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Educare all’affettività serve davvero

La notizia per molti sarà sorprendente: nonostante il continuo bombardamento erotico che i ragazzi subiscono quotidianamente, negli Usa – secondo il Rapporto del governativo Center for Desease Control – è calata sensibilmente, rispetto a 25 anni fa, la percentuale degli adolescenti (fascia 15-19 anni) che ha avuto rapporti sessuali.
Nel periodo 2011-13 il 44% delle ragazze e il 47% dei ragazzi ha avuto rapporti: molto meno di quanto ci si aspetterebbe e, rispetto al 1988, in calo del 14% per le femmine e del 22% per i maschi. In questa fascia di età sono perciò anche diminuite le gravidanze, e non per l’uso della contraccezione, che resta molto elevato e, secondo il rapporto, sostanzialmente invariato.
Del resto, dati francesi di pochi giorni fa confermano quanto altre volte documentato da vari studi in diversi Paesi: l’aumento della contraccezione non fa diminuire gli aborti, anzi, a volte, li accresce: in Francia gli aborti nel 2013 sono stati 229mila, 10mila in più rispetto al 2012, nonostante l’uso massiccio di contraccettivi.
I dati americani suggeriscono, dunque, che è falso ciò che sentiamo spesso ripetere: «È inutile educare all’affettività, perché i ragazzi non sono in grado di padroneggiarsi e fanno sesso sempre più presto. L’unica cosa da fare è insegnare tecniche contraccettive». È invece possibile cercare di educare a un visione integrale della persona, dell’affettività e della sessualità, dove quest’ultima sia posticipata al momento giusto ed esercitata nella logica del vero amore.
Concetti molto diversi da quelli dei corsi di “educazione” sessuale che dilagano in certe nostre scuole, intesi spesso a incoraggiare un’attività sessuale sempre più precoce, e in tutte le sue varianti (quelle contemplate dalla cosiddetta “ideologia gender”), purché “sicura”.
Non si insegna abbastanza che l’amore è progettualità, donazione, responsabilità, fedeltà, talvolta rinuncia per il bene proprio e altrui.
Giacomo Samek Lodovici, Avvenire, 31 luglio 2015
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Humanae vitae

«Chi legge serenamente l’enciclica troverà che essa non è affatto impregnata di naturalismo o biologismo, ma è preoccupata di un autentico amore umano, di un amore, che è spirituale e fisico in quella inseparabilità di spirito e corpo, che caratterizza l’essere umano.
A Paolo VI sta a cuore difendere la dignità umana dell’amore umano e coniugale. Perciò la libertà — che nella sua essenza è libertà moralmente ordinata — è al centro delle sue riflessioni. Il Papa ritiene la persona umana capace di una grande cosa: capace di fedeltà e capace di rinuncia. Per questo motivo egli non vuole che il problema della fecondità responsabile — il controllo delle nascite — sia regolato in modo meccanico, ma che venga risolto in modo umano, cioè morale, a partire dallo spirito dell’amore e della sua libertà stessa…
Del resto se si volesse fare un rimprovero al Papa, non potrebbe essere quello del naturalismo, ma al massimo quello che egli ha un’idea troppo grande dell’essere umano, della capacità della sua libertà nell’ambito del rapporto spirito-corpo».
Joseph Ratzinger
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