrivati in sicurezza e legalmente in Italia, dal febbraio 2016, in accordo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!
Ti interessa saperne di più? Cliccando qui potrai conoscere l’iniziativa dell’UP9 di Torino che ha aderito a questo progetto!
Vedi anche La Stampa del 30 aprile 2017!

Senza sconti

…Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad.
Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.
Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.
Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.
Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Occhi per vedere

Aylan-675-275

In un giorno di settembre dell’anno 2015, le fotografie di un corpicino di bimbo restituito dal mare e raccolto dalle braccia pietose di un uomo in divisa hanno stillato di colpo in miliardi di persone questa terribile e liberatoria goccia di verità capace di ridare gli occhi ai ciechi e di ammutolire gli accecati. E ora, di colpo, il dolore è nudo, la consapevolezza della tragedia delle migrazioni di nuovo acuta, ferita aperta e insopportabile come nei giorni degli esanimi corpi neri e delle bare bianche a Lampedusa, nell’ottobre del 2013.
È bene che sia così, che il male sia visto, riconosciuto, patito, esecrato. E non è inutile che ci arrovelli e si dibatta pubblicamente e con passione sull’opportunità o meno di pubblicare certe immagini, foto e filmati che turbano e angosciano. Ma è ancora più utile che lo scandalo avvenga. Che si dica e, più ancora, si gridi che non è possibile né umano che dopo due anni ancora a questo siamo. Che si ammetta finalmente che quel bambino restituito dal mare ha cominciato a morire il giorno in cui ha dovuto lasciare di soppiatto e senza aiuti, coi suoi genitori e suo fratello, una terra che per lui era casa e per altri solo un campo di battaglia spalancato e reso più atroce dalle complicità o dall’ignavia dei “grandi” del mondo.
MarcoTarquinio, Avvenire 4 settembre 2015
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

La Siria non esiste più

Malak ha sei anni, uno sguardo vispo e profondo, due fermacapelli rosa, un cappellino arancione con un orsetto sopra la visiera, una magliettina gialla coi bordini dorati e dei leggings con i fiori. Anche lo zainetto che porta sulle spalle è a fiori. Cammina lungo il porto dell’isola di Symi in Grecia per mano al suo papà.
Sembra una piccola turista, invece  è appena scesa da un grosso gommone nero in cui stava pigiata insieme ad altre 39 persone.
Per quattro anni sono scappati dalla Siria i disperati che si trovavano in mezzo ai combattimenti, quelli che perdevano la casa e finivano nella calca dei campi profughi oltre il confine. Oggi scappano le famiglie borghesi, i professionisti, gli imprenditori, scappa chi ha perso ogni speranza e abbandona lavoro, proprietà, case, terreni, negozi, aziende per salvare la vita. Scappa chi ripete che «La Siria non esiste più» e pensa non ci sia più tempo per aspettare o illudersi.
Nell’epoca delle semplificazioni nella quale viviamo, l’esodo dei siriani che stanno sbarcando sulle isole greche in queste settimane è solo un pezzo del problema immigrazione che divide la nostra politica, la società e l’opinione pubblica. Parliamo tutti di numeri e facciamo un’unica somma, ma non possiamo tenere queste storie insieme alla migrazione economica che arriva dall’Africa, non c’entra niente: questa è una fuga dalla guerra, una fuga per la vita. Non per un futuro migliore, ma semplicemente per poter declinare ancora i verbi al futuro.
Mario Calabresi, La Stampa, 15 agosto 2015
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!