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Famiglie e benessere perduto

Nonostante i buoni risultati economici di questi ultimi anni, in Italia una famiglia su due non riesce ad accedere a un livello di benessere sufficiente per non essere costretta a rinunce nelle cure mediche, nello studio, nel numero di figli. Viceversa, solo una minoranza (il 30% del totale) ha una situazione economica così solida da potersi pagare i servizi che ormai sono in larga parte privatizzati, accantonando anche qualche risparmio.
Il problema è che abbiamo accumulato un grave ritardo e che, nonostante le tante eccellenze di cui il Paese per fortuna ancora dispone, non siamo ancora riusciti a invertire il declino ben visibile se si guardano le ultime 3 generazioni: quella del dopoguerra che era riuscita a creare ricchezza; quella del baby boom che l’ha consumata; e infine quella dei Millennials che rischiano di essere sacrificati per le colpe dei padri.
Mauro Magatti, Corsera 11 novembre 2017
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Un Paese diseguale

precari

“Il Paese è fermo, i segnali di ripresa ancora molto timidi e incerti. In compenso le disuguaglianze sono in aumento: tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, tra chi ha più figli e chi non ne ha, tra territori. L’Italia si colloca così tra i Paesi più diseguali all’interno dell’Unione Europea. Si consolida il fenomeno della povertà nonostante il lavoro, specie su base familiare. Perché un solo reddito da lavoro non basta per una famiglia, specie se numerosa, se è molto modesto o precario…” (Chiara Saraceno).
Economisti e Istituzioni che per lungo tempo hanno salutato con favore le politiche di deregolamentazione del lavoro, hanno dovuto riconoscere che non vi sono evidenze sufficienti per sostenere che tali politiche favoriscano le assunzioni.
Tutto ciò porta a dire che il lavoro non si crea per legge o con semplici slogan, ma coinvolgendo tutte le realtà presenti nell’attività lavorativa, dall’impresa al lavoratore, alle stesse forze sociali. Perché solo insieme si può dare una spinta propulsiva a un lavoro vero, qualificato e capace di guardare avanti, per creare stabilità e progresso economico e sociale.
Fonte: ACLI Piemonte
Vedi: http://www.aclipiemonte.it/allegati/aclipiemonte/news/949_ACLILINE_Dic2016_Gen2017.pdf