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L’amore coniugale secondo Dio


Nel matrimonio c’è la presenza di Dio – ciò che Dio ha congiunto – ma ci sono anche le le tracce, profonde ed ambigua, della presenza, e dunque del peccato, degli uomini.
Il peccato è origine di quella durezza di cuore che Gesù denuncia (Cfr Mt 19,8a) e che ci impedisce di vedere la presenza di una realtà divina nella congiunzione del maschio/uomo con la femmina/donna; nel non vedervi una realtà che viene dall’archetipo e quindi da Dio stesso, che li ha tratti dal proprio principio, fino a pervenire a ritenere tale realtà come qualcosa che l’uomo e la donna intendono gestire da soli e a proprio piacere, sganciati da quell’archetipo che li sostiene.
La durezza del cuore umano, non vede o non vuole vedere la bontà originaria della congiunzione uomo-donna né la considera partecipativa della vita e della realtà di Dio stesso. Non conosce e non ammette la bontà della relazione: né tra uomo e donna né tra loro e Dio.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Relazioni d’amore

La relazione è il cuore pulsante di una cultura della cura che va promossa in ogni luogo e in ogni momento dell’esistenza umana.
La cultura della cura è, innanzitutto, un modus vivendi che si contrappone alla cultura dello scarto. È una cultura che si batte per la difesa della vita e per una assistenza amorevole del sofferente. La cultura della cura è, in secondo luogo, una cultura della solidarietà: una cultura che non abbandona nessuno, che si preoccupa degli ultimi, degli indifesi, dei poveri e di quelli che oggi vengono considerati degli scarti.
Gli scarti sono forse tali per il mondo ma non lo sono per gli occhi di Dio. Non c’è sofferenza o malattia, non c’è utilità o falsa dignità, che legittima la soppressione di una vita umana.
Difendere la vita significa prendersi cura degli ultimi, di coloro che non hanno diritti da reclamare ma, all’opposto, una relazione di amore da testimoniare. È l’amore testimoniato da Giobbe, cantato dal Cantico dei Cantici, glorificato da Gesù. È l’amore quotidiano e silenzioso delle famiglie che si prendono cura fino alla fine dei propri cari. È l’amore professionale di medici e scienziati che in ogni vita vedono rispecchiata non solo un grumo di materia ma un sussulto d’umanità.
Cos’è l’uomo? A questa domanda non più banale, la cui risposta non è più scontata, abbiamo tutti quanti il compito di rispondere con sapienza e discernimento. Abbiamo il compito, nuovo e grande, di confrontarci e di collaborare con tutte le persone di buona volontà.
S. Em.za Card. Gualtiero Bassetti
Testo tratto dal messaggio inviato ai partecipanti del XV convegno nazionale di Scienza & vita

Uno spazio per il ripensamento

Ci sono, nelle relazioni, situazioni di tale fatica in cui in l’amante dice all’amata/o: “Basta! Sparisci dalla mia vita!”.
Ma, d’altra parte, questa affermazione deve esitare almeno per un istante, perché un vero amore non sa mai cosa possa avvenire in seguito alla sua parola, sospetta che finalmente possa essere ascoltato.
Un vero amore presenta sempre il fianco a una breccia, la ferita della speranza, che si confonde con l’imprevisto e l’imprevedibile.
L’amore si condanna a non fare previsioni. Nell’amore c’è sempre un elemento di imprevedibilità, uno spazio spalancato sull’ imprevedibilità. Ecco perché, fino all’ultimo momento, deve essere pronto a ritornare sulla propria decisione.
Liberamente tratto da: Alessandro Pronzato, Giona, Gribaudi 2013

A scuola d’amore

La relazione di coppia, iniziata in modo più soft o più razionale, dovrà poi permettere di verificare la presenza e crescita degli aspetti attrattivi. Cosa la fa funzionare? Le “colonne portanti” di una buona relazione nel tempo sono un giusto mix di attrazione, sentimento, condivisione di valori e di progetto. Per una buona riuscita, anche per una coppia che possiede gli ingredienti citati, occorre imparare a dialogare in modo costruttivo. Andiamo a scuola per imparare a leggere e scrivere, allo stesso modo dobbiamo imparare a dialogare o confliggere in modo costruttivo, perché siamo diversi e dobbiamo conoscerci meglio. Erroneamente spesso siamo portati a pensare che in amore le cose siano scontate, ma anche il più bel giardino, sappiamo che va costantemente coltivato.
Saula Sironi
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Gender, famiglia e dintorni

