Archivi tag: resurrezione

La vita dopo la morte


Il cristianesimo è l’unica religione che basa il suo insegnamento sulla risurrezione, un evento straordinario che compare all’improvviso, non previsto e non creduto inizialmente dai contemporanei di Gesù, e che si consolida poi soprattutto grazie ai messaggi dell’apostolo Paolo.
Nella visione cristiana la resurrezione comprende due aspetti, la continuità e la trasformazione.
Il risorto è la stessa persona di prima, ma è anche diverso, e profondamente, da prima.
Dopo la morte il risorto, secondo il cristianesimo, si unisce a Dio.
Ma anche qui ci sono tre possibilità: privo del corpo il morto si unisce immediatamente a Cristo; il morto entra in uno stadio intermedio di comunione reale ma parziale e di attesa della resurrezione dei corpi, un tempo descritto dall’apostolo Paolo come tempo di nudità in vista di un abito nuovo, e come tenda in attesa della casa; il morto entra in uno stadio intermedio che è caratterizzato dal sonno del credente nel Signore, che lo risveglierà all’ultimo giorno ma senza la percezione del tempo che è trascorso.
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Una potenza “impotente”

In questo tempo, in cui gli scenari di guerra sono improvvisamente diventati palpabili, in cui il terrorismo continua a colpire a caso cittadini innocenti e in cui le tragedie umanitarie sono diventate così numerose da creare un sottile strato di indifferenza, papa Francesco è tornato a sollecitare con forza la Chiesa – e con essa l’intera cristianità – a recuperare la consapevolezza della propria originalità. Il genio del cristianesimo è stato quello di aver tracciato una relazione originalissima tra azione, potenza e impotenza. A partire da due assunti teologici che, per quanto spesso contraddetti, qualificano strutturalmente la religione cristiana.
Il primo è quello dell’incarnazione, cioè del Dio che sceglie di farsi uomo. Il secondo è quello della croce come via e condizione di salvezza. Certo, Cristo è poi vittorioso attraverso la resurrezione. Che rimane tuttavia un fatto nascosto, svuotato di ogni trionfalismo e affidato alla flebile voce del discepolo-testimone. Il messaggio di salvezza, per quanto inaudito (la resurrezione) si trasmette solo perché sussurrato da un orecchio all’altro. In questo modo, il cristianesimo ha introdotto, nell’intera vicenda occidentale, un elemento anomalo rispetto al ruolo delle religioni nel mondo sociale…
Mauro Magatti, Avvenire 18 aprile 2017
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Buona Pasqua!

Buona Pasqua.
Non sempre ci pensiamo ma la prima resurrezione avviene per degli amici speciali di Gesù, Lazzaro fratello di Marta e Maria a Betania. Ci ha colpito molto quest’episodio perché questo fatto è per la gloria di Dio, per farci capire chi sia Dio.
“Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.” È bellissima questa espressione perché ci ricorda la tenerezza e la forza dei legami di amicizia che spesso viviamo e sperimentiamo come duraturi e veri. Sorella Maria dell’eremo francescano di Campello la chiama “il sacramento dell’amicizia” perché questa esperienza umana è segnata profondamente dalla presenza e dall’incontro con Dio.
La causa di questo anticipo di resurrezione è la profonda amicizia che legava Gesù a questi, che non erano nemmeno tra gli apostoli. La sua commozione poi ci allarga il cuore.
Nella nostra esperienza quotidiana ci capita spesso di vedere che le situazioni di rinascita, di liberazione anche dal peccato, nascano dalle amicizie vere e sincere. Come a dire che il miracolo affonda le sue radici sì nella Grazia del Padre, ma passa necessariamente per le mani calde e il cuore ricco di un amico e di una amica. E di cosa un amico o un’amica possono essere ricchi se non del tempo che donano gratuitamente, del pensiero ricorrente capace di trasformarsi in preghiera, dell’ascolto che sembra sprecato in una situazione razionalmente senza soluzione, proprio come Marta ricorda a Gesù (è morto da tre giorni, già puzza).
L’olio e il vino del buon samaritano che alleviano le sofferenza di quell’uomo incappato nei briganti non sono altro che l’amicizia gratuita, perché rivolta a chi in quel momento non può ricambiare.
Allora quando tutto sembra finito e “scendiamo da Gerusalemme verso Gerico”, cioè svanisce l’effetto del successo e prende il sopravvento la paura e la delusione, ecco che un amico ci tende la mano, perchè si possa rinascere o ripartire. E già nella sera di Pasqua i due discepoli di Emmaus lo sperimentano.
Buona Pasqua di resurrezione, buona cura dell’amicizia, buon tempo perso per gli amici. Da lì si apre la strada per la vita piena.
Antonella, Renato con Anna, Giorgia, Giordano e Tobia.

