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Per avere sempre ragione

Era da parecchio tempo che non vedevo un film che meritasse di essere proposto ad altri. Invece oggi vi voglio suggerire la visione del film “Quasi nemici”, un film che diverte e che al contempo fa pensare.
Il film è la storia dell’incontro e dell’inaspettato avvicinamento di una studentessa di origine araba e di un noto professore universitario burbero, benestante e razzista. Lui le insegnerà gli stratagemmi della retorica, perché “la verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione”.
La foto di Vittorio Sgarbi, ripreso durante una delle sue tante uscite polemiche, rispecchia bene questa affermazione, che nel film viene sviluppata partendo dal trattarello di Arthur Schopenhauer su  “L’arte di ottenere ragione”.
Vale la pena soffermarsi sull’Incipit di questo testo.
“La dialettica eristica è l’arte di disputare, e precisamente l’arte di disputare in modo da ottenere ragione [sia mezzi leciti ed illeciti]. Si può infatti avere ragione objective, nella cosa stessa, e tuttavia avere torto agli occhi dei presenti e talvolta perfino ai propri. Ciò accade quando l’avversario confuta la mia prova, e questo vale come se avesse confutato anche l’affermazione […] egli ottiene ragione pur avendo oggettivamente torto. Dunque, la verità oggettiva di una proposizione e la validità della medesima nell’approvazione dei contendenti e degli uditori sono due cose diverse (a quest’ultima è rivolta la dialettica)”.
Questa riflessione mi ha ricordato molto da vicino la dialettica che caratterizza il dibattito pubblico in Italia.
Franco Rosada

 

 

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Terremoto: ragione e fede mute

«Non esistiamo più». Sono state le parole di una donna di Amatrice, la mattina del 25 agosto. Parole vere, che non possono essere, però, parole ultime. Vere perché non basta non essere morti per essere vivi.
Così come non basta avere un riparo per essere a casa. Una casa non è una “macchina per abitare” ma è uno spazio denso di significato. Di storia, di vita. Un “mondo”, insomma.
Qui la ferita è stata inferta da una terra madre diventata matrigna, non senza responsabilità umane. Per contenere gli effetti devastanti del terremoto non bastano gli aiuti, la solidarietà, la promessa di ricostruzione. sono necessari due movimenti, che solo dall’interno delle comunità colpite possono venire, con l’aiuto di chi sta loro vicino e, per chi ci crede, della Grazia: resilienza e rinascita.
Chiara Giaccardi
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Una sfida epocale

Il contesto culturale e storico più generale ci parla di un tentativo olistico teso ad annullare le differenze e ad uniformare il reale. La tentazione moderna di ridurre la sapienza e il creato alla conoscenza epistemologica delle scienze naturali e alla lettura soggettiva di esse, ignorando le loro contraddizioni interne, ha avuto come obiettivo principale il dominio. Ma l’operazione di ridurre per dominare riecheggia la massima baconiana “sapere è potere”.
Riducendo il sapere infatti dominiamo, conquistiamo il potere, elemento imprescindibile per ri-creare un uomo nuovo in un mondo nuovo.
Uno sconvolgimento che si ottiene con il potere delle idee e con il potere del linguaggio. Permettetemi di fare alcuni esempi in questo senso: da governo a governance; da felicità a qualità della vita; da famiglia a famiglia in tutte le forme; da genitori a riproduttori; da vita umana a vita in tutte le forme, ecc.
Cosa fare in questo contesto? La Chiesa è veramente povera di mezzi e di individui, ma il nostro dato, la nostra datità è ricchezza razionale e condivisibile: è la luce, la vita, l’amore, la via, la verità per tutti. Si inserisce qui il discorso fede-ragione che adesso non possiamo trattare come meriterebbe. Ma penso sia comunque importante evidenziare quali sono gli interrogativi fondamentali ai quali offrire una risposta umana e cristiana.
Carlos Simón Vázquez, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia
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Innamoramento e amore “per sempre”

“In Europa fino all’Ottocento c’era un altro modello di matrimonio dominante: il matrimonio era un contratto tra clan attraverso il quale si cercava di difendere il proprio status. Oggi il matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma è una libera scelta preceduta dall’innamoramento e dal fidanzamento. Spesso si pensa che l’amore di per sé possa garantire il “per sempre”, che è assoluto, ma non è così. L’innamoramento è bello, ma non sempre è perfetto. Così com’è il sentimento non è per sempre. Il passaggio dal fidanzamento al matrimonio prevede una serie di esperienze interiori e nel desiderio dell’amore devono rientrare anche la ragione e la volontà. Nel rito del matrimonio non si dice sei innamorato ma vuoi, sei deciso, coinvolgendo nel cammino la volontà e la ragione. Tutto l’uomo è coinvolto con la sua capacità, il discernimento della ragione e la volontà di dire sì, questa è la mia vita. Alle nozze di Cana il secondo vino è migliore del primo: l’amore deve crescere e maturare coinvolgendo la parrocchia, la Chiesa, gli amici, la giusta comunione di vita con gli altri, con famiglie che condividono la stessa esperienza, la stessa vita e la Fede”.
Benedetto XVI, Bresso (MI) 2 giugno 2012