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Cercasi collaborazioni!


Mentre il numero 100 della rivista Gruppi Famiglia è in viaggio verso le vostre case, come redazione stiamo già lavorando al numero successivo.
Nel numero 101 abbiamo preso in considerazione i paragrafi del capitolo 4 di Amoris laetitia non trattati nel numero 100 e li abbiamo commentati attingendo a quel grande archivio che sono i contenuti del sito dei Gruppi Famiglia.
Per completare il numero, e renderlo attuale, ci servono le vostre testimonianze. Per aiutarvi abbiamo individuato una serie di domande a cui siete invitati a rispondere. Scegliete le domande che preferite e inviateci le vostre riflessioni, che devo essere brevi e sintetiche.
La scadenza ultima per l’invio in redazione (formazionefamiglia@libero.it) è il 15 gennaio p.v.
Qui trovate le domande e qui potete visionare la bozza parziale del numero 101.
Contiamo sulla vostra collaborazione,
Franco e Noris

 

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Immigrazione e sicurezza


Immigrazione e sicurezza sono due ambiti complementari? Così parrebbe esaminando il decreto del Governo su sicurezza e immigrazione. Questo è un modo di inquadrare il problema ma non è l’unico.
Il tema dell’immigrazione, anche se indubbiamente pone questioni di sicurezza, può essere visto anche dalla prospettiva dell’integrazione di chi si è in grado di accogliere: dall’organizzazione delle città per fare sì che questa integrazione si realizzi veramente, al potenziamento delle strutture con compiti di integrazione e formazione; nella tutela degli individui rispetto alle comunità di appartenenza quando questi portano valori per noi lesivi della dignità della persona; nella tutela degli immigrati rispetto a forme di sfruttamento e della repressione di quello sfruttamento.
La scelta del Governo è stata invece quella di inviare il messaggio che l’emigrazione va tenuta sotto controllo per i danni che provoca ai cittadini italiani.
Prima gli italiani: questo è il grande spot. Ma questo è marketing, non è governare.
Sofia Ventura
Sintesi da la Stampa, 25 settembre 2018
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Per saperne di più sul tema immigrazione clicca qui! 

La vita buona


La società è antecedente all’individuo, come l’unità del corpo è antecedente alle membra che lo compongono: perciò il bene di ciascuno abbisogna del bene comune che lo precede e che gli consente di definirsi.
Oggi vediamo dominante la concezione utilitaristica della società e pensiamo che l’organizzazione della città debba garantire ai suoi membri i diritti individuali, ma in questo modo riduciamo l’interesse generale alla semplice somma degli interessi individuali e tralasciamo il bene comune.
È proprio vero che l’economia è il fondamento della società e che l’utile ne è la sola ragion d’essere? È proprio vero che ciascuno debba perseguire il proprio interesse e che nessuno possa intervenire a disturbare il gioco? La vita buona riguarda solo la vita degli individui oppure i diritti individuali devono essere contemperati con i diritti degli altri, nella ricerca del bene comune?
Ecco perché la vita buona non può essere dettata solo dall’economia e dalla capacità di consumo.
Enzo Bianchi. Tratto da: Jesus 
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Il numero di giugno 2018 della rivista Gruppi Famiglia è on-line.
La potete sfogliare cliccando qui!

Sognare in “grande”


I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità.
Certo, i sogni vanno fatti crescere, vanno purificati, messi alla prova e vanno anche condivisi. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono i vostri sogni? Sono sogni grandi oppure sogni piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile? I sogni della comodità, i sogni del solo benessere: “No, no, io sto bene così, non vado più avanti”. Ma questi sogni ti faranno morire, nella vita! Faranno che la tua vita non sia una cosa grande!
Papa Francesco, 11 agosto 2018
Per leggere l’intero discorso clicca qui!
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I sogni sono parenti delle utopie; ne parliamo nel numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia, in corso di spedizione

