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Denaro, sangue o con-passione?


Ci sono passi dell’Antico Testamento che ignoriamo completamente e, quando qualcuno ce li fa scoprire, rimaniamo colpiti dalla loro profondità.
E’ quanto mi è accaduto leggendo un articolo di Luigino Bruni su Avvenire del 4 agosto 2018. La pericope è quella di 2 Samuele 21,1-14.
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Davide, dopo tre anni di carestia, interroga il Signore e scopre che gli abitanti i Gabaon hanno un conto in sospeso con Israele. Saul, suo predecessore, ha usato violenza contro di loro ed è rimasto un debito da saldare, un debito di sangue.
Il sangue può essere solo quello dei figli di Saul.
Così Davide li consegna loro e vengono impalati sulla spianata del tempio di YHWH in Gabaon. Due di essi erano figli di Rizpà, una concubina di Saul.
La donna non abbandona i suoi figli e ne difende le spoglie fino alla stagione delle piogge.
Davide viene a conoscenza del gesto della donna e, dopo aver placato i Gabaoniti, si riconcilia anche con Saul, andandone a riprendere le ossa  e dandone degna sepoltura, insieme ai suoi sette figli sacrificati.
Il Signore allora si placa.
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Questo testo ci offre alcuni spunti.
Il più immediato e pragmatico è legato a “conti” da sistemare.  Saul è morto ma ci sono dei figli che possono insidiare il trono di Davide. Sistemando i rapporti con i Gabaoniti il re elimina anche alcuni suoi potenziali rivali interni e poi, con gesto di magnanimità, fa la “pace” con il clan di Saul, dando al suo predecessore giusta sepoltura.
Il più intrigante è legato all’aspetto “morale”.
Ai Gabaoniti non interessa denaro o oro, vogliono il sangue, vogliono la vendetta. E Davide è ben  lieto di soddisfarla, tanto non paga di tasca propria.
Il conto lo pagano i figli di Rizpà, a cui nessuno a chiesto il permesso per ucciderle i figli. Li uccidono e basta. E il suo grido di dolore è la veglia che fa a quei corpi, fino a che anche Dio non si commuove e ne condivide la sofferenza, piangendo insieme a lei con lacrime di pioggia.
Franco Rosada
Fonte: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/luigino-bruni-piu-grandi-della-colpa-29

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Ecumenismo e martirio

«Per me l’ecumenismo è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L’unità è una grazia, che si deve chiedere. Conoscevo ad Amburgo un parroco che seguiva la causa di beatificazione di un prete cattolico ghigliottinato dai nazisti perché insegnava il catechismo ai bambini. Dopo di lui, nella fila dei condannati, c’era un pastore luterano, ucciso per lo stesso motivo. Il loro sangue si è mescolato. Quel parroco mi raccontava di essere andato dal vescovo e di avergli detto: “Continuo a seguire la causa, ma di tutti e due, non solo del cattolico”. Questo è l’ecumenismo del sangue. Esiste anche oggi, basta leggere i giornali. Quelli che ammazzano i cristiani non ti chiedono la carta d’identità per sapere in quale Chiesa tu sia stato battezzato. Dobbiamo prendere in considerazione questa realtà».
Papa Francesco, intervista ad Andrea Tornielli, La Stampa, 15 dicembre 2013
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