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Il matrimonio come punto d’arrivo

Oggi il matrimonio sembra visto come un punto di arrivo anziché come un punto di partenza. Non a caso l’età media degli uomini che contraggono matrimonio è salita a 34 anni e quella delle donne è a 31 anni. Questo ha poi delle ricadute sulla decisione di avere figli e quindi genera altre implicazioni demografiche come il calo della natalità…
Per quanto riguarda i matrimoni civili sono molto più diffusi al nord, nonostante un ‘recupero’ delle regioni meridionali.
Si è più volte affermato che il nord del Paese è più secolarizzato. Io osserverei, piuttosto, che al sud sono ancora discretamente presenti forme tradizionali di socialità e di ritualità che nelle regioni settentrionali stanno progressivamente venendo meno. Per quel che so, il matrimonio al Sud è ancora una grande festa che coinvolge la famiglia allargata, gli amici e la comunità locale, e ha come perno la celebrazione religiosa”.
Sulla diffusione dei matrimoni civili, si può dare una doppia lettura.
Anzitutto si può pensare a una certa perdita di rilevanza sociale della religione. Ma ritengo che si debba inoltre sottolineare un elemento di maturazione soggettiva, che va apprezzato. Nel senso che c’è anche chi decide, controcorrente, di sposarsi, e sposarsi in chiesa e sempre più una scelta ponderata e voluta. Il matrimonio appare sempre meno come una scelta ‘trascinata’, indotta dall’ambiente, dal contesto socio-culturale in cui si vive. C’è, se vogliamo, una nuova consapevolezza: decido, un po’ fuori dal coro, di sposarmi, lo faccio con convinzione. A maggior ragione quando si tratta di un matrimonio religioso tra giovani istruiti residenti al nord.
Maurizio Ambrosini, sociologo, docente all’Università degli Studi di Milano
Tratto dall’agenzia SIR

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