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Una gioventù sessualmente liberata?


L’educazione sessuale che c’è oggi nelle scuole non funziona perché propone mezzi cattivi per rispondere a bisogni veri degli adolescenti come quello di costruire la loro identità. I ragazzi sono abitati da grandi questioni esistenziali: chi sono io? Qual è il senso della vita? Sono una persona amabile e unica? La riposta che gli adulti danno loro sono il preservativo e la pillola. Ed è chiaro che è un fallimento perché il preservativo e la pillola non sono risposte a questi interrogativi…
Nelle nostre società occidentali abbiamo soppresso tanti riti d’ iniziazione ma i giovani ne hanno trovati altri: l’ alcol, il sesso, la droga. Ovviamente tutte queste esperienze anziché consolidare la loro identità di uomini e donne la rendono fragile e precaria…
Io penso che bisogna insegnare ai ragazzi fin dalla pubertà a conoscere il proprio corpo, a meravigliarsi della capacità che abbiamo di generare la vita e prendere coscienza di questa grande responsabilità. Si parla di sesso solo nel senso che c’ è la possibilità che arrivi un bambino o una malattia ma non si parla mai delle conseguenze emozionali dell’ atto sessuale. Quello che voglio dire è che questa conoscenza del corpo ci permette di cambiare la nostra visione del corpo e della sessualità che non è solo una questione meccanica o tecnica ma include e riguarda tutta la nostra persona e l’ altro e ha questa conseguenza incredibile di generare la vita. E quindi è irresponsabile avere degli atti sessuali con chiunque e quando si vuole…
Dall’intervista di Antonio Sanfrancesco a Thérèse Hargot, Famiglia Cristiana, 13 marzo 2017
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Femminicidio

Esistono due tipi di relazioni: quella “io-tuˮ e quella “io-essoˮ.
Nella prima, l’altra persona è un “tuˮ. Nella seconda, l’altro è un oggetto.
Nel femminicidio il maschio considera la donna, il suo “essoˮ, non vuole che qualcuno gli strappi ciò che considera un suo possesso.
È la “cosificazioneˮ della persona, ridotta a oggetto. Ciò è favorito da una perversione della categoria sesso.
Nella nostra natura umana sono insiti tre livelli di rapporto: il primo è quello sessuale, fondamentale e istintivo. Poi c’è un secondo, quello dell’eros, che comincia a essere una realtà non più solo istintuale e animale: la scoperta della bellezza, della tenerezza, della fantasia. Il terzo, che chiamiamo amore, è squisitamente umano ed è al livello più alto.
Gianfranco Ravasi
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Sesso diverso

Essendo mamma di due gemelli maschio e femmina, spesso la gente mi domanda con curiosità: “Ma si può già capire che sono di sesso diverso? Si comportano come un bambino e una bambina più grandi?”. Ovviamente sì. E dal primo giorno di vita. Partiamo dalla considerazione atavica che per un uomo nutrirsi è un bisogno fondamentale: quindi fin dal pancione, quando mi mettevo a tavola il mio ometto si muoveva tantissimo e si appallottolava in un modo tutto suo, mentre sua sorella era dormiente e si attivava, al contrario, non appena sentiva una nota musicale…
Hanno mantenuto questa caratteristica nel tempo: lui era sempre il primo a svegliarsi per essere allattato e non mi dava tempo tre secondi. La sorella lo guardava serafica e attendeva il suo turno. Oggi che mangiano sul seggiolone, lui si lascia imboccare e gusta ogni singolo cucchiaino, mentre lei fa mille cose insieme: mentre mastica, schiaccia i pulsanti di un gioco sonoro, tocca il cibo con le mani, lo studia, poi passa ad analizzare le cinghie che la bloccano o la tovaglia di noi grandi.
Una differenza che la contraddistingue anche quando gioca, visto che le donne sono in grado di fare più cose insieme mentre i maschi una alla volta.
Se do un gioco a mio figlio, lui si concentra solo su di esso e per meno tempo. La sorella, invece, ha un tempo di concentrazione più elevato ed è in grado di ascoltare la musica, guardare un cartone e giocare nello stesso tempo.
È già più fine ed elegante nei movimenti fisici, chiacchiera di più, mentre suo fratello gioca in modo più maschile, fisico, battendo le cose insieme come se dovesse piantare dei chiodi nel legno. Se si presenta un problema, il maschietto ha più bisogno di me, mentre sua sorella è autonoma e stravede per il papà.
Nel corpo, ovviamente, sono diversissimi: lui ha una costituzione tosta, soda, mentre lei è magrolina e delicata.
Sono solo alcuni tratti distintivi: bambino lui, bambina lei. Lo sono eccome, lo sentono e lo fanno scoprire ogni giorno di più.
Paola Alciati

Chi ha una Master Card?