La manna, le quaglie e la polenta


Ascoltando la prima lettura della XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) ho pensato che gli Israeliti, nonostante la condizione di schiavitù, non se la passavano poi così male circa 3270 anni fa se, durante l’Esodo, rimpiangevano la pentola della carne e il  pane a sazietà  (cfr Es 16,3b) che avevano avuto a disposizione in Egitto.
E allora mi è venuto a mente un brano di un articolo che ho letto mentre preparavo il numero di settembre della rivista di collegamento dedicata a: Un mondo migliore.
“Fino agli anni ’50 del secolo scorso c’erano tante persone che si saziavano di polenta e dopo un po’ si ammalavano. Sentivano le forze abbandonarli e poi comparivano sulla pelle arrossamenti e infiammazioni e la pelle diventava ruvida, agra. Fu per questo che la malattia venne chiamata «pellagra», una malattia che, se non curata, poteva portare alla demenza e alla morte. Nessuno riusciva a spiegarsene le origini, finché alcuni scienziati scoprirono che non era vero che si ammalassero di pellagra coloro che mangiavano polenta di mais. Si ammalavano coloro che mangiavano solo polenta di mais”. (Franco Quarta, Famiglia Domani, n. 2 2018).
Abbiamo molti motivi per lamentarci oggi, tra cui la consapevolezza che i nostri figli e nipoti potrebbero avere una vita meno facile della nostra.
Non dimentichiamoci però di quando si stava peggio, e non mi riferisco a 3270 anni fa.
Franco Rosada

Diritti e doveri


«Perché parlare dei Doveri di ognuno di noi prima di parlare dei nostri Diritti? Perché parlare di sacrifici, di moralità, di educazione, e non di beni materiali e di successo?», si chiede Mazzini a cui dobbiamo l’idea stessa dell’Unità nazionale, per rispondersi così: «Solo attraverso l’educazione al Dovere si può arrivare a comprendere che lo scopo della vita è di rendere se stessi e gli altri migliori, combattere l’ingiustizia a beneficio dei fratelli non è soltanto esercitare un Diritto ma un Dovere».
Quest’idea del senso del dovere come base dello Stato nazionale nasce dalla convinzione che essere cittadini comporti responsabilità verso il prossimo, ed essere degli eletti o governanti ha obblighi maggiori. Si tratta di principi di cocente attualità. Ad esempio dovere dei cittadini è impegnarsi per il corretto ed efficiente funzionamento dell’Amministrazione pubblica e ciò comporta per chi governa e rappresenta l’interesse generale correggerne le debolezze: dalla burocrazia alla corruzione fino al debito.
Ma ciò che, in ultima istanza, costituisce il dovere più alto è il rispetto per lo Stato in quanto appartiene a tutti. Da qui il monito che Mazzini include nello stesso scritto: «È opportuno diffidare quando udite dagli uomini che predicano un cambiamento sociale che lo fanno (solo) per accrescere i vostri diritti». Perché chi tace sui doveri non ama la propria nazione.
Maurizio Molinari, La Stampa, 21 luglio 2018
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Vi interessa l’argomento? Il numero 98 della rivista Gruppi Famiglia è interamente dedicato a questo tema.
Per leggerlo clicca qui!

La grande depressione

Queste è una foto della grande depressione del 1929. Ma la grande depressione a cui voglio accennare è quella del 1873. Ne avete mai sentito parlare? Eppure, secondo alcuni economisti, rassomiglia molto alla grande recessione del 2008.
In queste poche righe vi voglio accennare ad alcune analogie.
La crisi iniziata nel 1873 fu in buona parte determinata dalle politiche di libero mercato adottate nel decennio precedente.
A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, la quasi totalità dei Paesi europei rispose alla depressione optando per politiche economiche di tipo protezionistico.
Questo orientamento raggiunse il suo apice nel 1892 con il rinnovo nello stesso anno di ben 27 trattati bilaterali tra Paesi europei con i quali si rividero in chiave protezionistica i precedenti accordi.
Per saperne di più clicca qui!
Di questo e di tanto altro parleremo nel numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia dedicata a “Un mondo migliore”.
Franco Rosada