Genitore 1 e 2: perché questa proposta così strana? Per evitare discriminazioni nei confronti delle coppie gay? Buffo.
Quando si contesta a queste persone la discutibilità del loro desiderio di adottare figli, perché ad un bimbo servono un papà e una mamma, la loro risposta è: “ma nella nostra coppia c’è uno che svolge un ruolo femminile e l’altro quello maschile”. Allora la soluzione non dovrebbe consistere in Genitore 1 e 2 ma nella possibilità di prevedere per madre un soggetto maschile (o per padre un soggetto femminile nel caso di coppie lesbiche).
La mia impressione è che dietro questo discorso vi sia ben altro.
Un altro esempio sul tema. C’è nel mondo cattolico una difficoltà a parlare espressamente di Gender, perché ci si trova divisi. C’è chi sostiene che vada applicata la categoria del “non giudizio”, e chi invece afferma che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. In altre parole, ci soffermiamo su questioni importanti ma che, a mio avviso, ci impediscono di avere uno sguardo più lungo.
Parecchi anni fa, sul tema DICO, don Nicolli, allora responsabile dell’Ufficio Famiglia CEI, ci diceva che gli omosessuali sono “usati”, sono solo un pretesto per altro.
“Usati” dall’ideologia del Gender: ogni individuo decide il suo orientamento sessuale e lo può modificare nel corso della vita perché  l’orientamento sessuale è solo un fattore culturale.
Dietro a questa ideologia vi sono una serie di ONG molto potenti e attive, in grado di condizionare, scavalcando i governi, un organismo internazionale come l’ONU e i suoi vari enti, come l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità).
È proprio dall’OMS che è uscito recentemente un documento intitolato: “Standard per l’educazione sessuale in Europa” che ha suscitato parecchie reazioni in Italia (clicca qui).
Queste ONG sono guidate, finanziate e sostenute dal femminismo più radicale il cui scopo non è tanto la parità uomo – donna, ma l’eliminazione totale delle differenze sessuali, la neutralizzazione della sessualità.
Ciò trascina con sé argomenti come l’aborto, l’eutanasia, uteri in affitto, ma temo che in prospettiva apra anche a manipolazioni genetiche, clonazioni, uteri artificiali, ecc.
E poi una visione “mercantile” della vita  e delle relazioni: il figlio come diritto, a immagine e somiglianza del genitore, rapporti interpersonali basati sull’uso utilitaristico dell’altro, il piacere al posto dell’amore, ecc. Una visione di persona ben lontana dall’essere relazionale – in senso orizzontale e verticale – in cui come cristiani crediamo.
Non è affatto detto che tutto ciò si realizzi, ma l’impatto che queste idee possono avere sulle attuali e future generazioni è, a mio avviso, estremamente pericoloso.
Franco Rosada
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Pregare in famiglia

«Ci rendiamo conto che, come la nostra relazione di coppia ha bisogno di essere curata, così anche quella con il Signore chiede di essere coltivata e mantenuta viva e pregnante. Come in un rapporto di coppia, anche nel rapporto con Dio occorre “decidere” di fermarsi con lui, di mettersi in ascolto della sua Parola, di farlo partecipe della nostra vita familiare.
Cerchiamo poi di curare un momento di preghiera con i nostri figli, rivolgendo un pensiero al Padre prima di cena e tentando di dare una visione cristiana della vita ai tanti eventi quotidiani che viviamo e che ci circondano. La domenica, in particolare, non ci mettiamo a tavola senza aver ringraziato insieme il Signore: il suo posto è lì con noi e lo sentiamo presente e conviviale».
Cesare Nosiglia, Lettera in occasione del Santo Natale 2013
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Relazioni di coppia

La dolcezza e la mitezza possono aiutare le coppie a uscire dalla logica del dominio, che sembra vincente nelle relazioni. Occorre uscire da una logica di potere, o nel migliore dei casi di contrattazione tra due poteri che si scontrano. Uscire da questa logica ed entrare in quella dell’accoglienza, dolcezza e mitezza può favorire un progresso che non è un ritorno al passato, ma una maturazione e un passo in avanti per le coppie e per le persone.
Costanza Miriano