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Tutti a tavola! E la preghiera?

Oggi siamo abituati ai 4 salti in padella, per dire: “non perdete tempo a cucinare, dimezzate i minuti, ottimizzate i tempi, fate in fretta”.
Non di rado si assiste che in quella mezz’ora dedicata alla cena la Tv sia l’unica parola, che l’attenzione sia tutta rivolta a lei, che qualcuno si alzi prima che il pasto sia concluso per ritirarsi in camera ad ascoltare musica, che il telefono squilli tra una portata e l’altra e che il cellulare di tutti regni incontrastato sulla tavola e lampeggi continuamente.
Invece la cena dovrebbe essere un momento d’incontro, di scambio, d’ascolto. Potrebbe diventare un momento in cui anche il nostro cuore, i nostri rapporti, possano ricevere nutrimento. Radunarsi intorno all’altare domestico insieme, senza quella fretta che caratterizza ormai le nostre giornate, sarebbe fondamentale e potrebbe diventare una preziosa opportunità per pregare insieme.
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Incontrare il divino con il rosario

Un filo rosso collega le pratiche di preghiera in varie parti del mondo e attraversa fedi e religioni diverse. Questo filo rosso è il rosario. Strumento tra i più antichi dell’umanità, si trova tra le mani dei fedeli cristiani – cattolici, copti, ortodossi, siriaco-caldei – come di quelli islamici, dal Marocco all’Indonesia, dai sufi di Istanbul fino alle lontane isole di Giava e Sulawesi. Scandisce i mantra del mondo buddista da Lhasa ad Hanoi e a Tokyo. Unisce l’induismo indiano a quello praticato a Bali.
Questa ricorrenza così puntuale ci dice una cosa interessante: quando la gente prega, lo fa in un modo che è molto simile nelle pratiche, anche se può essere differentissimo nei contenuti. La preghiera può assumere i connotati dell’ascesi, per liberarsi dei condizionamenti mentali e fisici e focalizzarsi sul proprio centro interiore, o esprimere la richiesta della grazia del Dio cui si rivolge, o ancora dar voce alla lode attraverso l’elencazione dei molteplici nomi divini. Ma sempre, in questa varietà di intenzioni, chi ripete una formula, una preghiera, una lode, specialmente se aiutato dal cerchio del rosario, intraprende una sorta di pellegrinaggio. Un pellegrinaggio compiuto da fermi, con l’intensità e la forza di chi bussa più e più volte alla porta di Dio.
Questo libro, segue il filo rosso del rosario attraversando i mondi e i modi della preghiera quale esperienza umana tra le più intime e necessarie.E nel farlo ci mostra una verità tanto abbagliante quanto dimenticata nel nostro mondo preoccupato dai conflitti religiosi, ma anche prigioniero di una laicità miope: che la gente prega, e lo fa perché cerca Dio nella vita di ogni giorno e perché i fatti della vita devono essere investiti da un senso. Nella voce e nel silenzio, nella perfetta immobilità e nel vortice della danza, con la comunità e da soli, gli uomini esprimono nella preghiera un’arte quotidiana del vivere, che genera una risonanza tra chi prega, per cui gli oranti di religioni e convinzioni diverse si riconoscono e si comprendono.
Il libro è anche il catalogo della mostra “Pregare, un’esperienza umana” che resterà aperta fino al 21 giugno alla reggia della Venaria Reale (TO)

L’ossessione delle vacanze

Le vacanze non sono sinonimo di riposo. Non sempre e non più. Per poter dire con una certa solennità: «sono stato in vacanza», occorre avere un buon bottino di chilometri macinati, di bellezze viste, di cose fatte, di fotografie scattate (e di conseguenza postate su facebook). Occorre essere stati altrove. Aver beneficiato di pacchetti turistici. Aver sbatacchiato ben bene se stessi e possibilmente pure i famigliari e gli amici. È d’obbligo essere animati, coinvolti ed entusiasmati. Tutto organizzato. Fino all’ultimo dettaglio.
Per molti non potersi tuffare completamente in questo flusso vacanziero diventa motivo di stress e frustrazione. Perché “stare” è difficile e guardarsi dentro e attorno richiede un surplus di energia (quella che il lavoro o il non lavoro ci porta via senza alcun ritegno). Inventarsi qualche giorno di vita è un’attività inconsueta che pretende fantasia e pure una certa dose di coraggio. Per trovare, magari a pochi chilometri da casa, un sentiero, una vetta, un rifugio, un borgo, una chiesa, un angolo di mondo che vale la pena di riscoprire.
E in tutto questo – che sia vacanza o che non lo sia – si corre, infine, il rischio di ritrovare, laggiù nella cantina delle cose che furono, un’anima che supplica un minimo di attenzione, un po’ di silenzio e qualche istante di preghiera. Perché non accontentare anche lei?
Patrizio Righero

