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Ricordati di tua moglie!

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Come già vi ho accennato, sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema i 10 comandamenti. Eccovi allora un’altra anticipazione.

Nell’enumerazione di tutti quelli che non devono lavorare di sabato manca qualcuno: la donna, la moglie. Se non prendiamo il testo alla lettera scopriremo che la dialettica uomo/donna attraversa tutto il testo.
Secondo la tradizione rabbinica ogni giorno è “sposato” con un altro, solo il sabato è solo. Ma il Midrash afferma: “Il sabato è sposato con Israele”, cioè da una comunità di uomini che accettano una legge che consente loro di andare al di là di se stessi.
Tra il tempo e l’uomo c’è come un’alleanza, un matrimonio, nel quale la donna rappresenta il sabato. Il tempo diventa donna e la donna il futuro.
La liturgia del sabato mette in gioco il matrimonio tra l’uomo e la santità del tempo trasformato in moglie, meglio in sposa.
Qual è la differenza tra moglie e sposa? Succede che con il passare del tempo l’uomo dimentica, spesso, che ha ancora l’obbligo di sedurre sua moglie. Se la coppia diventa una cosa scontata, senza più seduzione, il rischio che essa non abbia futuro è notevole: è la vecchia idea che il matrimonio uccide l’amore: Ma chi uccide l’amore non è il matrimonio ma lo sguardo abitudinario, incapace di rinnovamento. E dal momento che il sabato esprime anche la trasformazione del tempo in donna, bisognerebbe affermare “Ricordati di tua moglie!”. Fà in modo che la donna che ti vive accanto resti sempre tua sposa, da riconquistare come nei primi momenti d’amore.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

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