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Il rosario per i morti


Mio nonno girava la sedia al contrario e nascondeva il viso. Così anche mio papà e gli altri uomini, forse per non cadere addormentati al caldo, dopo un giorno passato all’aria aperta. Mia zia guidava tutte le litanie in latino ritmate sul respiro. Tutti rispondevano “orapronobiss” tirando la s.
Noi nipoti eravamo sparpagliati tra gli adulti. La stufa cantava e le castagne erano già al caldo, cotte e profumate.
Prima di iniziare si nominavano i defunti dell’anno, e quelli importanti della famiglia. Mi piaceva immaginarli con i loro baffoni e le donne con il velo elegante sulla testa, come nelle foto del cimitero. Mi sentivo un po’ antico anche io, sentivo le radici.
Il buono delle castagne, le tensioni messe da parte.
E’ giusto che i nostri bambini non perdano queste occasioni.
Grazie a chi organizza e dona ai piccoli questi momenti caldi e forti, come il rosario la sera dei Santi o dei Defunti.
don Marco Gallo

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La Chiesa e Satana


Papa Francesco invita i fedeli di tutto il mondo a pregare il Santo Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo che mira a dividere la comunità cristiana.
Il Santo Padre ci invita, alla fine della recita del Rosario, a dire due preghiere. La prima preghiera è rivolta a Maria. E’ un’invocazione molto antica. Si chiama: “Sub tuum presidium”. È una preghiera del terzo o quarto secolo, molto bella, in cui si chiede, appunto, di essere “sotto la protezione” di Maria:“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine Gloriosa e Benedetta”.
La seconda preghiera è quella tradizionale a San Michele. E’ una preghiera scritta da Leone XIII, che ci aiuta anche a pregare per la protezione della Chiesa:
“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen” .
Fonte: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-09/papa-francesco-pregare-rosario-ottobre-contro-diavolo.html

Incontrare il divino con il rosario

Un filo rosso collega le pratiche di preghiera in varie parti del mondo e attraversa fedi e religioni diverse. Questo filo rosso è il rosario. Strumento tra i più antichi dell’umanità, si trova tra le mani dei fedeli cristiani – cattolici, copti, ortodossi, siriaco-caldei – come di quelli islamici, dal Marocco all’Indonesia, dai sufi di Istanbul fino alle lontane isole di Giava e Sulawesi. Scandisce i mantra del mondo buddista da Lhasa ad Hanoi e a Tokyo. Unisce l’induismo indiano a quello praticato a Bali.
Questa ricorrenza così puntuale ci dice una cosa interessante: quando la gente prega, lo fa in un modo che è molto simile nelle pratiche, anche se può essere differentissimo nei contenuti. La preghiera può assumere i connotati dell’ascesi, per liberarsi dei condizionamenti mentali e fisici e focalizzarsi sul proprio centro interiore, o esprimere la richiesta della grazia del Dio cui si rivolge, o ancora dar voce alla lode attraverso l’elencazione dei molteplici nomi divini. Ma sempre, in questa varietà di intenzioni, chi ripete una formula, una preghiera, una lode, specialmente se aiutato dal cerchio del rosario, intraprende una sorta di pellegrinaggio. Un pellegrinaggio compiuto da fermi, con l’intensità e la forza di chi bussa più e più volte alla porta di Dio.
Questo libro, segue il filo rosso del rosario attraversando i mondi e i modi della preghiera quale esperienza umana tra le più intime e necessarie.E nel farlo ci mostra una verità tanto abbagliante quanto dimenticata nel nostro mondo preoccupato dai conflitti religiosi, ma anche prigioniero di una laicità miope: che la gente prega, e lo fa perché cerca Dio nella vita di ogni giorno e perché i fatti della vita devono essere investiti da un senso. Nella voce e nel silenzio, nella perfetta immobilità e nel vortice della danza, con la comunità e da soli, gli uomini esprimono nella preghiera un’arte quotidiana del vivere, che genera una risonanza tra chi prega, per cui gli oranti di religioni e convinzioni diverse si riconoscono e si comprendono.
Il libro è anche il catalogo della mostra “Pregare, un’esperienza umana” che resterà aperta fino al 21 giugno alla reggia della Venaria Reale (TO)