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Un Paese diseguale

precari

“Il Paese è fermo, i segnali di ripresa ancora molto timidi e incerti. In compenso le disuguaglianze sono in aumento: tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, tra chi ha più figli e chi non ne ha, tra territori. L’Italia si colloca così tra i Paesi più diseguali all’interno dell’Unione Europea. Si consolida il fenomeno della povertà nonostante il lavoro, specie su base familiare. Perché un solo reddito da lavoro non basta per una famiglia, specie se numerosa, se è molto modesto o precario…” (Chiara Saraceno).
Economisti e Istituzioni che per lungo tempo hanno salutato con favore le politiche di deregolamentazione del lavoro, hanno dovuto riconoscere che non vi sono evidenze sufficienti per sostenere che tali politiche favoriscano le assunzioni.
Tutto ciò porta a dire che il lavoro non si crea per legge o con semplici slogan, ma coinvolgendo tutte le realtà presenti nell’attività lavorativa, dall’impresa al lavoratore, alle stesse forze sociali. Perché solo insieme si può dare una spinta propulsiva a un lavoro vero, qualificato e capace di guardare avanti, per creare stabilità e progresso economico e sociale.
Fonte: ACLI Piemonte
Vedi: http://www.aclipiemonte.it/allegati/aclipiemonte/news/949_ACLILINE_Dic2016_Gen2017.pdf

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Disuguaglianza globale

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L’enorme divario che esiste tra i super-ricchi e il resto della popolazione mondiale, nella quale milioni di persone restano intrappolate nella povertà, sgretola le nostre società e minaccia la convivenza democratica. Un numero sempre maggiore di persone vengono abbandonate nella paura e un numero sempre minore vive nella speranza.
In concreto:
(1) Otto uomini da soli possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. Nessuno di loro ha guadagnato la sua fortuna con il talento o con il duro lavoro, ma per eredità o per accumulazione di capitale per mezzo di affari spesso collegati a corruzione e clientelismo (Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari – cfr. OXFAM Italia).
(2) Sette persone su dieci vivono in un paese che ha visto aumentare la disuguaglianza negli ultimi 30 anni.
(3) I più ricchi accumulano ricchezza a un ritmo talmente spaventoso che il mondo potrebbe avere il suo primo trilionario («trillionaire», un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari – ndr) nel giro dei prossimi 25 anni. Per dare un’idea, avere un trilione di dollari significa poter spendere 1 milione di dollari al giorno per 2.738 anni.
(4) L’estrema disuguaglianza mondiale ha un impatto enorme sulla vita delle donne. Le donne che lavorano, afflitte da elevati livelli di discriminazione sul posto di lavoro, si sobbarcano una quantità sproporzionata di «attività di assistenza» («care work», s’intende qui le attività domestiche e di cura a favore delle proprie famiglie – ndr) non retribuite e si ritrovano spesso sul fondo della scala sociale. Sulla base delle tendenze attuali, ci vorranno 170 anni affinché le donne siano pagate come gli uomini.
(5) L’elusione fiscale delle grandi società costa ai paesi poveri almeno 100 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di una cifra che sarebbe sufficiente a offrire un percorso formativo ai 124 milioni di bambini che oggi non vanno a scuola e a prevenire la morte di almeno sei milioni di bambini grazie all’offerta di servizi di assistenza sanitaria.
Fonte: OXFAM Italia
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Ricchi, poveri e scuola

Accade che, negli asili e nelle elementari di Pomezia, gestite come tante altre in Italia con spirito manageriale, i bambini meno ricchi abbiano una refezione più scarsa.
Quindi i genitori poveri devono scegliere se lasciare i loro bambini senza dolce o spendere quaranta centesimi in più a pasto: l’efficientissimo Sindaco ha infatti avuto la trovata della doppia mensa. Non volendo tagliare (bontà sua) quantità e qualità del pranzo ai bambini, ha deciso di concedere il dolce per merenda solo ai ricchi: gli altri, se lo portino da casa, se vogliono.
Questa questione ci sembra di grande interesse: perché la scuola, in fondo, riflette un modo d’essere della società.
Questa è una società nella quale un buon numero di famiglie «benestanti» trova legittimo e persino educativo che, nella sfera dei pubblici servizi, chi ha meno riceva meno a partire dalla più tenera età.
Conosciamo le obiezioni e ci pare di sentirle: ci sono i furbi, i finti poveri, quelli che non pagano la retta e si comprano il Ferrarino.
Sarà. Ma ci sono sicuramente i bambini — ricchi o poveri che siano, bambini — che attingono da episodi così una lezione di ferinità che si porteranno appresso per la vita: i conti devono tornare, dal primo banco all’ultimo, come se i banchi fossero una catena di montaggio.
Forse i piccoli italiani, così montati nella nostra Scuola Spa, domani cammineranno nel mondo più vincenti: di certo, più soli e più cupi.
Goffredo Buccini, Corriere della sera
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