La norma del capitalismo assoluto, in virtù della quale tutto è possibile purché si disponga dell’equivalente monetario corrispondente (1), tende a invadere anche l’ambito delle relazioni sentimentali.
Ecco allora che la possibilità di fare illimitatamente ogni esperienza si traduce in un nuovo imperativo categorico (2): prescrive la trasgressione permanente e la violazione gaudente di ogni limite, nella rivendicata ridicolizzazione dell’«obsoleto» legame familiare centrato sulla stabilità etica e sulla fedeltà al medesimo.
In nome della licenza scambiata surrettiziamente per libertà, il discorso del libertino – variante sessuale del discorso del liberista (3) – mira ad affrancare da qualsiasi legame con l’altro: pone in essere un amore autistico, riferito all’io irrelato e tale per cui l’altro figura sempre e solo come mezzo di piacere, in una coerente estensione all’ambito sentimentale dell’assiomatica del do ut des liberoscambista.
Diego Fusaro, Tuttolibri, 13 febbraio 2016.
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(1) Una pubblicità recitava: ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è Master Card, ma è ormai superata: tutto oggi è comprabile, compreso un figlio.
(2) C’era una volta l’imperativo categorico di Kant: il dovere per il dovere; ora il nuovo imperativo è il piacere per il piacere.
(3) C’era una volta il liberalismo, oggi c’è il neo liberismo, che è la realtà in cui viviamo, dove diminuiscono le tasse (e ciò favorisce i più ricchi) e contemporaneamente la spesa sociale (e ciò penalizza i più poveri)*.
* vedi http://www.gruppifamiglia.it/anno2015/88_dicembre_2015.htm#B

Il futuro? È bisessuale

«La specie umana – dice Umberto Veronesi – si va evolvendo verso un «modello unico», le differenze tra uomo e donna si attenuano (l’uomo, non dovendo più lottare come una volta per la sopravvivenza, produce meno ormoni androgeni, la donna, anche lei messa di fronte a nuovi ruoli, meno estrogeni) e gli organi della riproduzione si atrofizzano.
Questo, unito al fatto che, tra fecondazione artificiale e clonazione, il sesso non è più l’unica via per procreare, finirà col privare del tutto l’atto sessuale del suo fine riproduttivo. Il sesso resterà — avverte l’oncologo — ma solo come gesto d’affetto, dunque non sarà più così importante se sceglieremo di praticarlo con un partner del nostro stesso sesso.
«È il prezzo che si paga — spiega — all’evoluzione naturale della specie. Ed è un prezzo positivo ». Davvero? «Sì, perché nasce dalla ricerca della parità dei sessi: negli ultimi vent’anni le donne hanno assunto ruoli sempre più attivi nella società e questo porta con sé un’attenuazione delle differenze sessuali». Avremo uomini meno virili (il processo è già in atto: dal dopoguerra in poi la «vitalità» degli spermatozoi è mediamente calata del 50%) e donne più mascoline…
«Ciò che prospetta Veronesi è una maggiore libertà, dagli stereotipi e dai pregiudizi. Il fenomeno è appena agli inizi: perché prenda consistenza dovremo aspettare almeno due o tre generazioni».
Corsera, 19 agosto 2007
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Lezioni di sesso alla danese

Care ragazze, cari ragazzi, fate pure sesso se vi piacete o vi amate, o anche solo se ne avete semplicemente voglia. Ma per favore fate solo sesso sicuro, e non solo per non contrarre malattie: pensate alla contraccezione, non diventate mamme né papà troppo presto.
Finora, in tutto il mondo, o almeno in ogni paese dove l’ educazione sessuale è materia scolastica o prassi familiare e sociale diffusa, il suo principale messaggio è stato questo.
Ma nell’ avanzata, civilissima Danimarca adesso hanno deciso di cambiare musica: l’ educazione sessuale deve anche insegnare ai giovani che il fine del sesso è la procreazione, e che se si decide troppo tardi di avere figli le probabilità di metterli al mondo scendono, perché cala la fertilità.
Insomma, arriva un nuovo capitolo di quella storia infinita chiamata rivoluzione sessuale, cominciata ben prima del Sessantotto.
E non a caso, arriva dal Grande Nord. Più precisamente, dal piccolo prospero paese definito da statistiche e indagini Onu come il più felice del mondo.
La Repubblica, 24 settembre 2015
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Donne in carriera

Tre giovani donne manager inglesi hanno deciso di eliminare il ciclo mestruale. Sono in gamba, in carriera, non ancora trentenni. Quei due o tre giorni al mese intorpiditi da doloretti e intristiti da nausee e gonfiori e spossatezza, sono un handicap evidente, intollerabile, che limita l’efficienza e la competitività coi colleghi maschi, per non dire del tempo speso in acquisto e cambio di assorbenti, dell’impedimento in una convention al mare, una riunione a bordo piscina, che so, una serata di sesso per spionaggio aziendale. Libere dal ciclo mestruale, da questo condizionamento che la natura sessista ha imposto a un genere di modificare, plasmare a gusto proprio e consumo, fino a cancellarlo.
Monica Mondo. Il sussidiario.net
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