La vita oltre la vita

copertina_gf780Nella morte muore tutto l’uomo e non solo una sua parte. E a questo punto entra in azione l’azione salvante e creatrice di Dio.
Nelle profondità degli Inferi l’uomo viene afferrato da Dio e risvegliato ad una nuova vita. Ciò avviene per un dono gratuito di Dio, un Dio che si mostra fedele e benevolo nei confronti della sua creatura.
Questa salvezza riguarda tutto l’uomo, tutta la realtà della sua vita, delle relazioni con gli altri, con Dio e con il mondo.
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Testimoni del fallimento

A volte ci si addormenta e ci si sveglia con lo stesso pensiero, parole che incontrano nei sogni vie abitate dallo Spirito.
Siamo ormai a Pasqua e nei nostri cuori la resurrezione occupa tutti gli spazi lasciati vuoti dalla corsa quotidiana: figli, lavoro, funzioni, parenti …
Immaginavamo come dovessero sentirsi gli amici più cari a Gesù in questi giorni: sono, per dirla con molta generosità, testimoni di un fallimento. Hanno lasciato tutto, hanno seguito il maestro, abbandonato le loro case e ora alcuni tentano di essergli vicino nell’impossibile: il fallimento.
Pietro ci tenta, gli altri nemmeno si fanno vedere. Tutto sembra giunto alla fine: parole, miracoli, sguardi, gesti si schiantano ai piedi del Golgota, di fronte ad una croce, segno di uno scandalo chiaro ormai a tutti. Chiuso per Fallimento, questo doveva essere il cartello nei luoghi che avevano visto l’ultima cena.
A volte il cartello lo troviamo anche fuori delle nostre case, sui muri scalcinati testimoni ignari magari di veri e propri drammi. Non c’è più niente da fare, da tentare; chi ne è protagonista, l’Amore quello che ci siamo giurati per sempre nel giorno delle nozze, sognato chissà quante volte da ogni uomo e donna, lascia spesso il campo a odi e rancori, se non a violenze.
Chiuso per fallimento.
Ogni volta che pensiamo ad amici e sappiamo dell’aridità che sta attraversando il loro amore, ci viene da pensare così.
Siamo testimoni di un fallimento.
Ma non potevano dire a Gesù, che se seguitava così, lo avrebbero eliminato; eppure i suoi amici non possono che essere lì, impotenti.
Perché la risurrezione non è nelle nostre forze, nel nostro amore, nel nostro perdono…
Solo passando dal fallimento, dalla morte, dalle bassezze che sono di ogni uomo, possiamo capire la forza della resurrezione e chiedere che il cartello, come la pietra del sepolcro, venga tolto. Solo Lui ne ha la forza.
L’alzarsi all’alba, nella mattina di ogni pasqua quotidiana, ci colga capaci di vedere i segni del risorto, come le donne quel mattino e come loro gridare con la nostra vita, che Lui non ci abbandona. Mai. Soprattutto nei nostri fallimenti.
Buona Pasqua di resurrezione,
Antonella, Renato, Anna, Giorgia, Giordano e Tobia.

Amare significa perdonare

I problema di fondo oggi è che perdonare non va di moda. Si fa prima a buttare via tutto, ricominciare con una cosa nuova. È l’illusione del consumismo della quale è caduto vittima anche l’amore, non comprendendo una cosa: che il mistero del nuovo non è sostituire continuamente qualcuno ma renderlo insostituibile.

Il miracolo del perdono, quando accade, ed è sempre l’esito di un lavoro doloroso, faticoso, che esige tempo, è veramente un’esperienza di resurrezione. L’unica esperienza che noi possiamo fare, in questa vita, di fronte ad un amore morto, di fronte ad un amore che ha tradito la promessa con lo spergiuro, la menzogna, è quello di restituirgli vita con il perdono. Questa è la potenza straordinaria del perdono: restituire vita a qualcosa che pareva morto.

Massimo Recalcati

Testo tratto dalla trasmissione: Il pane quotidiano, puntata del 14 aprile 2014

Vegliare nella notte

La giornata del Sabato santo è aliturgica (senza Eucaristia) come il Venerdì santo. La chiesa spoglia, col suo silenzio e con l’assenza di qualsiasi rito liturgico, pare che sia discesa con Gesù, suo sposo, nel sepolcro. La sua vedovanza durerà poco.
L’atmosfera sta in una trepida attesa, in una speranza che presto si trasmuterà in gioia, la gioia della Risurrezione. La riforma liturgica ha messo in luce questa certezza con la restaurazione della Veglia pasquale.
Così come la viviamo oggi, essa è sorta per celebrare la risurrezione di Gesù e per portare a termine il cammino dei catecumeni con la ricezione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Il cero pasquale, dalla cui luce tutte le altre si accendono e prendono splendore, è simbolo di Cristo che risorge glorioso, che vince e disperde le tenebre del male.
La veglia pasquale deve quindi segnare per ogni cristiano una vera rinascita spirituale; bisogna passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo che in Cristo trova la sua perfezione.
Don Joseph Ndoum