Chiesa e famiglia

Un campo importante del nostro operare da pastori è la famiglia. Essa si colloca al cuore della Chiesa evangelizzatrice. «La famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana» (Familiaris consortio, 2). Il fondamento su cui si può sviluppare una vita familiare armoniosa, è soprattutto la fedeltà matrimoniale.
Purtroppo, nel nostro tempo vediamo che la famiglia e il matrimonio, nei paesi del mondo occidentale, subiscono una crisi interiore profonda. «Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli» (Evangelii gaudium, 66).
La globalizzazione e l’individualismo postmoderno favoriscono uno stile di vita che rende molto più difficile lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone e non è favorevole per promuovere una cultura della famiglia. Qui si apre un nuovo campo missionario per la Chiesa, ad esempio nei gruppi di famiglie dove si crea spazio per le relazioni interpersonali e con Dio, dove può crescere una comunione autentica che accoglie ciascuno allo stesso modo e non si rinchiude in gruppi di élite, che sana le ferite, costruisce ponti, va in cerca dei lontani e aiuta «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2).
La famiglia è, quindi, un luogo privilegiato per l’evangelizzazione e per la trasmissione vitale della fede. Facciamo tutto il possibile affinché nelle nostre famiglie si preghi e venga sperimentata e trasmessa la fede come parte integrante della vita quotidiana.
La sollecitudine della Chiesa per la famiglia incomincia da una buona preparazione e un adeguato accompagnamento degli sposi, nonché dall’esposizione fedele e chiara della dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia. Il matrimonio come sacramento è dono di Dio e al tempo stesso impegno. L’amore di due sposi è santificato da Cristo, e i coniugi sono chiamati a testimoniare e coltivare questa santità attraverso la loro fedeltà l’uno verso l’altro.
Papa Francesco, giovedì 30 gennaio 2014
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Francesco e le famiglie

Mai come in questi mesi la famiglia è nella mente e nel cuore della Chiesa. Le raccomandazioni e le consegne di Papa Francesco in questo primo anno di pontificato; il pellegrinaggio delle famiglie nell’Anno della Fede; l’incontro di Papa Francesco con i fidanzati nella festa di san Valentino; famiglia e matrimonio nello studio delle giornate del Concistoro; la preparazione e la celebrazione della prossima Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi del 2014 sul tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”; la Giornata Mondiale delle Famiglie a
Philadelphia nel settembre del 2015; il Sinodo Ordinario dell’ottobre del 2015: questi gli eventi che in questi anni parlano dal cuore della Chiesa e toccano in profondità il cuore della famiglia umana e cristiana.
mons. Vincenzo Paglia
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Lotta, croce e preghiera

Non c’è solo musica in piazza Maidan a Kiev, in Ucraina. Ci sono anche la croce e la preghiera. In pochi forse lo hanno notato. C’è una tenda adibita a cappella ecumenica dove ininterrottamente si prega per la pace e la giustizia in Ucraina. Dal giorno in cui sono iniziate le manifestazioni, le chiese greco-cattoliche sono rimaste aperte 24 ore su 24 per accogliere i manifestanti, offrire un rifugio e pasti caldi. Schierati in prima fila con la sola arma dell’amore al fratello e al Paese ci sono sacerdoti di varie confessioni cristiane che nonostante le minacce, hanno deciso di non abbandonare il loro Paese a un destino di violenza e sopraffazione. “Siamo, siamo stati e saremo sempre con il nostro popolo”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk al presidente Yanukovych. C’è una storia dell’umanità che percorre rivoli nascosti e sconosciuti. E il fiume dell’umanità scorre anche con la croce e la preghiera. Forse fanno meno rumore di un lancio di mortaio. Emergono sicuramente con difficoltà sulle cronache internazionali. Ma sono il segno indicativo di un popolo, di un agire silenzioso e presente, di un modo pacifico e misterioso di scrivere pagine di una storia nuova.
Agenzia SIR, 4 febbraio 2014
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